Vai al contenuto

Identificazione con l'aggressore

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'identificazione con l'aggressore è una delle forme d'identificazione concettualizzate dalla psicoanalisi; nello specifico è un meccanismo di difesa introdotto da Sándor Ferenczi[1] e solo successivamente da Anna Freud (1936)[2]; esso indica l'assumere il ruolo dell'aggressore e dei suoi attributi funzionali, o l'imitarne la modalità aggressiva e comportamentale e un suo sottotipo particolare è la cosiddetta sindrome di Stoccolma.

Il meccanismo è già presente e attivo durante l'infanzia: il bambino introietta alcuni dei caratteri dell'oggetto ansiogeno, assimilando così un'esperienza angosciante appena provata[2] per trasformarsi da minacciato in minacciante. La Freud ritiene, inoltre, che tale meccanismo di difesa contribuisca in modo determinante alla formazione del Super-io.[2] L'esperimento del 1963 di Elliot Aronson e Merrill Carlsmith sul giocattolo proibito sembra avallare tale ipotesi e dunque questo tipo di dinamica: ci si attribuisce una mutilazione del proprio desiderio pur di percepirsi autarchici, indipendenti e non sottomessi.[3][4]

  1. S. Ferenczi (1933), La confusione delle lingue. Tr. it. in Opere. Raffaello Cortina, Milano 2002, vol. 4, pp. 1927-33.
  2. 1 2 3 Cf. Dizionari Simone online Archiviato il 2 giugno 2012 in Internet Archive.
  3. (EN) E. Aronson, J.M. Carlsmith, Effect of the severity of threat on the devaluation of forbidden behavior, in Journal of Abnormal and Social Psychology, 66 (6), 1963, pp. 584–8.
  4. Cf. E. Aronson, L'animale sociale, Milano, Apogeo, 2006, pp. 223-6. ISBN 885032409X; ISBN 9788850324095. La punizione insufficiente, il giocattolo proibito, disponibile su books.google.it.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
  Portale Psicologia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Psicologia