Homarus americanus
| Astice americano | |
|---|---|
Homarus americanus in due varianti di colorazione | |
| Stato di conservazione | |
Rischio minimo[1] | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Sottoregno | Eumetazoa |
| Ramo | Bilateria |
| Phylum | Arthropoda |
| Subphylum | Crustacea |
| Classe | Malacostraca |
| Sottoclasse | Eumalacostraca |
| Superordine | Eucarida |
| Ordine | Decapoda |
| Sottordine | Pleocyemata |
| Infraordine | Astacidea |
| Superfamiglia | Nephropoidea |
| Famiglia | Nephropidae |
| Sottofamiglia | Nephropinae |
| Genere | Homarus |
| Specie | H. americanus |
| Nomenclatura binomiale | |
| Homarus americanus H. Milne-Edwards, 1837 | |
| Sinonimi | |
|
Astacus americanus Stebbing, 1893 | |
L'astice americano[4] (Homarus americanus H. Milne-Edwards, 1837), è un crostaceo della famiglia dei Nefropidi[5]. È strettamente imparentato con l'astice europeo (Homarus gammarus).
Distribuzione e habitat
[modifica | modifica wikitesto]Vive nelle acque temperate e fredde dell'America settentrionale. Nonostante sia una specie tipica solitamente delle acque poco profonde, fino a 50 m di profondità, si può trovare anche a 700[1]. Predilige le zone con fondali rocciosi.
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]Somiglia molto a Homarus gammarus, differenziandosi semplicemente per il colore della sua corazza, più vivo. Quando viene il tempo della muta, la corazza di questo crostaceo diventa molle, e la sua vecchia corazza è, solitamente, il suo primo pasto per recuperare energia.
All'inizio del 2009, a New York è stato liberato un esemplare dal peso di 9 kg e di 140 anni[6], pescato presso le coste canadesi di Terranova. All'inizio del 2012, nello stato del Maine, è stato pescato un esemplare di 12 kg e dalla lunghezza di circa un metro.
L'astice ha due chele di struttura diversa: la più grossa e pesante serve a rompere il guscio delle prede, mentre quella più dentellata serve ad estrarla da quest'ultimo; queste formidabili armi fungono anche da difesa da voraci predatori, come il pesce lupo.
La corazza è composta di chitina, come negli insetti e nei funghi.
Biologia
[modifica | modifica wikitesto]Comportamento
[modifica | modifica wikitesto]È molto territoriale: vi sono spesso scontri molto accesi fra due grossi maschi, nei quali alcune parti del corpo (chele, zampe, antenne) vengono perse.
Riproduzione
[modifica | modifica wikitesto]La femmina depone un alto numero di uova.
Alimentazione
[modifica | modifica wikitesto]L'astice non è un saprofago: si nutre prevalentemente di animali vivi, quali mitili, vongole e ricci di mare[7]. Tuttavia, può accadere che l'astice si cibi delle carcasse di animali morti quali pesci, foche e altri grossi mammiferi marini.
Conservazione
[modifica | modifica wikitesto]Questa specie viene classificata come "a rischio minimo" (LC) dalla lista rossa IUCN perché la sua pesca è regolamentata[1].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 (EN) Homarus americanus, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
- ↑ Homarus americanus, su sealifebase.ca. URL consultato il 5 febbraio 2026.
- ↑ Homarus americanus, su marinespecies.org. URL consultato il 5 febbraio 2026.
- ↑ Decreto Ministeriale n° 175216 del 16 aprile 2025 - Modalità di attribuzione delle denominazioni in lingua italiana delle specie ittiche di interesse commerciale, su masaf.gov.it. URL consultato il 5 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Homarus americanus, in WoRMS (World Register of Marine Species).
- ↑ New York: liberato astice di 140 anni, su www.corriere.it. URL consultato il 10 novembre 2024.
- ↑ Robert W. Elner & Alan Campbell, Natural diets of lobster Homarus americanus from barren ground and macroalgal habitats off southwestern Nova Scotia, Canada (PDF), in Marine Ecology Progress Series, 1987, pp. 131–140.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) ITIS Standard Report Page: Homarus americanus, in Integrated Taxonomic Information System. URL consultato il 27 marzo 2014.
- Articolo del quotidiano Il Mattino su astice gigante pescato nel 2012, su ilmattino.it. URL consultato il 24 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale il 12 gennaio 2014).

