Idrografia di Milano

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Milano.

Mappa schematica che raffigura l'idrografia di Milano

L'Idrografia di Milano è l'insieme dei fiumi, torrenti, rogge, canali e laghi artificiali che interessano la città lombarda di Milano. La prima descrizione dell'idrografia milanese fu fatta da Bonvesin de la Riva, scrittore e poeta italiano vissuto a cavallo tra il XIII e il XIV secolo[1][2].

I corsi d'acqua più importanti che interessano Milano sono i fiumi Lambro, Olona e Seveso e i canali artificiali Naviglio della Martesana, Naviglio Grande, Naviglio Pavese, Redefossi e Vettabbia. A Milano sono anche situati due importanti bacini artificiali, la Darsena di Porta Ticinese e l'Idroscalo di Milano.

Generalità[modifica | modifica wikitesto]

Il Naviglio della Martesana a Milano all'altezza della Cassina de' Pomm, che si vede al centro

I corsi d'acqua appartenenti all'idrografia milanese (partendo da oriente e andando in senso antiorario) sono il Lambro, il Naviglio della Martesana, il Seveso, l'asse Olona-Lambro Meridionale, il Naviglio Grande e il Naviglio Pavese: insieme i cinque corsi d'acqua costituiscono l'ossatura portante dell'intero sistema idrico che scorre verso sud-est.

A sud di Milano sono collocati i tre depuratori cittadini (da est a ovest: Peschiera Borromeo, Milano Nosedo e Milano San Rocco) che trattano le acque reflue della metropoli lombarda, e i diversi canali le cui acque, dopo avere irrigato la pianura, hanno come recapito finale il Po. A nord, a tagliare orizzontalmente l'Alto Milanese intersecando il Ticino e l'Adda, scorre il Canale Villoresi.

Sul territorio comunale di Milano è poi presente un esteso reticolo di corsi d'acqua naturali e artificiali che sono stati ereditati dal passato, il cui sviluppo complessivo è di 370 chilometri[3]. La maggior parte di questi piccoli corsi d'acqua scorre in alvei coperti. Di questi, circa 200 chilometri, riguardano la rete dei corsi d'acqua principali o secondari; misurano complessivamente circa 170 km quelli minori, che sono spesso alimentati direttamente o indirettamente dalla falda acquifera di Milano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'epoca celtica: la fondazione di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Fondazione di Milano.
Bassorilievo della scrofa semilanuta su un piedritto del Palazzo della Ragione di Milano, testimoniante le origini celtiche della città

Il primigenio insediamento celtico che diede origine a Milano, il cui toponimo era probabilmente Medhelan[4][5], fu in seguito, da un punto di vista topografico, sovrapposto e sostituito da quello romano; quest'ultimo, che fu chiamato dagli antichi Romani Mediolanum, fu poi a sua volta rimpiazzato da quello medievale. Il centro urbano di Milano è costantemente cresciuto a macchia d'olio, fino ai tempi moderni, attorno al primo nucleo celtico.

L'insediamento celtico aveva un solo fiume che lo interessava direttamente, il Merlata, e un fontanile, il Molia (o Mollia). Il Merlata, che si origina nel territorio della moderna Baranzate dall'unione del torrente Nirone e del torrente Guisa, lambiva l'antica Medhelan; il Molia sgorgava nei pressi dell'insediamento raccogliendo da nord alcune rogge; entrambi erano compresi tra l'Olona, che scorreva più a ovest, e il Seveso, il cui alveo originario era situato più a est.

I tre fiumi maggiori che fanno parte dell'idrografia milanese (Lambro, Seveso e Olona) scorrevano nei loro alvei naturali, il Lambro e l'Olona più lontani dalla città, mentre il Seveso era più vicino, fermo restando che si trovavano a una certa distanza da Medhelan. Dei tre, l'unico che non ha subito modifiche nel corso dei secoli è il Lambro, che scorre ancora nel suo antico alveo, mentre l'Olona e il Seveso furono deviati verso Milano dagli antichi Romani.

Olletta celtica risalente al periodo precedente la conquista romana (III-II secolo a.C.), che è conservato al Civico museo archeologico di Milano

Fino all'epoca celtica il Seveso si dirigeva verso sud lambendo il futuro capoluogo lombardo e seguendo il percorso della moderna Vettabbia, canale navigabile che scorre nell'alveo originario del Seveso, per poi sfociare nel Lambro in prossimità di Melegnano[6]. Sia la deviazione del Seveso verso Milano, che la canalizzazione del suo antico alveo a sud di questa deviazione a formare la Vettabbia, è stata opera degli antichi Romani. Sempre gli antichi Romani deviarono il corso dell'Olona verso Milano: in origine il fiume, giunto a Lucernate, frazione di Rho, percorreva il suo alveo naturale verso sud attraversando la moderna Settimo Milanese e passando a diversi chilometri dalla futura Milano per poi percorrere l'alveo del moderno Olona inferiore o meridionale e sfociare nel Po a San Zenone[7].

Il territorio di Medhelan era ricchissimo d'acqua visto che l'insediamento si trovava sulla "linea dei fontanili", laddove vi è l'incontro, nel sottosuolo, tra strati geologici a differente permeabilità, cosa che permette alle acque profonde di riaffiorare in superficie[8]

Per praticare l'agricoltura e per muoversi su un terreno altrimenti paludoso, i Celti hanno dovuto necessariamente regolarizzare il flusso delle acque ricorrendo a canalizzazioni e drenaggi, cui si sono sovrapposte opere successive che hanno fatto perdere la traccia e la memoria del sistema idrico milanese originario.

L'epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Le bonifiche[modifica | modifica wikitesto]

L'idrografia di Milano (Mediolanum) in epoca imperiale romana

Le città romane era grandi consumatrici d'acqua, sia per usi pubblici che per usi domestici, e quindi gli antichi Romani studiarono a fondo l'ingegneria idraulica, di cui diventarono profondi conoscitori. A Mediolanum, nome romano della città che riproduce il già citato toponimo celtico Medhelan[4][5], non occorrevano acquedotti, visto che l'acqua era abbondante e facilmente raggiungibile: essa affiorava dal suolo dalle risorgive e scorreva vicina nei fiumi e nei torrenti, è ciò rispondeva pienamente alle esigenze della vita quotidiana della città[9].

Le campagne attorno alla città erato state poi assegnate a coloni e a reduci[10], come testimoniano gli abbondanti ritrovamenti archeologici e i toponimi di derivazione latina; i terreni digradavano dolcemente e costantemente da nord ovest a sud est, e questa caratteristica ne favoriva la bonifica, di cui gli antichi Romani erano esperti.

Da una parte si raccoglieva l'acqua per drenare i terreni, dall'altra si usavano le acque raccolte per irrigare i campi, con un disegno preordinato e consapevole. Si creò così un reticolo fittissimo di fossi, canaletti, ruscelli che rimarrà nei secoli la caratteristica di Milano e della sua urbana (dei 370 chilometri totali di corsi d'acqua di cui si dice sopra, ai più piccoli compete ancora la rispettabile cifra di circa 170 chilometri). L'idrografia milanese originaria, quella realizzata dalla natura, iniziò quindi a mutare sostanzialmente.

La deviazione dei fiumi[modifica | modifica wikitesto]

Tra il finire dell'era repubblicana e i primi secoli dell'età imperiale gli antichi Romani realizzarono opere ben più sostanziali che modificarono radicalmente l'idrografia milanese: la deviazione del Seveso, la canalizzazione della Vettabbia, la costruzione di un condotto per l'evacuazione delle acque fognarie, una seconda deviazione del Seveso e la deviazione dell'Olona.

