I demoni

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I demoni
Titolo originale Бесы
Altri titoli Gli indemoniati
Gli ossessi
Fyodor Mikhailovich Dostoyevsky 1876.jpg
L'autore nel 1876, poco dopo la realizzazione de I demoni.
Autore Fëdor Dostoevskij
1ª ed. originale 1873
Genere Romanzo
Lingua originale russo
Ambientazione Russia
Personaggi Stepan Trofimovič Verchovenskij; Nikolaj (Nikolas) Vsevolodovič Stavrogin; Pëtr Stepanovič Verchovenskij
Altri personaggi Ivan Pavlovič Šatov (Šatuška); Aleksej Nilič Kirillov

I demoni (in russo: Бесы, Besy) è un romanzo di Fëdor Dostoevskij pubblicato in volume per la prima volta nel 1873.

La traduzione del titolo originale ha subito variazioni a seconda della casa editrice: mentre il titolo più usato è appunto quello de I dèmoni (plurale di "demone")[senza fonte], si sono avuti anche come titolo I demònî (plurale di "demonio"), Gli indemoniati o Gli ossessi. Il titolo si riferisce appunto ai 'diavoli, posseduti, spiriti maligni' rappresentati da alcuni dei personaggi principali.

La seconda moglie di Dostoevskij, Anna Grigor'evna Dostoevskaja, racconta che chi veniva a comprare le copie del romanzo, spesso ne storpiava il nome: "Qualcuno lo chiamava Le forze nemiche, un altro diceva «Sono venuto per i diavoli»; un terzo chiedeva alla cameriera «Una decina di diavoli». La vecchia bambinaia, sentendo questi nomi, se la prendeva con me, dicendo che, da quando tenevamo in casa gli spiriti impuri, il suo pupillo (mio figlio) era diventato irrequieto e dormiva male la notte".[1]

La genesi del romanzo[modifica | modifica wikitesto]

Vita di un grande peccatore[modifica | modifica wikitesto]

"Io ripongo grandi speranze nel romanzo che sto attualmente scrivendo per il "Messaggero Russo":[2] così scrive Dostoesvkij il 5 aprile 1870, in una lettera indirizzata a Nikolaj Nikolaevič Strachov, filosofo e amico personale. L'opera che l'autore ha in mente si sta formando lentamente ma inesorabilmente da due anni: Sarà il mio ultimo romanzo. Avrà l'ampiezza di Guerra e pace,[2] scrive con enfasi il giorno dopo ad Apollon Nikolaevič Majkov, anche se poi in realtà l'opera non è stata la sua ultima.
Nella stessa lettera rivela che il titolo che ha in mente è Vita di un grande peccatore, titolo che non vedrà mai la luce, perché la storia a cui Dostoevskij sta lavorando è talmente ampia che alla fine verrà sviluppata in due romanzi distinti: I demoni e L'adolescente.

L'ambiente politico[modifica | modifica wikitesto]

La seconda moglie di Dostoesvkij testimonia che il marito era molto interessato agli avvenimenti politici dell'epoca, che il fratello di lei gli raccontava. Il 21 novembre 1869, infatti, lo studente universitario Ivan Ivanovič Ivanov viene ucciso da una cellula rivoluzionaria capeggiata da Sergej Gennadjevič Nečaev (autore insieme a Bakunin dell'opera Catechismo del rivoluzionario). Il processo di Nečaev provoca scalpore in tutta la Russia e si conclude con la condanna del colpevole a 20 anni di carcere.

Dostoevskij aborrisce il declino morale che la gioventù russa sembra stia subendo. Ivan Sergeevič Turgenev, con il suo famoso romanzo Padri e figli, aveva già d'altronde fatto conoscere ampiamente al grande pubblico il concetto di nichilismo, una corrente di pensiero che si diffonde rapidamente in quegli anni fra i giovani, cosa che infastidisce fortemente Dostoevskij.

« Ogni tanto mi viene in mente che molti di questi stessi giovani delinquenti, che vanno attualmente in putrefazione, finiranno un giorno per diventare degli autentici e solidi počvenniki,[3] e cioè dei veri russi? Quanto agli altri, che finiscano pure di marcire! Finiranno pure per tacere anche loro, colpiti da paralisi. Ma che autentiche carogne![2] »

Nečaev, il rivoluzionario organizzatore di cellule terroristiche, si trasforma nel personaggio di Pëtr Verchovenskij, mentre lo studente universitario Ivanov veste i panni di Šatov. Ma durante la lavorazione nella mente dell'autore si affaccia il "vero" protagonista del romanzo, che sarà il 'demone' Nikolaj Stavrogin.

Il "vero" protagonista[modifica | modifica wikitesto]

Iniziato a scrivere verso la fine del 1869, il romanzo appare subito problematico per l'autore. Scritta infatti una prima parte, l'autore viene "visitato dall'autentica ispirazione e a un tratto mi sono innamorato del mio tema",[2] come scriverà il 21 ottobre 1870. Riscrive quella prima parte, seguendo l'ispirazione avuta, finché sorge un altro problema: "si è fatto avanti un nuovo personaggio che avanzava la pretesa di essere lui il vero protagonista del romanzo, cosicché il precedente protagonista (un personaggio interessante, ma che effettivamente non meritava il ruolo di protagonista) si è ritirato in secondo piano. Questo nuovo protagonista mi ha talmente affascinato che ho cominciato un'altra volta a riscrivere il romanzo".[2]

Il "vecchio" protagonista è Pëtr Verchovenskij che, come novello Nečaev, porta avanti i suoi propositi rivoluzionari reclutando e organizzando uomini al proprio scopo. Il "nuovo" protagonista è invece Nikolaj, figura che incarna un'altra tipologia di giovane odiata dall'autore: quello del viziato annoiato e immorale. Eppure Dostoevskij sembra nutrire per lui un affetto ed attenzione maggiore che per gli altri; fa nascere il cognome del personaggio dalla parola greca σταυρός (stauròs) che significa "croce", volendo dare elementi religiosi ad un personaggio che a prima vista non pare proprio averne. Eppure sarà l'unico dei tanti "peccatori" del romanzo che prenderà pienamente coscienza dei propri peccati e che pagherà spontaneamente per questi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

L'azione si svolge quasi esclusivamente in una provincia senza nome vicino a San Pietroburgo ed è raccontata da Anton, colui che parla in prima persona; questi è un ufficiale ed ha seguito tutti gli eventi, o direttamente o perché raccontatigli da qualcuno dei protagonisti. Anton è un caro amico di Stepan, che vive come tutore un po' esteta alla residenza della ricca Varvara, vedova nonché imperiosa nobildonna.

