Il Popolo Viola

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Il Popolo Viola al No Berlusconi Day del 2009

Il Popolo Viola è un movimento di attivismo politico italiano antiberlusconiano, nato dall'autoconvocazione tramite il social network Facebook, per iniziativa di un gruppo di blogger. Il colore viola è stato scelto in quanto non rappresentante nessun partito in parlamento e, di conseguenza, non strumentalizzabile a fini politici.

Attivo tra il 2009 e il 2013, anno in cui Silvio Berlusconi viene interdetto dai pubblici uffici; nel dicembre del 2021 il gruppo torna alla ribalta per contrastare la sua ipotetica candidatura alla carica di Presidente della Repubblica Italiana.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Andrea Camilleri al No Cav Day di Roma del 2008

Le origini e il No Cav Day[modifica | modifica wikitesto]

Il No B Day è stato considerato da alcuni politici e giornalisti come la riedizione del precedente No Cav Day[2][3][4][5], la manifestazione nazionale di protesta politica contro il governo Berlusconi, organizzata dalla rivista MicroMega, con l'adesione del girotondismo, dell'Italia dei Valori e di alcuni parlamentari del Partito Democratico, svoltasi in Piazza Navona l'8 luglio 2008, cui parteciparono circa 15.000 persone, secondo i dati forniti dalla questura di Roma[6].

Sul palco si avvicendarono diversi oratori, tra i quali Antonio Di Pietro, Andrea Camilleri, Rita Borsellino, Furio Colombo, Paolo Flores d'Arcais, Laura Belli, Giuseppe Giulietti, Pancho Pardi, Lidia Ravera, Sabina Guzzanti, Moni Ovadia, Fiorella Mannoia, Marco Travaglio e, in video conferenza, Beppe Grillo.

La manifestazione era centrata sulla protesta contro le cosiddette "leggi canaglia" - ovvero sulle norme promulgate dal Governo Berlusconi che alcune forze politiche ritennero fortemente favorevoli al Presidente del Consiglio - e fu teatro di aspre dichiarazioni che sollevarono una grande polemica su giornali e televisioni, anche estere, oltre a comportare strascichi giudiziari.

In particolare, furono oggetto di forti controversie le accuse di Travaglio e Grillo all'indirizzo del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano per la scarsa vigilanza sugli atti del governo e le critiche della Guzzanti a Papa Benedetto XVI («Tra 20 anni Ratzinger sarà morto e sarà all'inferno, tormentato da diavoloni frocioni») e al ministro Mara Carfagna, esplicitamente tacciata d'aver ottenuto l'incarico di ministro per le pari opportunità in cambio di prestazioni sessuali.[7][8] Per quest'ultima invettiva, il 9 ottobre 2012, la Guzzanti è stata condannata al risarcimento di 40.000 Euro alla ex ministra.[9]

Il No Berlusconi Day[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazione e adesioni[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 ottobre 2009, due giorni dopo la dichiarazione di incostituzionalità del Lodo Alfano che permetteva a Silvio Berlusconi di non essere processato finché fosse stato Presidente del Consiglio dei ministri, un blogger dal nickname San Precario ha aperto sul social network Facebook la pagina Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi. A gestirla hanno contribuito anche Franco Lai, Tony Troja, Franca Corradini, Giuseppe Grisorio, Franz Mannino e Freek, anch'essi blogger ed utenti iscritti a Facebook. Lo scopo è stato di raccogliere le adesioni ad un appello teso a chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio tramite una grande manifestazione nazionale da tenersi a Roma il 5 dicembre successivo Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi.