La Vettabbia a Milano. È stata scavata dagli antichi Romani

Dato che la città era cresciuta e serviva nuova acqua per i più svariati usi (per gli artigiani nonché per gli usi pubblici, domestici e difensivi) si cominciò, in epoca repubblicana, con il portare in città il Seveso, che scorreva lungo il perimetro orientale, grazie a un canale, il Grande Sevese, che all'epoca sfociava nella Vetra (da cui il nome della moderna piazza), corso d'acqua realizzato dagli antichi Romani che raccoglieva le acque di scolo della città. Il Grande Sevese esiste ancora ed è il canale più antico di Milano: scorre oggi nel sottosuolo della città dal Cavo Redefossi al Cavo Ticinello, sotto le vie dell'Orso, Monte di Pietà, Monte Napoleone, Larga, Disciplini e piazza Vetra.

In seguito, in sostituzione della Vetra, gli antichi Romani costruirono un nuovo fossato per evacuare le acque fognarie e per irrigare le campagne a sud del centro, la Vettabbia, che sfocia ancora oggi, come allora, nel Lambro a Melegnano; alcuni storici[11] narrano che attraverso la Vettabbia e il Lambro si potesse navigare fino al mare scendendo il Po. Lungo le mura occidentali di Mediolanum le acque erano quelle del Merlata, del Molia e delle rogge che furono opportunamente dirette verso la città.

In epoca romana fu poi realizzato un terzo e ultimo colatore per le acque fognarie, il Lambro Meridionale, che esiste ancora oggi anche se non raccoglie più le acque reflue della città, ora depurate nei tre depuratori cittadini di Peschiera Borromeo, Milano Nosedo e Milano San Rocco. Secondo la ricostruzione di Felice Poggi, studioso dell'idrografia di Milano, il Merlata, dopo aver ricevuto le acque del Pudiga, assumeva il nome di "Lambro Meridionale". Più tardi, con la realizzazione del Naviglio Grande, questo vi scaricava le acque in eccesso e ne diluiva il carico inquinante. Il Seveso, invece, ebbe una seconda deviazione attraverso un canale che portava acqua direttamente alle Terme Erculee.

Modello in legno conservato presso il Civico museo archeologico di Milano che mostra una ricostruzione della Mediolanum imperiale

Con il passare del tempo la popolazione della Milano romana divenne molto numerosa, e i modesti regime idrici di Seveso e del Merlata non erano più sufficienti a coprire il fabbisogno d'acqua della popolazione. Gli antichi Romani decisero così di deviare il fiume Olona, che scorreva nelle campagne ad ovest di Mediolanum. L'Olona, che garantiva una quantità d'acqua di gran lunga superiore a quella di Seveso e Merlata, venne deviato a Lucernate, frazione di Rho, verso Mediolanum. L'Olona originariamente proseguiva lungo il suo alveo naturale verso sud attraversando la moderna Settimo Milanese e passando a diversi chilometri da Mediolanum per poi percorrere l'alveo del moderno Olona inferiore o meridionale e sfociare nel Po a San Zenone[7].

Come destinazione finale del nuovo percorso dell'Olona fu scelta la Vettabbia. L'Olona fu deviato verso Mediolanum anche per un altro motivo: avere un corso d'acqua che costeggiasse interamente la Via Mediolanum-Verbannus, antica strada romana che congiungeva Mediolanum con il Verbannus Lacus (il Lago Verbano, ovvero il Lago Maggiore[12]). Parte del tracciato della Via Mediolanum-Verbannus, che venne utilizzato anche nel Medioevo e nei secoli seguenti, fu poi ripreso da Napoleone Bonaparte per realizzare la strada statale del Sempione[13][14].

Gli antichi Romani reputarono fondamentale avere una via d'acqua che costeggiasse la Via Mediolanum-Verbannus per dare un cospicuo incremento ai commerci lungo questa strada, soprattutto considerando il maggiore carico trasportabile sui barconi fluviali rispetto al semplice trasporto terrestre[15]. L'opera di deviazione dell'Olona verso Mediolanum venne realizzata in concomitanza alla costruzione della Via Mediolanum-Verbannus, ovvero nei primi anni dell'Era volgare, cioè tra la fine dell'era repubblicana e i primi decenni dell'età imperiale romana[16].

Con questa deviazione l'Olona cessò di esistere come fiume continuo dalle sorgenti alla foce. Del vecchio letto dell'Olona resta traccia nella piccola roggia Belgioioso che si perde nel reticolo irriguo prima di Settimo Milanese.

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Le invasioni barbariche e i cistercensi[modifica | modifica wikitesto]

Il Molino Dorino nel 1989. Risalente almeno al XVII secolo, è l'ultimo mulino ad acqua con macine e ingranaggi ancora integri esistente a Milano[17]

Durante le invasioni barbariche del V secolo, che portarono alla caduta dell'Impero romano d'Occidente, il complesso intrico di canali e rogge costruite per la bonifica e l'irrigazione attorno alla città decadde, con i campi coltivati tra Milano e Pavia che lasciarono il posto alla boscaglia e alla palude.

Furono i monaci dell'abbazia di Chiaravalle e quelli dell'abbazia di Morimondo, appartenenti all'ordine cistercense, ordine religioso che venne fondato solo pochi decenni prima in Francia e che favorì in tutta Europa la ripresa dell'agricoltura e delle attività manifatturiere, a riportare, nel XII secolo, nella bassa pianura milanese, le coltivazioni nonché a introdurre i prati a marcita, a reintrodurre l'allevamento, a ripristinare il funzionamento della rete di canali e rogge e a far rinascere le attività artigianali della lavorazione della lana[18].

I documenti conservati nei due monasteri citati sono particolarmente ricchi per quel che riguarda i diritti d'acqua, gli acquisti di fondi e l'apertura di mulini ad acqua.

Dalle mura medievali al Naviglio Grande[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1152 fu costruito per scopi militari tra Abbiategrasso e Landriano un nuovo canale artificiale deviando una parte delle acque del Ticino con il precipuo obiettivo di scoraggiare le incursioni dei pavesi, alleati di Federico Barbarossa, imperatore del Sacro Romano Impero e nemico di Milano. Il Canale Ticinello, questo il suo nome, ha resistito nei secoli e una sua parte è giunta sino a noi.

Quattro anni più tardi, nel 1156, sempre per difendersi da Federico Barbarossa, Milano si dotò di nuove mura in legno, che vennero circondate da un ampio fossato allagato dalle acque del Seveso e del Merlata. Questo fu il secondo sistema di mura di Milano, che sono conosciute come cinta dei terraggi e che in parte inglobavano i resti del primo sistema difensivo della città, le mura romane di Milano. Da questo fossato, grazie a lavori di ampliamento effettuati nei secoli successivi terminata la sua funzione militare, ebbe origine la Cerchia dei Navigli.

Come conseguenza della distruzione di Milano del 1162, che fu opera di Federico Barbarossa, verso il 1171 si iniziarono i lavori per un più efficace sistema difensivo, questa volta in muratura e dotato di un fossato allagato dalle acque dell'Olona, che in questa occasione subì la seconda deviazione della sua storia. Contestualmente vennero realizzate le porte di Milano.

Nel 1272 parte del Canale Ticinello, quello compreso tra Abbiategrasso a Landriano, fu reso navigabile e divenne il Naviglio Grande: venne anche prolungato fino ai margini di Milano. Il Naviglio Grande terminava nei pressi della basilica di Sant'Eustorgio, allora fuori dalla Porta Ticinese medievale. Il Naviglio Grande fu di fondamentale importanza per lo sviluppo dei commerci, del benessere e della potenza economica e militare di Milano, che dopo la vittoria su Federico Barbarossa nella battaglia di Legnano (29 maggio 1176) vide accrescere costantemente la propria egemonia, supremazia che portò poi alla nascita della Signoria di Milano.