Il figlio di lei, Nikolaj, torna a casa dopo aver trascorso anni di vita dissoluta all'estero; torna trasformato soprattutto nell'animo, moralmente prosciugato da ogni illusione ideale o romantica di gioventù. Il figlio di Stepan, Pëtr, lo avvicina quasi subito per chiedere la sua collaborazione: il giovane fa parte di un gruppo di cospiratori che hanno l'obiettivo ultimo di rovesciare tutte le autorità, laiche e religiose. A questo scopo, con i suoi cinque affiliati, oltre alla collaborazione di Ivan Šatov e Aleksej Kirillov, sta preparando nientemeno che degli attentati terroristici.

La 'generalessa' Varvara intanto ha già predisposto un piano per far sposare il figlio con la benestante Lizaveta Nikolaevna figlia di una cara amica di famiglia, un matrimonio che dovrebbe esser di puro interesse quindi; ma ella non sa ancora che Nikolaj, mentre si trovava a San Pietroburgo, ha già sposato in segreto (ed apparentemente senza alcun motivo) Marija Timofeevna, sorellina storpia ed in parte uscita di senno dell'ubriacone Ignat Lebjadkin. Nikolaj pare rimaner impermeabile a qualsivoglia emozione, distaccato e distante, quasi fosse afflitto da una perenne noia esistenziale o oblio dell'anima.

Il giovane Ivan, tutto fervidamente proteso alla realizzazione dei piani di distruzione della società del gruppo di Pëtr, continua ad esser combattuto, più passa il tempo, tra una profonda ammirazione ed un altrettanto forte senso di disprezzo nei confronti di Nikolaj: per merito suo sostiene infatti d'aver trovato la fede in Dio, ma nello stesso tempo profondamente offeso per il fatto che egli abbia avuto una relazione con la giovanissima moglie Marija Ignatijevna. Nikolaj in realtà ha un altro segreto inconfessabile, oltre a quello del matrimonio, che cela con cura all'interno del cuore.

Aleksej intanto rivela in dettaglio agli altri la propria intenzione di uccidersi, questo per dimostrare così a tutti l'inesistenza, non solo delle leggi divine, ma dello stesso Dio: "Se Dio non esiste, allora tutto è permesso!" afferma con convinzione. Il suo progetto filosofico vuol esser quindi un suicidio educativo; in maniera tanto tragica quanto teatrale si spara un colpo di rivoltella nella tempia dopo un drammatico incontro con Pëtr.

Un certo Fed'ka, tipo losco ed inquietante, presentatosi davanti a Nikolaj, gli offre di liberarlo dalla storpia Marija per poter così aver spianata la strada del matrimonio con la danarosa ragazza trovata per lui dalla madre. Ma la proposta del criminale viene bruscamente respinta da Nikolaj. In seguito il giovane pare voler confidarsi con la sorella di Ivan, la buona Dar'ja Pavlovna, chiedendo in modo ancora abbastanza imprecisato e non perfettamente chiaro, perdono per tutti i suoi crimini passati e finanche per quelli futuri che non ha ancora commesso.
Avrà anche un colloquio con lo starec Tichon e gli racconta della sua assoluta incapacità di credere in Dio ed aver fede nella sua religione: si viene a questo punto a conoscere la verità, cioè che Nikolaj ha tempo addietro violentato una bambina la quale per la vergogna e disperazione si è subito dopo impiccata. Lui non ha fatto nulla per impedir la tragedia, anzi in quel momento già pregustava quello che avrebbe potuto fare la piccola dopo esser stata così brutalmente sedotta ed abbandonata.

Nel frattempo Pëtr ha trovato l'obiettivo adatto: la debolezza del nuovo governatore della regione e l'ambizione liberaleggiante della moglie, tramite la quale egli assume un ruolo di rilievo nella società mondana della cittadina. Segretamente egli riunisce varie persone per organizzare un complotto, che forse prevederà "un assassinio politico", e frattanto si adopera per spargere ovunque confusione e discredito per l'autorità.

Cercando di attrarre a sé Nikolaj, Pëtr era giunto al punto d'offrirgli il comando del gruppo, ma quegli non si è mai fatto attrarre alla causa nichilista propugnata da questi giovani uomini disillusi da tutto: da allora i due hanno continuato nel tempo a discutere dei rispettivi 'ideali', lanciandosi anche in interminabili ragionamenti politico-filosofici: bisognerebbe creare un nuovo sistema politico, in cui il 90% dell'intera popolazione del grande impero russo sia costretta a lavorare al livello più primitivo d'esistenza, rimanendo completamente sotto il controllo e dominate dal restante 10%. Questa la proposta messa a punto da Šigalëv.

L'attentato al governatore degenera in eccessi provocatori, e termina col ritrovamento dei corpi morti della moglie storpia di Nikolaj e del fratello di lei. Nikolaj ha tentato nel frattempo di partire assieme a Lizaveta; ma quando lui le dice di non aver fatto nulla per impedire l'assassinio della moglie, lei si affretta di corsa verso il luogo dell'omicidio: qui viene letteralmente linciata dalla folla impazzita che la crede essere la mandante dell'efferato crimine.

Pëtr vede così tutto ad un tratto sfumare i propri progetti, tutte le operazioni d'insurrezione, e finanche l'omicidio di Marija, erano difatti volti interamente a guadagnarsi l'appoggio intellettuale e teorico di Nikolaj; l'errore è dovuto ad una falsa dichiarazione di Aleksej prima di commettere suicidio. Spaventato dalle possibili conseguenze Pëtr, pensando che Ivan possa tradire il gruppo, lo fa ammazzare a sangue freddo; la responsabilità della sua morte viene poi gettata sulle spalle di Aleksej il quale, già morto, non può più difendersi.
Intanto però s'è scatenata una vera e propria caccia all'uomo nei loro confronti, ed alla fine tutti i membri del gruppo vengono arrestati.

