Il calice del Titano

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Il calice del Titano
Cole, Thomas - Der Pokal des Riesen - hi res - 1833.JPG
AutoreThomas Cole
Data1833
Tecnicaolio su tela
Dimensioni49,2×41 cm
UbicazioneMetropolitan Museum of Art, New York
Un'illustrazione dell'Albero del Mondo norvegeseYggdrasil
Il pannello esterno del Giardino delle Delizie diHieronymus Bosch's Garden of Earthly Delights

Il calice del Titano è un dipinto ad olio dell’artista di paesaggi, americano e nativo Inglese: Thomas Cole. Dipinto nel 1833, è forse la più enigmatica scena del paesaggio allegorica di Cole. É un lavoro che “elude la completa spiegazione”, secondo il Il Metropolitan Museum of Art[1]. Il calice del Titano è stato denominato una “figura senza figura” ed un “paesaggio senza paesaggio”: il calice giace su un sito normale, ma i suoi abitanti vivono lungo il suo bordo superiore in un mondo tutto loro. La vegetazione copre l’intero orlo, interrotto solo da due piccoli edifici, un tempio greco ed un palazzo italiano. Il grande specchio d’acqua è punteggiato da imbarcazioni a vela. Dove l’acqua sprizza sul terreno sottostante, la rudimentale civilizzazione e l’erba sono rigogliose.

Interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto dimensionale tra il grande calice di pietra contrasta con lo scenario tradizionale del paesaggio circostante, invitando alla comparazione con i grandi oggetti di pietra lasciati dalle gare dei giganti nella mitologia greca – una visione sostenuta dallo storico Erwin Panofsky nel decennio 1960[2]. Il titolo del quadro (dato da Cole sul retro della tela) sembra supportare questa idea, come se molto tempo è passato dalla creazione di questo calice e la scena corrente. Il sole calante, un simbolo romantica, pure evoca il passaggio del tempo.

La esaltazione del calice nel quadro può suggerire una interpretazione cosmologica. Parry considera, ma rifiuta una paracone con il pannello esteriore di Hieronymus Bosch: Il Giardino delle Delizie, (c. 1500), che viene generalmente definito come raffigurazione della creazione della Terra. Entrambe imagini sono di un mondo circoscritto, ma usano l’acqua ed il suolo in proporzioni differenti. Il Calice di Cole non offre ne iscrizioni ne iconografie che possano confermare una interpretazione religiosa del dipinto. Inoltre, il pittore ha messo il calice lontano dal centro della tela, il che minimalizza il significato emblematico.

L’acqua del calice, pensandoci, potrebbe essere vista come la influenza della civilizzazione. Gli abitanti del Calice vivono un’esistenza Utopica. Il piacere di veleggiare sulle tranquille acque e vivere tra templie boschi fogliosi. Dove l’acqua fuoriesce sul paesaggio sottostante – dove i du mondi interagiscono – appaiono segni di vita. Sul fondo, lontano dall’influenza dell’acqua del Calice, le montagne sono rocciose e desolate. Una descrizione simile della civilizzazione dai siti con acqua si può notare nell’opera di Cole: Una serata all’Arcadia (1843).

Louis Legrand Noble fu un amico e biografo di Cole, e potrebbe aver avuto intuizioni per il lavoro. Nella sua testimonianza, tuttavia, non ci sono menzioni a queste idee. Scrisse: “[Il calice] sta lì, riposa esattamente sul suo gambo, una struttura simile ad uan torre muschiosa, lucente come una bolla d’acqua, ed ora una sezione di un consistente globo. Come un bulbo oculare il suo grande orlo arrotondato, una circonferenza di molte miglia, trova se stesso in una landa fatata; nel pensiero comune con la natura nella sua vasta dimensione … I turisti possono viaggiare nei paesi di questo anello imperiale e descrivere le loro fantasie in molte pagine romantiche. Immerso qui in uno splendore d’oro di un tramonto estivo si trova un piccolo mare dalla Grecia, o la Terra Santa, con vita Greca e Siriana; la natura Greca e Siriana osservando le loro quiete acque. “[3]

