Il gran sole di Hiroscima

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Il gran sole di Hiroscima
Titolo originale Sadako Will Leben
Autore Karl Brückner
1ª ed. originale 1961
1ª ed. italiana 1964
Genere romanzo
Sottogenere storico, per ragazzi
Lingua originale tedesco
Ambientazione Hiroshima
Protagonisti Sadako Sasaki, Shigeo Sasaki

Il gran sole di Hiroscima (Sadako will leben) è un romanzo del 1961 di Karl Brückner. Questo libro fu pubblicato per la prima volta nel 1961, vinse il Premio dello Stato Austriaco, il Premio «Città di Vienna» e la Lista d'onore Andersen ed è stato tradotto in diverse lingue.

L'autore descrive la storia di Sadako e Shigeo, bambini giapponesi sopravvissuti all'esplosione nucleare di Hiroshima.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'obiettivo del "Progetto Manhattan" era quello di generare il massimo effetto distruttivo ottenendo la resa del Giappone e la pace tra i due paesi.

Il 6 agosto del 1945, una bomba atomica viene sganciata su Hiroshima, una delle più importanti città giapponesi. La storia parla di Shigeo e Sadako Sasaki, un fratello e una sorella di rispettivamente 10 e 4 anni, che miracolosamente sopravvivono all'esplosione: al momento dell'impatto della bomba atomica, i due si trovano infatti a giocare in un giardino isolato, nella zona esterna della città. Il padre, il signor Sasaki, è un soldato e fortunatamente non si trova ad Hiroshima quel giorno, mentre la madre, un'operaia di nome Yasuko, riesce anch'essa a salvarsi per miracolo.

I due fratelli sembrano rimasti illesi dopo l'esplosione e ritrovano i genitori. Dopo i primi tempi difficili in seguito al quella terribile giornata, la famiglia vive in una baracca e, per guadagnarsi da vivere, il signor Sasaki e la moglie vendono tutti i loro averi al mercato nero, ma grazie alla collaborazione di un uomo che poi diventa un loro caro amico, il vecchio signor Scibuta, il padre di Shigeo e Sadako riesce ad aprire una piccola bottega dove può esercitare la professione di barbiere.

Con il passare degli anni, Sadako ricorda spesso al fratello che, a quanto ricorda, il giorno dell'esplosione, lei non era stata solo "ferita", (la piccola era stata ritrovata da Shigeo con dei graffi sul corpo riconducibili ai rami spinosi di un rovo nel quale era stata trascinata dal vento) ma aveva "sentito un grande calore", si era sentita "bruciare". Il fratello non le crede e le spiega che all'epoca lei aveva solo quattro anni ed era rimasta scioccata dall'esperienza, quindi poteva essere solo frutto della sua immaginazione.

Passati dieci anni dal grande spavento, Sadako, ormai grande, partecipa ad una staffetta in bicicletta da Tokyo a Hiroshima. Riesce a vincere, ma dopo la gara la ragazza si sente male e viene portata in ospedale. I dottori rivelano a Yasuko che ciò che più si poteva temere è purtroppo accaduto: Sadako è malata a causa degli effetti provocati dalle radiazioni della bomba atomica, nonostante siano passati moltissimi anni nei quali essa non aveva riscontrato problemi fisici. La donna, disperata, dà l'annuncio al marito e al figlio. Shigeo ricorda le lamentele della sorella riguardo alle sue ferite dopo l'esplosione e comprende la triste realtà. I dottori e la famiglia Sasaki decidono però di non far sapere a Sadako che la sua vita avrà termine in pochi mesi e, per donarle ancora un po' di serenità, le fanno credere che potrà ancora guarire. "Nel frattempo" le dice Shigeo "prendi questa carta dorata e ritaglia mille gru: quando le avrai terminate tutte, sarai guarita."

Sadako trascorre così tutta la sua permanenza in ospedale ritagliando le gru, felice e sognando di andare al mare con il ragazzo malato nella stanza accanto alla sua, Shigetomo. Il ragazzo, affetto anch'esso da avvelenamento del sangue a causa delle radiazioni, stringe un profondo legame affettivo con lei, ma muore nel giorno in cui Sadako arriva a ritagliare novecento gru, poco prima del proprio terzo mese di ricovero. Sadako è molto determinata e anche dopo la morte di Shigetomo continua imperterrita con la sua occupazione.

Nell'estate del 1955, la ragazza arriva a ritagliare la novecentonovantesima gru. Il dottore, accanto a lei, vede i suoi occhi velarsi, diventare a poco a poco incapaci di riconoscere la luce, spegnersi, e capisce che le forze della ragazza, dopo circa tre mesi di cure, si sono esaurite. Per questo motivo si alza e la lascia sola, per andare a chiamare la famiglia Sasaki: deve annunciare la morte di Sadako.

La ragazza finisce di preparare la gru.

Si accorge che tutto attorno a lei si è fatto buio, e crede che sia notte e che la sua infermiera abbia spento la luce. Sadako si sente debole e lascia cadere la novecentonovantesima gru per terra. A quel punto ha come un illuminazione, e crede di essere già alla novecentonovantanovesima figurina. Spinta dal profondo desiderio di guarire, Sadako cerca a tentoni la carta dorata per ritagliare l'ultima gru. "Con questa sono arrivata a mille", pensa. Ma mentre prova a piegare la carta, le dita ormai troppo deboli, la ragazza vede come un leggero chiarore illuminarsi davanti a lei e perde la presa sul foglio dorato. Meravigliata, Sadako fissa la luce e sente la voce di Yasuko piangere. Attribuisce il fatto alla felicità della madre perché ha quasi finito di ritagliare tutte le gru. Le sembra di vedere il cielo oltre quel bagliore e, euforica, le sembra di raggiungere tutta quella gioia.

Sadako Sasaki muore nell'ospedale, a quattordici anni, sorridendo.

"Il leggero chiarore diventò una luce abbagliante. Gli occhi di Sadako si spalancarono. Contemplavano il cielo, nel suo eterno splendore".

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]