«A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi e riteniamo che il finto Fair Play di alcuni settori dell'opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno, eventualmente, davanti agli elettori. Quello che sappiamo è che Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali -come ribadito in questi giorni dalla stampa estera che definisce la nostra "una dittatura"- e che lì non dovrebbe starci, anzi lì non sarebbe nemmeno dovuto arrivarci: cosa che peraltro sa benissimo anche lui e infatti forza leggi e Costituzione come nel caso dell'ex Lodo Alfano e si appresta a compiere una ulteriore stretta autoritaria come dimostrano i suoi ultimi proclami di Benevento. Non possiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre 15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione come testimoniano gli attacchi selvaggi alla stampa libera, alla satira, alla Rete degli ultimi mesi. Non possiamo più rimanere inerti di fronte alla spregiudicatezza di un uomo su cui gravano le pesanti ombre di un recente passato legato alla ferocia mafiosa, dei suoi rapporti con mafiosi del calibro di Vittorio Mangano o di condannati per concorso esterno in associazione mafiosa come Marcello Dell'Utri. Deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte.»

(Cit. da L'appello per il No B Day)
Uno spezzone organizzato dalla Federazione della Sinistra al No B Day

Il 27 ottobre 2009 Antonio Di Pietro e Paolo Ferrero hanno annunciato l'adesione delle loro formazioni politiche, l'Italia dei Valori e la Federazione della Sinistra, e hanno invitato le altre forze d'opposizione, in primis il Partito Democratico, a fare altrettanto[10][11].

Il 12 novembre 2009 è arrivato il rifiuto definitivo del Partito Democratico per bocca del suo segretario Pier Luigi Bersani, per il quale «le manifestazioni comuni si decidono insieme. Faremo presto iniziative comuni. Ma intanto c'è un sacco di lavoro da smaltire in parlamento. Faremo lì la nostra battaglia, e non è detto che sia una sconfitta. Faccio appello ai parlamentari del centrodestra, e non dispero che qualcuno non cominci a cambiare idea»[12].

Il giorno della manifestazione le adesioni individuali al network hanno superato quota 370.000 tramite Facebook[13]. Numerose le adesioni di artisti[14], politici, giornalisti, ricercatori[15], associazioni, blogger e gruppi Facebook. L'organizzazione delle manifestazioni del No B Day è avvenuta tramite la costituzione di 103 comitati locali nelle principali città italiane e 38 comitati all'estero. Per dare supporto logistico alla manifestazione e per tutte le pratiche burocratiche venne creata l'Associazione cinque12[16].

Partecipanti[modifica | modifica wikitesto]

Fortemente discordanti le valutazioni circa il numero di partecipanti: 90.000 secondo la questura di Roma[17] e più di 1.000.000 secondo gli organizzatori[18][19]. Il giornalista Mark Franchetti, nel suo documentario The Berlusconi Show, andato in onda sulla BBC il 17 marzo 2010, afferma che i partecipanti erano circa 200.000, mentre secondo quanto riportato nel libro di Mello i partecipanti furono 300.000. Non è noto il computo complessivo dei partecipanti alle altre manifestazioni italiane ed estere.

Alla manifestazione di Roma hanno preso la parola cittadini di ogni parte d'Italia, nonché giornalisti, intellettuali, attivisti per i diritti civili, artisti, familiari di vittime della mafia[20]. Il No B day è stato trasmesso in diretta dalla televisione danese, in Italia dai canali satellitari Rainews24 e Sky Tg24, oltre che da Red Tv e You Dem su internet.

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Critiche preventive alla manifestazione sono venute da Giovanni Bachelet e Franca Chiaromonte. Bachelet dichiarò di non voler partecipare in quanto «la volta scorsa, a piazza Navona, mi sono sentito preso in giro e me ne sono dovuto andare via. Non vorrei spuntassero ancora Grillo e Sabina Guzzanti», mentre la Chiaromonte ha motivato la propria astensione considerando «un errore persistere nella convinzione che tutto il male sia riconducibile a una sola persona»[21].

Forte la polemica innescata dal rifiuto della Rai alla proposta avanzata da Bianca Berlinguer (all'epoca dirigeva da 2 mesi il TG3) di trasmettere in diretta televisiva il No B Day. Antonio Di Pietro ha duramente attaccato i vertici del Partito Democratico per essersi defilati dall'evento e la Commissione di Vigilanza RAI, accusandola di voler censurare l'informazione per motivi politici.[22]

Secondo il quotidiano Il Giornale il No B Day non sarebbe stato un evento spontaneo ma un'iniziativa del partito politico Italia dei Valori[23].

