Idrografia milanese

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Milano, il naviglio della Martesana inizia il suo percorso sotterraneo.

1leftarrow blue.svgVoce principale: Milano.

L'Idrografia milanese è molto complessa, poiché l'insieme di canali, fiumi, torrenti e rogge la rende un vero e proprio groviglio idrico che è impossibile descrivere senza intrecciare, alla natura dei luoghi e delle acque, gli interventi umani e una loro seppure sommaria cronologia.

Il primo tentativo di descrizione dell'idrografia milanese risale a Bonvesin de la Riva (1240-1314)[1][2].

La situazione attuale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2010 l'idrografia milanese è, rispetto al passato, relativamente semplice. Da oriente in senso antiorario si trovano il Lambro, il Naviglio della Martesana e il Seveso, l'asse Olona-Lambro meridionale, il Naviglio Grande e il Naviglio Pavese: assieme, i cinque corsi d'acqua costituiscono l'ossatura portante dell'intero sistema che scorre verso sud est. A sud della città sono collocati i tre depuratori,[3] che ne trattano le acque reflue, e i diversi canali le cui acque, dopo avere irrigato la pianura, hanno come recapito finale il Po. A nord, a tagliare l'Alto Milanese dal Ticino all'Adda, scorre il canale Villoresi che, irrigando i territori della sua sponda meridionale, travasa acque nel bacino milanese.

L'apparente semplicità descrittiva è però contraddetta dai numeri: sul territorio comunale di Milano, il reticolo di corsi d'acqua naturali e artificiali ereditati dal passato ha uno sviluppo complessivo di 370 chilometri[4] anche se scorre per la maggior parte in alvei coperti. Di questi circa 200 chilometri riguardano la rete dei corsi d'acqua principali o secondari, circa 170 quelli minori, spesso alimentati direttamente o indirettamente dalla falda.

A prescindere da questa situazione di storica abbondanza, o forse proprio in virtù di essa, la città di Milano rientra di fatto in un curioso e abbastanza ristretto novero. E cioè nel numero di quelle poche città di primaria importanza che non sono state fondate a cavallo o comunque vicino ad un grande e importante fiume preesistente alla città stessa (sarebbe oggettivamente un po' ardito parlare di "grande fiume" citando Lambro, Seveso e Olona) o nei pressi di uno specchio d'acqua di una certa grandezza [senza fonte]. E questo non volendo considerare, per ovvi motivi, le città che si affacciano direttamente sul mare.

Un excursus lungo due millenni[modifica | modifica wikitesto]

L'epoca preromana[5][modifica | modifica wikitesto]

L'insediamento gallo-insubrico cui si fanno risalire le origini di Milano fu, topograficamente, circondato da quello romano, questo fu poi circondato a sua volta da quello medievale e il centro urbano è cresciuto, nel tempo, a macchia d'olio attorno al primo nucleo, fino ai giorni nostri. La città preromana aveva un solo fiume che la interessava direttamente, quello che i romani più tardi chiamarono Nirone, e un fontanile, il Molia (o Mollia). Il Nirone nasceva tra le odierne piazza Firenze e piazzale Accursio, oggi quasi nel centro cittadino; il Molia sgorgava poco discosto e raccoglieva da nord alcune rogge; entrambi scorrevano a sud nella fascia di territorio compresa tra l'Olona, a ovest, e il Seveso a est.

I tre "grandi" fiumi (Lambro, Seveso e Olona) scorrevano nei loro alvei naturali, il Lambro e l'Olona più lontani dalla città, mentre il Seveso era più vicino. Non vi erano canali, ma essendo Milano al centro della fascia delle risorgive tra Adda e Ticino, il territorio era ricchissimo d'acqua e, per praticare l'agricoltura e per muoversi in un terreno altrimenti soltanto paludoso, gli abitanti hanno forzatamente dovuto regolarizzare il flusso delle acque ricorrendo a canalizzazioni e drenaggi, cui si sono sovrapposte opere successive che ne hanno fatto perdere la traccia e la memoria.

L'epoca romana: le bonifiche[modifica | modifica wikitesto]

L'idrografia di Milano in epoca imperiale romana

Le città romane era grandi consumatrici d'acqua, per usi sia pubblici sia domestici, e i romani erano sapienti nell'arte idraulica. A Mediolanum non occorrevano acquedotti, l'acqua era onnipresente e abbondante, affiorava dal suolo e scorreva vicina in fiumi che rispondevano alle esigenze della vita quotidiana.[6]

Le campagne attorno alla città erato state poi assegnate a coloni e a reduci[7], ne testimoniano abbondantemente i ritrovamenti archeologici e i toponimi di derivazione latina; i terreni digradavano dolcemente e costantemente da nord ovest a sud est e questa caratteristica ne favoriva la bonifica di cui i romani sono esperti. Da una parte si raccoglieva l'acqua per drenare i terreni, dall'altra si usavano le acque raccolte per irrigare i campi, con un disegno preordinato e consapevole. Si creò così un reticolo fittissimo di fossi, canaletti, ruscelli che rimarrà nei secoli la caratteristica di Milano e del Milanese (dei 370 chilometri di corsi d'acqua di cui si diceva sopra, ai più piccoli compete ancora la rispettabile cifra di circa 170 chilometri). L'idrografia non fu più, già da allora, quella costruita dalla natura.

L'epoca romana: la deviazione dei fiumi[modifica | modifica wikitesto]

Tra il finire dell'era repubblicana e i primi secoli di quella imperiale, i romani realizzano altre opere ben più appariscenti che modificarono radicalmente l'idrografia milanese: la deviazione del Seveso e lo scavo della Vettabbia, la costruzione di un condotto per l'evacuazione delle acque luride, una seconda deviazione del Seveso e la deviazione dell'Olona. La città era cresciuta e serviva nuova acqua, per il lavoro, gli usi pubblici e domestici e difensivi, così si cominciò, in epoca repubblicana, col portare in città il Seveso che scorreva lungo il perimetro orientale e con un canale, il Grande Sevese, giungeva alla Vetra. Questo canale esiste ancora ed è il più antico, scorre oggi nel sottosuolo di Milano dal Redefossi al Cavo Ticinello, sotto le vie dell'Orso, Monte di Pietà, Monte Napoleone, Larga, Disciplini, piazza Vetra.

