Il Selvaggio (rivista)

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Il Selvaggio
Stato Italia Italia
Genere Rivista
Fondatore Angiolo Bencini
Fondazione Luglio 1924
Chiusura 1943
Sede Roma
Editore Tipografia Bardini
 

Il Selvaggio fu una rivista ideata da Angiolo Bencini, un ex-ufficiale e vinaio, Ras di Poggibonsi in provincia di Siena. Venne pubblicato dal luglio 1924 al 1943.

La Storia[modifica | modifica wikitesto]

Stralcio da Addio al passato

Gli episodi politici o pseudopolitici, i loro sviluppi e le loro vicende, non ci interessano più (...). Noi sentiamo bene che oggi non è permesso a chiunque fare della politica. Col fascismo, la politica è arte di Governo, non di partito (...).
Non c'è che l'arte. L'arte è l'espressione suprema dell'intelligenza di una stirpe. Una rivoluzione è anzitutto e soprattutto un atteggiamento e un orientamento dell'intelligenza. Dunque dalla produzione artistica noi avremo l'indice del valore d'una rivoluzione. Il discorso del Duce alla Mostra del Novecento conferma tale concetto: esso ha pesato in modo decisivo sulla crisi del Selvaggio, il cui atteggiamento aveva già tutti i caratteri d'una manifestazione artistica; sicché nessun potrà meravigliarsi dell'avere il Selvaggio chiuso il suo periodo squadristico ed eletto a compito d'una sua nuova vita la coltivazione dell'arte.

Bencini contatta il giornalista ed appassionato di disegno ed esperto xilografo ed incisore Mino Maccari, che apprezza molto l'iniziativa ed a cui affida l'incarico di redattore della rivista, diventandone in seguito anche direttore.

Il 13 luglio 1924 Il Selvaggio inizia le sue pubblicazioni a Colle Val d'Elsa, in provincia di Siena, presso la Tipografia Bardini. Due anni dopo la marcia su Roma e dopo un mese dall'assassinio di Matteotti e, sotto la testata del primo numero, riporta la qualifica di Battagliero fascista.

Dal 1924 al 1925 Il Selvaggio presenta contenuti chiaramente ortodossi e allineati col regime, come si può leggere sul numero del 12 ottobre 1924 nell'editoriale Botte ai liberali, o sul numero del 18 maggio 1925 Selvaggia provincia svegliati!.

Nel 1926 la direzione viene assunta da Maccari, che cambia molte cose. Il giornale, dopo numerosi contrasti, si affranca dalla politica. È lo stesso Maccari ad annunciare, nell'articolo di fondo intitolato "Addio al passato", il nuovo indirizzo del Selvaggio, che non intende più essere l'esempio di un fascismo "agonistico" ma una rivista che deve dedicarsi all'arte e alla letteratura.

Dal marzo 1926 al dicembre 1930 il periodico è pubblicato a Firenze. Dopo una parentesi torinese tra il 30 gennaio ed il 30 dicembre 1931, avviene il trasferimento definitivo a Roma. Il giornale viene pubblicato nella capitale dal 31 marzo 1932. Dal 1933 la sede è riunita con quella del periodico L'Italiano, diretto da Leo Longanesi, che diventa il direttore de facto del Selvaggio.

Da tutte e tre i periodi riuscirà a trarre un intelligente vigore per le sue battaglie che difendono, tra tolleranza e censura, l'autonomia dell'arte ed il diritto dell'attività culturale di "ridere" della politica, fatto quest'ultimo che costerà alla rivista numerosi casi di sequestro.

Il Selvaggio tralascia i protagonisti dell'arte di stato come Cipriano Efisio Oppo, Filippo Tommaso Marinetti ed Ugo Ojetti, puntando su artisti meno noti o graditi al regime, e addirittura sconosciuti. Hanno così spazio sui fogli de Il Selvaggio artisti come Giorgio Morandi, Luigi Spazzapan, Renato Guttuso, Quinto Martini, Orfeo Tamburi e tra i narratori, Arrigo Benedetti, Aldo Buzzi, Mario Tobino, Romano Bilenchi, Luigi Bartolini, Elsa Morante e Guglielmo Petroni. La rivista non dispensa inoltre gli attacchi contro i firmatari della Protesta Croce, l'antisemitismo di Ardengo Soffici e la polemica contro i redattori di Solaria.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]