Ikhwān al-Ṣafāʾ

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Manoscritto miniato arabo del XII secolo del Ṣiwān al-ḥikma di Abū Sulaymān al-Sijistānī, ritraente i Fratelli della Purità (Ikhwān al-Ṣafāʾ).

I Fratelli della Purità (in arabo: إخوان‌ الصفاء‎, Ikhwān al-Ṣafāʾ; o Fratelli della Sincerità) furono una società segreta islamica[1] dell'VIII o del X secolo, il cui campo d'indagine era la Filosofia e la cui città di elezione era Bassora (Baṣra), nell'attuale Iraq.[2]

La struttura di questa organizzazione e l'identità dei suoi membri non sono mai stati chiari.[3][4] Il loro insegnamento esoterico e la filosofia sono esposte in uno stile epistolario nella loro Enciclopedia dei Fratelli della Purità (Rasāʾil Ikhwān al-Ṣafāʾ), un gigantesco compendio di 52 epistole che hanno influenzato grandemente le successive enciclopedie del mondo islamico. Un grane impegno scientifico è stato dispiegato da studiosi musulmani e occidentali per identificare i nomi dei Fratelli e il sewcolo in cui essi hanno operato.

Nome[modifica | modifica wikitesto]

La frase araba Ikhwān aṣ-Ṣafāʾ è un'abbreviazione dell'espressione Ikhwān al-ṣafāʾ wa khillān al-wafāʾ wa ahl al-ḥamd wa abnāʾ al-majd (إخوان الصفاء وخلان الوفا وأهل الحمد وأبناء المجد‎), che significa "Fratelli della Purità, Amici Leali, Gente della Lode [a Dio] e Figli della Gloria") e che viene normalmente tradotta tanto "Fratelli della Purità" quanto "Fratelli della Sincerità".

Un'ipotesi avanzata da Ignác Goldziher, e più tardi ripresa da altri, tra cui Philip Khuri Hitti nella sua Storia degli Arabi, è che l'espressione provenga da una storia del Panchatantra ed esattamente dal Kalila wa Dimna, in cui un gruppo di animali, agendo da fratelli sinceri (ikhwān aṣ-ṣafāʾ), sfuggono a un cacciatore.
La storia narra di una tortora e di suoi simili che rimangono invischiati in una rete di un cacciatore di uccelli. Insieme essi si liberano grazie a un topo che si trovava nei pressi, tanto gentile da rosicchiare la rete che li intrappolava. Impressionato dall'altruistico slancio del topo, un corvo diventa amico del topo. Subito una tartaruga e una gazella si uniscono del pari alla compagni di quegli animali. Dopo qualche tempo, la gazella resta impriginata da un'altra rete; con l'aiuto degli altri e del buon topo, la gazella è presto liberata, ma la tartaruga non risce a fuggire abbastanza velocemente e cade preda anch'essa del cacciatore. Nel finale, la gazella ripaga la tartaruga offrendosi come esca, distraendo il cacciatore mentre il topo e gli altri liberano la tartaruga. Dopo di ciò, gli animali sono chiamati "Fratelli della Sincerità" (Ikwhān al-Ṣafāʾ).

Il racconto è ricordato come esempio quando i Fratelli delle Purità parlano di mutuo aiuto in una risāla (epistola), parte cruciale del loro sistema di valori etici che fu in tal modo riassunto:

«In questa Fratellanza, il proprio essere è dimenticato; tutti agiscono con l'aiuto di ciascuno, tutti si affidano a ognuno per aiutarlo e consigliarlo, e se un Fratello vede che sarà buono per un altro nel sacrificare la propria vita per lui, la darà volentieri.[5]»

Convegni[modifica | modifica wikitesto]

I Fratelli si riunivano regolarmente su un tema prefissato. Gli incontri sembra avessero luogo durante tre giorni ogni mese: uno, in cui si presentavano relazioni orali, il secondo giorno in cui venivano trattati temi di astronomia e di astrologia, con l'oratore e l'uditorio orientati verso la Stella polare, mentre la terza giornata, il 25 di ogni mese, era riservata alla recitazione di testi di contenuto filosofico.[6] Durante i loro convegni e forse anche durante le tre feste che tenevano nelle date in cui il Sole entrava astrologicamente nei segni zodiacali dell'Ariete, del Cancro e della Bilancia (ma anche durante l'equinozio di primavera, nel solstizio d'estate e nell'equinozio d'autunno). A parte le consuete lezioni e discussioni, essi avrebbero segito in qualche modo una liturgia che ricordava quella dei Sabei di Harran.[7]

