Idol coreano

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Con il termine idol coreano (대한민국의 아이돌?, Daehanmingug-ui a-idolLR) ci si riferisce a un artista musicale k-pop generalmente rappresentato da un'agenzia di talenti[1][2], la quale ne predispone l'esordio nel mondo dello spettacolo dopo un periodo di preparazione in discipline come canto e danza.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo delle Girls' Generation, sotto contratto con la SM Entertainment

Il percorso per diventare idol comincia con delle audizioni indette da agenzie di talenti (come SM Entertainment, YG Entertainment e JYP Entertainment, le tre più grandi agenzie) a cui ogni anno partecipano centinaia di persone nella speranza di entrare nello show business[3][4][5][6][7][8]. Coloro che superano le varie fasi dei provini, o che vengono scritturati per strada[9][10], hanno la possibilità di firmare un contratto a lungo termine e ricevere una preparazione artistica che dura da pochi mesi a diversi anni[4], e che comprende lezioni di canto, danza e lingue straniere, in particolare giapponese, cinese e inglese[6][11], dato che la musica pop coreana possiede un largo seguito anche all'estero[12]. Capita che alcuni inizino il loro percorso all'età di 9 o 10 anni[13]. La preparazione si svolge in concomitanza con il periodo di formazione didattica, quindi non è raro che gli apprendisti convivano e condividano la stessa routine fatta di lezioni scolastiche mattutine e lezioni preparatorie alla sera[13]; mentre altri preferiscono ritirarsi dalle attività scolastiche per dedicare tempo ed energie al raggiungimento dell'obiettivo di diventare idol[11]. Terminata la scelta dei membri di un nuovo gruppo, a ciascuno di essi viene assegnato un ruolo e una personalità, e parte del lavoro consiste nel riuscire a restare nel personaggio in ogni genere di situazione. Un modo per costruire l'immagine personale dei gruppi idol è quello di ricorrere alle reti sociali, condividendo contenuti la cui coerenza viene supervisionata dall'agenzia[14].

Le attività di scouting e formazione di un idol comportano alle agenzie costi ragguardevoli: per esempio, le spese di preparazione di un singolo membro del gruppo Girls' Generation si sono aggirati sui 3 miliardi di won (circa 2,6 milioni di dollari)[15].

Il sistema degli apprendisti fu reso popolare da Lee Soo-man, fondatore della SM Entertainment, come parte di un concetto definito "tecnologia culturale" (문화기술?, MunhwagisolLR)[2]. La SM Entertainment è stata definita la prima compagnia che abbia trattato le band come marchi e trasformato in merce l'artista stesso. Questa tecnica, generando un'attenzione di massa proveniente dall'estero, aiutando la diffusione della hallyu, espandendo la platea di fan e producendo i profitti necessari al funzionamento delle compagnie, è diventata un elemento centrale e distintivo nella gestione degli idol[16][17]. Essendo un processo unico, è stato spesso criticato dalle testate occidentali, mentre gli idol hanno una connotazione negativa sulla scena musicale coreana indipendente e underground[18][19].

Secondo The Vancouver Observer lo stereotipo di idol coreano è "incredibilmente giovane, di bell'aspetto e capace di mantenere un tono melodrammatico"[20].

Condizioni lavorative[modifica | modifica wikitesto]

Molti gruppi e solisti idol hanno dichiarato che i contratti decennali proposti dalle loro agenzie erano troppo lunghi e restrittivi, e non prevedevano la spartizione dei profitti derivanti dal loro successo. Un dirigente della DSP Media raccontò che la compagnia divideva i proventi con i propri artisti, ma che spesso non restava molto dopo aver coperto i costi[17]. Alcune agenzie come la SM Entertainment sono state definite "fabbriche"[2] per il loro metodo di produrre star in massa. I membri dei gruppi vengono sostituiti di frequente con altri più giovani quando l'età o l'inclinazione per i musical iniziano a diventare un problema[21].

Storia del fenomeno[modifica | modifica wikitesto]

Gli idol in Corea del Sud hanno assunto negli anni un ruolo iconico all'interno dell'industria musicale nazionale andando ad occupare il posto di quelle che in passato venivano chiamate "star". L'ascesa del fenomeno in Corea è strettamente legata alla crescita del capitalismo estremo nel Paese a seguito della fine della crisi finanziaria asiatica degli anni novanta[3].

Il fenomeno è esploso a livello globale grazie alla costante crescita della popolarità della cultura coreana, iniziata a fine anni novanta e culminata nei primi anni dieci del XXI secolo[5][22][23]. Secondo l'agenzia delle entrate sudcoreana, nel 2013 il guadagno medio annuale di un idol era di 46,74 milioni di won (circa 42.000 dollari), cifra quasi raddoppiata rispetto al 2010 quando questa era di 26,97 milioni[24][25].