Dalla rete stessa si sono levate numerose critiche[24][25] sull'organizzazione dell'evento, in quanto il comitato organizzativo ha di fatto escluso tutti dalle fasi decisionali e propositive. Franco Lai, uno dei blogger che ha curato la pagina Facebook del No Berlusconi Day, ha più volte esternato dubbi riguardo presunti finanziamenti per mano di alcuni partiti politici[26], in particolare Italia dei Valori e Federazione della Sinistra. Lai ha inoltre denunciato di essere stato estromesso dalla gestione della pagina, probabilmente a causa dei dubbi sollevati sulla gestione dell'evento ed i legami con i partiti.

La nascita del Popolo Viola[modifica | modifica wikitesto]

In seguito al successo della manifestazione, i medesimi blogger proposero agli iscritti alla pagina su cui era stato organizzato il No Berlusconi Day, di trasferirsi su una nuova pagina Facebook, fondata da uno di loro, un anonimo dal nickname "San Precario", e denominata "Il Popolo Viola", allo scopo di restare in contatto per ulteriori iniziative.

Gli aderenti intendevano mantenere viva la rete di contatti sviluppata durante la preparazione del No Berlusconi Day, che proseguisse la lotta del Popolo Viola per mettere fine a quella che i partecipanti consideravano l'anomalia della democrazia italiana: il fatto che un potere enorme, mediatico e politico, si fosse di fatto concentrato nelle mani di un solo uomo, Silvio Berlusconi. Nel giudizio degli aderenti al movimento egli, allo scopo di proteggere i suoi interessi economici e giudiziari, lo stava utilizzando al fine di rendere inefficace quello che a loro parere è il principale strumento di tutela della democrazia nel Paese: la stessa Costituzione Italiana.

Il coordinamento pro-tempore[modifica | modifica wikitesto]

Nei giorni successivi al primo No Berlusconi Day, il gruppo fondatore lanciò la proposta di un incontro nazionale del comitato promotore con i referenti dei gruppi locali. Nel corso dell'incontro, tenuto a Napoli il 9 gennaio 2010, alcuni rappresentanti dei gruppi locali chiesero voce in capitolo sulla gestione della pagina facebook "Il popolo viola", ancora gestita dall'anonimo fondatore, ottenendo unicamente la istituzione di un gruppo di garanti, avente il compito di raccogliere le segnalazioni relative ad un eventuale uso improprio degli strumenti di amministrazione.

Principali risultati della riunione furono la istituzione di un coordinamento nazionale pro-tempore avente lo scopo di organizzare al più presto un meeting nazionale del Popolo Viola, ove presentare, discutere ed approvare uno statuto e decidere del futuro del movimento e la costituzione di tavoli di lavoro tematici di approfondimento, mirati alla produzione dei contenuti destinati alla discussione nel corso del meeting. In seguito all'annuncio di una manifestazione per il 27 febbraio 2010 da parte dei gestori della pagina facebook in supporto ad una proposta lanciata su iniziativa di alcuni attivisti romani, parte dei membri del coordinamento abbandonò l'incarico. Contestualmente alcuni degli stessi collaboratori del gruppo fondatore, stigmatizzando una mancata preventiva consultazione con i gruppi locali lasciarono polemicamente il Popolo Viola per fondare la Resistenza Viola.

