Il demonio
| Il demonio | |
|---|---|
| Lingua originale | italiano |
| Paese di produzione | Italia, Francia |
| Anno | 1963 |
| Durata | 105 min |
| Dati tecnici | B/N rapporto: 1,66:1 |
| Genere | drammatico, orrore |
| Regia | Brunello Rondi |
| Soggetto | Brunello Rondi |
| Sceneggiatura | Brunello Rondi, Ugo Guerra, Luciano Martino |
| Produttore | Ugo Guerra, Federico Magnaghi, Luciano Martino |
| Casa di produzione | Les Films Marceau-Cocinor, Titanus, Vox Films, Devon Film |
| Distribuzione in italiano | Titanus Distribuzione |
| Fotografia | Carlo Bellero |
| Montaggio | Mario Serandrei |
| Musiche | Piero Piccioni |
| Scenografia | Andrea Fantacci |
| Costumi | Anna Maria Palleri |
| Trucco | Francesco Freda |
| Interpreti e personaggi | |
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Il demonio è un film del 1963, diretto da Brunello Rondi.
Ispirato agli studi antropologici di Ernesto de Martino nel sud Italia, è tra le prime pellicole sul tema delle possessioni, filone reso popolare da L'esorcista,[1] Inizialmente criticato e censurato per i suoi contenuti violenti, il film è stato trascurato per diversi decenni, fino ad essere rivalutato a partire dagli anni 2000.
Trama
[modifica | modifica wikitesto]In un centro rurale della Lucania, Purificazione (detta "Purìf"), giovane donna dedita alle arti magiche, è disperata perché l'uomo che ama, Antonio, con il quale aveva avuto una relazione in passato, è promesso a un'altra e non vuole più avere a che fare con lei. Dopo essere stata rifiutata più volte, Purif gli scaglia contro il malocchio e si dà alla fuga. La donna, che non gode di una buona reputazione in paese, manifesta altri bizzarri comportamenti che intimoriscono gli abitanti, convinti che sia posseduta dal Demonio. La donna viene sottoposta a un esorcismo e a un rito di bassa magia cerimoniale (quest'ultimo solo un pretesto per un abuso sessuale) con il fine di liberarla dalle presunte forze demoniache. Dopo aver rischiato il linciaggio dei suoi compaesani aizzati da Antonio, Purif trova rifugio in un convento, dal quale si allontana dopo aver aggredito una suora. Alla fine, si ricongiunge con Antonio, e, dopo un rapporto carnale, lui la uccide nella convinzione di averla liberata definitivamente dal Maligno.
Produzione
[modifica | modifica wikitesto]Le riprese sono state effettuate in Basilicata: a Matera, Montescaglioso e Miglionico.[2] Benché inserito nel genere horror soprannaturale, il film è più una rappresentazione disperata di una donna eccentrica e anticonformista in una società arretrata e bigotta.[3] Lo stesso De Martino partecipò alla realizzazione del film come consulente, sebbene lui avesse preferito un'opera con un tono da documentario etnologico e sociologico, in contrasto con l'atmosfera lugubre del prodotto finale.[4]
Daliah Lavi disse che, durante il periodo delle riprese, molti la considerarono realmente una maga; alcune ragazze si rivolsero a lei per avere filtri d'amore e una donna anziana, malata di cuore, le chiese di guarirla.[5]
Influenza culturale
[modifica | modifica wikitesto]Il film viene talvolta citato come influenza su L'esorcista, non solo per alcuni spunti narrativi ma anche per la presenza di una scena in cui la protagonista Daliah Lavi si esibisce in una camminata a quattro zampe con il ventre all'insù, che ricorda il noto spider walk di Regan MacNeil nel film di William Friedkin.[1][6]
Il personaggio di Purif sembra aver ispirato anche la maciara interpretata da Florinda Bolkan in Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci.[3]
Accoglienza