Fu costruito un fossato per evacuare le acque esauste, la Vettabbia, e per irrigare le campagne al sud del centro, sfociando nel Lambro a Melegnano; alcuni storici[8] narrano che attraverso la Vettabbia e il Lambro si potesse navigare fino al mare scendendo il Po. Lungo le mura occidentali le acque erano quelle del Nirone, del Molia e delle rogge che furono opportunamente dirette; da qui fu deviato un colatore che sfruttando l'alveo del Nirone si ricongiungeva al Lombra e che diventò poi il Lambro meridionale. Il Seveso ebbe una seconda deviazione attraverso un canale che portava acqua direttamente alle terme Erculee.

L'abbazia di Chiaravalle Milanese, da qui e dalla vicina Morimondo partì il recupero delle terre dopo le invasioni barbariche

Da ultimo, l'Olona fu deviato a Rho attraverso un nuovo alveo che raggiungeva, da ovest, la parte meridionale della città, direttamente nella Vettabbia, e quindi confluiva nel Lambro. Con questa deviazione l'Olona cessò di esistere come fiume continuo dalle sorgenti alla foce. Nel XII secolo fu deviato nel fossato che invano i milanesi opposero al Barbarossa; alla fine del XVI secolo fu indirizzato alla darsena, costruita come porto della città dal governatore spagnolo De Fuentes. Del vecchio letto dell'Olona restò traccia nella piccola roggia Belgioioso che, dirigendosi prima a Settimo Milanese, si perdeva poi nel reticolo irriguo.

Le invasioni barbariche e i cistercensi[modifica | modifica wikitesto]

Durante le invasioni barbariche il complesso intrico di bonifica e irrigazione attorno alla città decadde, i campi coltivati, tra Milano e Pavia, lasciarono il posto alla boscaglia e alla palude. Furono i monaci di Chiaravalle e di Morimondo, appartenenti all'ordine dei cistercensi, il quale fondato solo pochi decenni prima in Francia, divenne ricco, straordinariamente diffuso e potente e contribuì in tutta Europa alla ripresa dell'agricoltura e delle attività manifatturiere, a riportare nella Bassa milanese nel XII secolo i coltivi, a introdurre i prati a marcita, l'allevamento e la lavorazione della lana.[9] I documenti conservati nei due monasteri sono particolarmente ricchi per quel che riguarda i diritti d'acqua, gli acquisti di fondi, l'apertura di mulini.

Da un fossato difensivo al Naviglio Grande[modifica | modifica wikitesto]

Il Naviglio Grande a Castelletto di Abbiategrasso, con l'incile del naviglio di Bereguardo

Nel 1152 fu costruito un canale deviando le acque del Ticino alla bassa pianura per scopi militari, con il precipuo scopo di scoraggiare le incursioni dei pavesi, alleati del Barbarossa, da Abbiategrasso a Landriano, il Ticinello, che in quel tratto esiste ancora oggi. Quattro anni più tardi, sempre per difendersi dal Barbarossa, Milano si dotò di nuove mura circondate da un'ampia fossa e per renderla più larga fu deviato l'Olona. Nel 1272 il nuovo corso del Ticinello fu reso navigabile e divenne il Naviglio Grande [10], arrivando ai margini della città, a Sant'Eustorgio, allora fuori Porta Ticinese. Il Naviglio fu di fondamentale importanza per lo sviluppo dei commerci, del benessere e della potenza di Milano che dopo la vittoria sul Barbarossa vide accrescere di anno in anno la propria egemonia, malgrado le lotte intestine. Ancora prima di diventare una straordinaria via di comunicazione, il Naviglio, con le sue centosedici bocche d'irrigazione, dispensa acqua alle campagne, riversando il suo flusso a sudest e modificando l'idrografia profondamente. Nuove rogge e canali solcarono la pianura, ma ciò non era sufficiente. Da Milano l'acqua del Ticino riprendeva la via delle campagne attraverso un nuovo canale Ticinello, che sfocia oggi le acque verso Selvanesco (oggi è un quartiere della periferia meridionale di Milano) a irrigare i terreni dei nuovi signori della città, i Torriani.

I Visconti e gli Sforza[modifica | modifica wikitesto]

La leonardesca conca dell'Incoronata, come appare oggi.

Nel 1359 Galeazzo II Visconti ordinò la costruzione di un naviglio per Pavia, allo scopo di irrigare il parco che dal castello arriva fino oltre l'attuale Certosa e un altro aqueducto per irrigare partendo dall'Adda una tenuta similare attorno al castello di porta Giovia a Milano. Il primo divenne il Navigliaccio, mentre del secondo non restano tracce, coperte forse dalla Martesana.

Dopo poco più di un secolo l'idrografia cittadina cambiò ancora. La signoria dei Visconti, diventata ducato nel 1396, perseguì con successo una politica espansionistica e Milano divenne la capitale di uno stato esteso, potente e ricco che aveva bisogno anche di simboli per sancire il proprio ruolo. Gian Galeazzo volle per la sua città una cattedrale che rivaleggiasse con le maggiori d'Europa, il Duomo, la cui costruzione iniziò nel 1386. Fu progettato interamente in marmo e questo fu portato, attraverso il Naviglio Grande, da Candoglia sulla sponda occidentale del Verbano, direttamente in prossimità del cantiere. Si rese così navigabile la fossa che cingeva le mura, restringendola e approfondendola, e si prolungò fino a essa il Naviglio, scavando un approdo, il laghetto di Santo Stefano, dove arrivarono tutti i materiali da costruzione necessari. Cinquant'anni dopo, sul tratto d'acqua che congiungeva Sant'Eustorgio alla fossa interna, venne realizzata la prima conca, regnante Filippo Maria Visconti, la Conca di Viarenna. Fu il suo successore, il duca Francesco Sforza, a fare costruire il Naviglio della Martesana, da Trezzo d'Adda alla Cassina de' Pomm, reso poi navigabile nel 1471, e fu il duca Lodovico il Moro a portarlo in città collegandolo alla fossa interna nel 1496, realizzando la congiunzione delle acque dell'Adda e del Ticino. Nel 1470, per volontà di Francesco Sforza, era già stato completato il naviglio di Bereguardo che dal Naviglio Grande raggiungeva il pianoro sopra il Ticino, a nord di Pavia.

