Ifito

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Nella mitologia greca, Ifito era il nome di più personaggi, fra cui:

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Ifito ecalio[modifica | modifica wikitesto]

Eracle e Iole[modifica | modifica wikitesto]

Eracle, in cerca di una sposa dopo aver ripudiato Megara, venne a sapere che « il signore di Ecalia » Eurito aveva promesso la mano della figlia Iole a chi avesse battuto lui e i figli in una gara di tiro con l'arco,[2] arte insegnatagli da Apollo in persona.[3] Eracle vinse facilmente la gara, ma Eurito rifiutò di concedere la figlia.[2] Infatti, lui e i suoi figli temevano che l'eventuale prole di Iole potesse subire la stessa sorte dei figli che l'eroe aveva avuto da Megara, uccisi da Eracle. Ifito, il maggiore, riteneva invece giusto rispettare i patti.[4] Anche secondo Diodoro Siculo, il quale non parla di alcuna gara, Eurito rifiutava di dare Iole in moglie perché memore del caso di Megara, e chiese del tempo per riflettere.[5]

Alcuni aggiungono che Eurito, ricordando l'infelice fine di Megara, accusò pretestuosamente Eracle di aver vinto con l'inganno. Questi non raccolse la provocazione e se ne andò, giurando vendetta.[6]

Il furto misterioso[modifica | modifica wikitesto]

Quando Eurito scoprì che dalle sue stalle mancava del bestiame, sospettò subito Eracle, mentre autore del furto era Autolico. Ifito, convinto della sua innocenza, andò in cerca di Eracle, trovandolo mentre tornava da Fere. Gli propose di cercare insieme a lui gli animali rubati; Eracle accettò e ospitò Ifito ma poi, colto da un raptus di follia, lo fece precipitare dalle mura di Tirinto.[4]

Secondo altre versioni, dopo il furto di dodici giumente e dodici mule, Eurito e i figli Dideone, Clizio e Tosseo concordavano nell'incolpare Eracle. Il solo Ifito, che non credeva alla colpevolezza di Eracle, fu inviato alla ricerca degli animali. In realtà le giumente non erano state rubate da Ercole, bensì da Autolico, il principe dei ladri, che poi le aveva rivendute ad Eracle, ignaro del furto.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Quando Ifito giunse a Tirinto, trovò Eracle e gli chiese consiglio. L'eroe gli offrì il suo aiuto, dandogli anche ospitalità. Dopo un banchetto condusse Ifito sulle mura di Tirinto e gli chiese: "Guardati pure intorno e dimmi se vedi le tue giumente pascolare qui sotto, da qualche parte." Ifito scrutò inutilmente e ammise di non scorgerle. Per tutta risposta Eracle si infuriò, accusandolo di aver pensato che fosse un ladro e lo scaraventò giù dalle mura.

Eracle faticò molto per purificarsi da tale omicidio e anche i figli di Ippocoonte non vollero per rispetto a Ifito. In seguito Hermes, per punizione, decise di vendere Eracle come schiavo, offrendo il compenso ai figli di Ifito, ma il loro nonno rifiutò tale dono.

Varianti del mito[modifica | modifica wikitesto]

Secondo altri invece, Ifito vide le giumente rubate presso la casa di Eracle, lo accusò del furto, ed Eracle, infuriato, lo gettò dal tetto della sua casa.

Nelle Trachinie, Sofocle riporta una sua versione: in preda alla rabbia dopo vari affronti subiti da Eurito (il quale prevedeva anche una vittoria dei suoi figli se avessero gareggiato con il figlio di Zeus e Alcmena nella prova dell'arco), Eracle seguì Ifito mentre saliva sulla collina di Tirinto e lo buttò giù all'improvviso, a tradimento.[7]

Apollonio Rodio cita Ifito e il fratello Clizio, « sovrani d'Ecalia » figli di Eurito, tra i componenti dell'equipaggio della nave Argo,[8] di cui fa parte anche l'Ifito focese (figlio di Naubolo), il quale aveva ospitato Giasone nella sua casa di Pito quando l'eroe vi era giunto « per interrogare l'oracolo sulla spedizione ».[9][10] Del primo Ifito Apollonio dice più avanti che viene ferito, durante il combattimento contro i Bebrici, da Areto, poi ucciso da Clizio.[11]

Generazioni[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso arco usato da Eurito tanti anni prima passò nelle mani di un altro Ifito, che regalò la preziosa arma a Odisseo, che la usò contro i Proci.

Ifito focese[modifica | modifica wikitesto]

Ifito figlio di Naubolo, originario della Focide, fu uno dei partecipanti alla spedizione degli Argonauti; ferito nella battaglia contro i Colchi si appese alla nave che stava salpando, ma le sue ferite lo portarono alla morte. Era padre di Schedio e di Epistrofo, condottieri che combatterono durante la guerra di Troia.[12][13]

Ifito di Troia[modifica | modifica wikitesto]

Ifito di Troia era un anziano suddito di Priamo: ebbe un figlio, Archeptolemo, che fece da auriga a Ettore durante il decennale assedio della città da parte degli Achei. Alla caduta della città fu tra coloro che riuscirono a fuggire seguendo Enea.

Ifito di Elide[modifica | modifica wikitesto]

Ifito era re di Elide e riformò le gare dei giochi di Olimpia. Era ricordato a Olimpia con una epigrafe.[14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Omero, VIII, 128.
  2. ^ a b Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, II, 6, 1; citazione tolta dalla traduzione di Marina Cavalli per l'Edizione Oscar Mondadori, Milano, 1998, p. 105.
  3. ^ R. Graves, I miti greci, Milano, Longanesi, 1955, p. 652.
  4. ^ a b Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, II, 6, 2.
  5. ^ Diodoro Siculo, Bibliotheca historica, IV, 15.
  6. ^ R. Graves, cit., pp. 652-653.
  7. ^ Sofocle, Trachinie, 271.
  8. ^ Apollonio Rodio, Argonautiche, I, 85-86; la citazione è presa dalla traduzione di Alberto Borgogno per Oscar Mondadori (Milano, 2003, p. 7).
  9. ^ Apollonio Rodio, Argonautiche, I, 207-210; trad. di A. Borgogno alle pp. 13 e 15.
  10. ^ L'uno e l'altro Ifito sono annoverati tra gli Argonauti anche da Igino, Fabulae, 14.
  11. ^ Apollonio Rodio, Argonautiche, II, 114-117. Qui, al v. 114, Ifito è detto μενεδήιος, « fortissimo » nella trad. di Borgogno a p. 85.
  12. ^ Omero, Iliade, II, 518.
  13. ^ Omero, Iliade, XVII, 306.
  14. ^ Enciclopedia Treccani

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]