No Berlusconi Day 2[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 ottobre 2010 si è tenuto a Roma il No Berlusconi Day 2 (abbreviato No B Day 2)[27], che si è tenuto anche in molte città estere, quali Amsterdam, Berlino, Bruxelles, Dublino, Edimburgo, Londra, Losanna, Madrid, Parigi, Stoccolma, Valencia e Washington.[28]

L'adesione è stata minore dell'anno precedente (diecimila secondo la questura, cinquecentomila secondo gli organizzatori[29]). Tra i partecipanti Antonio Di Pietro, Salvatore Borsellino, Nichi Vendola, Paul Ginsborg e alcuni partigiani.[30]

La Rete Viola[modifica | modifica wikitesto]

Parallelamente a Resistenza Viola, alcuni gruppi locali, quelli caratterizzati da una maggiore insofferenza verso le iniziative lanciate dal gruppo fondatore, cominciarono ad organizzarsi nella "Rete Gruppi Locali". Dapprima confluirono nella associazione che si era fatta carico degli aspetti organizzativi del No Berlusconi Day, poi più semplicemente iniziarono a coordinarsi sul web, decidendo collegialmente le iniziative e promuovendole attraverso il lancio coordinato di comunicati stampa. La "Rete Gruppi Locali" e "Resistenza Viola", nel corso di un incontro tenuto nel settembre 2010, hanno dato vita alla Rete Viola.

Mentre il popolo viola nella sua concezione originaria è un movimento "fluido e molecolare" in cui chiunque, gruppo o singolo, può contribuire a contrastare il cosiddetto "berlusconismo" con una qualunque forma di partecipazione, la Rete Viola fonda la propria concezione sul primato delle assemblee locali, sulla partecipazione "in real" e sulla necessità di una struttura nazionale unitaria di carattere elettivo. Sui quotidiani e nei mezzi di comunicazione permane però talvolta una confusione tra Popolo Viola, Resistenza Viola e Rete Viola. Questo equivoco fece sì che la prima manifestazione della Rete Viola, significativa dal punto di vista della attenzione dei media nazionali, poi sfociata negli scontri di Arcore[31], venne da molti giornali attribuita al Popolo Viola.

La Rete Viola si distingue dagli altri movimenti Viola perché fa riferimento a una Carta Etica[32] e si gestisce secondo i principi della democrazia diretta; gli incarichi vengono conferiti per elezione, sono temporanei e soggetti a rotazione. Non si fonda sull'autorità di leader, privilegia il contatto con i cittadini anziché il dialogo con i partiti e le istituzioni; è rigorosamente autonoma da partiti, istituzioni, associazioni, e non accetta da essi finanziamenti a qualunque titolo.

La Rete Viola non comprende tutte le realtà “Viola”, ma solo i gruppi locali che, per potersi autogovernare in modo democratico e orizzontale, hanno deciso autonomamente di riunirsi in una rete e hanno liberamente sottoscritto un documento costitutivo in cui sono raccolti i principi e le regole a cui intendono attenersi, la Carta Etica, che definisce quindi l'identità della Rete[33] La Rete Viola, per le sue origini, è del tutto estranea al Movimento 5 Stelle, a cui a volte è stata erroneamente assimilata principalmente a causa dei metodi di democrazia diretta adottati, con modalità diverse, da entrambi i movimenti. La Rete Viola nasce il 11 e 12 settembre 2010 nell'incontro nazionale dei gruppi locali avvenuto a Roma[34] e che fa seguito al primo incontro nazionale dei gruppi locali avvenuto a Bologna il 10 luglio 2010.

La Rete Viola è composta da gruppi locali[35] sparsi in tutto il territorio italiano. I gruppi locali formano il movimento, in quanto non esiste una struttura gerarchica o un direttivo nazionale. Gli attivisti comunicano tra loro mediante social network come Facebook o via web. I gruppi locali svolgono la loro attività politica e informativa nel territorio locale di appartenenza, in piena autonomia ma seguendo i valori espressi dalla Carta Etica che hanno sottoscritto[36]. I gruppi locali sostengono spesso iniziative lanciate da altre associazioni e con esse collaborano per fini comuni o per creare eventi. Spesso più gruppi locali condividono e organizzano insieme varie iniziative. Tutti i gruppi locali si ritrovano a scadenze irregolari in incontri pubblici nazionali, nei quali gli attivisti discutono in assemblea e stabiliscono gli obiettivi, le strategie comuni e le prossime iniziative del movimento.