Ancora prima di diventare un'importante via di comunicazione il Naviglio Grande, con le sue centosedici bocche d'irrigazione, dispensava acqua nelle campagne milanesi, riversando il suo flusso in direzione sud-est e modificando profondamente l'idrografia dell'area. Nuove rogge e canali solcavano ora la pianura, ma ciò non venne reputato sufficiente. Da Milano l'acqua del Ticino riprendeva la via delle campagne attraverso un nuovo Cavo Ticinello, indipendente da precedente, che sfocia ancora oggi le sue acque verso Selvanesco (oggi quartiere della periferia meridionale di Milano) irrigando i terreni dei nuovi signori della città, i Della Torre.

I Visconti e gli Sforza[modifica | modifica wikitesto]

La Conca dell'Incoronata, che si trovava lungo quel tratto cittadino del Naviglio della Martesana che è stato poi interrato. È stata realizzata nel 1496

Nel 1359 Galeazzo II Visconti ordinò la costruzione di un naviglio per Pavia allo scopo di irrigare il Parco della Vernavola, area verde che si estende dal castello Visconteo di Pavia a oltre la moderna Certosa di Pavia, e di un altro aqueducto derivante dall'Adda per irrigare una sua tenuta nei pressi di Porta Giovia a Milano. Il primo divenne il Navigliaccio, mentre del secondo non ne restano tracce, resti che forse sono stati coperti dal Naviglio della Martesana, che fu realizzato in seguito nella stessa zona.

Dopo poco più di un secolo l'idrografia milanese cambiò ancora. La signoria dei Visconti, diventata Ducato di Milano nel 1396, perseguì con successo una politica espansionistica e la città divenne la capitale di uno Stato esteso, potente e ricco che aveva bisogno anche di simboli per sancire il proprio ruolo egemone. Gian Galeazzo volle per la sua città una cattedrale che rivaleggiasse con le maggiori d'Europa, il Duomo di Milano, la cui costruzione iniziò nel 1386.

Il Duomo di Milano, il cui nome completo è "Basilica Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Nascente", fu ricoperta interamente in marmo di Candoglia: quest'ultimo fu portato, attraverso il Naviglio Grande, da Candoglia, che si trova sulla sponda occidentale del Lago Maggiore, direttamente a Milano in prossimità del cantiere, che distava 400 metri.

Si rese così navigabile la fossa che cingeva le mura, restringendola, approfondendola e trasformandola nella Cerchia dei Navigli, e si prolungò fino a essa il Naviglio Grande, scavando un approdo, il laghetto di Santo Stefano, dove arrivavano tutti i materiali da costruzione necessari.

Cinquant'anni dopo, nel 1438, sul tratto d'acqua che congiungeva il Naviglio Grande alla Cerchia dei Navigli venne realizzata, sotto il regno di Filippo Maria Visconti, la prima conca di navigazione dei navigli milanesi, la Conca di Viarenna. La prima Conca di Viarenna fu poi demolita per far posto alle mura spagnole di Milano (chiamate anche Bastioni) venendo sostituita da un'omonima struttura che esiste ancora oggi e che fu realizzata dalla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano tra il 1551 e il 1558.

Fu il successore di Filippo Maria Visconti, il duca Francesco Sforza, a far costruire il Naviglio della Martesana, canale navigabile che va da Trezzo d'Adda alla Cassina de' Pomm e che è stato reso navigabile nel 1471; fu il duca Lodovico il Moro a portarlo in città collegandolo alla Cerchia dei Navigli nel 1496 e realizzando in questo modo la congiunzione delle acque dell'Adda e del Ticino.

Nel 1470, per volontà di Francesco Sforza, era già stato completato il Naviglio di Bereguardo, che dal Naviglio Grande raggiungeva il pianoro sopra il Ticino, a nord di Pavia. Nel 1496 fu invece realizzata la Conca dell'Incoronata, che si trovava lungo quel tratto cittadino del Naviglio della Martesana che è stato poi interrato.

Dalla dominazione spagnola al XXI secolo[modifica | modifica wikitesto]

La Darsena di Milano nel 1964. Nella parte bassa della fotografia è visibile l'Edicola Radetzky
La nascita del Lambro Meridionale a Milano: parte delle acque del Naviglio Grande, a sinistra della foto, si uniscono a quelle dell'Olona
La Darsena di porta Ticinese a Milano in una foto d'epoca. Per oltre tre secoli e mezzo è stata la foce dell'Olona, che si vede sullo sfondo

Della dominazione spagnola, sulla carta idrografica di Milano, resta la Darsena di Porta Ticinese, che venne realizzata tra il 1603 e il 1605. Per alimentare la Darsena fu deciso di deviare, per la terza volta nella sua storia, l'Olona[19]. Dal 1603 al 1704[20] il fiume presentava un solo braccio terminale che finiva in Darsena, mentre su una mappa del 1722[21] è riportato che l'Olona si biforcasse in due rami pressoché paralleli che si riunivano prima di entrare in Darsena: l'Olona Nuova, cioè quello settentrionale che più tardi si chiamerà roggia Molinara, e l'Olona Vecchia, ovvero quello meridionale. La roggia Molinara fu poi interrata alla fine del XIX secolo prima della canalizzazione del fiume[22].

Nel 1919[23], nell'ambito della complessa revisione idrofognaria di Milano, si iniziarono a costruire i canali del percorso moderno dell'Olona, che prevedeva la deviazione di parte delle sue acque verso il Lambro Meridionale passando per la circonvallazione esterna. La diramazione che sfociava nella Darsena fu però mantenuta. La deviazione verso quest'ultima avveniva in piazza Tripoli: qui c'era una chiusa che deviava il fiume per via Roncaglia, dando inizio a quello che fu chiamato il "ramo Darsena"[24]. Col passare degli anni, e con l'aumentare dell'inquinamento dell'Olona, la portata del ramo Darsena si ridusse notevolmente. Alla fine degli anni ottanta del XX secolo fu infine azzerata per "rischio idrogeologico e pericolo di inquinamento" della Darsena e delle acque che ne uscivano a scopo irriguo o di navigazione[24].

Il ramo Darsena del fiume Olona in via Ghisleri a Milano prima della copertura

Il Naviglio Pavese nacque dall'esigenza di Milano di essere collegata al mare, che si era già realizzata in tempi remoti attraverso la Vettabbia e il Lambro, e, dal 1470, grazie anche al Naviglio di Bereguardo. Questi erano però percorsi disagevoli per il tratto stradale che divideva il canale dal Ticino e dalla altre vie d'acqua, problema che causava estenuanti trasbordi a dorso di mulo o addirittura il traino di barche cariche dal fiume al canale. Ciò consentiva a Pavia un completo controllo sui traffici da e per Milano. Il primo tentativo di scavo del Naviglio Pavese, canale che servì proprio a spezzare l'egemonia di Pavia nei traffici verso Milano, fu fatto durante la dominazione spagnola. I lavori si arrestarono nel 1610 poco oltre la seconda conca, all'incrocio con il Lambro Meridionale.

Nel 1706 alla dominazione spagnola subentrò quella austriaca che durò praticamente per l'intero secolo. L'assolutismo illuminato di Vienna creò le condizioni per la ripresa del territorio e dell'economia, ma le guerre assorbirono molte risorse e dei navigli di Milano si tornò a parlare solo dopo il 1770. Il completamento dell'opera si ebbe durante l'epoca napoleonica: con la costruzione della strada del Sempione tra il 1800 e il 1805 diventò naturale pensarne un'estensione verso il Po e il mare attraverso il Naviglio Pavese. Fu poi lo stesso Napoleone a stabilirne la costruzione. I lavori partirono nel giugno del 1807, si interruppero dal 1813 al 1817 per la caduta di Napoleone, e furono conclusi a metà del 1819. L'arciduca Ranieri Giuseppe d'Asburgo-Lorena, viceré del nuovo Regno Lombardo-Veneto austriaco, poté inaugurare solennemente il Naviglio Pavese il 16 agosto dello stesso anno. Furono sempre gli austriaci a realizzare alcune opere che, seppure lontane da Milano, furono fondamentali per la navigabilità tra i laghi Maggiore e Lario: i lavori per il Naviglio di Paderno, che furono iniziati nel 1777, e la realizzazione del Cavo Redefossi, che venne costruito tra il 1783 e il 1786.