Grazie al massiccio sostegno da parte dei fan, gli idol sudcoreani hanno incominciato a ricevere notevole attenzione anche dai media[26], e i più famosi arrivano a guadagnare milioni di dollari in dischi venduti e diritti d'autore. Altri riescono a farsi un nome in patria e all'estero non solo grazie alla musica, ma anche grazie agli accordi di sponsorizzazione con aziende, alle apparizioni in spot pubblicitari e al merchandising loro dedicato[27][28][29].

Aspetti culturali[modifica | modifica wikitesto]

Dagli anni dieci del XXI secolo i prodotti mediatici relativi alla musica pop coreana hanno incominciato a circolare anche al di fuori del mercato nazionale grazie alla massiccia presenza di fan blog dedicati e alla diffusione tramite social network e siti di condivisione video. In particolare gli idol group maschili hanno guadagnato notevole seguito grazie a YouTube, attirando appassionati dal differente background culturale[30][31].

Uno dei fattori che ha permesso agli idol sudcoreani di affacciarsi con successo al mercato internazionale è la loro versatilità e promiscuità culturale, esemplificata dalle caratteristiche della musica k-pop che tendenzialmente mischia R&B, dance e hip-hop[30][32].

Rapporto con i fan[modifica | modifica wikitesto]

Alcune fan taiwanesi degli Shinee

Il rapporto tra gli idol coreani e i loro fan può essere definito "parentela parasociale", nel senso che, piuttosto che ammirare semplicemente il proprio idolo, gli appassionati creano spesso una connessione familiare con esso, e in alcuni casi anche con altri fan, tramite la partecipazione a fansite e raduni organizzati in occasione di concerti o altre ricorrenze. La "parentela parasociale" può essere vista come una partecipazione pro-attiva dei fan alla produzione dei gruppi idol; in virtù di essa esprimono le proprie opinioni sui trattamenti "ingiusti" che alcune agenzie di spettacolo possono riservare ai propri artisti, adottando un atteggiamento protettivo alimentato dalla connessione familiare creatasi con l'idol[14].

