Henry Morgenthau senior

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Henry Morgenthau

Henry Morgenthau (Mannheim, 26 aprile 1856New York, 25 novembre 1946) è stato un avvocato, imprenditore e diplomatico statunitense.

Morgenthau, Samuel Train Dutton e Cleveland Hoadley Dodgey nel 1916

È più conosciuto come l'ambasciatore americano presso l'Impero Ottomano durante la Prima Guerra Mondiale. Morgenthau è considerato il più importante americano a parlare del genocidio armeno.[1] Henry Morgenthau è il padre del politico Henry Morgenthau Jr.. Tra i suoi nipoti Robert M. Morgenthau, District attorney di Manhattan per 35 anni, e Barbara Tuchman, nota autrice e storica.

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Morgenthau figlio di Lazarus e Babette Morgenthau, nono figlio di undici viventi, nasce nel 1856 a Mannheim, Granducato di Baden in una famiglia di ebrei aschenaziti di dodici figli. Suo padre era un produttore di sigari di successo; aveva fabbriche di sigari a Mannheim, Lorsch e Heppenheim, impiegando fino a 1.000 persone (allora Mannheim aveva 21.000 abitanti). Dopo aver subito una grave battuta d'arresto finanziaria durante la guerra di secessione americana, a causa di un'imposta sull'importazione di tabacco del 1862, che aveva chiuso definitivamente le esportazioni di tabacco tedesche verso gli Stati Uniti, la famiglia emigrò a New York nel 1866. Lì, nonostante un discreto "gruzzolo" a disposizione, suo padre non riuscì a ristabilirsi negli affari ed anche lo sviluppo e la commercializzazione di varie invenzioni ed investimenti non ebbero successo. Lazarus Morgenthau riuscì a scongiurare il fallimento e stabilizzare il suo reddito, diventando un collettore di fondi per le case di culto ebraico. Henry ha frequentato il City College di New York (BA) e si è laureato in legge alla Columbia Law School. Ha iniziato la sua carriera come avvocato e realizzato una consistente fortuna in investimenti immobiliari[2]. Ha sposato Josephine Sykes nel 1882; hanno avuto quattro figli: Helen, Alma, Henry Jr. e Ruth.[3] Morgenthau oltre ad essere stato un avvocato di successo fu anche il capo della comunità “Reform Jewish" di New York.[4]

Il Partito Democratico[modifica | modifica wikitesto]

Il successo professionale di Morgenthau gli ha permesso di contribuire generosamente alla campagna elettorale del presidente Thomas Woodrow Wilson nel 1912. Aveva conosciuto Wilson nel 1911, durante una cena per celebrare il quarto anniversario della fondazione della Free Synagogue Society. In quest'incontro i due "sembrano aver legato", segnando il "punto di svolta nella carriera politica di Morgenthau".[5] Il suo ruolo nella politica americana aumentò nei mesi successivi e visto che il suo desiderio di diventare presidente della campagna di finanziamento non si era avverato, Wilson gli offrì il ruolo di ambasciatore dell'Impero Ottomano. Avrebbe desiderato anche un posto nel governo, ma anche questo obiettivo non ebbe seguito.

Ambasciatore presso l'Impero ottomano[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Genocidio armeno.
Dipartimento_di_Stato_degli_Stati_Uniti_d%27America Dipartimento di Stato nel 1915, descrive il massacro degli armeni nell'Impero Ottomano come una "campagna di sterminio razziale."

Essendo uno dei primi sostenitori Wilson, Morgenthau riteneva essere nominato ad una posizione di governo, ma il nuovo Presidente aveva altri piani: voleva nominarlo Ambasciatore presso l'Impero Ottomano come, precedentemente, altri importanti ebrei americani, Oscar Straus e Solomon Hirsch. L'ipotesi di Wilson che gli ebrei in qualche modo rappresentato un ponte tra turchi musulmani e cristiani americani non convinceva Morgenthau, ma Wilson gli assicurò che la "Sublime porta" di Istanbul "è il luogo in cui si concentra l'interesse degli ebrei americani per il benessere degli ebrei di Palestina, ed è quasi indispensabile che io abbia un Ebreo in quella posizione". Anche se non sionista, si è impegnato fervidamente per la situazione dei suoi correligionari.[6] Inizialmente Morgenthau ha respinto l'offerta, ma dopo un viaggio in Europa e in Terra santa, e con l'incoraggiamento del suo amico filo-sionista, il rabbino Wise, ha riconsiderato la sua decisione e accettato l'offerta di Wilson.[7] È stato nominato ambasciatore degli Stati Uniti presso l'Impero ottomano nel 1913 e mantenuto quel ruolo fino al 1916.

Il vero scopo della deportazione fu rapina e distruzione; in realtà rappresentava un nuovo metodo di massacro.