Travolto dall'orrore davanti ai terribili atti commessi dal figlio, il vecchio Stefan decide di lasciare la città; ma durante il viaggio si ammala. Varvara l'ha fatto cercare e, appena ritrovatisi l'uno di fronte all'altra, non possono far altro che confessarsi i reciproci sentimenti d'amore che sempre hanno provato, ma tenuto segreto e represso per anni.
Nikolaj, dopo avere proposto a Dar'ja di seguirlo in Svizzera, travolto dal senso di colpa sempre più insopportabile (è afflitto costantemente da allucinazioni, attraverso cui gli appaiono una varietà enorme di 'spiriti maligni') finisce con l'impiccarsi ad una trave della soffitta di casa, esattamente nello stesso modo che era stato scelto dalla bambina stuprata da lui anni prima.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Protagonisti[modifica | modifica wikitesto]

Stepan Trofimovič Verchovenskij
Scrittore occidentalista e poeta incompreso, ingenuo e sentimentale, padre di Pëtr Verchovenskij. Simbolo delle "colpe dei padri"; ma è proprio da lui che giungono le uniche parole di conforto per il lettore sul finire del romanzo. Tutore di Nikolaj quando questi era un bambino, è uno sconfitto dalle ambizioni irrealizzate, dalla sfortuna in amore e dall'impotenza che dimostra di fronte ai problemi.
Nikolaj (Nikolas) Vsevolodovič Stavrogin
Ultimo discendente di una ricca famiglia di proprietari terrieri. Taciturno, sempre perfettamente padrone di sé e dotato di una straordinaria forza fisica; dopo la laurea s'era arruolato nell'esercito e presto divenne guardia imperiale, ma a causa di vari scandali e alla sua partecipazione a duelli vietati è stato rimosso.
Diventa la rappresentazione del "male morale assoluto", lo spirito demonio per eccellenza. Sebbene lungo il corso della storia appaia meno di altri personaggi (a volte scomparendo addirittura dalla scena) è lui l'autentico motore del romanzo, attorno al quale vengono a ruotare poi tutti gli altri personaggi.
Pëtr Stepanovič Verchovenskij
Figlio di Stepan Trofimovič e creatore di una cellula terroristica atta a sovvertir le leggi dello Stato; leader del movimento rivoluzionario locale. Abbastanza intelligente, ma soprattutto cinico manipolatore, un giovane nervoso appassionato.
Ivan Pavlovič Šatov (Šatuška)
Studente liberalista, è stato in passato negli Stati Uniti in compagnia di Kirillov. È un fervente credente della grande missione assegnata al popolo russo. Viene ammazzato il giorno dopo che la moglie partorisce il figlio di Nikolaj.
Aleksej Nilič Kirillov
Ingegnere affetto da smania nichilista; a suo parere la gente non ha il coraggio di suicidarsi essenzialmente per due motivi, la paura del dolore e il timore del 'dopo'. Ha la ferma intenzione di liberarsi da entrambe queste paure programmando il proprio libero e lucido suicidio, considerato come prova di piena avvenuta liberazione. In qualità di "imitatore di Cristo", si uccide per dimostrare l'inesistenza di Dio e delle sue leggi. Il personaggio viene ampiamente studiato da Albert Camus nel saggio Il mito di Sisifo.
Varvara Petrovna Stavrogina
Madre di Nikolaj Vsevolodovič. Non pare mai riuscir a comprendere veramente cosa vive dentro il suo cuore il figlio tormentato.
Anton Lavrentievič G... v
L'Io narrante, colui che racconta il succedersi dei fatti. Amico e confidente di Stepan Trofimovič.

Altri personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Marija (Marie) Ignatijevna Šatova
Moglie di Ivan, sposata da questi all'estero. Ha avuto una relazione con Nikolaj a seguito della quale è rimasta incinta.
Praskov'ja Ivanovna Drozdova
Amica di Varvara Petrovna, ospita per un periodo nella propria abitazione Nikolaj.
Lizaveta (Liza) Nikolaevna Tušina
Figlia di Praskov'ja Ivanovna, amante di Nikolaj.
Dar'ja (Daša) Pavlovna Šatova
Sorella di Šatov e pupilla di Varvara Petrovna.
Ignat Timofeevič Lebjadkin
Ex-Capitano ubriacone e manesco.
Marija Timofeevna Lebjadkina
Sorella zoppa e un po' matta di Ignat. È la moglie segreta di Nikolaj.
Andrej Antonovič von Lembke
Governatore del paese
Julia Michajlovna von Lembke
Moglie influente del governatore.
Andrej Antonovič Blüm
Parente e consigliere personale del governatore.
Karmazinov
Un letterato amico della famiglia Drozdov. Presuntuoso e cosmopolita, convinto che il futuro del mondo dipende dal destino dei suoi manoscritti (è una caricatura di Ivan Turgenev).
Semën Jakovlevič Tichon
Sacerdote ortodosso.
Fëdor Fëdorovič (Fëd'ka)
Un criminale evaso dalla Siberia
Virginskij; Šigalëv; Sergej Vassil'evič Liputin; Ljamšin; Tolkačenko
Membri della "cinquina terroristica". Vogliono creare il paradiso in terra in cambio della rinuncia alla libertà; la loro idea è quella di produrre una società di schiavi dominati dalla paura nei confronti di un piccolo gruppo di governanti, che debbon controllar l'intero sistema ed utilizzarlo ai propri fini

Riassunto Capitoli[modifica | modifica wikitesto]

Parte I[modifica | modifica wikitesto]

Dopo una quasi illustre ma una breve carriera accademica, Stepan Trofimovich Verkhovensky vive con la facoltosa proprietaria terriera Varvara Petrovna Stavrogina nella sua tenuta di Skvoreshniki, in una cittadina di provincia russa. Inizialmente Stepan Trofimovich viene impiegato come precettore del figlio di Varvara Petrovna, Nikolai Vsevolodovich e risiede nella tenuta per quasi venti anni in una relazione intima ma platonica con la sua nobile padrona. Stepan Trofimovich ha già un figlio da un suo precedente matrimonio, ma egli è cresciuto da solo, lontano dagli occhi del padre.

Un'agitata Varvara Petrovna torna dalla Svizzera dove era stata a far visita al figlio. Lei rimprovera Stepan Trofimovich per la sua irresponsabilità finanziaria, ma la sua preoccupazione principale è un intrigo a cui ha dovuto far fronte in Svizzera riguardante una relazione tra suo figlio e Liza Tushina, la bellissima figlia della sua amica Praskovya. Praskovya e Liza arrivano in città ma senza Nikolai Vsevolodovich che è partito per San Pietroburgo. Secondo Praskovya, anche la giovane protetta di Varvara Petrovna, Darya Pavlovna (Dasha), è stata coinvolta in una relazione con Nikolai Vsevolodovich, ma i contorni della storia sono sfocati ed ambigui. Varvara Petrovna ad un tratto concepisce l'idea di combinare un matrimonio tra Stepan Trofimovich e Dasha. Anche se sbigottito, Stepan Trofimovich accetta la sua proposta per risolvere un piuttosto delicato problema finanziario. Influenzato dalle voci, egli inizia a sospettare di esser stato coinvolto in questo matrimonio solo per coprire i peccati di un altro uomo, così scrive una nobile lettera alla sua fidanzata e a Nikolai Vsevolodovich. Le cose si complicano con l'arrivo di una misteriosa ragazza storpia, Marya Lebyadkina, alla quale si dice sia legato lo stesso Nikolai Vsevolodovich, anche se nessuno sembri sapere esattamente come. Un suggerimento viene dato quando Varvara Petrovna chiede alla mentalmente disturbata Marya, dopo averla incontrata fuori la chiesa, se lei fosse Lebyadkina, al che la ragazza risponde di no.