La fanbase degli idol sudcoreani, formata principalmente da ragazze adolescenti[32][33][34], è soggetta a critiche da parte dell'opinione pubblica coreana a causa di comportamenti giudicati ai limiti del fanatismo[33]. In particolare, con il termine sasaeng (사생팬?) ci si riferisce a quei fan che fanno degli idol la loro ossessione, e i cui comportamenti estremi sfociano in atti a volte al limite del criminoso, come stalking e invasione della privacy[35][36]. Secondo le stime fornite dai manager alle testate giornalistiche, le celebrità più popolari hanno tra i 500 e i 1.000 sasaeng, e vengono pedinate da un centinaio di essi ogni giorno[37]. È stato riferito che i sasaeng siano generalmente ragazze tra i 17 e i 22 anni, e che il motivo del loro comportamento sia il desiderio di distinguersi dagli altri fan ed essere notati dal loro idolo[38]. I sasaeng non sono da confondersi con gli anti-fan, i quali hanno come obiettivo principale quello di far fallire determinati idol o gruppi[39].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Jon Caramanica, SHINee and South Korean K-Pop Groups at Madison Square Garden - Review. URL consultato il 6 novembre 2018.
  2. ^ a b c (EN) Factory Girls, in The New Yorker. URL consultato il 6 novembre 2018.
  3. ^ a b (EN) Kim Yonghee, Redefining the Real Korean Wave, in LIST Magazine. URL consultato il 28 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il 17 novembre 2015).
  4. ^ a b Filmato audio (EN) K-Pop Boot Camp, su YouTube, ABC News, 15 ottobre 2012. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  5. ^ a b (EN) Jon Caramanica, Korean Pop Machine, Running on Innocence and Hair Gel, in The New York Times, 24 ottobre 2011. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  6. ^ a b (EN) John Seabrook, Cultural technology and the making of K-pop, in The New Yorker. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  7. ^ (EN) Sun Jung, K-Pop Idol Boy Bands and Manufactured Versatile Masculinity: Making Chogukjeok Boys, Hong Kong University Press. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  8. ^ (EN) Max Fisher, Visual music: How ‘Gangnam Style’ exploited K-pop’s secret strength and overcame its biggest weakness, in Washington Post. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  9. ^ (EN) [Instiz] Interesting idol casting stories, su [Instiz] Interesting idol casting stories ~ Netizen Buzz, 13 giugno 2013. URL consultato il 6 novembre 2018.
  10. ^ (EN) Girls’ Generation reveal their individual audition stories; Sooyoung scouted four times in a row, su Koreaboo's Official Tumblr. URL consultato il 6 novembre 2018.
  11. ^ a b (EN) Sabina Peycheva, The Price of Fame in South Korea, in Toonari Post, 19 agosto 2012. URL consultato il 28 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il 3 settembre 2012).
  12. ^ (EN) In any language, JYP spells success on the global stage, in Joong Ang Daily, 13 settembre 2012. URL consultato il 28 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il 17 settembre 2012).
  13. ^ a b (EN) Jaeyeon Woo, Journey to K-Pop Star, ‘I Am.’, in The Wall Street Journal, 3 maggio 2012. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  14. ^ a b Elfving-Hwang, 2018, pp. 190-201.
  15. ^ (EN) Boon Chan, Triple treat: Chinese pop music's A-list, in The Jakarta Post, 30 agosto 2012. URL consultato il 28 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale l'8 ottobre 2015).
  16. ^ (EN) Forbes Staff, Korea's S.M. Entertainment: The Company That Created K-Pop, su Forbes. URL consultato il 1º marzo 2019.
  17. ^ a b (EN) Lucy Williamson, The dark side of South Korean pop, 15 giugno 2011. URL consultato il 27 febbraio 2019.
  18. ^ (EN) Us and Them: Korean Indie Rock in a K-Pop World | The Asia-Pacific Journal: Japan Focus, in The Asia Pacific Journal. URL consultato il 6 novembre 2018.
  19. ^ (EN) T. k (ask A. Korean!), Ask a Korean!: What's Real in Korean Hip Hop? A Historical Perspective, su Ask a Korean!, 23 febbraio 2015. URL consultato il 6 novembre 2018.
  20. ^ (EN) Beth Hong, Bizarre 'Gangnam Style' K-pop music video blows up worldwide, in The Vancouver Observer, 7 agosto 2012. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  21. ^ (EN) Seoul Trained: Inside Korea’s Pop Factory, su Spin, 26 marzo 2012. URL consultato il 27 febbraio 2019.
  22. ^ (EN) Christian Oliver, South Korea’s K-pop takes off in the west, in The Financial Times, 10 febbraio 2012. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  23. ^ (EN) London is going K-Pop crazy, in Evening Standard, 3 ottobre 2011. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  24. ^ (EN) Average annual incomes for K-pop idols rise significantly thanks to the Hallyu Wave, in Allkpop, 22 gennaio 2015. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  25. ^ (EN) Jeff Benjamin, K-Pop Star Earnings Swell in Recent Years, in Billboard, 19 gennaio 2015. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  26. ^ (EN) Krista Mahr, South Korea’s Greatest Export: How K-Pop’s Rocking the World, in TIME, 7 marzo 2012. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  27. ^ (EN) Syahida Kamarudin, G-Dragon is richest star again, Yahoo! Entertainemnt Malaysia, 6 giugno 2012. URL consultato il 28 ottobre 2015 (archiviato dall'url originale il 24 marzo 2013).
  28. ^ (EN) Tamar Herman, G-Dragon's Annual Earnings From Song Royalties Add Up To An Impressive Sum, in Kpopstarz, 25 giugno 2015. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  29. ^ (EN) Successful social marketing translates into profits for K-pop acts, in The Korea Herald, 24 agosto 2012. URL consultato il 28 ottobre 2015.
  30. ^ a b Sun Jung, 2010, p. 170.
  31. ^ (EN) Lina Yoon, Korean Pop, with Online Help, Goes Global, in TIME, 26 agosto 2010. URL consultato il 29 ottobre 2015.
  32. ^ a b (EN) Cecilia Kang, K-pop stars become a big hit with teens, in The Seattle Times, 29 novembre 2006. URL consultato il 29 ottobre 2015.
  33. ^ a b (EN) Ju Oak Kim, Reshaped, reconnected and redefined: Media portrayals of Korean pop idol fandom in Korea (abstract), in Journal of Fandom Studies, vol. 3, nº 1, 2013, DOI:10.1386/jfs.3.1.79_1, ISSN 20466692 (WC · ACNP). URL consultato il 29 ottobre 2015.
  34. ^ (EN) Holly Williams, K-pop craze: The K Factor, in The Independent, 26 novembre 2011. URL consultato il 29 ottobre 2015.
  35. ^ (EN) JYJ Sasaeng Fan Involved in Audio Recorded File Speaks Up About What Really Happened, in Soompi, 10 marzo 2012. URL consultato il 29 ottobre 2015.
  36. ^ (EN) Sam Lansky, Hallyu Tsunami: The Unstoppable (and Terrifying) Rise of K-Pop Fandom, su Grantland.com, ESPN, 10 settembre 2012. URL consultato il 29 ottobre 2015.
  37. ^ (EN) ‘Sasaeng Stalkers’ (Part 1): K-pop fans turn to blood, poison for attention, su sg.entertainment.yahoo.com. URL consultato il 3 marzo 2019.
  38. ^ (EN) J. Patrick Williams e Samantha Xiang Xin Ho, “Sasaengpaen” or K-pop Fan? Singapore Youths, Authentic Identities, and Asian Media Fandom, in Deviant Behavior, vol. 37, nº 1, 2 gennaio 2016, pp. 81–94, DOI:10.1080/01639625.2014.983011. URL consultato il 13 marzo 2019.
  39. ^ (EN) Cai Padget, What are the difficulties of being a Korean pop idol and to what extent do they outweigh the benefits. URL consultato il 13 marzo 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]