Il figlio della notte

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il figlio della notte
Titolo originale Darker Than You Think
Altri titoli Il signore delle tenebre
Autore Jack Williamson
1ª ed. originale 1948
1ª ed. italiana 1952
Genere romanzo
Sottogenere fantascienza, fantastico, horror
Lingua originale inglese

Il figlio della notte (Darker Than You Think), edito anche come Il signore delle tenebre, è un romanzo fantastico pubblicato dallo statunitense Jack Williamson nel 1948.

Una prima e più ridotta edizione del libro era già apparsa nel 1940, sulle pagine della rivista Unknown.

Darker Than You Think è da molti[senza fonte] considerato come il capolavoro di Williamson, autore che ottenne il successo scrivendo space opera, ma che in questo caso si sofferma su atmosfere misteriose ed elementi sovrannaturali, abilmente intrecciati a connotazioni scientifiche.

La prima traduzione italiana, ad opera di Giorgio Monicelli con lo pseudonimo di Tom Arno, fu pubblicata il 20 novembre del 1952, nel quarto numero di Urania.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

« Sì, Barbee. Tu sei uno dei nostri. Il più potente che abbiamo generato, perché tu fossi la nostra guida. Tu sei colui che noi chiamiamo il Figlio della notte.[1] »
(April Bell, dal capitolo 20)

Un giornalista squattrinato viene coinvolto in quella che sembra essere una serie di morti tragiche, quelli che paiono all' inizio sogni diventano realtà, fino a scoprire di essere il discendente di una antica stirpe di stregoni-mannari, già sconfitti dagli uomini nella preistoria, e impegnati tramite accoppiamenti selettivi a ricreare il più puro e potente dei loro, il figlio della notte, del titolo italiano.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Jack Williamson, Il figlio della notte, traduzione di Giorgio Monicelli (come Tom Arno), collana Urania n.4, Arnoldo Mondadori Editore, 1952.
  • Jack Williamson, Il figlio della notte, traduzione di Giorgio Monicelli (revisione di Dario Rivarossa), collana Urania Collezione 048, Arnoldo Mondadori Editore, gennaio 2007, pp. 330.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Frammento tratto dall'edizione di riferimento

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]