Dalla dominazione spagnola ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

La darsena con l'imbocco verso la conca di Viarenna. Per più di tre secoli e mezzo è stata il punto focale dell'idrografia milanese.
I giardini di villa Belgioioso, ora Villa Reale

Della lunga dominazione spagnola, sulla carta idrografica di Milano resta la darsena, realizzata dal 1603 al 1605, tramite la deviazione dell'Olona che ne divenne diretto tributario e lo spostamento della conca di Viarenna. Ci fu poi un primo tentativo di scavo del naviglio Pavese, ma arrivato poco oltre la seconda conca, all'incrocio con il Lambro meridionale, fu abbandonato nel 1610.

Furono gli Austriaci a realizzare alcune opere che, seppure lontane da Milano, furono fondamentali per la navigabilità tra i laghi Maggiore e Lario: i lavori per il naviglio di Paderno furono iniziati nel 1777 e il Redefossi tra il 1783 e il 1786, infine, nonostante il decisionismo napoleonico, la navigazione sul Naviglio Pavese fu inaugurata dal Viceré del Regno Lombardo-Veneto, l'arciduca Ranieri Giuseppe d'Asburgo-Lorena, nel 1819.

Dal XVII al XIX secolo, nella fascia di territorio tra la fossa interna e i Bastioni, furono costruite sontuose ville con giardini ricchi di giochi d'acqua e, soprattutto, con i mille rivoli derivati dai navigli, prosperarono gli orti: verdure e frutta non sopportavano i lunghi viaggi e, così, venivano coltivati direttamente in città. Queste nobili dimore sono collocate nella stragrande maggioranza nella metà nord della città, dove l'acqua dei navigli era ancora fresca e limpida. Attorno alle porte sudorientali (Ticinese, Lodovica) si addensarono quelli che diventeranno i "quartieri popolari" della città, dove l'acqua diventava un "mezzo di lavoro".

Per completare la carta idrografica[modifica | modifica wikitesto]

Al completamento dell'idrografia milanese manca il canale Villoresi, realizzato tra il 1877 e il 1890, quando in città era già stato interrato il laghetto di Santo Stefano e coperte diverse rogge, tra le quali l'Acqualunga che scendeva da Precotto per lo stradone di Loreto e dava acqua ai ruscelli dei neonati Giardini Pubblici. E vanno ricordati, anche se il primo ebbe vita assai breve, il Porto di Mare, l'infrastruttura che avrebbe dovuto consentire la sopravvivenza del sistema idroviario di Milano, e l'Idroscalo (1928), lo specchio d'acqua costruito per l'ammaraggio degli idrovolanti.

Restano, dal punto di vista storico, due capitoli: il primo riguarda le vicende dell'Olona fino alla definitiva copertura e alla completa deviazione delle sue acque nel Lambro meridionale, ne accenneremo più sotto; il secondo è quello della copertura e poi dell'interramento della Cerchia dei Navigli avvenuta a partire dal 1929.

Corsi d'acqua che attraversano Milano[modifica | modifica wikitesto]

Diamo, di seguito, un elenco dei "corpi idrici" che interessano la città, con la semplice distinzione di quelli che l'attraversano e di quelli esterni al suo territorio comunale, con una seconda divisione tra quelli naturali e quelli artificiali, ricordando però che nel caso milanese non si tratta di due categorie assolute, in quanto "naturalità" e "artificialità" si intrecciano sovente nella vita di uno stesso corso d'acqua.[11]

Elenco dei principali corpi d'acqua "cittadini"[12][modifica | modifica wikitesto]

Naturali:

  • Fiume Olona
  • Fiume Lambro
  • Fiume Seveso
  • Torrente Merlata (Fugone)
  • Torrente Nirone
  • Torrente Pudiga
  • Torrente Mussa (Lombra Mussa)
  • Torrente Molia
  • Fontanile di Macconago
  • Fontanile dell'Acqualunga[13]

Artificiali:

Principali corsi d'acqua dell'hinterland milanese[modifica | modifica wikitesto]

Naturali:

Artificiali:

Descrizione in dettaglio[14][modifica | modifica wikitesto]

Un volo di giovani germani reali a parco Lambro, a Milano
Il naviglio della Martesana, entrando a Milano, sottopassa vari tronchi ferroviari.
Il Seveso a Bresso, dal ponte di via Aldo Moro che segna il confine con Milano

Il Lambro[modifica | modifica wikitesto]

Il Lambro scende dal triangolo lariano lungo la Valassina, attraversa la Brianza, compreso il suo capoluogo, Monza, e i comuni di Brugherio, Sesto San Giovanni e Cologno Monzese[15]. Per il suo corso periferico, a Milano scorre ancora quasi interamente a cielo aperto, bagnandone la fascia orientale per circa dieci chilometri. Entra nel territorio comunale da Cascina Gobba, attraversa il quartiere di Lambrate, Parco Lambro[16], l'Ortica e Monluè, uscendo nel territorio di Peschiera Borromeo. Qui è collocato uno dei tre depuratori del capoluogo (Milano sudest)[17] e il Lambro ne riceve parte delle acque. Nel tratto milanese, il Lambro riceve la roggia Lirone, emissario dell'Idroscalo. A Corte Sant'Andrea di Senna Lodigiana il Lambro sfocia nel Po, con una portata media di 12 m³/s.

