Il discorso alle truppe a Tilbury

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Elisabetta arringa le truppe a Tilbury

Il discorso alle truppe a Tilbury fu pronunciato il 9 agosto del 1588 dalla regina Elisabetta I d'Inghilterra alle truppe riunitesi a Tilbury nell'Essex, in attesa che si scontrassero con la terribile Armada Spagnola.

Elisabetta, nella figura di un'antica divinità della mitologia, vestita con un abito bianco, un'armatura, le piume tra i capelli e con in pugno uno scettro d'argento, passò in rassegna le sue truppe sopra un destriero bianco.[senza fonte]

Testo del discorso[modifica | modifica wikitesto]

(EN)

« My loving people,

We have been persuaded by some that are careful of our safety, to take heed how we commit our selves to armed multitudes, for fear of treachery; but I assure you I do not desire to live to distrust my faithful and loving people. Let tyrants fear. I have always so behaved myself that, under God, I have placed my chiefest strength and safeguard in the loyal hearts and good-will of my subjects; and therefore I am come amongst you, as you see, at this time, not for my recreation and disport, but being resolved, in the midst and heat of the battle, to live and die amongst you all; to lay down for my God, and for my kingdom, and my people, my honour and my blood, even in the dust.

I know I have the body but of a weak and feeble woman; but I have the heart and stomach of a king, and of a king of England too, and think foul scorn that Parma or Spain, or any prince of Europe, should dare to invade the borders of my realm; to which rather than any dishonour shall grow by me, I myself will take up arms, I myself will be your general, judge, and rewarder of every one of your virtues in the field.

I know already, for your forwardness you have deserved rewards and crowns; and We do assure you in the word of a prince, they shall be duly paid you. In the mean time, my lieutenant general shall be in my stead, than whom never prince commanded a more noble or worthy subject; not doubting but by your obedience to my general, by your concord in the camp, and your valour in the field, we shall shortly have a famous victory over those enemies of my God, of my kingdom, and of my people. »

(IT)

« Mio amato popolo,

siamo stati persuasi da qualcuno, che ha a cuore la nostra salvezza, a prestare attenzione a come ci dedichiamo alle moltitudini armate, per paura di tradimento; ma io vi assicuro che non desidero vivere per diffidare del mio fedele e amato popolo. Che i tiranni abbiano paura. Io mi sono sempre comportata in modo tale che, in nome di Dio, ho posto la mia forza principale e la mia sicurezza nei cuori leali e fidati dei miei sudditi; e quindi sono giunta tra di voi, come vedete, in questo momento, non per mia ricreazione e diletto, ma essendo risoluta, in mezzo alla foga della battaglia, a vivere e morire in mezzo a voi; a sacrificare per il mio Dio, e per il mio regno, e per il mio popolo, il mio onore e il mio sangue, anche nella polvere.

So di avere il corpo debole e delicato di una donna; ma ho il cuore e lo stomaco di un re, e per di più di un re d'Inghilterra, e penso con disprezzo al fatto che il duca di Parma o il re di Spagna, o qualsiasi altro principe d'Europa, osino invadere i confini del mio reame; io stessa sarò il vostro generale, giudice e ricompensatore di ciascuno di voi per la vostre virtù nel campo di battaglia.

So già, che per la vostra sollecitudine avete meritato premi e corone; e Noi vi assicuriamo con le parole di un principe, che essi debbono esservi debitamente pagati. Nel frattempo, starà in mia vece il mio tenente generale, giacché mai un principe ha comandato un soggetto più nobile o degno; senza esitazione ma con la vostra obbedienza al mio generale, con la vostra concordia nel campo, e il vostro valore in campo, avremo subito una famosa vittoria contro questi nemici di Dio, del mio regno e del mio popolo. »

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • David Hume, The history of England from the invasion of Julius Caesar, to the Revolution of 1688, London, 1819, pp. 374-375. edizione online