Varvara prende con sè Marya (e Liza che ha insistito per venire con lei) e la porta a Skvoreshniki. Sono già presenti Dasha, suo fratello maggiore Ivan Shatov ed un nervoso Stepan Trofimovich. Praskovya arriva, accompagnata da sua nipote Mavriky Nikolaevich, domandando perché sua figlia sia stata invischiata nello scandalo di Varvara. Varvara Petrovna chiede a Dasha riguardo a un'importante somma di denaro che Nikolai Vsevolodovich avrebbe apparentemente spedito al fratello di Marya tramite lei, ma a dispetto della sua lineare risposta, i fatti non diventano chiari. Il fratello di Marya, l'ubriacone Capitano Lebyadkin, giunge cercando la sorella e confonde Varvara sempre più con una sua invettiva semi-squilibrata riguardo a una certa sorte di disonore che deve rimanere inespressa. A questo punto il maggiordomo annuncia che Nikolai Vsevolodovich è arrivato. Alla sorpresa di ognuno, comunque, un completo sconosciuto entra ed inizia a dominare la conversazione. Egli si rivela essere Pyotr Stepanovich Verkhovensky, il figlio di Stepan Trofimovich. Mentre egli parla, entra quietamente Nikolai Stavroghin. Varvara Petrovna lo ferma imperiosamente e indicando Marya, esige di sapere da lui se ella è legalmente sua moglie. Lui guarda sua madre impassibilmente, non dice niente, le bacia la mano e senza fretta si avvicina a Marya. Egli spiega che Marya è una sua devota amica, non la fidanzata o moglie, che lei non dovrebbe essere lì e che l'accompagnerà a casa. Lei accetta e vanno via. Nel frastuono che nasce in seguito alla loro uscita, la voce più forte è quella di Pyotr Stepanovich, il quale riesce a persuadere Varvara ad ascoltare le sue spiegazione su cosa si è verificato. Secondo lui, Nikolai diventò una conoscenza dei Lebyadkin quando stava abbandonando la vita di "derisione" a Pietroburgo cinque anni fa. L'oppressa, storpia e mezza matta Marya si era innamorata senza speranza di lui, al che egli rispondeva trattandola come una regina. Lei cominciò a pensare a lui come suo fidanzato e quando lo lasciò fare arrangiamenti per il suo supporto, inclusa una sostanziosa indennità, suo fratello cominciò ad appropriarsene come se ne avesse una sorta di diritto. Varvara è euforica e quasi trionfante mentre ascolta le azioni del figlio che hanno un fondamento nobile e non vergognoso. Sotto interrogatorio di Pyotr Stepanovich, il Capitano Lebyadkin riluttante conferma la verità di tutta la storia. Egli parte in disgrazia non appena Nikolai ritorna dopo aver accompagnato Marya. Nikolai si indirizza verso Dasha, congratulandosi per il suo imminente matrimonio, del quale, egli spiega, è stato espressamente informato. Come ad un segnale, Pyotr Stepanovich dice che egli ha ricevuto una lunga lettera dal padre riguardo a un imminente matrimonio, ma che non poteva dare un senso a questa - qualcosa come un matrimonio per coprire i peccati di un altro uomo ed una supplica per essere salvato. Un'inferocita Varvara dice a Stepan di lasciare la tenuta e di non fare mai più ritorno. Nel tumulto successivo nessuno si accorge che Ivan Shatov, che non aveva detto una parola per tutto il tempo, camminava per tutta la stanza per poi porsi davanti a Nikolai. Lo guarda negli occhi per tanto tempo senza dirgli nulla e improvvisamente lo colpisce in faccia con tutta la sua forza. Nikolai barcolla, si riprende e afferra Shatov, ma subito leva le sue mani e rimane fermo fissandolo. Shatov abbassa gli occhi e se ne esce apparentemente colpito. Liza urla e sviene sul pavimento.

Parte II[modifica | modifica wikitesto]

Le notizie degli eventi di Skvorèsniki si diffondono nella società in maniera sorprendentemente rapida. I principali partecipanti si isolano, con l'eccezione di Pètr Stepànovic che si insinua attivamente nella vita sociale della città. Dopo otto giorni, egli visita Stavrogin e la vera natura delle loro relazioni comincia a diventare evidente. Non c'era, come alcuni sospettano, un'intesa esplicita tra di loro. Piuttosto Pètr Stepànovic sta cercando di coinvolgere Stavrogin in alcuni piani politici radicali di suo conto, e sta avidamente cercando di essergli utile. Stavrogin, mentre lui sembra accettare che Pètr Stepànovic agisca per suo conto, in gran parte non risponde a queste aperture e continua a perseguire il suo proprio ordine del giorno.