Fino al 2005, il Lambro riceveva lungo il suo percorso praticamente tutti gli scarichi fognari di Milano, in parte direttamente (bacino est) e in parte tramite la Vettabbia e il Redefossi (bacino centrale), attraverso il Lambro meridionale che raccoglieva a sua volta quelli del bacino occidentale. Con l'entrata in funzione del sistema di depurazione delle acque del capoluogo, la situazione è radicalmente cambiata, come vedremo anche dalla trattazione dei singoli corsi d'acqua.[18]

Seveso, Martesana, il Redefossi e il Garbogera[modifica | modifica wikitesto]

Il Seveso proviene dal Comasco, segnando il confine occidentale della Brianza, ha un breve percorso (55 km) e una modesta portata ordinaria (1,8 m³/s), ma può provare piene e alluvioni distruttive: esistono tracce archeologiche di una catastrofica alluvione avvenuta nel I secolo d.C., cui si attribuisce la distruzione del primo "porto di Milano" [senza fonte]. Il cavo Redefossi è stato scavato nel XVII secolo per contenerne le piene, che spesso allagavano la parte meridionale della città cui era convogliato lungo le mura spagnole, e prolungato alla fine del secolo scorso per evitare quelle nell'immediato hinterland a sud; il canale Scolmatore di nordovest, da Paderno Dugnano al Ticino, è stato costruito a partire dal 1954 per rimuovere il problema a monte dell'area metropolitana di Milano: gli ultimi allagamenti nell'area nord della città datano a giugno, agosto e settembre 2010,[19] quest'ultimo ha provocato danni assai gravi.

Il percorso milanese del Seveso è completamente coperto. Ha avuto il non invidiabile soprannome Fiume Nero [senza fonte] per il colore delle sue acque e, ordinariamente, si riversa nel naviglio della Martesana sotto via Melchiorre Gioia, a Milano, all'altezza di via Carissimi dando origine al Redefossi nella sua attuale configurazione[20]. Fortunatamente il naviglio della Martesana, che proviene dall'Adda, non ha problemi di piene eccessive (scarica comunque nel Lambro, che scavalca prima di entrare a Milano le acque in eventuale eccesso) mentre la sua storia nei primi secoli è stata caratterizzata dall'insufficienza del livello d'acqua necessario alla navigazione. Oggi termina il suo percorso a cielo aperto alla Cassina de' Pomm, dove si attestava[21], prima che Lodovico il Moro lo portasse in città, e dove oggi scompare sotto la superficie stradale tombinato. Il Redefossi sfocia nel Lambro a Melegnano.

Del bacino del Seveso fa parte anche il Garbogera, torrente che proveniva da colature di Lentate sul Seveso, raggiungeva la Bovisa, contornava il Cimitero Monumentale e attraversava la città (corso Como, vie Broletto, Cordusio, Torino, corso di Porta Ticinese) e raggiungeva la Vettebbia. Limitato nel Medio Evo a via Pontaccio (Grande Sevese), oggi finisce nel bacino fognario all'altezza dell'ex Scalo Farini[22] e fu protagonista in passato di episodi di inquinamento grave per la presenza di scarichi abusivi. Oggi nei brevi tratti un cui scorre libero tra Cesano Maderno, Bollate e Novate è in condizioni migliori del Seveso.

L'Acqualunga e la roggia Gerenzana[modifica | modifica wikitesto]

Sono legati in diverso modo al Seveso i due corsi d'acqua, completamente tombinati e invisibili nei loro percorsi, dell'Acqualunga [13] e della roggia Gerenzana. Il primo è un fontanile che nasce a Precotto, lungo viale Monza; ai tempi dei Romani era forse un affluente del Seveso e con esso contribuiva all'approvvigionamento idrico di Milano [senza fonte]. Vi è chi sostiene che nella città arrivasse autonomamente [23] e che confluisse qui nel Grande Sevese; al suo attraversamento si attribuiscono i resti di un supposto ponte romano rinvenuti a San Babila [senza fonte]. In tempi storicamente più documentati, l'acqua del fontanile scorreva copiosa nei giardini di villa Finzi a Gorla e vi formava addirittura un laghetto, arrivava a Loreto e discendeva per gli attuali corsi Buenos Aires e Venezia, bagnando gli orti di Porta Orientale e formando, alla fine dell'Ottocento i ruscelli dei Giardini pubblici. In via Scarlatti tra gli edifici dei civici numeri 2 e 4, si vede ancora dove passava la roggia Acqualunga. Scorreva poi parallela alla roggia Gerenzana in via Spallanzani e fu, come ricordato, il primo corso d'acqua milanese sacrificato alla viabilità, finendo nel Redefossi.

Dal Seveso nasce la roggia Gerenzana [24][25], in origine direttamente dal fiume, e successivamente, quando questo fu portato a incrociarsi con il naviglio della Martesana, da questo nuovo nodo idrico. Rappresentava un "diritto d'acqua", una roggia privata in sostanza, dei marchesi Brivio Sforza di cui irrigava le proprietà a San Giuliano Milanese, e ha mantenuto lo stesso percorso, pur spostato poco più a oriente di un tempo; gli ultimi tratti ai confini della città sono stati tombinati nel 1999[26]. A Porta Orientale la roggia alimentava con le sue acque depurate, fatte scorrere attraverso mucchi di sabbia e ghiaia, il Bagno di Diana[27], la prima lussuosa piscina all'aperto di Milano e, subito prima, in via Sirtori, attraversava lo stabilimento (con deposito di carrozze, officine e scuderie) della Società Anonima Omnibus[28], che gestiva il trasporto pubblico milanese e che aveva la necessità di abbeverare fino a cinquecento cavalli. Vi è ancora un tratto scoperto della roggia tra via Spallanzani e via Sirtori, dietro il cortile di un noto supermercato.