Gerarchie[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sono generalmente considerati una società segreta, in quanto essa era preclusa ai non appartenenti al gruppo di studiosi che si riuniva ogni 12 giorni, come ricordato nelle loro Rasāʾil (Epistole dei Fratelli della Purità).
  2. ^ Al-Fārūqī, I. R. (1960), "On the Ethics of the Brethren of Purity", in The Muslim World, 50, pp. 109–121.
  3. ^ "Having been hidden within the cloak of secrecy from its very inception, the Rasa'il have provided many points of contention and have been a constant source of dispute among both Muslim and Western scholars. The identification of the authors, or possibly one author, the place and time of writing and propagation of their works, the nature of the secret brotherhood, the outer manifestation of which comprises the Rasa'il – these and many secondary questions have remained without answer." (Nasr 1964, p. 25).
  4. ^ William Bayne Fisher, Richard Nelson Frye, John Andrew Boyle, The Cambridge History of Iran, Cambridge University Press, 1975, ISBN 0-521-20093-8, p. 428
  5. ^ Lane-Poole 1883, pp. 189 e 199.
  6. ^ "The liturgy of the first night consisted of personal oratory; that of the second of a 'cosmic text', read under the starry heavens facing the polar star; and that of the third night of a philosophical hymn (implying a metaphysical or metacosmic theme) which was a 'prayer of Plato', 'supplication of Idris', or 'the secret psalm of Aristotle'." (Nasr 1964, p. 35).
  7. ^ "...the liturgy described by the Ikhwan seems to be more closely related to the religion of the heirs of the prophet Idris, that is, the Harranians who were the principal inheritors in the Middle East of what has been called "Oriental Pythagoreanism" and who were the guardians and propagators of Hermeticism in the Islamic world." (Nasr 1964, p. 34).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • 1998 edizione della The Routledge Encyclopedia of Philosophy; ed. Edward Craig, ISBN 0-415-18709-5
  • Seyyed Hossein Nasr, An Introduction to Islamic Cosmological Doctrines: Conceptions of nature and methods used for its study by the Ihwan Al-Safa, Al-Biruni, and Ibn Sina, Belknap Press of Harvard University Press, 1964.
  • Stanley Lane-Poole, Studies in a Mosque, 1st, Khayat Book & Publishing Company S.A.L, 1883. URL consultato il 28 aprile 2007.
  • Ian Richard Netton, Muslim Neoplatonists: An Introduction to the Thought of the Brethren of Purity, 1st, Edinburgh University Press, 1991, ISBN 0-7486-0251-8.
  • "The authorship of the Epistles of the Ikhwan-as-Safa", di Samuel Miklos Stern, pubblicato dalla Islamic Culture di Hyderabad nel 1947
  • "Abū Ḥayyan Al-Tawḥīdī and The Brethren of Purity", di Abbas Hamdani. In International Journal of Middle East Studies, 9 (1978), 345–353
  • Nader El-Bizri, Epistles of the Brethren of Purity. Ikhwan al-Safa' and their Rasa'il, 1st, Oxford University Press, 2008, ISBN 978-0-19-955724-0.
  • El-Bizri, Nader (2014) «Ikhwān al-Ṣafāʾ: An Islamic Philosophical Fraternity », in Houari Touati (ed.), Encyclopedia of Mediterranean Humanism.
  • Carmela Baffioni, Epistles of the Brethren of Purity. On Logic: an Arabic Critical Edition and English Translation of Epistles 10–14, 1st, Oxford University Press, 2010.
  • ---, 1989, L’Epistola degli Iḫwān al-Ṣafāʾ «Sulle opinioni e le religioni», Napoli, Istituto Universitario Orientale.
  • ---, 1994, Frammenti e testimonianze di autori antichi nelle Rasāʾil degli Iḫwān al-Ṣafāʾ, Roma, Istituto Nazionale per la Storia antica.
  • ---, 2006, Appunti per un’epistemologia profetica. L’Epistola degli Iḫwan al-Ṣafāʾ «Sulle cause e gli effetti», Napoli, Istituto Universitario Orientale – Guida.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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