Il Naviglio Pavese subito dopo l'incile, che si trova a Milano in corrispondenza della Darsena

Dal XVII al XIX secolo, nella fascia di territorio tra la Cerchia dei Navigli e le mura spagnole di Milano, furono costruite sontuose ville con giardini ricchi di giochi d'acqua e, soprattutto, con i mille rivoli d'acqua derivata dai navigli, acqua che serviva anche per irrigare i loro orti: verdure e frutta non sopportavano i lunghi viaggi e così venivano coltivati direttamente in città. Queste nobili dimore sono collocate per la stragrande maggioranza nella parte nord della città, dove l'acqua dei navigli era ancora fresca e limpida. Attorno alle porte sudorientali (Ticinese e Lodovica) si addensarono quelli che diventeranno i "quartieri popolari" della città, dove l'acqua, più sporca, diventava un "mezzo di lavoro".

Al completamento dell'idrografia milanese manca il canale Villoresi, realizzato tra il 1877 e il 1890, quando in città era già stato interrato il laghetto di Santo Stefano e già coperte diverse rogge, tra le quali l'Acqualunga, che scendeva da Precotto per lo stradone di Loreto dando acqua ai ruscelli dei neonati Giardini di Porta Venezia. E vanno ricordati, anche se il primo ebbe vita assai breve, il Porto di Mare, l'infrastruttura che avrebbe dovuto consentire la sopravvivenza del sistema idroviario di Milano con la costruzione di un porto destinato a sostituire la Darsena di Porta Ticinese (i lavori però non furono mai conclusi) e l'idroscalo di Milano (1928), uno specchio d'acqua destinato all'ammaraggio degli idrovolanti che è situato a Segrate, nelle vicinanze dell'Aeroporto di Milano-Linate.

Corsi d'acqua che attraversano Milano[modifica | modifica wikitesto]

Questo è un elenco dei corsi d'acqua che interessano la città, con la distinzione tra quelli che l'attraversano e tra quelli esterni al territorio comunale di Milano, con una seconda divisione tra i corsi d'acqua naturali e quelli artificiali.

Principali corpi d'acqua cittadini[modifica | modifica wikitesto]

I corsi d'acqua principali che attraversano Milano sono[25]:

Naturali
  • Fiume Olona
  • Fiume Lambro
  • Fiume Seveso
  • Torrente Merlata (chiamato anche Fugone)
  • Torrente Pudiga (chiamato anche Mussa)
  • Torrente Molia
  • Fontanile di Macconago
  • Fontanile dell'Acqualunga[26]
Il mulino Fiocchi, che si trova a San Giuliano Milanese e che è attivo ancor oggi, conserva la vecchia ruota sulla derivazione del Redefossi
Artificiali

Principali corsi d'acqua dell'area metropolitana di Milano[modifica | modifica wikitesto]

I corsi d'acqua principali dell'area metropolitana di Milano sono:

Naturali
Artificiali

I corsi d'acqua principali[modifica | modifica wikitesto]

Il Lambro[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lambro.
Il Lambro a Milano nel parco Forlanini

Il Lambro scende dal triangolo lariano lungo la Valassina, attraversa la Brianza, compreso il suo capoluogo, Monza, e i comuni di Brugherio, Sesto San Giovanni e Cologno Monzese[27]. A Milano scorre quasi interamente a cielo aperto, bagnandone la fascia orientale per circa dieci chilometri. Entra a Milano nel territorio comunale da Cascina Gobba, attraversa i quartieri di Cimiano, parco Lambro[28], Lambrate, Ortica-parco Forlanini[29], Ponte Lambro e Monluè[30]. Il Lambro entra a questo punto nel comune di Peschiera Borromeo, dove è collocato uno dei tre depuratori del capoluogo lombardo (Milano sudest)[31], impianto che scarica parte delle acque depurate nel Lambro e che ne riceve parte delle acque inquinate.

A Lambrate c'era lo stabilimento meccanico della Innocenti, che nel dopoguerra lanciò uno scooter che ebbe grande successo commerciale in tutto il mondo con il marchio Lambretta, nome ispirato al fiume. Nel tratto milanese il Lambro riceve la roggia Lirone, emissario dell'Idroscalo di Milano. A Corte Sant'Andrea di Senna Lodigiana il Lambro sfocia nel Po, con una portata media di 12 m³/s.

Fino al 2005 il Lambro riceveva lungo il suo percorso quasi tutti gli scarichi fognari di Milano, in parte direttamente (bacino est) e in parte tramite la Vettabbia, il Redefossi (entrambi colatori del bacino centrale) e il Lambro Meridionale (che raccoglieva a sua volta quelli del bacino occidentale). Con l'entrata in funzione del sistema di depurazione delle acque del capoluogo, la situazione è radicalmente cambiata[32].

Seveso, Redefossi, Garbogera e il Naviglio della Martesana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Seveso (fiume), Garbogera, Naviglio della Martesana e Cavo Redefossi.
Il Seveso a Bresso, dal ponte di via Aldo Moro, che segna il confine con Milano
Il Naviglio della Martesana, entrando a Milano, sottopassa varie linee ferroviari

Il Seveso proviene dal Comasco, segnando il confine occidentale della Brianza. Ha un breve percorso (55 km) e una modesta portata ordinaria (1,8 m³/s) ma ha piene consistenti e può causare esondazioni. Il Cavo Redefossi è stato scavato nel XVII secolo per contenerne le piene, che spesso allagavano la parte meridionale della città cui era convogliato lungo le mura spagnole di Milano (che sono conosciute anche come i Bastioni), e prolungato alla fine del XVIII secolo per evitare quelle nell'immediato hinterland a sud; il Canale Scolmatore di Nord Ovest, che va da Paderno Dugnano al Ticino, è stato costruito a partire dal 1954 per rimuovere il problema a monte dell'area metropolitana di Milano: gli ultimi allagamenti nell'area nord della città sono datati giugno, agosto e settembre 2010[33], con quest'ultimo che ha provocato danni assai gravi.

Il percorso milanese del Seveso è completamente coperto. Ha avuto il non invidiabile soprannome fiume nero[34] dato per il colore delle sue acque. Il Seveso si riversa nel Naviglio della Martesana sotto via Melchiorre Gioia a Milano, all'altezza di via Carissimi, dando origine al Redefossi[35]. Il Naviglio della Martesana, che proviene dall'Adda, non ha problemi di piene eccessive (scarica comunque le sue acque di eccesso nel Lambro, che scavalca prima di entrare a Milano) mentre la sua storia, nei primi secoli, è stata caratterizzata dall'insufficienza del livello d'acqua necessario alla navigazione. Oggi termina il suo percorso a cielo aperto alla Cassina de' Pomm, dove terminava[36] prima che Lodovico il Moro lo portasse in città. Il Naviglio della Martesana scompare oggi sotto la superficie stradale tombinato. Il Redefossi sfocia invece nel Lambro a Melegnano.

Del bacino del Seveso fa parte anche il Garbogera, torrente che proveniva da colature di Lentate sul Seveso. In origine raggiungeva la Bovisa, attorniava il Cimitero monumentale di Milano e attraversava la città (corso Como, vie Broletto, Cordusio, Torino, corso di Porta Ticinese) raggiungendo la Vettabbia. Limitato nel Medioevo a via Pontaccio, dove confluiva nel Grande Sevese, oggi riversa le sue acque nel bacino fognario milanese all'altezza del dismesso scalo merci Farini[37]. Fu protagonista in passato di episodi di inquinamento grave per la presenza di scarichi abusivi. Oggi nei brevi tratti un cui scorre libero tra Cesano Maderno, Bollate e Novate è in condizioni migliori del Seveso.

