I Want to Tell You

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I Want to Tell You
ArtistaThe Beatles
Autore/iGeorge Harrison
GenereRock psichedelico
Soft rock
Pop rock
British invasion
Beat
Edito daHarrisongs, Ltd.
Pubblicazione
IncisioneRevolver
Data5 agosto 1966
EtichettaEMI/Parlophone
Durata2:29
Revolver – tracce
Precedente
I Want to Tell You
ArtistaGeorge Harrison
Eric Clapton
Autore/iGeorge Harrison
GenereRock psichedelico
Pubblicazione
IncisioneLive in Japan
Data13 luglio 1992
EtichettaDark Horse Records
Durata4:34
Live in Japan – tracce
Precedente
-
Successiva
I Want to Tell You
ArtistaJeff Lynne
Eric Clapton
Autore/iGeorge Harrison
GenereRock psichedelico
Pubblicazione
IncisioneConcert for George
Data18 novembre 2003
EtichettaWarner Bros. Records
Durata2:52
Concert for George – tracce
Precedente
Arpan

I Want to Tell You è una composizione di George Harrison, pubblicata sull'album Revolver dei Beatles del 1966[1][2]. Nello stesso album sono presenti altre due composizioni del chitarrista: il brano d'apertura Taxman e Love You To[3].

Il brano[modifica | modifica wikitesto]

Composizione[modifica | modifica wikitesto]

L'autore del pezzo ha affermato che quest'ultimo parla della marea di pensieri difficili da comunicare che ci invia la mente in forma di ordini; mentre, secondo Harrison, sarebbe bene che ci lasciassimo andare dimenticandola[4]. Prima di arrivare ad I Want to Tell You, la canzone ha avuto i working titles di Laxton's Superb e I Don't Know[5]. Il primo nome, secondo un aneddoto riportato da più voci, derivò da uno scambio di battute in cui John Lennon, irritato perché il compagno non aveva mai pronti i nomi delle canzoni che aveva composto, propose beffardamente di battezzarlo Granny Smith Part Friggin' Two, (Love You To aveva avuto come titolo provvisorio Granny Smith); e per questo il tecnico Geoff Emerick suggerì al volo un'altra qualità di mele, le Laxton's Superb[6].

Il brano è stato considerato il più filosofico dei Beatles fino a questo momento. Nell'autobiografia di Harrison I Me Mine, l'autore ha affermato che sarebbe stato meglio invertire il verso di apertura[2]. Nell'Anthology, George ha parlato del brano come uno dei pochi che aveva verso la metà degli anni sessanta[7]. Il pezzo è nella tonalità di La maggiore[2].

Registrazione[modifica | modifica wikitesto]

Le sedute di registrazione per il brano iniziarono il 2 giugno 1966; riguardo in generale alle registrazioni delle canzoni di George, il fonico Geoff Emerick ha ricordato di una sorta di pressione nella sala di registrazione, perché sembrava che ci fosse un tempo limite per registrare le canzoni di Harrison. In questa prima giornata di lavorazione al pezzo, vennero prima registrati cinque nastri di base ritmica (pianoforte, batteria, chitarre); il terzo di questi venne considerato il migliore, per cui ci vennero sovraincise le voci, le percussioni ed altre parti di piano. L'indomani McCartney sovraincise la sua parte di basso elettrico[1]. Per quest'ultima seduta, il nastro tre venne ridotto nel quattro[2]. Nelle stesse giornate di registrazioni della canzone, avveniva il mixaggio di Yellow Submarine[8][9]. Fu quindi la quarta take quella utilizzata per il mixaggio, sia mono che stereo; il primo venne realizzato il 6 giugno, mentre il secondo il 21. Per tutte e quattro le sedute, il produttore fu George Martin, il primo fonico il sopracitato Emerick ed il secondo Phil McDonald. Il brano presenta, all'inizio, un effetto di fade-in (su idea di McCartney[10]), lo stesso presente sul pezzo Eight Days a Week[11].

Pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

I Want to Tell You venne pubblicata come dodicesima traccia dell'album Revolver, pubblicato il 5 agosto 1966[3]. Nella versione americana dell'album, la traccia è la decima, ma rimane sempre tra Doctor Robert e Got to Get You into My Life[12]. Non ci furono inclusioni del brano in una qualsiasi compilation[13]. George Harrison ha eseguito il pezzo dal vivo in Giappone, per cui I Want to Tell You compare nell'album Live in Japan del 1992, come traccia d'apertura[14]. In questo caso, il verso iniziale è stato cantato invertendo le due proposizioni che lo compongono[2]. Nel Concert for George del 29 novembre 2002, la canzone è stata cantata da Jeff Lynne, accompagnato da Eric Clapton[15]; il produttore aveva già aiutato Harrison a "riemergere" con l'album Cloud Nine del 1987[16], dopo il fiasco di Gone Troppo di cinque anni prima[17], e stava concludendo l'album Brainwashed di George, nel quale suonava anche il figlio di quest'ultimo, Dhani; questo LP venne pubblicato, postumo, lo stesso giorno del concerto[18].

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Versione dei Beatles[modifica | modifica wikitesto]

È stata ipotizzata la paternità di Harrison anche ai cori[19].

Versione di George Harrison[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) I Want to Tell You, The Beatles Bible. URL consultato il 3 aprile 2014.
  2. ^ a b c d e f Luca Biagini, I Want to Tell You, Pepperland. URL consultato il 3 aprile 2014.
  3. ^ a b (EN) Stephen Thomas Erlewine, Revolver - The Beatles, AllMusic. URL consultato il 3 maggio 2014.
  4. ^ Harrison, p. 96.
  5. ^ Lewisohn, p. 162.
  6. ^ Rodriguez, p. 143.
  7. ^ Autori Vari, The Beatles Anthology, Rizzoli Editore, 2010., pag. 209
  8. ^ (EN) 2 June 1966 - Recording, mixing: I Want to Tell You, Yellow Submarine, The Beatles Bible. URL consultato il 4 maggio 2014.
  9. ^ (EN) 3 June 1966 - Recording, mixing: I Want to Tell You, Yellow Submarine, The Beatles Bible. URL consultato il 4 maggio 2014.
  10. ^ Hertsgaard, p. 226.
  11. ^ Everett, pp. 57-8.
  12. ^ The Beatles Complete Scores, Hal Leonardo, 1993., pag. 1136
  13. ^ (EN) Richie Unterberger, I Want to Tell You - The Beatles, AllMusic. URL consultato il 3 maggio 2014.
  14. ^ a b (EN) Graham Calkin, Live in Japan, JPGR. URL consultato il 3 maggio 2014.
  15. ^ (EN) The Event, Concert for George. URL consultato il 3 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 17 ottobre 2013).
  16. ^ Hervé Bourhis, Il Piccolo Libro dei Beatles, Blackvelvet, 2012., pag. 142
  17. ^ Hervé Bourhis, pag. 137.
  18. ^ Hervé Bourhis, pag. 158.
  19. ^ Guido Micheloni, Pazzi per i Beatles - La Storia Dietro Ogni Canzone, Barbera Editore, 2013., pag. 86

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Walter Everett, The Beatles as Musicians - Revolver through the Anthology, Oxford/New York, Oxford University Press, 1999, ISBN 978-0-19-512941-0.
  • George Harrison, I Me Mine, Milano, Rizzoli, 2002, ISBN 88-7423-014-1. (I Me Mine, Chronicle Books, San Francisco, 2002)
  • Mark Hertsgaard, A Day in the Life - La musica e l’arte dei Beatles, Milano, Baldini&Castoldi, 1995, ISBN 88-859-8791-5. (A Day in the Life - The Music and Artistry of the Beatles, Macmillan, New York, 1995)
  • Mark Lewisohn, Beatles - Otto anni ad Abbey Road, Milano, Arcana Editrice, 1990, ISBN 88-85859-59-3. (The Complete Beatles Recording Sessions, EMI Records Ltd, London, 1988)
  • (EN) Robert Rodriguez, Revolver - How The Beatles Reimagined Rock’n’roll, Milwuakee, Backbeat Books, 2012, ISBN 978-1-61713-009-0.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]