La Rete Viola è un movimento politico di cittadini antifascista e antiberlusconiano, apartitico, nel senso che non si riconosce in nessun partito e non ha intenzione di fondarne uno. La Rete Viola si riconosce nei valori espressi dalla Carta Costituzionale e li promuove; è perciò un movimento laico, democratico, antirazzista, non violento, particolarmente attento alle tematiche del lavoro e dell'equità solidale. La Rete Viola si è dotata di una Carta Etica, prima dichiarazione di identità della realtà viola, sottoscritta da 57 gruppi locali. Ogni gruppo locale che fa parte della Rete Viola ha firmato la Carta Etica e ne condivide fini obiettivi e valori espressi. Alla Rete Viola possono aderire tutti i cittadini che si riconoscono nei valori esplicitati dalla Carta Etica. Ogni suo attivista ha piena libertà di azione politica, a titolo personale, anche al di fuori della Rete, nell'ambito di altre formazioni politiche, a condizione che le sue azioni non vìolino i principi della Carta Etica, non confliggano o interferiscano con l'attività politica promossa dal movimento e non inducano confusione nell'opinione pubblica riguardo al movimento stesso.

L'obiettivo del movimento è la restaurazione e la promozione della vita democratica in Italia, considerata gravemente degradata dal berlusconismo, e la piena attuazione della Costituzione. Attraverso la mobilitazione e l'azione diretta dei cittadini, si propone di ottenere una dialettica politica più responsabile e più etica, in cui l'opinione informata dei cittadini acquisti un peso maggiore dell'attuale, e si esprima autonomamente e non solo attraverso la mediazione dei partiti. La Rete Viola mette perciò al centro del proprio agire politico la crescita di consapevolezza dei cittadini, la difesa dei diritti fondamentali, la diffusione della cultura, l'informazione e la protesta contro le degenerazioni e abusi della classe politica e delle classi dirigenti italiane (come ad esempio la corruzione, il corporativismo, la pratica corrente della raccomandazione, la mancanza di morale pubblica e di senso civico, il conferimento di cariche pubbliche a individui condannati o indagati). Nel promuovere l'attuazione della Costituzione, la Rete Viola intende contrastare in modo particolare l'attuale crescita delle disuguaglianze nella società italiana, sostenendo le lotte dei precari, dei disoccupati, dei cassintegrati, delle donne, degli immigrati; e dedica costante attenzione alla tutela dell'ambiente, della salute, dei beni comuni.

Tra le manifestazioni e azioni promosse dalla Rete Viola:

  • Spiagge referendarie (5 giugno 2011), informazione virale sulle spiagge italiane per incentivare la partecipazione ai referendum sul nucleare, acqua e legittimo impedimento.[37]

Il ritorno del 2021[modifica | modifica wikitesto]

Il movimento tornò a farsi sentire nel 2021, a ridosso dell’elezione del Presidente della Repubblica Italiana, a seguito dell'ipotetica candidatura di Silvio Berlusconi a tale carica. [38]

Il 2 gennaio 2022, Gianfranco Mascia, tra i fondatori del movimento, annunciò una manifestazione contro tale ipotesi per il successivo 4 gennaio, giorno in cui il presidente della Camera Roberto Fico avrebbe convocato il Parlamento in seduta comune per eleggere il nuovo capo dello Stato.[39]

Il 23 gennaio 2022, Il Popolo Viola organizza insieme al Movimento delle sardine, una manifestazione in Piazza dell'Esquilino, contro l'ipotetica candidatura di Berlusconi al Quirinale[40].

Altre manifestazioni[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il No Berlusconi Day, il Popolo Viola ha promosso altre manifestazioni:

  • Libera rete in libero stato, Roma (23 dicembre 2009)[41]
  • Sit-in in difesa della Costituzione in diverse città italiane (30 gennaio 2010)[42][43][44]
  • La legge è uguale per tutti, Roma (27 febbraio 2010), per l'organizzazione della quale sono stati raccolti in pochi giorni 27.000 per mezzo di Internet[45][46]
  • Agorà per l'Emergenza democratica in diverse città italiane (7 marzo 2010)[47][48]
  • Legittimo impedimento - Sit-in davanti al Senato, Roma (10 marzo 2010)[49]
  • No Mafia Day, Reggio Calabria (13 marzo 2010)
  • L'Aquila Day, L'Aquila (31 luglio 2010)[50]
  • No Berlusconi Day 2 (2 ottobre 2010)
  • ViolaConvention (5 dicembre 2010), Roma, teatro Vittoria[51]
  • Adesso Basta. Berlusconi dimettiti! (12 febbraio 2011), svoltasi in trenta città italiane e dieci estere[52]
  • Se non ora, quando? (13 febbraio 2011), manifestazione per le donne, svoltasi in 200 piazze italiane (organizzata da comitati autonomi e supportata dai Movimenti Viola)[53][54][55]
  • Battiquorum (giugno 2011), iniziativa di informazione sui referendum abrogativi del 2011[56]
  • Taxiquorum (giugno 2011), iniziativa di supporto ai referendum abrogativi del 2011[57]
  • Facciamo Piazza Pulita! (10-11 settembre 2011), manifestazione contro i privilegi della classe dirigente e contro i provvedimenti socio-economici presi dal Governo Berlusconi IV nell'estate del 2011, svoltasi a Roma, presso Piazza San Giovanni[58]
  • Sì 18-Day (30 marzo 2012), iniziativa contro le modifiche all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori[59][60]
  • Il Quirinale non è un Bunga Bunga (4 gennaio 2022), manifestazione in Piazza Santi Apostoli a Roma, contro l'ipotetica candidatura di Berlusconi alla carica di Presidente della Repubblica.[61]
  • Abbiamo già dato (23 gennaio 2022), manifestazione in Piazza dell'Esquilino a Roma assieme al Movimento delle sardine, contro l'ipotetica candidatura di Berlusconi alla carica di Presidente della Repubblica.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Popolo Viola torna in piazza contro la candidatura di Berlusconi al Quirinale, su fanpage.it.
  2. ^ Rosy Bindi ad Affaritaliani.it: "Il Pd non partecipa al 'No Cav Day 2'", su affaritaliani.it, 17 novembre 2009. URL consultato il 16 dicembre 2009.
  3. ^ Bersani a Di Pietro: alleanze regione per regione, su archiviostorico.corriere.it, Corriere della Sera, 29 ottobre 2009. URL consultato il 16 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2016).
  4. ^ No Cav Day 2: Di Pietro e Ferrero a Bersani, in piazza il 5/12, su parma.repubblica.it, La Repubblica, 27 ottobre 2009. URL consultato il 16 dicembre 2009.
  5. ^ Pd: Bindi; "No Cav Day"? Noi anti-berlusconiani quotidiani [collegamento interrotto], su it.biz.yahoo.com, Milano Finanza News.
  6. ^ In migliaia per il "No Cav day", su repubblica.it, La Repubblica, 8 luglio 2008. URL consultato il 16 dicembre 2009.
  7. ^ Il 'No Cav Day' non risparmia nessuno. Attacchi a Quirinale, Carfagna, Papa, Corriere della Sera, 8 luglio 2008 [1]
  8. ^ Matteo Tonelli, In migliaia per il "No Cav day". E Grillo attacca Napolitano, La Repubblica, 8 luglio 2008 Articolo di La Repubblica