La copertura e la tombinatura del Seveso a Milano avvennero gradualmente, con l'espandersi della città. Le prime datano dalla fine del XIX secolo e riguardarono il tratto dalla Martesana a Porta Nuova, iniziando dalle mura spagnole e risalendo fino a via Ponte Seveso e in un secondo tempo fino al Naviglio della Martenana, in via Melchiorre Gioia. Sulla destra della Martesana fino a viale Zara (piazzale Istria) a partire dagli anni trenta, mentre i successivi sono una conseguenza del piano regolatore generale della città del 1953 e si estesero verso la periferia, prima sino a Niguarda poi lungo la via Ornato, fino al confine comunale con Bresso in anni più recenti[38].

L'Acqualunga e la roggia Gerenzana[modifica | modifica wikitesto]

I Bagni di Diana nel 1906. Erano alimentati dalla roggia Gerenzana

Sono legati in diverso modo al Seveso due corsi d'acqua, l'Acqualunga[26] e la roggia Gerenzana, che scorrono completamente tombinati e invisibili nei loro percorsi. Il primo è un fontanile che nasce a Precotto, lungo viale Monza. Ai tempi degli antichi Romani era forse un affluente del Seveso e con esso contribuiva all'approvvigionamento idrico di Milano: vi è chi sostiene che nella città arrivasse autonomamente e che confluisse qui nel Grande Sevese[39]. Al suo attraversamento si attribuiscono i resti di un supposto ponte romano rinvenuti a San Babila[40]. In tempi storicamente più documentati, l'acqua del fontanile scorreva copiosa nel parco di Villa Finzi a Gorla dove vi formava un laghetto; arrivava poi a piazzale Loreto e discendeva per gli attuali corsi Buenos Aires e Venezia, bagnando gli orti di Porta Orientale e formando, alla fine del XIX secolo, i ruscelli dei Giardini Pubblici di Porta Venezia. In via Scarlatti, tra gli edifici dei civici numeri 2 e 4, si vedono ancora i resti dell'antico canale dove passava la roggia Acqualunga. Scorreva poi parallela alla roggia Gerenzana in via Spallanzani e fu, come ricordato, il primo corso d'acqua milanese sacrificato alla viabilità, dato che deviato nel Redefossi.

Dal Seveso nasce anche la roggia Gerenzana[41], in origine direttamente dal fiume, e successivamente, quando questo fu portato a unire le sue acque con il Naviglio della Martesana, da questo nuovo nodo idrico. Rappresentava un "diritto d'acqua", ovvero una roggia privata in sostanza, dei marchesi Brivio Sforza di cui irrigava le proprietà a San Giuliano Milanese, e ha mantenuto lo stesso percorso, pur spostato poco più a oriente di un tempo; gli ultimi tratti ai confini di Milano sono stati tombinati nel 1999[42]. A Porta Orientale la roggia alimentava con le sue acque depurate, fatte scorrere attraverso mucchi di sabbia e ghiaia, i Bagni di Diana[43], la prima lussuosa piscina all'aperto di Milano e, subito prima, in via Sirtori, attraversava lo stabilimento (con deposito di carrozze, officine e scuderie) della Società Anonima Omnibus[44], che gestiva il trasporto pubblico milanese e che aveva la necessità di abbeverare fino a cinquecento cavalli. Vi è ancora un tratto scoperto della roggia Gerenzana tra via Spallanzani e via Sirtori, dietro il cortile di un noto supermercato.

L'Olona[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Olona.
Lo straripamento dell'Olona a Milano nel 1917 sulla moderna piazza De Angeli
L'Olona in via Carlo Troya a Milano prima della copertura
L'Olona da piazza Napoli verso piazzale Bolivar a Milano prima della copertura

L'Olona oggi scorre invisibile tombinato sotto il manto stradale per tutto il suo percorso cittadino. Come già accennato, è stato deviato dagli antichi Romani dal suo alveo naturale a Lucernate, frazione di Rho, verso Milano, tra il I e il II secolo d.C. In epoca romana l'Olona raggiungeva Milano col nome di Vepra.

Oggi l'Olona, superata Rho, giunge a Pero. Dopo un tratto iniziale ancora all'aperto, l'Olona inizia a scorrere sotto il manto stradale e giunge a Milano[45][46] attraversando dapprima i quartieri Gallaratese e QT8, dove raccoglie le acque del fiume Merlata. Nel tratto sotto piazza Stuparich riceve la confluenza del torrente Pudiga[47]. L'Olona costeggia quindi i quartieri Lampugnano e San Siro, per poi proseguire sotto i viali della circonvallazione filoviaria[47]. Il percorso sotto la circonvallazione è stato canalizzato nei primi due decenni del XX secolo e coperto in un periodo che va dal 1950 al 1970[48]. All'uscita da questo tratto coperto, dopo avere sottopassato il Naviglio Grande, l'Olona termina il suo corso confluendo nel Lambro Meridionale[47].

L'Olona, prima della costruzione di argini e canali scolmatori, è stato un fiume che ha flagellato con frequenti esondazioni le aree che attraversa[49]. Considerando gli ultimi quattro secoli, si possono contare più di 70 alluvioni[50]. La prima di cui si ha notizia sui documenti si è verificata nel 1584 a Legnano[50]. L'ultima esondazione che ha fatto danni ingenti si è invece verificata il 13 settembre 1995[51], mentre l'ultima in ordine cronologico è avvenuta il 29 luglio 2014[52]. Tra quelle più recenti, le tre esondazioni che hanno fatto più danni in assoluto sono state quelle del 1911, del 1917 e del 1951[53]. Quella più devastante è stata quella del 1951, che si è verificata in concomitanza con l'alluvione del Polesine[53].

I lavori di copertura dell'Olona in viale Murillo a Milano
L'Olona tra piazza Domenico Ghirlandaio e viale Daniele Ranzoni a Milano prima della copertura

Per quanto riguarda l'alveo originario dell'Olona, quello che il fiume percorreva prima della sua deviazione verso Milano, uno dei più importanti studi per determinarne il percorso fu fatto dall'ingegnere Felice Poggi, che analizzò, più in generale, la storia di tutta l'idrografia milanese[54]. Nel 1911 Poggi affermò che i due Olona, quella che sfocia nel Lambro Meridionale e il corso d'acqua che si scarica nel Po a San Zenone, costituivano fino ai primi anni dell'Era volgare un solo fiume che aveva una lunghezza complessiva di 120 km[55][56]. Tale ipotesi è stata confermata anche da studi successivi[55].

Da Lucernate, per trovare l'antico alveo dell'Olona seguendo le pur minime ondulazioni e le ridottissime variazioni altimetriche del terreno, si arriva a Cascina Olona[57] (frazione di Settimo Milanese; è indicativo il toponimo), a Baggio e a Corsico, con una possibile variante che da Settimo porterebbe a Muggiano e a Trezzano sul Naviglio (o a Cesano Boscone)[56]. Nelle località contigue di Cesano Boscone, Corsico e Trezzano sul Naviglio, che sorgono tutte e tre sul Naviglio Grande, è possibile individuare due corsi d'acqua che potrebbero scorrere - verso sud - nell'antico alveo dell'Olona fino a Binasco: a Trezzano sul Naviglio e Cesano Boscone la roggia Belgioioso, mentre a Corsico la roggia Vecchia[56].

Da Binasco, con la derivazione del Ticinello, si giunge poi poco più a sud, nel territorio di Lacchiarella, dove le rogge Colombana e Carona portano acqua alla rete irrigua dando origine al Roggione. Il Roggione, quando alla cascina Settimo di Bornasco[58] riceve la roggia Olonetta, cambia nome in Olona inferiore (o meridionale). L'Olonetta, assieme alla roggia Misana, proviene da un fontanile di Misano Olona, pochi chilometri a monte. Ripreso il vecchio corso e il suo nome, l'Olona meridionale sfocia nel Po a San Zenone.