Lo straripamento dell'Olona a Milano nel 1917

L'Olona e i suoi affluenti[modifica | modifica wikitesto]

L'Olona, che oggi scorre invisibile tombinato sotto il manto stradale per tutto il suo percorso cittadino, è storicamente il fiume di Milano per antonomasia. Deviato dai Romani dal suo alveo naturale a Lucernate[29] tra il I e il II secolo d.C., l'Olona raggiungeva Milano col nome di Vepra, attraversando il territorio di quella che sarebbe diventato Pero. Passava poi per gli attuali quartieri Gallaratese, Lampugnano e QT8. Prima di Rho, riceveva le acque del Bozzente e della Lura; nel tratto milanese riceveva, e riceve tuttora, quelle dei torrenti Guisa e Nirone (solo omonimo di quello che già dava acqua a Milano), uniti nel Merlata o Fugone, provenienti dall'area boschiva delle Groane. L'Olona intercettava, all'altezza dell'attuale piazza Stuparich, il Lombra (o Mussa o Pudiga) prendendone per un tratto l'alveo. Ne usciva, attraverso la Vepra appunto, alla Maddalena, per confluire nella Vettabbia. Il Lombra proseguiva verso sud-est per diventare il Lambro meridionale. La Maddalena è un borgo situato attorno all'attuale piazza De Angelis, all'inizio della via per Novara.

L'Olona meridionale alla chiusa (travacca) di Genzone.

Prima della costruzione della ferrovia Torino-Milano, il Nirone era legato al Nirone romano, formando di fatto un fiume e ricevendo tutte le acque delle Groane (Guisa, Greca, Merlata, Fugone, Pudiga, Garbogera e i torrenti entranti da corso Como). Nell'Ottocento venne costruito un canale artificiale per scaricare tutte le acque nella nuova Roggia Mossa, legata al Mussa dall'affluente dell'Olona deviato, per evitare che il convogliamento di tutte le acque alla città di Milano comportasse allagamenti e alluvioni. Prima dell'Ottocento, il fiume che entrava nell'Olona in zona piazzale Lotto era il Mussa, e non il Pudiga. Nel XII secolo l'Olona era stato portato alla cinta di mura per contribuire all'allagamento della fossa e, alla fine del XVI, arrestato alle mura spagnole e fatto confluire nella nuova darsena pochi anni dopo. Le sue acque ne uscivano, mescolate a quelle del Naviglio Grande e della fossa interna (quindi Martesana), attraverso il cavo Ticinello e il Naviglio Pavese che, anche se allora lungo soli cinque chilometri e mezzo,[30] irrigava già le campagne.

La cartografia remota mostra il percorso dell'Olona, oltre a quello della Maddalena, e compaiono spesso nomi di cascine e di mulini. Fino al 1704[31] il fiume presentava un solo braccio terminale, a partire dal 1722[32] il fiume venne biforcato in due rami pressoché paralleli: l'Olona nuova quello settentrionale, che più tardi si chiamerà roggia Molinara, l'Olona vecchia quello meridionale. La roggia sarà chiusa alla fine dell'Ottocento, prima della canalizzazione del fiume. Il percorso canalizzato esterno attuale compare per la prima volta nel piano regolatore generale del Beruto nel 1884.

Nessuna traccia appare invece, a partire dal XV secolo, di un preteso corso del fiume oltre Milano sulle tracce dell'antico letto preromano; l'Olona che sfocia nel Po è ignorato o fatto nascere correttamente sotto Binasco. Oggi sappiamo che inizia, come roggia Olona, alla frazione Settimo del comune di Bornasco[33][34]. Da tutto ciò possiamo concludere che l'Olona, nato alla Rasa di Varese, termina a Milano, fino al 1980 nella darsena di Porta Ticinese, oggi a San Cristoforo nel Lambro meridionale.

Da questo scaricatore del Naviglio Grande, a San Cristoforo, nasce il Lambro meridionale
La fine dell'Olona che si immette, da sinistra, nel Lambro meridionale
Lambro meridionale a Milano: malgrado la sporcizia e le acque torbide, le Gallinelle d'acqua vi si sono ambientate

Il Lambro meridionale[modifica | modifica wikitesto]

Con diverse allineature, a seconda del periodo storico e del recapito milanese delle acque dell'Olona, il Lambro meridionale può apparire come il proseguimento dell'Olona stesso, soprattutto oggi che quest'ultimo non ha più nessuna deviazione verso la darsena, e i due corsi d'acqua talvolta vengono descritti addirittura come un unico fiume. Il Lambro meridionale è invece un corso d'acqua che ha origine da uno scaricatore del Naviglio Grande in località San Cristoforo, a Milano, dove riceve in parte anche le acque dell'Olona.[35]

Il Lambro meridionale o, più correttamente, il colatore Lambro meridionale, ha una sua lunga storia autonoma: usciva al Carrobbio da una cloaca che i romani costruirono lungo l'attuale via Torino e per via Cesare Correnti dirigeva a sud nell'alveo del Nirone e riceveva, diluendosi, il Lombra. Fino dal Medioevo abbiamo testimonianze scritte (archivi del monastero di Sant'Ambrogio e di Chiaravalle) in cui viene definito Lamber merdarius con chiaro riferimento alla sua origine. Oggi, in alcuni documenti dall'Autorità di bacino del Po (AIPO) viene meno crudamente definito Lambro sporco [senza fonte].

Dopo l'entrata in funzione del sistema di depurazione delle acque di Milano, non riceve più reflui fognari ma soltanto esiti del reticolo di acque a bassa profondità dell'area a valle della darsena e quelle purtroppo ancora altamente inquinate dell'Olona. Scorrendo a cielo aperto è spesso oggetto delle proteste dei cittadini che abitano nelle vie adiacenti. A Ponte Sesto, frazione di Rozzano, riceve parte delle acque trattate dal depuratore di Nosedo, e da qui la situazione migliora sensibilmente. Ancora a Rozzano ne esce, in sponda destra, la roggia Pizzabrasa che si diffonde nel reticolo irriguo dell'alto Pavese e che a sua volta riceve acque depurate a Nosedo[36]. Il colatore sfocia nel Lambro, di cui è il maggiore affluente, a Sant'Angelo Lodigiano. Un'altra parte delle acque di Nosedo finisce nella roggia Carlesca proveniente dal Naviglio Grande che sfocia nel Lambro meridionale.