  9. ^ Sabina Guzzanti diffamò Mara Carfagna L'attrice costretta a pagare 40mila euro - Corriere del Mezzogiorno, su corrieredelmezzogiorno.corriere.it. URL consultato il 18 ottobre 2012 (archiviato dall'url originale il 12 ottobre 2012).
  10. ^ Di Pietro e Ferrero il 5 dicembre al 'No Berlusconi Day' di Facebook, su repubblica.it, La Repubblica, 27 ottobre 2009. URL consultato il 16 dicembre 2009.
  11. ^ Tutti al No berlusconi Day, su newrassegna.camera.it, Liberazione, 28 ottobre 2009. URL consultato il 16 dicembre 2009.
  12. ^ Il Pd non segue Di Pietro. Bersani: no alla piazza, su newrassegna.camera.it, Il Manifesto, 13 novembre 2009. URL consultato il 16 dicembre 2009.
  13. ^ Girotondo anti Cav: mezzo Pd sfila con Di Pietro [collegamento interrotto], su ilgiornale.it, Il Giornale, 5 dicembre 2009. URL consultato il 15 dicembre 2009.
  14. ^ L'appello della Conoscenza
  15. ^ No-B day, crescono le adesioni in piazza anche Sinistra e Libertà, su ricerca.repubblica.it, la Repubblica, 21 novembre 2009. URL consultato il 16 dicembre 2009.
  16. ^ No-B-Day: la mia versione su quel che è accaduto Archiviato il 9 febbraio 2010 in Internet Archive., articolo di Gianfranco Mascia.
  17. ^ Questura di Roma, 05-12-2009 (cit. in Sky Tg24 e RaiNews24, RAI)
  18. ^ Sito ufficiale del No Berlusconi Day., su noberlusconiday.org. URL consultato il 6 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale il 7 dicembre 2009).
  19. ^ L'onda viola invade Roma, su repubblica.it, 5 dicembre 2009. URL consultato il 6 dicembre 2009.
  20. ^ No-B Day, "Siamo un milione", su rainews24.it, Rai.it, 5 dicembre 2009. URL consultato il 6 dicembre 2009.
    «questa è la vera "prima volta" per la rete italiana»
  21. ^ Il «No-Berlusconi Day» agita il Pd Franceschini: io ci sarò. Bersani no, su corriere.it, Corriere della Sera, 3 dicembre 2009. URL consultato il 16 dicembre 2009.
  22. ^ No-B Day: la Rai nega la diretta al Tg3, su corriere.it, Corriere della Sera, 3 dicembre 2009. URL consultato il 16 dicembre 2009.
  23. ^ Si scrive NoB-day, si legge Italia dei valori, su ilgiornale.it, Il Giornale, 6 dicembre 2009. URL consultato il 15 dicembre 2009.
  24. ^ Le dieci domande all'organizzazione del No Berlusconi Day, su berlusconisidimetta.org, Democratica Rete, 7 dicembre 2009 (archiviato dall'url originale l'11 gennaio 2012).
  25. ^ Le Verità di Gianfranco Mascia, su susannaambivero.blogspot.com, Susanna Ambivero Blog, 6 gennaio 2010.
  26. ^ Intervista: Franco Lai e il No Berlusconi Day, la dissidenza a polisblog, su polisblog.it, 30 novembre 2009.
  27. ^ Si scaldano i motori del No B Day 2, su ilfattoquotidiano.it, Il fatto quotidiano, 22 agosto 2010. URL consultato il 25 agosto 2010.
  28. ^ No-B Day 2, gruppi esteri, su noberlusconiday2.wordpress.com. URL consultato il 13 febbraio.
  29. ^ No B. Day 2, piazza San Giovanni si colora di Viola, su ilfattoquotidiano.it, Il fatto quotidiano.
  30. ^ Torna il No B Day, la cronaca in diretta, su ilfattoquotidiano.it, Il fatto quotidiano.
  31. ^ Il popolo viola manifesta ad Arcore. Scontri e manganellate dopo la protesta, su ilfattoquotidiano.it, il Fatto Quotidiano, 6 febbraio 2011. URL consultato il 21 giugno 2011.
  32. ^ Carta Etica Rete Viola[collegamento interrotto]
  33. ^ [2] Archiviato il 4 marzo 2016 in Internet Archive..
  34. ^ NoBday2: il popolo viola si divide
  35. ^ Gruppi Locali Archiviato il 17 febbraio 2011 in Internet Archive.