Quando le autorità turche hanno dato gli ordini per queste deportazioni, stavano semplicemente dando la condanna a morte ad una intera razza; hanno capito bene questo, e, nelle loro conversazioni con me, non hanno fatto particolari tentativi per nascondere il fatto.
Henry Morgenthau, Ambassador Morgenthau's Story pag. 309.

Sebbene la sicurezza dei cittadini americani, per lo più missionari cristiani e gli ebrei, fosse una delle principali preoccupazioni nell'Impero Ottomano all'inizio del suo incarico, Morgenthau ha dichiarato che il problema più preoccupante era la Questione Armena.[8] Dopo lo scoppio della guerra, gli Stati Uniti rimasero neutrali, così l'ambasciata americana - e quindi Morgenthau - ha rappresentato molti degli interessi degli alleati a Costantinopoli, in quanto questi avevano ritirato le loro missioni diplomatiche a seguito delle ostilità. Poiché le autorità ottomane avevano iniziato la campagna di sterminio degli armeni nel 1914-1915, la scrivania di Morgenthau è stata sommersa, quasi ogni ora, dai rapporti dai consoli americani residenti in diverse parti dell'Impero, documentando i massacri e le marce di deportazione che stavano avvenendo.

Di fronte alle evidenze accumulate, ha informato ufficialmente il Governo degli Stati Uniti delle attività del Governo Ottomano, chiedendo di intervenire.[9]

Registrazione audio del capitolo 24, "The Murder of a Nation", da Ambassador Morgenthau's Story.

Il governo americano però, rimasto neutrale nel conflitto e non volendo essere coinvolto, ha avuto solo scarse reazioni ufficiali. Morgenthau ha tenuto incontri ad alto livello con i leader dell'Impero Ottomano per contribuire ad alleviare la situazione degli armeni, ma le sue proteste sono state respinte e ignorate. È famoso il suo monito al ministro dell'Interno Talaat Pasha: "Il nostro popolo non dimenticherà mai questi massacri".[10] Siccome i massacri continuavano senza sosta, Morgenthau e molti altri americani decisero di formare un fondo pubblico formando un comitato di assistenza degli armeni, il “Committee on Armenian Atrocities" - Comitato per le atrocità verso gli Armeni (in seguito ribattezzata "Near East Relief" - Aiuti del Medio Oriente), raccogliendo più di 100 milioni di dollari di aiuti, l'equivalente di 1.000 milioni di dollari di oggi. Grazie alla sua amicizia con Adolph Ochs, editore del New York Times, ha anche assicurato una informazione giornalistica di primo piano sulla continuazione dei massacri, con 145 articoli, nel solo 1915.[11] Esasperato dal suo rapporto con il governo ottomano, si è dimesso da ambasciatore nel 1916. Guardando retrospettivamente tale decisione, nel suo "The Murder of a Nation" - L'assassinio di una Nazione", scrisse che aveva conosciuto la Turchia come "un luogo di orrore. Avevo raggiunto la fine delle mie risorse. Ho trovato insopportabile la mia ulteriore associazione quotidiana con gli uomini, comunque gentili e accomodanti... che erano ancora puzzolenti del sangue di quasi un milione di esseri umani".[12] Le sue conversazioni con i leader ottomani e il suo racconto del genocidio armeno fu poi pubblicato nel 1918 sotto il titolo “Ambassador Morgenthau's Story".[13] Nel 1918, l'ambasciatore Morgenthau tenne delle conferenze negli Stati Uniti, avvertendo che i Greci e gli Assiri venivano sottoposti agli "stessi metodi" di deportazione e di "massacro", come gli armeni, e che due milioni di armeni, greci e assiri erano già morti.[14] Nel giugno del 1917, Felix Frankfurter lo ha accompagnato, come rappresentante del Dipartimento della Guerra, in missione segreta per convincere la Turchia ad abbandonare gli Imperi centrali nello sforzo bellico, lo scopo dichiarato della missione era di "migliorare le condizioni delle comunità ebraiche in Palestina."[15]

Il periodo tra le due Guerre[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la guerra c'è stato un grande interesse, all'interno della comunità ebraica, alla preparazione della prossima Conferenza di Pace di Parigi, da parte di gruppi sia favorevoli che contrari al concetto di una patria ebraica in Palestina. Nel marzo 1919, quando il Presidente Woodrow Wilson era in partenza per la conferenza, Morgenthau ed altri 31 importanti ebrei americani firmarono la petizione anti-sionista presentata al Congresso degli Stati Uniti da Julius Kahn;[16] lui e molti altri rappresentanti ebraici parteciparono alla Conferenza. Morgenthau vi partecipò come consulente per quanto riguarda l'Europa dell'Est e il Medio Oriente e in seguito ha collaborò con Enti correlati alla guerra, tra cui il Comitato di Soccorso per il Medio Oriente, La Commissione dei rifugiati Greci e la Croce Rossa Americana. