Hyperoodon

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Iperodonte
Northern bottlenose whale size.svg
Hyperoodon ampullatus
Stato di conservazione
Status iucn2.3 CD it.svg
Basso rischio (cd)
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Cetacea
Sottordine Odontoceti
Famiglia Ziphiidae
Genere Hyperoodon

Lacépède, 1804

Specie

Hyperoodon (iperodonte) è un genere di cetacei odontoceti appartenente alla famiglia Ziphiidae. Vi sono ascritte due sole specie, l'iperodonte boreale (Hyperoodon ampullatus) e l'iperodonte australe (Hyperoodon planifrons). Nonostante le due specie siano fisicamente simili la loro storia negli ultimi duecento anni è piuttosto differente. L'iperodonte australe è stato raramente osservato, non è stato mai cacciato ed è probabilmente l'odontoceto più abbondante nelle acque antartiche. La specie settentrionale invece è stata cacciata assiduamente dai norvegesi e dai britannici nel diciannovesimo secolo e agli inizi del ventesimo. I norvegesi cessarono definitivamente di cacciare questo cetaceo nel 1973.


Descrizione fisica[modifica | modifica sorgente]

Le due specie sono lunghe (8-15 m di lunghezza quando sono adulti) e abbastanza rotonde. Il melone è estremamente rigonfio - la sua forma è simile a quella di una caricatura di un professore dalla "testa d'uovo". Il rostro è lungo e di colore bianco nei maschi e grigio nelle femmine. La pinna dorsale è relativamente piccola, 30-38 cm, situata dietro alla metà del dorso, è falcata ed è solitamente appuntita. Il dorso è di colore grigio scuro nella specie settentrionale e grigio chiaro in quella meridionale. Entrambe le specie hanno le regioni inferiori bianche.

Popolazione e distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Areale di iperodonte boreale
Areale di iperodonte australe

L'iperodonte boreale è endemico dell'oceano Atlantico settentrionale e vive nelle acque fredde e subartiche. Si trova nello stretto di Davis, nel mare del Labrador, nel mare di Groenlandia e nel mare di Barents. Preferisce le acque profonde. La popolazione totale è sconosciuta, ma probabilmente è dell'ordine dei 10.000. Il "Gully", un profondo canyon sottomarino ad est della Nuova Scozia, ha una popolazione residente di 130 individui.

L'iperodonte australe ha una distribuzione circumpolare nell'oceano Meridionale. Si trova a sud fino alle coste antartiche e a nord fino all'estremità del Sudafrica, all'Isola del Nord della Nuova Zelanda e alle regioni meridionali del Brasile. Si pensa che abbia una popolazione globale di più di 500.000 individui.

Gli avvistamenti di un'apparente balena dal naso a bottiglia in acque tropicali e subtropicali sono da attribuirsi probabilmente ad una specie poco conosciuta, la balena dal becco di Longman. La parentela di queste specie con le altre balene dal becco non sono state ancora stabilite.

Ci sono molte maniere per distinguere i maschi dalle femmine, oltre ad esaminare la regione inferiore. I maschi sono generalmente di colore grigio scuro o nero e le femmine e i piccoli sono di colore bianco o grigio molto chiaro.

Il 20 gennaio 2006 venne scoperta un iperodonte boreale nel centro di Londra, nel Tamigi. La balena del Tamigi risalì il fiume fino all'Albert Bridge. Venne trainata da una chiatta e i soccorritori sperarono di salvarla riportandola in mare, ma morì in seguito a convulsioni il 21 gennaio, durante il suo soccorso.

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

L'iperodonte australe si pensa che non sia minacciata dalle attività umane.

Prima che iniziasse la caccia all'iperodonte boreale si stima che ci fossero 40.000-50.000 individui nell'Atlantico. Tra il 1850 e il 1973 vennero uccisi 88.000 individui, principalmente da balenieri norvegesi e britannici. La popolazione si è molto probabilmente ridotta dai tempi precedenti la caccia. Da quando è cessata la caccia il rischio principale per la sua conservazione è il gran numero di piattaforme per l'estrazione di petrolio e di gas intorno al Gully.

Iperodonte ucciso nei pressi di Hvalba, nelle Isole Fær Øer

Gli iperodonti boreali sono ben conosciuti nelle Isole Fær Øer, principalmente perché ogni anno, a settembre, vengono uccisi, specialmente nei villaggi di Hvalba e di Sandvík, sull'isola di Suðuroy.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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