  36. ^ Copia archiviata, su violaverso.org. URL consultato il 3 agosto 2012 (archiviato dall'url originale il 2 luglio 2011).
  37. ^ Referendum: la Rete Viola in spiaggia contro l'astensionismo balneare - Corriere Roma
  38. ^ Il ritorno del Popolo viola: il 4 gennaio in piazza per dire no a Berlusconi al Colle, in La Repubblica, 28 dicembre 2021.
  39. ^ Mascia: "Martedì il Popolo viola torna in piazza per dire no a Berlusconi al Quirinale. Sembra fantascienza ma c'è bisogno di dirlo", su Il Fatto Quotidiano, 2 gennaio 2022. URL consultato il 2 gennaio 2022.
  40. ^ Quirinale, sardine e popolo viola in piazza: “No agli impresentabili”, su RomaToday. URL consultato il 25 gennaio 2022.
  41. ^ «Libera rete in libero stato»: il popolo viola scende in piazza, su unita.it (archiviato dall'url originale il 15 marzo 2010).
  42. ^ Popolo viola, sit-in in difesa della costituzione, Torino, su youreporter.it.
  43. ^ Popolo viola, sit-in in difesa della costituzione, Milano, su youreporter.it.
  44. ^ Popolo viola, sit-in in difesa della costituzione, Genova, su youreporter.it.
  45. ^ Il «Popolo viola» in piazza a Roma, su corriere.it.
  46. ^ Popolo viola, il 27 febbraio ancora in piazza a Roma, su agenziami.it. URL consultato il 12 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 15 marzo 2010).
  47. ^ Il popolo viola in piazza per dire no al «decreto truffa» [collegamento interrotto], su ilmattino.it.
  48. ^ Popolo viola in piazza a Roma, su notizie.it.msn.com. URL consultato il 12 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il 9 marzo 2010).
  49. ^ L'impedimento: sit-in Popolo Viola davanti al senato, su asca.it (archiviato dall'url originale il 15 marzo 2010).
  50. ^ L’Aquila Day, 31 luglio, su violapost.wordpress.com, 27 luglio 2010. URL consultato il 13 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 3 agosto 2010).
  51. ^ 'ViolaConvention, su radioradicale.it.
  52. ^ Adesso Basta. Berlusconi dimettiti!, su violapost.wordpress.com, 10 febbraio 2011. URL consultato il 13 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 18 febbraio 2011).
  53. ^ Donne in 200 piazze: Berlusconi dimettiti, su ansa.it, 13 febbraio 2011. URL consultato il 13 febbraio 2011.
  54. ^ Donne e uomini in piazza per la dignità «Siamo più di un milione nel mondo», su corriere.it, 13 febbraio 2011. URL consultato il 13 febbraio 2011.
  55. ^ L'urlo di piazza del Popolo "Rispetto per le donne", su roma.repubblica.it, 13 febbraio 2011.
  56. ^ La rete Sì mobilita, su lettera43.it, 3 giugno 2011. URL consultato il 21 giugno 2011 (archiviato dall'url originale l'8 giugno 2011).
  57. ^ Il web vince e convince, su unita.it, 17 giugno 2011 (archiviato dall'url originale il 21 giugno 2011).
  58. ^ Piazza Pulita Archiviato il 24 agosto 2011 in Internet Archive.
  59. ^ I Viola: «Sì18day», blogging day venerdì 30 marzo, su unita.it, l'Unità, 12 marzo 2012. URL consultato il 21 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 25 marzo 2012).
  60. ^ L’articolo 18 non si tocca, venerdì 30 marzo il “Sì 18-Day”, su violapost.wordpress.com. URL consultato il 21 marzo 2012.
  61. ^ Il Quirinale non è un Bunga bunga - Presidio del Popolo Viola per dire no a Berlusconi candidato alla Presidenza della Repubblica, su radioradicale.it, Radio Radicale, 4 gennaio 2022. URL consultato il 13 gennaio 2022.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]