[modifica | modifica wikitesto]Alla sua uscita il film fu accolto perlopiù in maniera negativa. Cinema Nuovo fu una delle testate più critiche nei confronti del film, al punto che Rondi inviò due lettere di replica al direttore della rivista, Guido Aristarco.[7] Una delle poche voci favorevoli fu quella di Edoardo Bruno, che definì il film un primo esempio di cinema surrealista in Italia.[7]
Il film fu sottoposto a censura per alcune scene violente ed erotiche. La prima commissione inizialmente espresse parere contrario alla proiezione pubblica, in seguito pose come condizione dei grossi tagli che, secondo Rondi, avrebbero pesantemente compromesso lo sviluppo del film. La commissione di secondo grado autorizzò la visione con un divieto ai minori di 18 anni e con alcuni tagli.[5]
In anni recenti, il film è stato rivalutato dalla critica. Fabrizio Fogliato su CineCritica lo considera un film che «nel panorama del cinema italiano dei primi anni Sessanta [...] occupa una posizione anomala e, per molti versi, profetica [...] in piena stagione di benessere economico e di rassicurante autorappresentazione nazionale».[8] Fogliato ne ha apprezzato la descrizione degli aspetti antropologici e la rappresentazione di una rigida società patriarcale in cui si intravede una flebile emancipazione femminile anticipando, secondo il critico, le battaglie femministe che si diffusero nel decennio successivo.[8]
Raffaele Meale su Quinlan lo ha definito: «un lavoro finissimo, di grande potenza espressiva e in grado meglio e più di altri di raccontare il Paese, e le sue zone d’ombra».[9]
Il documentarista Luigi Di Gianni lo ha considerato il miglior film girato in Basilicata.[10]
Riconoscimenti
[modifica | modifica wikitesto]- 2015 – Boston Society of Film Critics Awards
- Premio speciale "Migliori riscoperte"[11]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Il demonio, il film che ha ispirato l'esorcista di William Friedkin, su cinema.everyeye.it. URL consultato il 6 dicembre 2020.
- ↑ Film girati a Matera, su sassiweb.it. URL consultato il 15 gennaio 2010.
- 1 2 Il demonio, di Brunello Rondi (1963), su re-movies.com. URL consultato il 9 dicembre 2020.
- ↑ Stefano Mattia, Tracce demartiniane sul grande schermo. La dimensione etnoantropologica ne Il demonio (1963) di Brunello Rondi (PDF), su padovauniversitypress.it. URL consultato il 7 maggio 2026.
- 1 2 Il Davinotti. Curiosità sul film "Il demonio", su davinotti.com.
- ↑ Il demonio" lucano di Brunello Rondi, su ilmattinodifoggia.it. URL consultato il 6 dicembre 2020.
- 1 2 Roberto Curti, Rediscovering Brunello Rondi, su offscreen.com. URL consultato il 16 maggio 2026.
- 1 2 Il demonio, su cinecriticaweb.it. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Il demonio di Brunello Rondi, su quinlan.it. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Il miglior film girato in Basilicata? “Il demonio” (1963) di Brunello Rondi, per il grande Luigi Di Gianni, maestro italiano del cinema documentario, su tursitani.it, 29 gennaio 2017. URL consultato il 25 maggio 2026.
- ↑ 2015 Special Awards, su bostonfilmcritics.org. URL consultato il 7 September 2025.
Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Il demonio
Collegamenti esterni
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IL DEMONIO | Trailer, su YouTube, 30 giugno 2022. - Il demonio, su MYmovies.it, Mo-Net s.r.l..
- (EN) Il demonio, su IMDb, IMDb.com.
- (EN) Il demonio, su AllMovie, All Media Network.
- (EN) The Demon, su Rotten Tomatoes, Fandango Media, LLC.
- (EN, ES) Il demonio, su FilmAffinity.
- (EN) Il demonio, su Box Office Mojo, IMDb.com.