La roggia Boniforte a Milano, nel 2010
Lavandaie in via Argelati, sulla roggia Boniforte nel 1940
I brelin della Roggetta el fossett (il ruscelletto, in milanese) in vicolo privato Lavandai

Il Naviglio Grande, le sue derivazioni, il Naviglio Pavese e Bereguardo[modifica | modifica wikitesto]

Il Naviglio Grande, costruito tra il 1179 e il 1211, ora deriva le sue acque dal Canale Industriale, al servizio delle centrali elettriche di Turbigo, che ha origine (come il canale Villoresi) dalla diga del Panperduto.[37] Navigabile dal 1272, ha visto l'ultimo barcone carico di sabbia nel 1979 [senza fonte]. Attualmente è l'unico immissario della darsena di Porta Ticinese. Nel tratto da Castelletto di Abbiategrasso a Milano, il Naviglio Grande alimenta il Naviglio di Bereguardo, il Canale Ticinello, che si stacca dal Naviglio Grande attraverso un complesso di chiuse[38] e raggiunge Binasco, forma il Navigliaccio[39] e prosegue per il territorio di Lacchiarella[40][41], la roggia Belgioioso, la roggia Vecchia, la roggia Braschetta, al confine con Buccinasco, a cielo aperto come l'adiacente roggia del Mulino bruciato, la già citata roggia Carlesca e numerose bocche che irrigano il triangolo formato con il Naviglio Pavese. A poche centinaia di metri dalla darsena ne esce la roggia dei Lavandai o Boniforte, l'ultima, tra quelle importanti, del Naviglio. Scorre in via Argelati, la prima traversa della ripa di Porta Ticinese, un tempo gremita di lavatoi, e dava acqua anche ai Bagni Ticino, una sorta di risposta popolare ai lussuosi Bagni di Diana di Porta Venezia; naturalmente poi irrigava le campagne circostanti.

Da segnalare, sempre vicinissime alla darsena, due roggette che fanno parte del colore milanese: la prima corre lungo i muri delle case di via Magolfa ed è situata in sponda destra. L'altra, una delle pochissime dell'alzaia in sponda sinistra, il ruscello del vicolo dei Lavandai, con la tettoia immortalata in tante foto e dipinti e i brelin, i lavatoi in pietra.

Dalla darsena escono due corsi d'acqua, il Naviglio Pavese e il cavo Ticinello che alimenta anche la Vettabbia.

Il Naviglio Pavese venne completato soltanto nel 1819 e confluisce nel Ticino a Pavia. Lungo circa 33 chilometri, supera il dislivello di 56 metri tra l'incile e Pavia con dodici conche di cui due doppie, purtroppo non più in uso. Proprio perché direttamente comunicante col Ticino quasi al suo sbocco nel Po, venne navigato anche da barconi più grandi e capaci di quelli degli altri navigli e vi si svolsero vari tentativi di navigazione a vapore. Nel 2010 era considerato tratto fondamentale della progettata idrovia turistica Locarno-Venezia, ma la navigabilità sarebbe oggi assicurata solo per le prime due conche in uscita da Milano.

Il naviglio di Bereguardo, navigato fino all'apertura del naviglio Pavese, è da allora solo un canale irriguo; delle dodici conche, che ne caratterizzavano il breve percorso con un forte dislivello, restano in ottimo stato di conservazione le opere murarie e in pietra. Praticamente rettilineo verso sud da Abbiategrasso, termina nella cittadina che gli dà il nome.

Altri canali[modifica | modifica wikitesto]

Il cavo Ticinello è in pratica oggi uno scolmatore della darsena[42], scorre parallelo al cavo Vettabbia, cedendogli parte della sua portata, prosegue nelle campagne meridionali di Milano, confluendo nel colatore Lambro Meridionale.

La Vettabbia al quartiere Spadolini a Milano; acque limpide e colonie di germani reali, folaghe e gallinelle d'acqua
Sempre la Vettabbia, in via Ripamonti: solo l'acqua è rimasta limpida

La Vettabbia, come abbiamo visto, è stato il primo naviglio di Milano e convogliava le acque del Seveso e dell'Olona in epoca romana. Dalle Antichità Longobardico-Milanesi[43] apprendiamo che, sulla spinta del successo del Naviglio Grande, per volontà del capitano del popolo, Matteo Visconti, una commissione di giurisperiti si riunì l'11 maggio 1296 per valutare le opere necessarie alla navigazione della Vettabbia e che il progetto fu accantonato per pure ragioni di costo. Più tardi, e fino al 1930, la Vettabbia divenne lo scolmatore della fossa interna. Attraversa sotterraneamente la zona sud-est di Milano ed era alimentato da una parte delle acque del Seveso e del Molia; oggi riceve quelle del cavo Ticinello. A sud di Milano riceve le acque del Fontanile di Macconago. A Melegnano confluisce nel Lambro, subito dopo aver ricevuto il Redefossi. Nella Vettabbia si scaricano anche parte delle acque depurate a Nosedo.

Entrambi i canali hanno rilevanti tratti che scorrono a cielo aperto nel territorio comunale: la Vettabia, da Morivione, attraversa tutto il Vigentino per dirigersi a Chiaravalle e attraversare poi San Donato Milanese. A cavallo dei due comuni, all'interno del parco Sud, è stata individuata un'area a più alta protezione a completamento delle migliorie a contorno del depuratore di Nosedo[44]

Il Canale scolmatore di Nord Ovest e deviatore Olona esce dal Seveso a Paderno Dugnano e nel suo percorso verso il Ticino, a nord di Rho, raccoglie le acque di piena dell'Olona. In caso di eccesso di volume, un apposito canale deviatore le indirizza direttamente al Lambro meridionale al Gratosoglio, aggirando Milano da ovest. Le proteste di Abbiategrasso e dei comuni a valle sul Ticino accompagnano da decenni lo sversamento di acque inquinate nel fiume maggiore, sottolineando il fatto che il complesso circuito idraulico non è comunque in grado di evitare completamente le esondazioni, in particolare quelle autunnali.

