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I racconti della luna pallida d'agosto

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I racconti della luna pallida d'agosto
Ugetsu monogatari poster.jpg
Locandina originale
Titolo originale Ugetsu monogatari
Paese di produzione Giappone
Anno 1953
Durata 94'
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Kenji Mizoguchi
Soggetto Ueda Akinari
Sceneggiatura Yoshikata Yoda, Matsutarō Kawaguchi
Fotografia Kazuo Miyagawa
Montaggio Mitsuzô Miyata
Musiche Fumio Hayasaka
Interpreti e personaggi

I racconti della luna pallida d'agosto (in giapponese Ugetsu monogatari, 雨月物語) è un film del 1953 diretto da Kenji Mizoguchi, con Masayuki Mori e Machiko Kyō.

Ambientato nel Giappone del sedicesimo secolo, è ispirato ai due racconti L'albergo di Asaji e La lubricità del serpente di Ueda Akinari[1]
Il film ha vinto il Leone d'argento al Festival di Venezia 1953. Nel 1956 ha guadagnato anche una nomination agli Oscar per i migliori costumi. È uno dei più celebrati film di Mizoguchi, e viene annoverato dai critici tra i capolavori del cinema giapponese.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Una scena del film

Giappone, fine del XVI secolo: il vasaio Genjurô e suo fratello Tobei, vivono con le loro mogli Miyagi e Ohama in un villaggio della regione di Omi; Genjurô, convinto di poter guadagnare molti soldi vendendo la propria merce nella città vicina, si reca nella contea di Omizo insieme a Tobei, che si unisce a lui col solo scopo di poter diventare un samurai tra le rimostranze della moglie. Ritornati a casa con un bel guadagno, i due lavorano duramente per poter fare ancora più denaro, Tobei sempre più ossessionato dall'ambizione di diventare samurai ha bisogno dei soldi per comprare un'armatura e una lancia mentre Genjurô preso dall'avidità cerca in una sola notte di cuocere una partita di vasellame insieme al fratello. Quella stessa notte, le due famiglie sono costrette però a nascondersi nei boschi per evitare i soldati entrati nel villaggio per saccheggiarlo; ritornati alla fornace, le famiglie constatano che il carico di vasellame non è perduto e decidono di recarsi in un'altra città vicina attraversando il lago. Durante la traversata, scoprono che alcuni pirati attaccano e depredano le barche che capitano a tiro; Genjurô decide quindi di lasciare Miyagi e il figlio al villaggio e di proseguire con Tobei e Ohama la spedizione.

In città, i prodotti di Genjurô vanno a ruba, i guadagni sono immediati e Tobei approfitta della distrazione della moglie per andare a comprare con la propria parte l'armatura e la lancia; Ohama preoccupata per lui va a cercarlo ma arrivata in una zona isolata viene attaccata e stuprata da dei soldati, uno di loro, finito di violentarla, le lancia con disprezzo dei soldi.

La vita di Miyagi e di suo figlio al villaggio è dura: devono costantemente nascondersi dai saccheggiatori. Grazie ad una donna, Miyagi riesce a scappare per una via secondaria e qui viene attaccata da alcuni soldati affamati che le sottraggono il cibo.

In città, Genjurô viene avvicinato da una donna nobile e avvenente che ordina diversi prodotti, invitando il vasaio a consegnarglieli nella sua villa; entrato nella residenza della signora per consegnare la merce, viene sedotto e si intrattiene con lei per giorni dimenticando del tutto la sua famiglia.

Tobei ha un colpo di fortuna: assiste alla decapitazione rituale di un importante generale nemico ad opera di un soldato; arrivato alle spalle di questi, lo uccide e gli sottrae la testa del generale. Portata la testa al signore del luogo, questi lo premia nominandolo samurai, consegnandogli un cavallo e un manipolo di uomini al suo servizio.

Genjurô recatosi da un sarto per comprare dei bei vestiti alla nobildonna, viene notato da un sacerdote che gli fa un'inquietante rivelazione: la donna non è altri che uno spettro ammaliatore. Per spezzare il sinistro legame, il sacerdote dipinge sul suo corpo un sutra e quella notte finalmente Genjurô riesce a liberarsi.

Tobei, tronfio del suo successo, non vede l'ora di recarsi al villaggio per mostrare alla moglie il compimento del suo sogno; durante il viaggio, fermatosi per riposare insieme ai suoi servitori in una casa di tolleranza, fa un'amara scoperta: Ohama vi lavora come prostituta. Resosi conto di come ha letteralmente abbandonato la moglie per raggiungere il sogno di diventare samurai, chiede perdono a Ohama, butta l'armatura e la lancia e insieme tornano al villaggio.

Genjurô pentito e in preda ai sensi di colpa, torna a casa e arriva a destinazione di notte; qui lo attende sveglia la moglie che lo conforta mentre il figlio dorme placido. La mattina seguente, svegliato dal saggio del villaggio, apprende con stupore che tutto quello accaduto la notte prima non era reale: la moglie era stata uccisa tempo prima dai soldati affamati, il figlio invece era stato preso in consegna dal saggio e quella notte, forse sentendo l'imminente arrivo del padre, era fuggito e ritornato a casa sua.

Finiti i saccheggiamenti, la vita ritorna quella di prima nel villaggio. Tobei lavora la terra, Ohama lo aiuta e si prende cura anche del nipote; Genjurô continua a produrre vasi, tazze e pentole, col pensiero costante alla moglie Miyagi a cui il figlioletto rende omaggio lasciando del cibo sulla sua tomba.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

  • Tra gli 86 film di Mizoguchi (...) unico sia per il peso che vi ha la dimensione fantastica (...) sia per la rapida concisione con cui espone i destini di quattro personaggi. Commento del dizionario Morandini che assegna al film cinque stelle su cinque di giudizio.[2]
  • Il dizionario Farinotti assegna al film quattro stelle su cinque di giudizio.[3]
  • Il dizionario Mereghetti assegna al fim il massimo punteggio, quattro stelle su quattro.[4]
  • Rotten Tomatoes registra tra i critici un punteggio di 9,4/10 ed un 100% di approvazione.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ M. Morandini, I racconti della luna pallida d'agosto, Il Morandini - voce su MyMovies
  2. ^ Commento de Il Morandini su Mymovies.it
  3. ^ Pino Farinotti, Il Farinotti 2009, Newton Compton Editori, 2008, p. 1609.
  4. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei film 2011, Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2010, p. 2739. ISBN 978-88-6073-626-0
  5. ^ I racconti della luna pallida d'agosto su Rotten Tomatoes

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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