Icario di Sparta

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Icario è nella mitologia greca un eroe spartano ritenuto figlio di Ebalo sposato in seconde nozze da Gorgofone (lett. "assassina della Gorgone"), quindi nipote di Perseo,[1] o di Ebalo con Batea[2] o ancora di Periere e Gorgofone.[3] Aveva per fratelli Aliseo, Afareo, Leucippo e Tindaro.[4]

La storia[modifica | modifica wikitesto]

Re di Sparta insieme al fratello Tindaro o Tindareo e costretto con lui all'esilio dal fratellastro Ippocoonte che diede vita alla dinastia degli usurpatori Ippocoontidi, poi sterminati da Eracle[5] che per il fatto commesso richiese ad Asclepio di farsi purificare. Pare peraltro che nella medesima circostanza Asclepio avesse riportato in vita Tindaro, ucciso dagli Ippocoontidi, secondo altri invece esiliato in Etolia, presso il re Testio, padre di Leda, sua futura sposa.[6]

Icario rifugiatosi in Acarnania durante il periodo di usurpazione si sposò con Policasta (secondo un'altra versione con la naiade Peribea) e da lei ebbe quattro figli: due maschi e due femmine, Penelope (secondo la versione alternativa i figli con la naiade sarebbero stati sei, fra i quali sempre Penelope) e Iftime (moglie di Eumelo di Fere).[7]

Secondo Pausania, invece, soltanto Tindaro fu scacciato da Sparta, perché Icario si schierò dalla parte di Ippocoonte.[8]

Gara e nozze[modifica | modifica wikitesto]

Molti erano i capi greci che aspiravano alle nozze con la figlia di Icario, Penelope, e per tale motivo erano convenuti a Sparta. Allora Icario, per evitare inutili liti tra i pretendenti, istituì dei giochi in modo che il vincitore delle gare avrebbe ottenuto la mano di Penelope. Ulisse ottenne la vittoria nella gara della corsa e ciò gli valse il diritto di ottenere la sposa.

La via Afetaide, a Sparta, dove le presenze culturali estranee alle tradizioni locali sono estremamente rare e le uniche si riferiscono ad elementi occidentali (particolarmente l'Etolia), è interamente dedicata alla coppia mitica Ulisse/Penelope e commemora proprio l'episodio della gara imposta da Icario ai pretendenti.[9]

Secondo un'altra versione, a convincere Icario a dare Penelope a Odisseo fu Tindaro. Quando Elena era in età da marito, molti capi greci si presentarono da Tindaro per chiederla in sposa. Tra i pretendenti c'era anche Odisseo, ma non era sua intenzione ottenere in moglie Elena, bensì Penelope, e per questo si assicurò l'aiuto di Tindaro.[10]

Addio al padre[modifica | modifica wikitesto]

Quando Penelope sposò Ulisse, Icario fece di tutto per farli stabilire nella sua reggia e più volte scongiurò la figlia di non abbandonarlo. Ulisse chiese dunque a Penelope di scegliere tra lui e il padre. Questa arrossendo, si limitò a coprirsi il capo con un velo, senza dire nulla. Al padre fu allora chiaro il gesto della figlia e la lasciò partire per Itaca con Ulisse. Quindi eresse una statua, altri dicono un santuario, consacrata al Pudore nel medesimo luogo in cui la figlia si era velata il capo.[11]

Altre versioni[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Odissea Icario, visto che Odisseo non tornava, consiglia Penelope di sposare Eurimaco che tutti i Proci supera con i suoi regali e offre sempre doni nuziali.[12] Nessun altro autore riferisce che Icario spinse la figlia a sposare uno dei Proci, tanto che si è pensato che quei due versi del poema fossero interpolati.

Si narrava pure che Penelope, mentre il marito era assente, fosse stata sedotta da Antinoo e che per questa ragione Odisseo l'avesse rimandata a Icario.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pausania I, 1, § 4.
  2. ^ Apollodoro, Bibl. III, 10, § 4
  3. ^ Apollodoro I, 9, § 5; III 10, § 3
  4. ^ Apollodoro, Bibl.I, 9, 5.
  5. ^ Diodoro Siculo, libro IV, 33
  6. ^ Luigi Pareti, Storia di Sparta arcaica, Le Monnier, 1920, pp. 50-51, Le popolazioni pregreche e predoriche in Laconia.
  7. ^ Odissea, IV, 795-798.
  8. ^ Paus. III, 1, 4.
  9. ^ Lorenzo Braccesi, Studi sulla grecità di Occidente, Hesperia 5, 1995, pp. 34-35. Su googlebooks.
  10. ^ Apollodoro, Bibl. III, 10, 8-9.
  11. ^ Paus. III, 20, 10-11; Giovanni Pozzoli, Dizionario storico-mitologico di tutti i popoli del mondo, Tomo II, 1829, s. v. Icario, p. 1018; Luisa Biondetti, Dizionario di mitologia classica, Baldini e Castoldi, 1997, s. v. Icario, pp. 342-343.
  12. ^ Odissea, XV, 16-18.
  13. ^ Apollod., Epit. 7, 38; Paus. VIII, 12, 5-6.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Lévêque, La mémoire achéenne de Sparte. Analyse de la rue Aphétaiis in Atti, Roma, 1991

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Penelope

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