Acque "aeronautiche" e acque sparite[modifica | modifica wikitesto]

L'Idroscalo dalla testata nord
Idroscalo, la chiusa da cui esce la roggia Lirone

L'Idroscalo[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno del 1927, al tempo della prima trasvolata atlantica di Charles Lindbergh, una legge [senza fonte]impose alle provincie italiane di attrezzare spazi di emergenza per l'atterraggio e l'ammaraggio d'emergenza degli aeroplani. Si pensava a quel tempo che il futuro dell'aviazione civile dovesse volare sulle ali degli idrovolanti, nella cui costruzione l'industria nazionale vantava un innegabile prestigio.[45] Già l'anno prima Milano aveva progettato di abbinare alla pista dell'aeroporto di Taliedo un bacino artificiale di un chilometro [46].

Si tratta di un bacino di 2500 metri di lunghezza e largo dai 300 ai 450 metri, con una profondità media di dieci, ricavato a oltre tre chilometri a est dall'aeroporto in una zona dove c'erano già molte cave. Il contratto, affidato all'impresa Lucchini, prevedeva il saldo degli scavi in cambio dei milioni di metri cubi di inerti ricavati. I lavori procedettero dapprima speditamente, tanto che nel maggio 1930 il primo idrovolante ammarò all'Idroscalo. Poi si incepparono, e nel 1933 la provincia requisì i cantieri; ma i "Littoriali del remo", organizzati per l'anno successivo, dettero una spinta alla ripresa dei lavori ulteriormente gli europei di canottaggio e di motonautica del 1938, ai quali si poté assistere dalle sponde e dall'imponente tribuna realizzata ad hoc. Non furono mai completate, invece, le attrezzature aeronautiche dello scalo, né per i passeggeri, né per l'assistenza a terra dei velivoli; d'altra parte, gli idrovolanti stavano dimostrando la loro scarsa flessibilità d'impiego [senza fonte] e la struttura aveva imboccato la direzione dello sport e tempo libero che caratterizza ancora oggi il "mare di Milano".

Le cave[modifica | modifica wikitesto]

La natura geologica dei suoli ha sempre favorito, nel Milanese, l'escavazione di sabbia e ghiaia e oggi sono diverse le cave dismesse attrezzate per gli sport acquatici o la pesca; tra le più note, ricordiamo quelle di Trezzano sul Naviglio e di Redecesio.

Il Porto di mare[modifica | modifica wikitesto]

Una coppia di nutrie (Myocastor coypus) sulla Vettabbia, nell'ex area del Porto di Mare

Quando nei primi decenni del XX secolo si cominciò a parlare di chiudere la cerchia dei navigli[47], anche i più convinti sostenitori della navigazione interna si trovarono a malpartito: i mancati ammodernamenti di un secolo avevano reso il sistema ormai obsoleto, con canali stretti e inadatti alla navigazione a motore; mancava poi un porto vero e proprio dove stoccare e movimentare le merci e il collegamento con il Po era macchinoso con le dodici conche da superare. Tutto ciò a prescindere dalle argomentazioni di chi voleva la città libera dall'intralcio dei canali. Il Genio Civile presentò un progetto che prevedeva un porto a Rogoredo a sud di Porta Romana, punto naturale di convergenza delle acque che colano dalla città (1907), e nel 1917 il progetto fu approvato, l'anno dopo si costituì l'azienda portuale e in quello successivo cominciarono i lavori con lo scavo del bacino portuale e di spezzoni di canale verso Cremona (20 chilometri). Nel 1922 i lavori furono sospesi. L'acqua di falda aveva naturalmente riempito lo scavo e sotto il Corvetto si creò un luogo per i pescatori e, d'estate, per i bagnanti.

Il progetto venne ripreso, ampliato e approvato nel 1941; finita la guerra venne integralmente ricompreso nel piano regolatore del 1953, ma i lavori non partirono. Negli anni che precedettero l'istituzione della Regione Lombardia, il collegamento idroviario via Po con l'Adriatico venne riaffermato come scelta strategica per lo sviluppo dell'economia lombarda [senza fonte]. Nel 1972 venne istituita un'apposita azienda, si diede inizio ai lavori e si scavò un canale da Cremona all'Adda. Nel giugno 2000, con apposita legge, la Regione pose la società in liquidazione. Al posto del sognato Porto di mare, furono realizzati nuovi quartieri e una stazione della linea 3 della metropolitana dall'omonimo nome, per molti misterioso: Porto di Mare.

Un tratto molto incassato del canale Villoresi

Il canale e il Consorzio Villoresi[modifica | modifica wikitesto]

