Il casellante

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«Quello è stato il sogno della mia vita: comprare la casa dismessa di un casellante. Se la stazione era il nulla nel frinire delle cicale cos’era la casa del casellante? Ancora di meno. O una cosa da spararsi o l’assoluta bellezza della solitudine, del silenzio. Un specie di guardiano del faro. Vedi, il guardiano del faro ha una cosa positiva o negativa che è il rumore del mare. Ma il casellante nemmeno questo, c’era il rumore del treno che passava ad ore precise. Poi, il niente. Una bellezza straordinaria...»

(Intervista ad Andrea Camilleri in Linea di terra. Viaggio in Sicilia per treni e stazioni di Angelo Pitrone)
Il casellante
AutoreAndrea Camilleri
1ª ed. originale2008
Genereromanzo
Sottogenerefantastico
Lingua originaleitaliano
AmbientazioneVigata, 1940
ProtagonistiNino Zarcuto, il casellante
CoprotagonistiMinica Oliveri, sua moglie

Il casellante è un romanzo di Andrea Camilleri pubblicato nel giugno 2008 dall'editore Sellerio.

Ancora una volta in questo romanzo Camilleri si fa attrarre dal mito della cultura greca che si è trasfuso in quella sua siciliana, emergendo nei sentimenti e nelle situazioni di quest'ultimo racconto che narra di una tentata metamorfosi.

Riprendendo il filo iniziato con Maruzza Musumeci, la donna che diventa sirena[1] ne Il casellante si narrerà di quella che tenterà di trasformarsi in albero.[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il racconto cronologicamente inizia là dove arrivava la storia di Maruzza Musumeci: siamo infatti nel 1940, l'anno dell'entrata in guerra dell'Italia sotto il regime fascista. A Nino è capitata la fortuna di vedersi assegnata, avendo perso due dita per un incidente sul lavoro, la sorveglianza di un casello ferroviario sulla linea costiera a binario unico, che andava da Vigata a Castelvetrano, percorsa da un trenino a vapore[3] composto di sole tre carrozze, ognuna con una verandina che d'estate veniva allestita con delle tende a strisce verdi e rosse per riparare dal sole i passeggeri. Sul treno si affolla una varia umanità di abituali passeggeri che durante i lentissimi viaggi aveva modo di conoscersi e di stabilire tra loro un vincolo di comunanza e amicizia al punto che se un consueto passeggero ritardava il suo arrivo il capostazione faceva rimandare la partenza del treno per aspettarlo: come quella volta che prolungandosi l'attesa si mandò qualcuno a casa di don Jachino ad informarsi se partiva o meno, e si seppe così che era morto durante la notte. Il trenino il giorno del funerale viaggiò allora in segno di lutto con un nastro nero intrecciato al fascio littorio sul davanti della locomotiva. Il segretario politico, il "fascistissimo" cavalier Peppino Ingargiola vi vide un oltraggio al regime e chiese ed ottenne il licenziamento del capostazione e del macchinista.

Doppia fortuna aver perso quelle dita perché questo ha evitato a Nino di andare in guerra e gli ha assicurato uno stipendio sicuro, una piccola casa e un orticello. Il casellante quindi potrà offrire un futuro alla donna che sposerà: Minica che dopo una serie di tentativi andati a vuoto rimarrà finalmente incinta.

Lungo la linea ferroviaria cominciano a farsi sentire le incursioni degli aerei francesi e si teme uno sbarco nemico dal mare. Per questo vengono mandati dei soldati a costruire dei bunker lungo la costa. I soldati sono accolti con ospitalità dal casellante che li rifornisce di buon grado dell'acqua fresca del pozzo.

Ma i soldati, si sa, pensano ad una sola cosa e durante le assenze di Nino vanno a bussare alla porta di casa dove era rimasta da sola Minica.

Nino, suonatore provetto di mandolino, insieme al suo amico Totò, bravo suonatore di chitarra, infatti si assentava la domenica per recarsi nella bottega del miglior barbiere di Vigata ad intrattenere i clienti con la musica. I concertini domenicali però non vanno a genio al cavalier Ingargiola il quale sostiene che non è tempo di musica e che solo le marce militari sono ora adatte per l'Italia fascista in guerra.

I due amici non si scoraggiano e pensano, per non rinunciare al compenso delle cinque lire del barbiere, di suonare le musiche marziali e le canzoni fasciste a tempo di mazurca e valzer. I clienti del barbiere gradiscono molto la novità ma non così il cavalier Ingargiola che fa arrestare i due musicanti con l'accusa di aver oltraggiato e sbeffeggiato gli inni fascisti. Durante la detenzione in prigione, di breve durata per l'intervento sotterraneo del capomafia locale Don Simone Tallarita che doveva la restituzione di un favore ai due, accade quello che Nino temeva: sua moglie è stata brutalmente stuprata e massacrata: Minica non morirà ma ha perso il bambino tanto desiderato e la possibilità di averne ancora.

I sospetti di Nino ricadono su i soldati, ma le cose non sono andate così...

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In Maruzza Musumeci Camilleri alludeva alla favola de La Sirenetta di Andersen, e nello stesso romanzo, nella storia di Cola, il figlio del protagonista, riprendeva l'elemento della grotta sottomarina del personaggio di Mario Soldati dell'avvocato Motta. Né casuale era il riferimento a «quella "dimora" dove aveva realizzato il suo "sogno di sonno" l'ellenista Rosario La Ciura del racconto "La sirena" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa » (S.S.Nigro nella terza di copertina di Maruzza Musumeci di A.Camilleri, Palermo 2007). Ancora una volta il tema della grotta nascosta, presente anche nel racconto Il cane di terracottacon protagonista Montalbano, torna anche ne Il casellante con la scoperta di Nino di una grotta all'interno del suo pozzo.
  2. ^ È nelle intenzioni di Camilleri far seguire a questo il terzo titolo della trilogia mitologica delle metamorfosi :La donna capra (Andrea Camilleri, da un'intervista a l'Unità, 4.3.2008)
  3. ^
    Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Linea di terra. Viaggio in Sicilia per treni e stazioni.
    Un racconto nostalgico s'inserisce in questo romanzo di Camilleri dedicato al treno di cui l'autore è ancor oggi un affezionato utente. I suoi ricordi riguardano soprattutto le linee ferroviarie siciliane che nella loro antica trascuratezza hanno conservato un fascino che è rimasto quasi immutato nel tempo. È dunque la Sicilia dei treni su cui viaggiava l'adolescente Camilleri quella che riaffiora nel romanzo Il casellante ripresa da un'intervista ad opera di Gaetano Savatteri inclusa nel libro fotografico di Angelo Pitrone: Linea di terra. Viaggio in Sicilia per treni e stazioni (Edizioni di passaggio) con testi di Roberta Valtorta e Franco La Cecla.
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