I due Olona non hanno un'idrografia autonoma: all'altezza di Rozzano, dal Lambro Meridionale, diparte un ramo che si dirige verso sud-ovest acquisendo vigore grazie all'apporto idrico fornito da fontanili e canali artificiali[59]. Questo corso d'acqua confluisce poi nell'Olona meridionale[59].

L'omonimia dei due fiumi non è quindi di origine imitativa o etimologica, ma è dovuta al fatto che originariamente si trattava di due tronconi dello stesso fiume, deviato dagli antichi Romani nel suo tratto superiore verso Milano e la Vettabbia[56].

È in progetto la riconnessone dei due Olona con la costruzione di un alveo artificiale che riprenderebbe l'antico corso del fiume[60][61].

Il Lambro Meridionale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Lambro Meridionale.
Le chiuse che danno origine allo scaricatore del Naviglio Grande da cui nasce poi il Lambro Meridionale grazie alla confluenza, più a valle, con l'Olona

La maggior parte degli studiosi di idrografia descrivono l'Olona ed il Lambro Meridionale come un solo corso d'acqua che sfocia nel Lambro, di cui è il maggiore affluente, a Sant'Angelo Lodigiano e che ha una lunghezza complessiva di 121 km[62][59]. Il Lambro Meridonale nasce dalla confluenza dell'Olona con uno scaricatore del Naviglio Grande (che serve a far defluire le acque in eccesso di quest'ultimo) in località San Cristoforo a Milano[45]

Essendo stato un colatore, cioè un recettore e convogliatore di acque reflue, la sua "sorgente" si è spostata nel tempo, così come sono cambiati i suoi affluenti. Anticamente proveniva direttamente dalla città, uscendo al Carrobbio da una cloaca che gli antichi Romani costruirono lungo la moderna via Torino. Proseguiva poi per via Cesare Correnti dirigendosi a sud nell'alveo del Merlata e riceveva, diluendosi, il Lombra. Fino dal Medioevo abbiamo testimonianze scritte (archivi del monastero di Sant'Ambrogio e di Chiaravalle) in cui viene definito Lamber merdarius con chiaro riferimento al suo utilizzo.

Per secoli ha sfogato parte della fogna e delle acque esauste di Milano nell'antico alveo del Merlata, dove scorre ancora oggi; secondo la ricostruzione di Felice Poggi, studioso dell'idrografia di Milano, il Merlata, dopo aver ricevuto le acque del Pudiga assumeva il nome di "Lambro Meridionale". Più tardi, con la realizzazione del Naviglio Grande, questo vi scaricava le acque in eccesso e ne diluiva il carico inquinante. Con la deviazione dell'Olona nell'alveo del Merlata[63], che avvenne negli anni trenta del XX secolo, la portata del Lambro Meridionale è aumentata.

Il Lambro Meridionale in via Santander a Milano

Milano, fino agli inizi degli anni duemila, ha sempre adottato per lo scarico delle sue acque (meteoriche o di fogna) quella che potremmo chiamare "depurazione biologica", cioè lo sversamento nelle campagne; ma se per secoli questo ha significato una concimazione gratuita ed efficace del suo territorio, ritenuta persino uno dei fattori determinanti del suo benessere, col crescere della popolazione, della consapevolezza igienica e soprattutto con il moltiplicarsi degli inquinanti di origine industriale, il sistema è diventato controproducente, e quindi si è resa necessaria la costruzione di depuratori.

Milano è stata l'ultima delle grandi città europee a dotarsi di un completo sistema di raccolta e depurazione delle acque, completato solo nel 2005 (in particolare, i tre depuratori cittadini sono situati a Peschiera Borromeo, a Milano Nosedo e a Milano San Rocco), dopo la minaccia di pesanti sanzioni da parte dell'Unione europea. Così, prima del completamento dei depuratori, il Lambro Meridionale riceveva due collettori di fogna tramite il collettore di magra del sud ovest[64], che doveva garantire l'apporto minimo d'acqua necessario alla diluizione dei reflui inquinati. Oggi la situazione è radicalmente cambiata e il Lambro Meridionale non riceve più esiti fognari, se non quelli che gli derivano indirettamente dalla residua portata dell'Olona a causa dei numerosi comuni privi di impianti di depurazione e dei molti scarichi abusivi lungo il suo percorso.

A Rozzano esce, dalla sponda destra del Lambro, la roggia Pizzabrasa, che si diffonde nel reticolo irriguo dell'alto Pavese e che a sua volta riceve le acque depurate a Nosedo[65]. Un'altra parte delle acque di Nosedo finisce nella roggia Carlesca, che proviene dal Naviglio Grande e che sfocia nel Lambro Meridionale.

Il Naviglio Grande, il Naviglio Pavese e il Naviglio di Bereguardo[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Naviglio Grande, Naviglio Pavese e Naviglio di Bereguardo.
La roggia Boniforte a Milano, nel 2010
Lavandaie in via Argelati, sulla roggia Boniforte nel 1940
I brelin della Roggetta El fossett ("il ruscelletto" in dialetto milanese), che si trova nel vicolo Lavandai

Il Naviglio Grande, costruito tra il 1179 e il 1211, ora deriva le sue acque dal Canale Industriale, al servizio delle centrali elettriche di Turbigo, che ha origine (come il Canale Villoresi) dalla diga del Panperduto. Navigabile dal 1272, ha visto passare l'ultimo barcone, nell'occasione trasportante carico di ghiaia, nel 1979[66]. È l'unico immissario della Darsena di Porta Ticinese. Nel tratto da Castelletto di Abbiategrasso a Milano il Naviglio Grande alimenta il Naviglio di Bereguardo e il Canale Ticinello, che si stacca dal Naviglio Grande attraverso un complesso di chiuse raggiungendo poi Binasco, dove forma il Navigliaccio.

Da qui prosegue per il territorio di Lacchiarella[67][68], dove genera la roggia Belgioioso, la roggia Vecchia, la roggia Braschetta, per poi arrivare a Buccinasco, da cui escono la roggia del Mulino bruciato, la già citata roggia Carlesca e numerose bocche che irrigano il triangolo formato con il Naviglio Pavese. A poche centinaia di metri dalla Darsena ne esce la roggia dei Lavandai, o roggia Boniforte, l'ultima, tra quelle di rilievo, ancora attive a Milano. Scorre in via Argelati, la prima traversa della ripa di Porta Ticinese, un tempo gremita di lavatoi, e dava acqua anche ai Bagni Ticino, una sorta di risposta popolare ai lussuosi Bagni di Diana di Porta Venezia. Da segnalare, sempre vicinissime alla Darsena, due roggette che fanno parte del colore milanese: la prima corre lungo i muri delle case di via Magolfa ed è situata in sponda destra. L'altra, una delle pochissime dell'alzaia in sponda sinistra, il ruscello del vicolo dei Lavandai, con la tettoia immortalata in tante foto e dipinti, e i brelin, i lavatoi in pietra.

Dalla Darsena escono due corsi d'acqua, il Naviglio Pavese e il cavo Ticinello, che alimenta anche la Vettabbia. Il Naviglio Pavese, che venne completato soltanto nel 1819, confluisce nel Ticino a Pavia. Lungo circa 33 chilometri, supera il dislivello di 56 metri tra l'incile e Pavia con dodici conche di cui due doppie. Proprio perché direttamente comunicante col Ticino quasi al suo sbocco nel Po, venne navigato anche da barconi più grandi e più capaci di quelli degli altri navigli; vi si svolsero anche vari tentativi di navigazione a vapore, ma senza successo. Nel 2010 era considerato un tratto fondamentale della progettata idrovia turistica Locarno-Venezia, ma la navigabilità sarebbe oggi assicurata solo per le prime due conche in uscita da Milano.