A nord di Milano, attraversando tutto l'Alto Milanese, scorre il Canale Villoresi, derivato dal Ticino a Somma Lombardo, che sfocia nell'Adda a Groppello dopo 86 chilometri di percorso. Il sistema di distribuzione delle acque del Villoresi, articolatissimo,[48] ha rivoluzionato a partire dalla fine del XIX secolo tutta l'agricoltura dell'alta pianura. Fu costruito, su progetto dell'ingegner Eugenio Villoresi, negli anni tra il 1877 e 1890. Il consorzio che ne assunse la gestione, ora Consorzio di bonifica Est Ticino Villoresi[49], è concessionario della quasi totalità delle acque descritte in precedenza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'idrografia di Bonvesin - premessa
  2. ^ "De magnalibus Mediolani", Libri Scheiwiller, Milano
  3. ^ Da est a ovest: Peschiera Borromeo, Milano Nosedo e Milano San Rocco
  4. ^ http://www.mi.camcom.it/upload/file/1476/738306/FILENAME/Relazione_Metropolitana_Milanese_S.P.A..PPT%7C pagina 17
  5. ^ Per le vicende di Milano all'epoca preromana e romana vai a Milano Storia Età antica
  6. ^ Felice Poggi, Idrografia nei dintorni di Milano nell'era romana, Milano, 1911.
  7. ^ Rita Camaiora "Misurare la terra, centuriazione e colonie romane", Modena, 1982
  8. ^ Landolfo seniore, XI secolo
  9. ^ "Delle antichità Longobardico-Milanesi", dei Monaci della Congregazione Cisterciese di Lombardia, Dissertazione terzadecima,Sulla cultura delle campagne, e sull'irrigazione de' prati promossa ed estesa dai Monaci di Chiaravalle. Milano, MDCCXCII. Da Google Libri
  10. ^ Prima da Abbiategrasso a Landriano
  11. ^ Accade sovente, per esempio, che la derivazione da un canale accresca la sua portata strada facendo per l'apporto di risorgive, fontanili o, addirittura, per acque di falda.
  12. ^ Mappa idrografica del 1860
  13. ^ a b Milano sotterranea
  14. ^ Nella determinazione dei tracciati dei corsi d'acqua e nella ricerca cartografica, dal XVI secolo ai giorni nostri: "Carte di Lombardia" a cura di Giovanni Liva e Mario Signori, Mediocredito Lombardo, Milano, 1985 e Virgilio Vercelloni, "Atlante storico di Milano, città di Lombardia" , Officina d'arte grafica Lucini per Metropolitana Milanese, Milano, 1987, oltre ai testi e ai siti richiamati di volta in volta. Ripetutamente consultato il sito [http.www. Stagniweb.it], cliccando sulla sezione mappe storiche e, per l'attualità, Google Eart, Google Map nonché le mappe locali di Seat-Pagine Gialle
  15. ^ Parco Media Valle del Lambro
  16. ^ COMUNE DI MILANO - Parco Lambro
  17. ^ Serve anche il comune di Peschiera Borromeo
  18. ^ http://www.pmvl.it/include/spaw2/uploads/files/prima_mostra_idrografia.pdf
  19. ^ Nord sotto il diluvio, Milano allagata - Corriere della Sera
  20. ^ Gianni Guadalupi, Storia idraulica della Lombardia, Franco Maria Ricci, Milano 1987
  21. ^ Lapide posta dal Comune di Milano per celebrare il cinquecentesimo anniversario dell'avvenimento. Milano, via San Marco n.45
  22. ^ Il mare a Scalo Farini | Expo 2015 Camp
  23. ^ Donatella Caporusso, in "Scavi per la mm3, ricerche di archeologia urbana a milano durante la costruzione della linea 3 della metropolitana" 1982-1990. Nello stesso volume, la ricostruzione dei canali di Milano all'epoca imperiale romana, con la localizzazione del porto in via Larga.
  24. ^ Untitled Document
  25. ^ Untitled Document
  26. ^ Pagamento all'imprese realizzatrice da parte del comune di Milano
  27. ^ Il “Bagno di Diana” « Vecchia Milano
  28. ^ la diffusione dell'omnibus
  29. ^ Allora villaggio a sudovest di Rho, di cui oggi è frazione
  30. ^ [notizie naturali e civili su la lombardia cattaneo]
  31. ^ Daniel Stopendal "Thesaurus Antiquitarum Instoriarum Italiae, Leida 1704
  32. ^ Giovanni Filippini, "Iconografia della città e castello di Milano, 1722
  33. ^ Carta Tecnica Regionale 1:10000 Milano-Pavia, sorvolo 1994
  34. ^ http://www.provincia.pv.it/provinciapv/brick/idrografiaprovinciale
  35. ^ http://www.aemcremona.it/index.aspx?m=97&f=3&idf=51
  36. ^ Depuratore di Milano Nosedo
  37. ^ Il rifacimento dell'incile
  38. ^ Sono parzialmente visibili, in basso a sinistra, nell'immagine che mostra, più sopra, l'incile del naviglio di Bereguardo.
  39. ^ Prima il Navigliaccio e Bereguardo
  40. ^ Canali e rogge del comune di Lacchiarella
  41. ^ Parchi e Oasi
  42. ^ COMUNE DI MILANO - Parco Agricolo del Ticinello
  43. ^ Dissertazione duodecima
  44. ^ Associazione Borgo di Chiaravalle - Il Parco della Vettabbia
  45. ^ Trasvolatori Atlantici
  46. ^ La provincia di Milano fu, in realtà, l'unica adempiente.
  47. ^ Per la verità i primi progetti datano dall'800: elencare
  48. ^ 130 km di canali secondari e 1400 di canali terziari
  49. ^ Est Ticino Villoresi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Delle antichità longobardico-milanesi, illustrate con dissertazionidai monaci della Congregazione cisterciese di Lombardia, Imperial Monisterio di S. Ambrogio Maggiore, Milano 1792 (da Google libri)
  • Giuseppe Bruschetti, Istoria dei progetti e delle opere per la navigazione interna del Milanese, 1824 (da Google libri)
  • Carlo Cattaneo, Notizie naturali e civili su la Lombardia, coi tipi di Giuseppe Bernardoni di Giovanni, Milano, 1844 (da Google libri)
  • Scritti di Carlo Cattaneo, Sansoni Editore, Firenze, 1957
  • Pierino Boselli, "Toponimi lombardi", Sugarco Edizioni, Milano 1977
  • T.Celona-G. Beltrame, I Navigli milanesi, storia e prospettive, Milano, Pizzi editore, 1982.
  • Enzo Pifferi, Da Milano lungo i navigli Editrice E.P.I., Como, 1984
  • Giorgio Bocca ed Enzo Pifferi, Il Duomo, Milano Anno Domini 1386, Editrice E.P.I., Como, 1986
  • Enciclopedia di Milano Franco Maria Ricci Editore, Milano 1997
  • Bonvesin da La Riva, "De magnalibus Mediolani", testo critico, traduzione e note a cura di Paolo Chiesa, Libri Scheiwiller, Milano, 1998
  • Roberta Cordani (a cura di), I Navigli, da Milano lungo i canali, Edizioni Celip, Milano, 2002
  • Roberta Cordani (a cura di), Milano, il volto di una città perduta, Edizioni Celip, Milano, 2004
  • Vittore e Claudio Buzzi, Le vie di Milano, Ulrico Hoepli editore, Milano, 2005
  • Laura Bovone (a cura di), "Un quartiere alla moda-Immagini e racconti del Ticinese a Milano", Franco Angeli, Milano, 2006

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