Una notte Stavrogin lascia Skvorèsniki in segreto e si fa strada a piedi a casa di Fillipov, dove vive Shatov. Lo scopo principale della sua visita è quello di consultare il suo amico Kirillov, che vive anche in quella casa. Stavrogin ha ricevuto una lettera straordinariamente offensiva da Artèmij Gagànov, il figlio di un proprietario terriero-Pavel Gagànov-al quale Nikolai tirò il naso per scherzo alcuni anni prima, ed è stato lasciato con nessun'altra scelta che sfidarlo a duello. Chiede a Kirillov di essere il suo secondo e di prendere accordi. Discutono questioni filosofiche derivanti dalla ferma intenzione di Kirillov di suicidarsi in un prossimo futuro. Stavrogin procede a Shatov, e ancora una volta lo sfondo per gli eventi a Skvorèsniki comincia a rivelarsi. Shatov aveva intuito il segreto dietro il collegamento di Stavrogin di Marya (in realtà sono sposati) e lo aveva colpito per la rabbia per via della sua "caduta". In passato Stravoghin aveva ispirato Shatov con esortazioni del Cristo russo, ma questo matrimonio e altre azioni hanno provocato una delusione completa, che Shatov ora esprime con rabbia. Stavrogin si difende con calma e razionalità, ma non del tutto convincente. Egli mette in guardia anche Shatov, che è un ex membro, ma ora acerrimo nemico della società rivoluzionaria di Pyotr Verchovènskij, che Verchovènskij potrebbe star pianificando di ucciderlo. Stavrogin continua a piedi per una parte lontana della città, dove ha intenzione di chiamare presso la nuova residenza dei Lebjàdkin. Lungo la strada incontra Fèd'ka, un evaso, che lo aspettava al ponte. Pètr Stepànovic ha informato Fèd'ka che Stavrogin può avere bisogno dei suoi servizi in relazione alle Lebjàdkin, ma Stavrogin respinge con forza questo. Dice Fèd'ka che non gli darà un soldo e che se lo incontra di nuovo lo legherà fino e portarlo alla polizia. Dai Lebjàdkin 'informa il capitano, per l'orrore del capitano, che in un prossimo futuro farà un annuncio pubblico del matrimonio e che non ci saranno più soldi. Si reca da Marya, ma qualcosa in lui la spaventa e diventa diffidente. La sua proposta di venire a vivere con lui in Svizzera è accolta con disprezzo. Lei lo accusa di essere un impostore che è venuto per ucciderla con il coltello, ed esige di sapere cosa ha fatto con il suo "Principe". Stavrogin si arrabbia, la spinge con violenza, e lascia, alla maledizione frenetica di Marya. In una furia, si accorge a malapena quando Fèd'ka si apre di nuovo, ribadendo le sue richieste di assistenza. Stavrogin lo afferra, lo sbatte contro un muro e comincia a legarlo. Tuttavia, si ferma quasi subito e continua per la sua strada, con Fèd'ka seguente. Alla fine Stavrogin scoppia in una risata: si svuota il contenuto del suo portafoglio in faccia a Fèd'ka, e se ne va.

Il duello si svolge il pomeriggio seguente, ma nessuno viene ucciso. Per rabbia intensa di Gagànov, Stavrogin sembra perdere deliberatamente, come per banalizzare il duello e insultare il suo avversario, anche se lui dice che è perché non vuole più uccidere nessuno. Ritorna a Skvorèsniki dove incontra Dasha che, come ora diventa evidente, è nel ruolo di un confidente e "infermiere" in relazione a lui. Lui le racconta il duello e l'incontro con Fèd'ka, ammettendo di aver dato a Fèd'ka del denaro, gesto che potrebbe essere interpretato come un acconto per uccidere la moglie. Le chiede, in tono ironico, se lei continuerà a venire da lui, anche se scelga di accettare l'offerta di Fèd'ka. Inorridita, Dasha non risponde.

Pètr Stepànovic è nel frattempo molto attivo nella società, forma relazioni e coltiva le condizioni che, lui pensa, lo aiuteranno nei suoi obiettivi politici. E 'particolarmente focalizzata su Julia Michàjlovna Von Lembke, moglie del governatore. Con l'adulazione, la circonda con un seguito e incoraggiando la sua esagerata ambizione liberale, egli acquisisce un potere su di lei e sul tono del suo salone. Lui e il suo gruppo di co-cospiratori sfruttano la loro legittimità per generare un clima di leggerezza e cinismo nella società. Si abbandonano a scappatelle di cattivo gusto, clandestinamente distribuiscono propaganda rivoluzionaria, e agitano i lavoratori nella fabbrica locale dello Spigulin. Sono particolarmente attivi nel promuovere 'Gala Letterario' di Julia Michàjlovna per raccogliere fondi per governanti poveri, e diventa un evento molto atteso per tutta la città. Il Governatore, Andrey Antonovich, è profondamente turbato dal successo di Pètr Stepànovic con la moglie e il disprezzo casuale per la sua autorità, ma è dolorosamente incapace di fare qualcosa al riguardo. Incapace di far fronte agli strani eventi e le pressioni di montaggio, comincia a mostrare segni gravi di disturbo mentale. Pyotr Stepanovich adotta un simile approccio destabilizzante con suo padre, portando Stepan Trofìmovic in uno stato di frenesia ridicolizzandolo senza sosta e minando il suo rapporto con Varvara Petrovna, disintegrandolo ulteriormente.

Pètr Stepànovic visita Kirillov per ricordargli di un "accordo" che ha fatto, promettendo il suicidio in un momento opportuno per la società rivoluzionaria. Egli invita Kirillov, e successivamente Shatov, a una riunione della sezione locale della società, che si terrà più tardi quel giorno. Egli chiama poi Stavrogin, venendo come Mavrìkij Nikolàevic, nuovo fidanzato di Liza, è rabbia in partenza. Stavrogin, tuttavia, sembra essere di buon umore e si accompagna volentieri a Pètr Stepànovic alla riunione. Sono presenti una grande varietà di idealisti, tipi di scontenti e pseudo-intellettuali, in particolare il filosofo Shigalyev che tenta di esporre la sua teoria sulla storicamente necessaria organizzazione sociale totalitaria del futuro. La conversazione è inane e senza direzione fino a che Pètr Stepànovic prende il controllo e cerca di stabilire se vi sia un vero e proprio impegno per la causa della rivoluzione violenta. Egli sostiene che la questione possa essere risolta da una domanda semplice da parte di ogni individuo: essendo a conoscenza di un omicidio politico pianificato, informeresti la polizia? Appena tutti gli altri si affrettano ad affermare che non l'avrebbero naturalmente informata, Shatov si alza ed esce, seguito da Stavrogin e Kirillov. Segue un tumulto. Pètr Stepànovic abbandona la riunione e si precipita dopo Stavrogin. Li incontra a casa di Kirillov, dove è presente anche Fèd'ka; Verchovènskij chede così di sapere se Stavrogin fornirà i fondi per trattare con i Lebjàdkin. Ha acquisito la prova, sotto forma di una lettera inviata a Von Lembke, che il capitano sta meditando di tradire tutti. Stavrogin rifiuta, gli dice che non gli darà a Shatov neanche, e se ne va. Verchovènskij cerca di fermarlo, ma Stavrogin lo getta a terra e continua per la sua strada. Verchovènskij precipita dopo di lui ancora una volta e, con grande stupore di Stavrogin, improvvisamente si trasforma in un pazzo delirante. Si lancia in un monologo incoerente, alternativamente con passione persuasiva e e con vile sottomissione, disperatamente implorando Stavrogin ad unirsi alla sua causa. Il discorso equivale ad una dichiarazione d'amore, raggiungendo il culmine con l'esclamazione "Stavrogin, sei bello!" e un tentativo di baciare la sua mano. La causa di Verchovènskij, si scopre, non ha nulla a che fare con il socialismo, ma è puramente di distruggere il vecchio ordine e la presa del potere, con Stavrogin, il leader con la volontà di ferro, al timone. Stavrogin rimane freddo, ma in realtà non dice di no, e Pètr Stepànovic persiste con i suoi schemi.