Invece, un articolo di Parry del 1971 riguardo il quadro, collega la immaginazione di Cole al primo suo viaggio in Europa (1829 – 32). Cole fece visita, in Inghilterra, al suo pittore preferito di paesaggi: J.M.W. Turner; per il lavori del quale si sentiva vicino. Fu anche guidato da Turner: Ulisse deride Polifemo Ulysses Deriding Polyphemus (1829); facendo due schizzi del quadro ed un altro studio per un possibile utilizzo per se stesso, che non venne usato. Il titolo ciclope Polifemo è un punto cardine dell'antico racconto epico greco: Odissea. L’iteresse di Cole nel soggetto dimostrò la sua apertura alla: “ possibilità creativa alle scene mediterranee”[4]. Nel frattempo, mentre Cole ricercava temi per la sua saga di quadri: Il Corso dell’Impero The Course of Empire, avrebbe incontrato la storia del Monte Athos, Mount Athos, nei Dieci Libri di architettura del Vitruvio. L’antico scrittore romano racconta delle suggestioni dell’architetto Dinocrate ad Alessandro; che la montagna venne modellata nella “ statua di un uomo che deteneva una vasta città nella sua mano sinistra, ed un’enorme coppa nella mano destra, nella quale sarebbero stati collettati tutti i ruscelli della montagna, che avrebbero sfociato, poi, in mare “[5]. Questa fantasiosa immagine, che Cole avrebbe potuto vedere, apparve in alcune illustrazioni del diciottesimo e diciannovesimo secolo. Come scrisse Parry, “ la precedente fantasia classica di architettura ridimensionata suggerisce un’alternativa alla deduzione che: Il calice del Titano venne costruito da un gigante che semplicemente lo lasciò lì”[6]. Un’interpretazione letteraria di questa immagine non può aver seguìto l’arte di Cole: essendo un artista di paesaggi, potrebbe aver avùto più conforto esprimendola solo topograficamente, evitando il desiderio di trasformare un masso in una forma umana.

Uno schizzo fantasioso di una fontana con vaschette, a cura di Cole, c. 1832 - 33

I disegni di Cole[7] dal suo viaggio in Europa prefigurano lievemente il Calice. Essi mostrano il suo interesse nelle fontane e vasche. Egli venne influenzato da quelle viste durante la parte del viaggio in Italia a Firenze, Roma e Tivoli. In un disegno, una serie di grandi vasche adornate con vegetazione che scende nel mare. Un altro raffigura una vasca di dimensione normale con bordo coperto di muschio, ma la vista dal livello terra lo fa sembrare monumentale. I disegni di Cole dei laghi vulcanici di Nemi ed Albano sono pure reminiscenze delle acque e bordo del Calice. Così esse suggeriscono che: “vi fu un’analoga visione operativa nei pensieri di Cole; un’uguaglianza tra questi attuali paesaggi che lui osservò e la forma del bacino di acqua che immaginò. “[8]

Parry suggerì anche l’ “insuale ma non impossibile” idea che il Calice di Cole fu una risposta paesaggistica dell’artista al genere di vita tranquilla. Visitando la casa del suo padrone Luman Reed, un avido collezionista di arte, Cole potrebbe aver sentito una pittura di vita tranquilla con “Calice e Limone” dell’artista Olandese: Willem van Aelst. Il soggetto evidenziato in quel quadro è un calice di vetro traslucido. La similarità è essenziale, avendo entrambi i dipinti un formato verticale ed un fuoco centrale della coppa da bere.

Provenienza[modifica | modifica wikitesto]

A Cole piaceva disegnare i quadri in periodi abbastanza brevi, usando delle misure piccole e applicazioni molto fini di pittura. ( La tela è maggiormente visibile nell’immagine di accompagnamento, ridimensionata alla massima risoluzione). Egli creava senza commissione, così il soggetto era puramente se stesso. Chiese cento dollari per il lavoro, apparentemente basato sulla dimensione del quadro. I suoi quadri dei paesaggi, a dimensione originale, in quei tempi gli facevano incassare dai 250 ai 500 dollari.

Cole spedì Il calice del Titano a Luman Reed, pensando che non fosse chiaro se Reed volesse diventarne proprietario o semplicemente dargli un’occhiata. Il lavoro venne esposto alla National Academy of Design nel 1834 mentre ne era proprietario James J. Mapes. L’artista John Mackie Falconer ne fu proprietario dal 1863. Samuel Putnam Avery donò il dipinto al Metropolitan Museum of Art nel 1904.[9]

Riconosciuto come lavoro artistico unico, Il calice del Titano fu il solo quadro americano, precedente il 20° secolo, esposto al Museum of Modern Art "Fantastic Art, Dada, Surrealism" del 1936.[10]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Titan's Goblet. Collections Database, Metropolitan Museum of Art. Accessed August 14, 2010.
  2. ^ Attributed to Panofsky in fn. 3, Parry, 123
  3. ^ Quoted with ellipsis in Parry, 126
  4. ^ Parry, 131
  5. ^ Quoted from Joseph Gwilt, translator, in Parry, 131
  6. ^ Parry, 133
  7. ^ Found in his sketchbooks at the Detroit Institute of Arts
  8. ^ Parry, 135
  9. ^ See the Metropolitan Museum of Art entry for provenance.
  10. ^ Parry, 123

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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