Il Naviglio di Bereguardo, navigato fino all'apertura del Naviglio Pavese, è da allora solo un canale irriguo; delle dodici conche, che ne caratterizzavano il breve percorso con un forte dislivello, restano in ottimo stato di conservazione solo le loro opere murarie e in pietra. Praticamente rettilineo verso sud da Abbiategrasso, termina nella cittadina che gli dà il nome, Bereguardo.

La Vettabbia e gli altri canali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Vettabbia.
La Vettabbia al quartiere Spadolini a Milano; acque limpide e colonie di germani reali, folaghe e gallinelle d'acqua

La Vettabbia, che è stato il primo naviglio di Milano, in epoca romana convogliava le acque del Seveso e dell'Olona. Dalle Antichità Longobardico-Milanesi[69] apprendiamo che, sulla spinta del successo del Naviglio Grande, per volontà del capitano del popolo Matteo Visconti una commissione di giurisperiti si riunì l'11 maggio 1296 per valutare le opere necessarie alla navigazione della Vettabbia e che il progetto fu accantonato per ragioni di costo. Più tardi, e fino al 1930, la Vettabbia divenne lo scolmatore della Cerchia dei Navigli. La Vettabbia, in parte del suo percorso milanese, è stato coperta e tombinata nel 1929.

La Vettabbia attraversa sotterraneamente la zona sud-est di Milano ed era alimentato da una parte delle acque del Seveso e del Molia; oggi riceve quelle del Cavo Ticinello. A sud di Milano riceve le acque del Fontanile di Macconago. A Melegnano confluisce nel Lambro, subito dopo aver ricevuto il Redefossi. Nella Vettabbia si scaricano anche parte delle acque depurate a Nosedo.

Il Canale Scolmatore di Nord Ovest a Palazzolo Milanese, frazione di Paderno Dugnano

Il Cavo Ticinello ha la funzione di scolmatore della Darsena[70]. Scorre parallelo alla Vettabbia, cedendole parte della sua portata e proseguendo nelle campagne meridionali di Milano per poi confluire nel colatore Lambro Meridionale.

Entrambi i canali hanno rilevanti tratti che scorrono a cielo aperto nel territorio comunale di Milano: la Vettabia, da Morivione, attraversa tutto il Vigentino per dirigersi a Chiaravalle e arrivare poi a San Donato Milanese. A cavallo dei due comuni, all'interno del parco Sud, è stata individuata un'area verde a completamento delle migliorie ambientali che sono state realizzate intorno al depuratore di Nosedo con l'obiettivo di realizzare un "parco della Vettabbia"[71]

Il Canale Scolmatore di Nord Ovest e il Deviatore Olona escono dal Seveso a Paderno Dugnano e nel loro percorso verso il Ticino, a nord di Rho, raccolgono le acque di piena dell'Olona. In caso di eccesso di portata idrica, un apposito canale deviatore le indirizza al Gratosoglio direttamente nel Lambro Meridionale aggirando Milano da ovest. Le proteste di Abbiategrasso e dei comuni a valle del Ticino accompagnano da decenni lo sversamento di acque inquinate nel Lambro Meridionale, sottolineando il fatto che il complesso circuito idraulico non è comunque in grado di evitare completamente le esondazioni, in particolare quelle autunnali.

La Cerchia dei Navigli[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cerchia dei Navigli.
Lavori di interramento della Cerchia dei Navigli alla conca di via Senato (1929-1930)
La Cerchia dei Navigli in via Santa Sofia e il ponte di corso di Porta Romana con la statua di San Giovanni Nepomuceno in un'immagine della fine degli anni venti del XX secolo
Un barcone carico di bobine di carta per il Corriere della Sera entra in via Fatebenefratelli, lungo la Cerchia dei Navigli

La Cerchia dei Navigli era il fossato difensivo allagabile delle mura medievali di Milano una parte del quale è stato trasformato in naviglio, ovvero in un canale navigabile. Per tale motivo era anche conosciuto come Naviglio Interno, Fossa Interna o Cerchia Interna: è stato completamente interrato in ottemperanza al Piano Beruto, primo piano regolatore di Milano, a partire dal 16 marzo 1929 con i lavori che si sono conclusi nel'anno successivo. La Cerchia dei Navigli, nel complesso, era un anello d'acqua che racchiudeva il centro storico medievale di Milano, da cui il nome.

Realizzato come fossato difensivo a partire dal 1156 e trasformato in naviglio tra il 1387 e il 1496 grazie ai lavori di canalizzazione e ampliamento voluti dai Visconti e dagli Sforza nella sua parte sud-est, era il raccordo del sistema dei navigli lombardi. L'unica parte che rimase semplice fossato non navigabile fu quella verso il Castello Sforzesco, ovvero il tratto situato a nord-ovest: la sua funzione restò infatti quella di portare acqua al fossato del castello.

Come immissario la Cerchia dei Navigli aveva il Naviglio di San Marco (ovvero l'ultimo tratto del Naviglio della Martesana, che cambiava nome in Naviglio di San Marco dopo la Conca dell'Incoronata), mentre come emissari aveva il Naviglio Vallone, che poi confluiva nella Darsena di Porta Ticinese, e un canale scolmatore che scaricava l'eventuale portata in eccesso della Cerchia dei Navigli nella Vettabbia. Con l'interramento della Cerchia dei Navigli il Naviglio della Martesana è stato interamente deviato verso il Cavo Redefossi: in precedenza quest'ultimo ne rappresentava semplicemente un canale scolmatore. La restante parte del Naviglio della Martesana/Naviglio di San Marco, così come il Naviglio Vallone, furono interrati contestualmente all'interramento della Cerchia dei Navigli.

Con il termine "Cerchia dei Navigli" oggi ci si riferisce a un anello di strade che circondano il centro di Milano il cui percorso coincide in larga parte con quello del Naviglio Interno. È in corso un progetto che ha l'obiettivo di ripristinare l'antico canale navigabile lungo la Cerchia dei Navigli stradale.

Il Canale Villoresi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Canale Villoresi.

A nord di Milano scorre, tagliando tutto l'Alto Milanese, il Canale Villoresi, che è derivato dal Ticino a Somma Lombardo e che sfocia nell'Adda a Groppello dopo 86 chilometri di percorso. Il sistema di distribuzione delle acque del Villoresi, che è articolatissimo,[72] ha rivoluzionato, a partire dalla fine del XIX secolo, tutta l'agricoltura dell'alta pianura padana.

Fu costruito, su progetto dell'ingegner Eugenio Villoresi, da cui il nome, tra il 1877 e 1890. Il consorzio che ne assunse la gestione, ora Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi[73], è concessionario della quasi totalità delle sue acque.

I bacini artificiali principali[modifica | modifica wikitesto]

L'Idroscalo[modifica | modifica wikitesto]

Idroscalo di Milano, la chiusa da cui esce la roggia Lirone

L'idea di dotare la città di Milano di un idroscalo risale al 1926, quando nell'ambito di un progetto per ampliare l'aviosuperficie di Taliedo venne valutata la possibilità di affiancarvi uno scalo per idrovolanti. Si pensava a quel tempo che il futuro dell'aviazione civile dovesse volare sulle ali degli idrovolanti, nella cui costruzione l'industria nazionale italiana vantava un innegabile prestigio[74].

L'Idroscalo di Milano dalla testata nord

L'anno dopo, con l'approvazione della legge del 27 giugno 1927 che demandava alle province la creazione di superfici per consentire l'atterraggio di emergenza di velivoli, sia terrestri che idrovolanti, l'idea riprese corpo, anche grazie al sostegno del podestà di Milano e del presidente della Fiera di Milano.

L'Idroscalo di Milano, che è stato inaugurato il 28 ottobre 1930, è un bacino lungo 2.500 metri e largo dai 300 ai 450 metri, con una profondità media di 10 metri. Sorge a oltre tre chilometri a est dall'aeroporto di Linate in una zona dove erano già presenti molte cave. Il contratto, affidato all'impresa Lucchini, prevedeva il saldo degli scavi in cambio dei milioni di metri cubi di inerti ricavati.