Il malessere sociale si intensifica con l'avvicinarsi del giorno del gala letterario. L'assistente del Governatore, sotto la falsa impressione che Stepàn Trofìmovic sia la fonte del problema, ordina un raid contro la sua residenza. Profondamente scosso, Stepàn Trofìmovic va al governatore per lamentarsi. Arriva contemporaneamente ad un grande gruppo di operai della fabbrica Spigulin che sono in protesta di lavoro per le condizioni di pagamento. Già in un precario stato d'animo, Andrey Antonovich risponde a entrambi i problemi in maniera autoritaria e un po' 'demente. Julia Michàjlovna e il suo seguito, tra i quali ci sono Varvara Petrovna e Liza, ritornano da una visita a Skvorèsniki e il Governatore è ulteriormente umiliato dalla moglie che lo snobba pubblicamente. Non appena Julia Michàjlovna si impegna con Stepan Trofìmovic e il 'grande scrittore' Karmazìnov, che dovranno leggere il giorno dopo al Gala, Pètr Stepànovic entra. Vedendolo, Andrey Antonovich comincia a mostrare segni di squilibrio. Ma l'attenzione viene immediatamente deviata ad un nuovo dramma: Stavrogin è entrato nella stanza, e lui è avvicinato da Liza. A gran voce lei si lamenta di molestie da parte di un certo capitano Lebjàdkin, che si descrive come la relazione di Stavrogin, il fratello di sua moglie. Stavrogin risponde tranquillamente che Marja (nata Lebyadkina) è infatti sua moglie, e che egli farà in modo che il capitano suo non provochi ulteriori problemi. Varvara Petrovna è inorridita, ma Stavrogin sorride semplicemente e se ne va. Liza lo segue.

Parte III[modifica | modifica wikitesto]

La tanto decantata matinée letteraria e il ballo si svolgono il giorno successivo. La maggior parte della città ha sottoscritto e tutte le persone influenti sono presenti al momento della lettura, con l'eccezione degli Stavrogin. Julia Michàjlovna, che è in qualche modo riuscita ad appacificare Andrey Antonovich, è al vertice della sua ambizione. Ma le cose vanno male fin dall'inizio. Gli associati di Pètr Stepànovic, Ljàmsin e Lipùtin, approfittano del loro ruolo di amministratori per modificare lo svolgimento in modo provocatorio, e permettono ad un sacco di tipi di basso livello di entrare senza pagare. La lettura inizia con la comparsa non in programma sul palco di un irrimediabilmente ubriaco capitano Lebjàdkin, a quanto pare con lo scopo di leggere alcune delle sue poesie. Realizzando che il capitano fosse troppo ubriaco, Lipùtin prende su di sé l'impegno di leggere la poesia, che è un pezzo ottuso ed offensivo per il duro destino di governanti. Egli è rapidamente seguito dal genio letterario Karmazìnov che sta leggendo un addio al suo pubblico dal titolo "Merci". Per più di un'ora il grande scrittore arranca immergendosi in un flusso senza fine o scopo di fantasia, trasportando il pubblico in uno stato di completo stupore. La tortura viene a termine solo quando un ascoltatore esausto grida inavvertitamente "Signore, che spazzatura!" e Karmazìnov dopo lo scambio di insulti con il pubblico, infine, si chiude con un ironico "Merci, merci, merci". In questa atmosfera ostile Stepan Trofìmovic sale sul palco. Si tuffa a capofitto in una appassionata esortazione dei propri ideali estetici, diventando sempre più acuta, mentre reagisce alla derisione che emana da parte del pubblico. Egli finisce per imprecare e andarsene arrabbiato. Un pandemonio scoppia con un terzo lettore inaspettato, un 'professore' da Pietroburgo, che subito sale sul palco al suo posto. A quanto pare deliziato dal disordine, il nuovo oratore si lancia in un'invettiva frenetica contro la Russia, gridando con tutte le sue forze e gesticolando con il pugno. Egli è infine trascinato fuori dal palco da sei funzionari, ma riesce in qualche modo a fuggire e torna a continuare brevemente la sua arringa, prima di essere trascinato via di nuovo. I sostenitori in pubblico accorrono in suo aiuto come una scolaretta che salga sul palco cercando di svegliare gli studenti oppressi in tutto il mondo per protestare.

In seguito, Pyotr Stepanovich (che era misteriosamente assente dalla lettura) cerca di convincere una traumatizzata Julia Michàjlovna che non era così male come si pensa e che è essenziale per lei esser presente al ballo. Riferisce anche che in città è in arrivo la notizia di un altro scandalo: Lizavèta Nikolàevna ha lasciato la sua casa e il fidanzato ed è andata a Skvorèsniki con Stavrogin.

Nonostante il disastro della lettura, il ballo va avanti quella sera, con Julia Michàjlovna e Andrey Antonovich presenti. Molti del pubblico di tutto rispetto hanno scelto di non partecipare, ma vi è un aumento del numero di personaggi dubbi, che vanno dritti alla zona per bere. Quasi nessuno balla, la maggior parte sono in piedi ad aspettare che qualcosa accada e lanciando sguardi curiosi alla Von Lembke. Una 'quadriglia letteraria' è stata coreografata per l'occasione, ma è volgare e stupida e stupisce gli astanti. Scioccato da alcune delle buffonate della quadriglia e l'atmosfera di degenerazione in sala, decade Andrey Antonovich nuovamente al suo personaggio autoritario e un spaventata Julia Michàjlovna è costretta a scusarsi per lui. Qualcuno grida "al fuoco!" e la notizia si diffonde rapidamente che un grande incendio infuria in una parte della città. C'è una fuga precipitosa per le uscite, ma Andrey Antonovich urla che tutti devono essere ricercati, e quando la moglie angosciata grida il suo nome ordina il suo arresto. Julia Michàjlovna sviene. Lei è effettuata per la sicurezza, ma Andrey Antonovich insiste per andare all'incendio. Al fuoco che sviene da una trave caduta e anche se poi recupera la coscienza, egli non recupera la sua sanità mentale, e la sua carriera come governatore volge al termine. L'incendio infuria per tutta la notte, ma al mattino si è ridotta e la pioggia sta cadendo. La notizia di un omicidio strano e terribile inizia a diffondersi: un certo capitano, la sorella e la loro domestica di servizio sono stati trovati accoltellati a morte nella loro casa parzialmente bruciati sul bordo della città.

