Ictonyx striatus

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Zorilla comune
Striped polecat.jpg
Esemplare al Museo di Storia Naturale di Genova. In realtà questi animali sono di colore bianco e nero, ma in questo caso i peli neri si sono schiariti a seguito della lunga esposizione alla luce.
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Sottordine Caniformia
Famiglia Mustelidae
Sottofamiglia Ictonychinae
Genere Ictonyx
Specie I. striatus
Nomenclatura binomiale
Ictonyx striatus
(Perry, 1810)
Areale

Ictonyx striatus range map.png

La zorilla comune (Ictonyx striatus (Perry, 1810)), nota anche come zorilla del Capo, è un carnivoro della famiglia dei Mustelidi (Mustelidae) che vive in Africa. Appartiene alla sottofamiglia Ictonychinae ed è quindi strettamente imparentata con i grigioni. Il suo aspetto e comportamento presentano molti parallelismi con quelli delle moffette americane, che tuttavia vengono collocate in una famiglia a parte e non appartengono ai Mustelidi.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Le zorille hanno delle strisce bianche e nere sul dorso che sono caratteristiche anche delle moffette. La parte inferiore del corpo è nera. Anche la faccia è nera, con macchie bianche sulla fronte e sulle guance. La coda, prevalentemente bianca, è lunga e folta. Questi animali presentano una lunghezza testa-corpo di 28-39 centimetri, una lunghezza della coda di 20-30 centimetri e un peso di 0,4-1,4 chilogrammi, con i maschi significativamente più pesanti delle femmine.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Le zorille vivono in tutta l'Africa a sud del Sahara: il loro areale si estende dalla Mauritania al Sudan e a sud fino al Sudafrica. Sono presenti in un'ampia varietà di habitat, come savane, semi-deserti e foreste pluviali.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Le zorille sono quasi esclusivamente notturne. Utilizzano le fessure nelle rocce o le tane abbandonate da altri animali come luoghi di riposo, ma a volte scavano anche da sé le proprie tane. Vivono principalmente sul terreno, ma sanno anche nuotare e arrampicarsi. La loro postura durante la caccia, con la schiena piegata e la coda distesa, ricorda quella delle manguste. Le zorille conducono un'esistenza solitaria ed evitano il contatto con i conspecifici al di fuori della stagione degli amori.

Se una zorilla viene attaccata, prima emette dei sibili, rizzando il pelo e alzando la coda. Se ciò non basta, si gira e spruzza una secrezione prodotta dalle sue ghiandole anali contro l'aggressore. Questa secrezione viene espulsa in grande quantità e ha un odore forte e penetrante. A volte, in caso di aggressione, questi animali fingono anche di essere morti.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Le zorille sono prevalentemente carnivore. Danno la caccia a piccoli roditori come topi, ratti e lepri saltanti, oltre a uccelli, lucertole, serpenti e insetti. A volte irrompono anche nei pollai, facendo stragi di pollame.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un periodo di gestazione di circa 36 giorni, la femmina dà alla luce la sua prole tra settembre e dicembre. I neonati, da uno a tre, sono inizialmente glabri e ciechi. Aprono gli occhi a circa 40 giorni e vengono svezzati dopo circa quattro mesi.

Rapporti con l'uomo[modifica | modifica wikitesto]

Come cacciatrici di ratti e topi, le zorille vengono considerate animali utili in Africa, anche se a volte uccidono il pollame. In alcuni luoghi vengono anche tenute come animali domestici, quasi sempre dopo la rimozione delle ghiandole anali.

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel complesso la zorilla comune è molto diffusa e non è in pericolo di estinzione. Di conseguenza, l'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) la elenca come «specie a rischio minimo» (Least Concern) nella Lista Rossa delle specie minacciate.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Stuart, C., Stuart, M. & Do Linh San, E. 2015, Ictonyx striatus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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