Ikkō-ikki

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Gli Ikkō-Ikki (一向 一 揆?) furono masse di contadini, monaci buddisti, sacerdoti shintoisti e nobili locali che si sollevarono contro i daimyō durante il XV e XVI secolo (periodo Sengoku) in Giappone. Seguirono la corrente della Terra Pura, la quale insegna che tutti i credenti sono ugualmente salvati dalla grazia del Amitabha Buddha.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Come affermato da Sansom. "La setta Ikkō di Nembutsu è un ramo del culto di Amida costruito sugli insegnamenti Shinran in una dottrina aggressiva della salvezza per la fede". Nel XIII secolo, i jizamurai («samurai di campagna»), una nuova piccola classe di proprietari terrieri, "formò la lega (ikki) per la difesa reciproca", poiché loro venivano da "famiglie di buoni guerrieri, che risiedevano da lunga data nelle loro terre, ed erano determinati a proteggere i loro interessi, sia economici che sociali, contro i nuovi signori"; la The Shirahata-Ikki, "rivolta della Bandiera bianca", e la Mikazuki-Ikki, "rivolta crescente", furono alcune delle numerose rivolte contro lo shogunato Ashikaga. Una rivolta che includeva tutta la regione veniva chiamata Kuni-Ikki (kuni significa provincia). Rivolte scoppiarono nel 1351, 1353, 1369, 1377, 1384–86, e 1366–69. I moti del XV secolo, Tsuchi-Ikki o Do-Ikki, furono meglio organizzati "ed i contadini sembra abbiano avuto un ruolo più importante." Alla conclusione della guerra Ōnin nel 1477, "molti membri della numerosa setta Ikki" occuparono monasteri e santuari, e "avrebbero suonato di giorno e di notte campanelli d'allarme, nella speranza di spaventare i ricchi cittadini".[1]

Gli Ikkō-ikki furono, all'inizio, seguaci disparati e disorganizzati degli insegnamenti di Rennyo. Il suo lavoro da missionario, e la sua nomina alla carica di abate del Kyoto Hongan-ji nel 1457, gli permise di "esprimere in parole e opere" le sue opinioni non ortodosse. Nel 1456 Rennyo fu costretto a fuggire da Kyoto, e si stabilì presso il nuovo tempio Hongan-ji, chiamato Yoshizaki-gobō, nella provincia di Echizen nel 1471. Fu in questo tempio che iniziò ad attirare un seguito significativo tra i contadini e agricoltori della zona. Circa nel 1486 iniziò la prima rivolta violenta, la prima grande azione organizzata da parte del Ikkō-Ikki. Con la ribellione di Kaga cacciarono il governatore della provincia e presero il controllo loro stessi; fu la prima volta nella storia del Giappone che una provincia venne governata da un gruppo di persone comuni.

Gli Ikkō-ikki combatterono contro Asakura Norikage nella Battaglia di Kuzuryūgawa del 1506 e sconfissero nel 1536 Nagao Tamekage nella battaglia di Sendanno. Si scontrarono nuovamente con Asakura Norikage nella battaglia di Daishoji del 1555.[2]

Rennyo era un pacifista che predicava la pace. Invocava l'auto-difesa solo per difendersi durante quei tempi particolarmente tumultuosi in cui visse. I daimyō, signori della guerra del periodo dei samurai, combattevano continuamente l'uno contro l'altro per la conquista dei territori in tutto il paese. Rennyo quindi fece in modo che i templi della sua setta fossero fortificati e difesi dagli eventuali aggressori. Nonostante non avesse mai sostenuto o supportato le rivolte degli Ikkō-Ikki, furono la sua guida carismatica ed i suoi insegnamenti ad alimentarle.

Le rivolte continuarono anche dopo la morte di Rennyo nel 1499, e la sotto-setta buddista del Jōdo Shinshū che aveva fondato si diffuse velocemente. Essi si stabilirono nella fortezza di Ishiyama Hongan-ji, appena fuori Osaka, ed a Nagashima, nel confine tra le province di Owari e Ise oltre che in una serie di templi nella provincia di Mikawa.

Tuttavia verso la fine del XVI° secolo i loro numeri in crescita e la loro forza catturarono l'attenzione e la preoccupazione dei grandi leader samurai del tempo. Tokugawa Ieyasu si preoccupò degli sōhei del Mikawa, poiché avrebbero potuto ribellarsi e conquistare la provincia. Nel 1564, le sue forze sconfissero gli Ikkō-ikki del Mikawa nella battaglia di Azukizaka.

La Battaglia di Azukizaka nel momentro culminante dello scontro tra Ieyasu e gli Ikki.

Gli ikki si attirarono le preoccupazioni di Tokugawa Ieyasu e Oda Nobunaga più per la loro minaccia economica e politica, che per la loro forza militare. Il tempio Ishiyama Hongan-ji e altre roccaforti degli Ikki risiedevano nelle principali rotte commerciali ed occupavano le stesse aree che Nobunaga vedeva come suoi obiettivi territoriali primari. Quasi ogni strada per la capitale nella parte occidentale del paese era controllata dagli Ikki o da loro alleati. Nobunaga in particolare cercò la distruzione degli Ikkō-Ikki per questi motivi, e perché essi si allearono con quasi ognuno dei suoi principali nemici o rivali. Ashikaga Yoshiaki a suo tempo era fortemente sostenuto nella sua pretesa di diventare Shōgun da Nobunaga, ma si rivolse agli Ikki quando il loro rapporto peggiorò.

Gli ikki avevano anche potenti alleati come il clan Mori, il clan Azai e gli Asakura. Le fortezze di Ishiyama Hongan-ji e Nagashima furono assediate e distrutte dalle forze di Oda Nobunaga durante gli anni 1570-1580. Dopo diversi tentativi falliti di conquistare ogni fortezza, alla fine ci riuscì.

Nel 1580, l'ultimo degli Ikkō-Ikki si alleò con Toyotomi Hideyoshi combattendo al suo fianco contro monaci guerrieri di altre sette.

Armi, formazione e stile di vita[modifica | modifica wikitesto]

Le bande Ikkō-ikki del XVI secolo, a causa in gran parte delle loro origini di uomini di campagna, usarono armature ed armi molto varie. Molti indossavano le tradizionali vesti da monaco, con vari gradi e tipi di armature. Alcuni indossavano vari tipi di caschi, mentre altri optarono per il cappello di paglia e il mantello da contadino. La naginata rimase molto comune, assieme a varietà di spade e pugnali, ed un numero limitato di archibugi. Infine, pur non essendo veramente un'armatura né un'arma, un elemento molto comune brandito dai monaci guerrieri Ikkō-Ikki fu uno striscione con uno slogan buddista scritto su di esso. Alcuni degli slogan più comuni era il canto nembutsu "Salute al Buddha Amitabha" ( Namu Amida Butsu ; 南 無 阿 弥陀 仏)" e "Colui che avanza è sicuro della salvezza, ma chi ritira andrà all'inferno".[3]

Come risposta agli Ikkō-ikki il buddismo Shin fu perseguitato, motivo per cui si formarono società segrete chiamate kakure nenbutsu.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ George Sansom, A History of Japan, 1334–1615, Stanford University Press, 1961, p. 134–135, 207–209, 237, ISBN 0-8047-0525-9.
  2. ^ Stephen Turnbull, The Samurai Sourcebook, Cassell & Co., 1998, p. 208–209, 215, ISBN 1-85409-523-4.
  3. ^ Stephen Turnbull, Japanese Warrior Monks AD 949–1603, Osprey Publishing Ltd., 2003, p. 32–41, ISBN 978-1-84176-573-0.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]