Stavrogin e Liza hanno passato la notte insieme e si sono svegliati alla luce morente del fuoco. Liza è pronto a lasciarlo, convinta che la sua vita è finita. Pètr Stepànovic arriva per impartire la notizia dell'omicidio dei Lebjàdkin. Dice che l'assassino era Fèd'ka il condannato, nega ogni suo coinvolgimento e assicura a Stavrogin che legalmente (e, naturalmente, moralmente) anche lui è in salvo. Quando Liza chiede la verità da Stavrogin, lui risponde che lui era contro l'omicidio, ma sapeva che stava per accadere e non ha fermato gli assassini. Liza si precipita fuori in uno stato di frenesia, determinata a raggiungere il luogo degli omicidi per vedere i corpi. Stavrogin dice a Pètr Stepànovic di fermarla, ma Pètr Stepànovic esige una risposta. Stavrogin risponde che potrebbe dire sì a lui, se solo non fosse un tale buffone, e gli dice di tornare domani. Placato, Pètr Stepànovic persegue Liza, ma il tentativo di fermarla è abbandonato quando Mavrìkij Nikolàevic, che è stato aspettando fuori tutta la notte, si precipita in suo aiuto. Lui e Liza raggiungono la città insieme sotto la pioggia battente. Sulla scena degli omicidi una folla indisciplinata ha raccolto. A questo punto si sa che è la moglie di Stavrogin che è stata ucciso, e Liza è riconosciuto come 'la donna di Stavrogin'. Lei e Mavrìkij Nikolàevic vengono attaccati da individui ubriachi e belligeranti nella folla. Liza è colpito più volte sulla testa e viene uccisa.

La maggior parte della rabbia della società per gli eventi della notte è diretta verso Julia Michàjlovna. Pètr Stepànovic non è sospettato e si diffonde la notizia che Stavrogin è fuggito sul treno per Pietroburgo. L'associazione rivoluzionaria, tuttavia, è in allarme. Sono sul punto di ammutinamento finché Pètr Stepànovic mostra loro la lettera di Lebjàdkin a Von Lembke. Egli indica il loro coinvolgimento innegabile e dice loro che Shatov è anche determinato a denunciarli. Essi concordano sul fatto che Shatov dovrà essere ucciso e un piano è fatto per attirarlo alla posizione isolata dove ha sepolto stampa della società. Pyotr Stepanovich spiega che Kirillov ha accettato di scrivere una nota per assumersi la responsabilità dei loro crimini prima che lui si suicida. Shatov si è preoccupato con l'inaspettato ritorno della sua ex-moglie Marie, che ha bussato alla sua porta, da sola, malata e povera. Lui è felice di vederla e quando si scopre che lei sta andando a lavoro, con il figlio di Stavrogin si mette freneticamente ad aiutarla. Il bambino è nato e, riconciliato con Marie, è felice che lui sta per essere il padre. Quella notte l'emissario del rivoluzionario gruppo-Erkel-arriva per scortare Shatov alla parte isolata di Skvorèsniki dove è sepolto la macchina da stampa. Pensando questo sarà il suo ultimo interazione con la società, Shatov accetta di venire. Mentre mostra Erkel posto, gli altri membri del gruppo saltano fuori e lo afferrano. Pyotr Verchovènskij mette una pistola alla fronte e gli incendi di Shatov, uccidendolo. Mentre si appesantiscono maldestramente il corpo e gettarlo nello stagno, uno dei partecipanti al reato-Ljàmsin-completamente perde la testa e comincia a strillare come un animale. Si è trattenuto e, infine, calmò, e vanno per la propria strada. La mattina seguente Pètr Stepànovic procede al posto di Kirillov.Kirillov è stato avvertito ed è con entusiasmo che lo attende. Tuttavia, la sua avversione per Pètr Stepànovic e la notizia della morte di Shatov suscitano una certa riluttanza a rispettare, e per qualche tempo si colloquio, entrambi con le pistole in mano. Alla fine Kirillov sembra essere superato con la forza del suo desiderio di uccidere se stesso e nonostante i suoi dubbi scrive in fretta e firma la lettera di suicidio assumersi la responsabilità per i crimini, e corre nella stanza accanto. Ma non c'è nessun colpo, e Pètr Stepànovic lo segue con cautela nella stanza buia. Un confronto strano e straziante termina con Pètr Stepànovic in fuga in preda al panico. Un colpo risuona e ritorna per scoprire che Kirillov si è sparato alla testa.

Nel frattempo, Stepàn Trofìmovic, ignaro degli orrori che si svolgono, ha lasciato la città a piedi, determinato a prendere la strada maestra di un futuro incerto. Vagando con nessuno scopo o la destinazione reale, gli viene offerto un passaggio da alcuni contadini. Lo portano al loro villaggio dove incontra Sòfja Matvèevna, un venditore di gospel in viaggio, e lui con fermezza si attacca a lei. Si avviarono insieme, ma Stepàn Trofìmovic si ammala e sono costretti a prendere una camera in una casa grande. Racconta Sòfja Matvèevna una versione un po' 'abbellito della sua storia di vita e supplica con lei di non lasciarlo. Con orrore, Varvara Petrovna si trasforma improvvisamente fino al cottage. Lei è alla ricerca di lui dopo la sua scomparsa, e la sua ferocia spaventa notevolmente sia Stepàn Trofìmovic e Sòfja Matvèevna. Quando si rende conto che lui è molto malato e che Sòfja Matvèevna ha cercato dopo di lui, il suo atteggiamento ammorbidisce e manda per il suo medico. Un difficile riconciliazione tra i due amici, durante la quale vengono richiamate alcuni eventi dolorosi del passato, viene effettuata. Diventa evidente che Stepàn Trofìmovic sta morendo e un prete è convocato. Nelle sue ore coscienti ultime riconosce l'inganno della sua vita, perdona gli altri, e fa un discorso estatico che esprime il suo amore per ri-acceso di Dio.

Quando Shatov non riesce a tornare, Marie, ancora esausto dalla nascita, cerca fuori Kirillov. L'incontro con la terribile scena del suicidio, afferra il suo bambino appena nato e si precipita fuori al freddo, disperatamente in cerca di aiuto. Alla fine, le autorità sono chiamate alla scena. Hanno letto la nota di Kirillov e poco tempo dopo il corpo di Shatov viene scoperto a Skvorèsniki. Marie e il bambino si ammalano e muoiono pochi giorni dopo. La scena del crimine in Skvorèsniki rivela che Kirillov deve aver agito con gli altri e la storia emerge che vi è un gruppo organizzato di cospiratori rivoluzionari dietro tutti i crimini e disordini. Paranoia attanaglia la città, ma tutto si rivela quando Ljàmsin, in grado di sopportare, fa una confessione strisciare alle autorità. Racconta la storia del complotto in grande dettaglio, e il resto dell'equipaggio, con l'eccezione di Pètr Stepànovic che ha lasciato per Pietroburgo dopo il suicidio di Kirillov, vengono arrestati.

