Il codice dei Wooster

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Il codice dei Wooster
Titolo originaleThe Code of the Woosters
Altri titoliJeeves non si smentisce
PGWodehouse.jpg
P. G. Wodehouse (fotografia del 1904)
AutorePelham Grenville Wodehouse
1ª ed. originale1938
1ª ed. italiana1939
Genereromanzo
Sottogenereumoristico
Lingua originale inglese
AmbientazioneLondra e Totleigh Towers (Totleigh-in-the_Wold)
Personaggi
  • Bertie Wooster
  • Jeeves
  • Augustus Fink-Nottle (Gussie)
  • Madeline Bassett
  • Sir Watkyn Bassett
  • Roderick Spode
  • Dahlia Travers
  • Tom Travers
  • Anatole
  • Stephanie Byng (Stiffy)
  • Rev. Harold P. Pinker ("Puzza")
  • Eustace Oates
  • Bartholomew
SerieJeeves
Preceduto daAlla buon'ora, Jeeves
Seguito daLa stagione degli amori

Il codice dei Wooster (titolo originale in lingua inglese: The Code of the Woosters) è un romanzo umoristico di Pelham Grenville Wodehouse, pubblicato in lingua inglese nel 1938 e in lingua italiana per la prima volta nel 1939 col titolo Jeeves non si smentisce.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La storia si apre con Bertie Wooster, l'io narrante, ancora stordito dopo la festa di addio al celibato svoltasi la sera precedente in onore di Gussie Fink-Nottle, fidanzato di Madeline, figlia unica di Sir Watkyn Bassett, CBE. Bertie viene incaricato da sua zia Dahlia di recarsi da un antiquario di Brompton Road, dal quale suo marito Tom deve acquistare una lattiera da collezione a forma di mucca, e di criticare negativamente l'oggetto affinché lo zio possa offrire più tardi un prezzo inferiore a quello richiesto. Poco dopo Bertie riceve un telegramma dallo stesso Gussie («è un mio amico, con la faccia da pesce lesso, che raggiunta la maggior età si era seppellito in campagna per dedicarsi anima e corpo allo studio delle salamandre»[1]) il quale lo avverte di aver rotto con Madeline. La notizia spaventa Bertie il quale, essendo stato fidanzato con Madeline, teme che, rotto il fidanzamento con Gussie, la ragazza voglia sposare lui; i timori nascono dal fatto che sebbene sia «innegabile che Madeline abbia un aspetto attraente, [...] ed è ben fornita di tutti gli attributi e di una chioma d'oro, [...] nello sguardo di lei aleggia qualcosa di melenso, un'allusione sottile che prelude al bamboleggiamento. È questo che mi fa gelare il sangue»[2].

Pur consapevole dei rischi, , per tener fede al codice etico dei Wooster ("Mai piantare in asso un amico"[3]), Bertie decide di recarsi a Totleigh Towers, la vasta residenza di campagna dei Basset, dove è ospite Gussie. Bertie si reca a Totleigh Towers anche per tentare di recuperare la lattiera che avrebbe dovuto acquistare lo zio Tom Travers e che Sir Watkyn Bassett, anch'egli collezionista rivale dell'altro, gli ha soffiato. In cambio della lattiera Sir Tom è disposto a cedere a Sir Watkyn Anatole, lo straordinario cuoco francese al servizio dei Travers, «l'artista senza pari»[4]. Sir Watkyn diffida tuttavia di Bertie: ritenendolo un volgare ladro, ha pregato il suo amico Roderick Spode, un rozzo e violento energumeno («è il fondatore e il capo dei Salvatori della Gran Bretagna, un'organizzazione fascista, meglio conosciuta come l'Associazione dei Calzoncini Neri. La sua idea, sempre che non gli spacchino la testa con una bottiglia in una delle frequenti risse in cui lui e i suoi seguaci rimangono volentieri coinvolti, è di diventare un Dittatore»[5]) di sorvegliarlo. A Totleigh Towers la situazione è complicata ulteriormente dalla presenza di Stiffy Byng, una nipote di Sir Watkyn la quale desidera sposare il reverendo Harold Pinker, amico di Bertie, e vincere l'opposizione dello stesso Sir Watkyn al matrimonio. L'ingarbugliata vicenda sarà risolta grazie a Jeeves, il valletto di Bertie.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

The Code of the Woosters apparve dapprima a puntate sulla rivista statunitense The Saturday Evening Post dal 16 luglio al 3 settembre 1938 e sul quotidiano britannico Daily Mail dal 14 settembre al 6 ottobre 1938[6]. Le prime edizioni in volume in inglese (nel Regno Unito e negli Stati Uniti) sono del 7 ottobre 1938; la prima edizione in italiano è del 1939.

In lingua inglese[modifica | modifica wikitesto]

  • P. G. Wodehouse, The Code of the Woosters, London: Herbert Jenkins, 1938
  • The Code of the Woosters, , New York: Doubleday, 1938
  • The code of the Woosters; with an introduction by Joe Keenan, London: Penguin books, 2001, ISBN 014118597X

Traduzioni in lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Jeeves non si smentisce: Romanzo; traduzione dall'Inglese di Alberto Tedeschi; illustrazioni di Giordano Giovannetti, Milano-Verona: A. Mondadori, 1939
  • Jeeves non si smentisce mai: romanzo; traduzione di Alberto Tedeschi; introduzione di Franco Cavallone, Milano: Mondadori, Coll. Oscar Mondadori n. 440, 1973
  • Il codice dei Wooster; traduzione di Mary Buckwell Gislon; presentazione di Oreste Del Buono, Milano: Mursia, Coll. GUM n. 119, 1989, ISBN 88-425-0414-9 (ristampa del 1997)
  • Il codice dei Wooster: traduzione di Giovanni Viganò; Milano: Polillo, Coll. I Jeeves n. 3, 2005, ISBN 88-8154-224-2

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ P. G. Wodehouse, Il codice dei Wooster; trad. di Mary Buckwell Gislon, Milano: Mursia, 1989, p. 20. Le citazioni sono tutte tratte dalla suddetta edizione
  2. ^ Il codice dei Wooster, op. cit., p. 51
  3. ^ Il codice dei Wooster, op. cit., p. 238
  4. ^ Il codice dei Wooster, op. cit., p. 254
  5. ^ Il codice dei Wooster, op. cit., p. 68
  6. ^ McIlvaine, E., Sherby, L.S. and Heineman, J.H. (1990) P.G. Wodehouse: A comprehensive bibliography and checklist. New York: James H. Heineman, pp. 74-76. ISBN 087008125X

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