I lavori procedettero dapprima speditamente, tanto che nel maggio 1930 il primo idrovolante ammarò all'idroscalo di Milano. Poi si fermarono, e nel 1933 la provincia requisì i cantieri; ma i "Littoriali del remo", organizzati per l'anno successivo, dettero una spinta alla ripresa dei lavori ulteriormente gli europei di canottaggio e di motonautica del 1938, ai quali si poté assistere dalle sponde e dall'imponente tribuna realizzata ad hoc.

La struttura aveva imboccato la direzione dello sport e tempo libero che caratterizza ancora oggi il "mare di Milano", dato che l'attività aviatoria fu abbandonata dopo pochi atterraggi di idrovolanti[75].

La Darsena[modifica | modifica wikitesto]

La Darsena di Milano

La Darsena di Milano è un bacino acqueo artificiale situato nei pressi di Porta Ticinese che è stato utilizzato per l'ormeggio, il rimessaggio delle imbarcazioni che navigavano i Navigli milanesi. Un tempo serviva anche come zona di scarico per le merci trasportate da queste imbarcazioni: nel 1953 la Darsena di Porta Ticinese era al tredicesimo posto nella classifica dei porti nazionali per ricevimento merci[76], poi la sua funzione è cambiata, con la trasformazione da scalo merci a luogo turistico.

La Darsena di Porta Ticinese, che ha come immissario il Naviglio Grande e come emissario il Naviglio Pavese, ha una superficie di 17,5 km² e una profondità massima di 1,5 m. Un tempo Milano aveva una seconda Darsena, il laghetto di San Marco, che è stato interrato negli anni trenta del XX secolo contestualmente all'interramento della Cerchia dei Navigli.

Il Porto di Mare[modifica | modifica wikitesto]

Pescatore sulle rive del laghetto artificiale creatosi a causa dei lavori di realizzazione di Porto di Mare, bacino portuale di Milano che non fu mai completato, in una foto degli anni trenta del XX secolo
L'area di Porto di Mare sul progetto del 1917. Il bacino artificiale, che non fu mai completato, si riconosce dalle tre banchine disposte a spina di pesce

Quando nei primi decenni del XX secolo si cominciò a parlare di chiudere la Cerchia dei Navigli, anche i più convinti sostenitori della navigazione interna si trovarono a malpartito: i mancati ammodernamenti di un secolo avevano reso il sistema ormai obsoleto, con canali stretti e inadatti alla navigazione a motore; mancava poi un porto moderno dove stoccare e movimentare le merci, e il collegamento con il Po era macchinoso a causa delle dodici conche di navigazione da superare.

Il genio civile presentò, nel 1907, un progetto che prevedeva un porto a Rogoredo, a sud di Porta Romana, punto naturale di convergenza delle acque che colano da Milano; il progetto fu approvato nel 1917, mentre l'anno dopo si costituì l'azienda portuale e in quello successivo cominciarono i lavori con lo scavo del bacino portuale e dei canali verso Cremona per 20 chilometri circa. Nel 1922 i lavori furono sospesi perché l'acqua di falda aveva riempito naturalmente lo scavo, con i pescatori e i bagnanti che se n'erano appropriati.

Il progetto venne ripreso, ampliato e approvato nel 1941; finita la seconda guerra mondiale venne integralmente ricompreso nel piano regolatore del 1953, ma i lavori non iniziarono mai. Il collegamento idroviario via Po con l'Adriatico venne poi riaffermato come scelta strategica per lo sviluppo dell'economia lombarda, e così nel 1972 si diede inizio ai lavori e si scavò un canale da Cremona all'Adda.

Nel giugno 2000, con apposita legge, la Regione Lombardia pose in liquidazione la società che si occupava della costruzione dell'infrastruttura. Al posto del sognato Porto di Mare, furono realizzati nuovi quartieri e una stazione della linea 3 della metropolitana dall'omonimo nome, Porto di Mare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'idrografia di Bonvesin - premessa, su anticacredenzasantambrogiomilano.org. URL consultato il 20 ottobre 2017.
  2. ^ De magnalibus Mediolani, Libri Scheiwiller, Milano
  3. ^ Milano tra i due navigli e il parco sud, su viagginbici.com. URL consultato il 22 ottobre 2017.
  4. ^ a b Il lessico lombardo, grandelombardia.org. URL consultato il 23 settembre 2017.
  5. ^ a b Il milanese crogiuolo di tanti idiomi, su lagobba.it. URL consultato il 24 settembre 2017.
  6. ^ Lambro-Seveso-Olona moduli di ricerca per 1999-2000 (PDF), su contrattidifiume.it. URL consultato il 5 dicembre 2017.
  7. ^ a b Autori vari, p. 20.
  8. ^ AA.VV., Il nostro suolo prima dell'uomo, in Storia di Milano, I, Milano, Fondazione Treccani degli Alfieri, 1954, p. 11.
  9. ^ Felice Poggi, Idrografia nei dintorni di Milano nell'era romana, Milano, 1911.
  10. ^ Rita Camaiora, Misurare la terra, centuriazione e colonie romane, Modena, 1982
  11. ^ Landolfo seniore, XI secolo
  12. ^ Autori vari, p. 14.
  13. ^ Autori vari, p. 15.
  14. ^ D'Ilario, p. 83.
  15. ^ Ferrarini, p. 21.
  16. ^ Autori vari, p. 22.
  17. ^ Salvo l'ultimo Mulino di Milano, il Molino Dorino, su zoommilano.it. URL consultato il 23 ottobre 2017.
  18. ^ Delle antichità Longobardico-Milanesi, dei Monaci della Congregazione Cistercense di Lombardia, Dissertazione terzadecima,Sulla cultura delle campagne, e sull'irrigazione de' prati promossa ed estesa dai Monaci di Chiaravalle. Milano, MDCCXCII. Da Google Libri
  19. ^ La Darsena - Vecchia Milano, su vecchiamilano.wordpress.com. URL consultato l'11 agosto 2014.
  20. ^ Daniel Stopendal, Thesaurus Antiquitarum Instoriarum Italiae, Leida, 1704.
  21. ^ Giuseppe Filippini, Iconografia del Castello e della città di Milano, 1722
  22. ^ Pianta di Milano, Artaria Sacchi, 1904
  23. ^ Aspetti climatici della zona attraversata dall'Olona - ARPA Lombardia (PDF), su ita.arpalombardia.it. URL consultato l'11 agosto 2014.
  24. ^ a b L'Olona, il fiume di Milano, su vecchiamilano.wordpress.com. URL consultato l'11 agosto 2014.
  25. ^ Mappa idrografica del 1860, su miol.it. URL consultato il 20 ottobre 2017.
  26. ^ a b Milano sotterranea - Il fontanile dell'Acqualunga, su milanosotterranea.com. URL consultato il 21 ottobre 2017 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2011).
  27. ^ Parco Media Valle del Lambro, su pmvl.it. URL consultato il 20 ottobre 2017.
  28. ^ COMUNE DI MILANO - Parco Lambro, su comune.milano.it. URL consultato il 20 ottobre 2017 (archiviato dall'url originale il 15 ottobre 2011).
  29. ^ COMUNE DI MILANO - Parco Forlanini, su comune.milano.it. URL consultato il 20 ottobre 2017 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2011).
  30. ^ COMUNE DI MILANO - Parco Monluè, su comune.milano.it. URL consultato il 20 ottobre 2017 (archiviato dall'url originale il 7 marzo 2012).
  31. ^ Questo depuratore serve anche il comune di Peschiera Borromeo
  32. ^ Idrografia, idrologia ed idrogeologia della valle del Fiume Lambro (PDF), su pmvl.it. URL consultato il 21 ottobre 2017.
  33. ^ Nord sotto il diluvio, Milano allagata - Corriere della Sera, su corriere.it. URL consultato il 20 ottobre 2017.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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