Varvara Petrovna, tornando a casa sua città dopo la morte di Stepàn Trofìmovic, è molto scosso da tutta la terribile notizia. Darya Pavlovna riceve una lettera inquietante da Nikolàj Vsèvolodovic, che lei mostra di Varvara Petrovna. Notizie arriva da Skvorèsniki che Nikolàj Vsèvolodovic è lì e si è bloccato via senza dire una parola a nessuno. Si affrettano finita, e scoprire che Nikolàj Vsèvolodovic è impiccato.

Fortuna[modifica | modifica wikitesto]

La pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

I primi capitoli del romanzo vengono pubblicati nel numero del gennaio 1871 del "Messaggero Russo", accolti con discreto entusiasmo dai critici. Ad A. N. Majkov, che si era complimentato per l'opera, Dostoesvkij risponde il 14 marzo dicendo che è contento dei complimenti ma che non è sicuro del risultato finale. "Sono terrorizzato come un topo spaventato. L'idea mi ha affascinato e me ne sono innamorato, ma riuscirò a dominarla e non guasterò invece tutto il romanzo? Sarebbe un vero disastro!"[2]
Nel giugno del 1871, Dostoevskij è a Dresda per un viaggio di salute. Ricevuto il denaro dal "Messaggero Russo", parte per tornare in patria. Ma prima incarica la moglie di un compito doloroso: bruciare i manoscritti delle sue opere che aveva con sé, perché alla perquisizione della dogana avrebbe altrimenti avuto dei problemi. Va così definitivamente persa la versione originale de I demoni.

Nel 1873, l'autore decide di pubblicare a proprie spese un'edizione in un unico volume della sua opera, scelta dovuta quasi esclusivamente a carenze finanziarie. È da sottolineare il fatto che all'epoca nessuno scrittore pubblicava a proprie spese, e quindi tutta l'operazione era molto rischiosa. Ma Dostoesvkij vuole rischiare, e il 20 gennaio di quell'anno la Tipografia Zamyslovskij gli manda le prime copie stampate.
Due giorni dopo sul giornale "La voce" viene annunciata la pubblicazione del romanzo, e già alle 9 di mattina si presenta alla porta dell'autore un impiegato di una libreria a chiederne alcune copie. Alla fine della sola prima giornata, sono vendute 115 copie del romanzo, per un incasso di 300 rubli. Entro la fine dell'anno vengono vendute un totale di 3.000 copie, e la giacenza di 500 esemplari viene smaltita nei tre anni successivi.

Il successo[modifica | modifica wikitesto]

I demoni rimane un romanzo di grande successo, anche se al suo esordio non tutti ne furono convinti. Il 10 maggio 1879, 8 anni dopo la prima pubblicazione, Dostoevskij scrive a Nikolaj Alekseevič Ljubimov, editore del "Messaggero Russo": "Ne I demoni c'è una quantità di personaggi che mi sono stati contestati come meramente fantastici. Ma in seguito, che Voi lo crediate o no, sono stati tutti confermati dalla realtà, il che significa che erano stati esattamente intuiti. Per esempio, K. P. Pobedonoscev mi ha riferito di due o tre casi di anarchici arrestati che erano sorprendentemente simili a quelli da me raffigurati ne I demoni".[2]

Temi ideologici ed esistenziali[modifica | modifica wikitesto]

Traduzioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

  • I demoni, traduzione di Alfredo Polledro, Torino, Slavia, 1927. - Einaudi, Torino, 1942-2017.
  • Gli ossessi, traduzione di Olga Resnevic, Foligno, Campitelli, 1928.
  • I demoni, traduzione di Maria Racovska ed Ettore Fabietti, Sesto San Giovanni, Milano, Barion, 1930.
  • I demoni, traduzione di Sergio Balakoucioff, Milano, Barion, 1931.
  • I demoni, traduzione di Rinaldo Küfferle, Milano, Mondadori, 1931-2017. [dal 1953 la traduzione modificata, pubblicata da Mondadori, fu disconosciuta dal Küfferle]
  • Gli indemoniati, a cura di Margherita Santi-Farina, Roma, Gherardo Casini, 1957. - Newton Compton, Roma, 2001-2017.
  • I demoni. Taccuini per i "demoni", traduzione di Giorgio Maria Nicolai, note e cura di Ettore Lo Gatto, Firenze, Sansoni, 1958-1990. - riedita nella Collana Il pensiero occidentale, Introduzione di Armando Torno, Bompiani, Milano, 2009, ISBN 978-88-45-26253-1. [la traduzione Sansoni, ora Bompiani, è una revisione di quella del Küfferle]
  • I demoni, traduzione di Giovanni Buttafava, Introduzione di Pietro Citati, Milano, BUR, 1981-2001.
  • I demoni, traduzione di Francesca Gori, a cura di Fausto Malcovati, Milano, Garzanti, 1973.
  • I demoni, trad. e Postfazione di Mirco Gallenzi, Milano, Frassinelli, 1995. - Sperling & Kupfer, Milano, 2003.
  • I demoni, traduzione di e cura di Gianlorenzo Pacini, Milano, Feltrinelli, 2000-2017.
  • I demoni, traduzione di D. Rossi, Milano, Baldini Castaldi, 2011.

Riduzioni teatrali[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1957 il drammaturgo Diego Fabbri ne trasse una riduzione teatrale che fu portata in scena dal Teatro Stabile di Genova, per la regia di Luigi Squarzina e l'interpretazione di Enrico Maria Salerno (Stavrogin) e Tino Buazzelli (Pëtr Stepanovič).

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Film che si ispirano al romanzo, o ai suoi personaggi. Solo i titoli evidenziati sono usciti in Italia.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Citazione tratta da Dostoevskij mio marito, di Anna Grigor'evna Dostoevskaja (traduzione di Anna Millazzo Lipschütz).
  2. ^ a b c d e f g Citazione tratta da Fëdor Dostoevskij: lettere sulla creatività, traduzione e cura di Gianlorenzo Pacini.
  3. ^ Il počvenničestvo è l'ideologia dell'attaccamento al suolo materno, a cui Dostoevskij apparteneva.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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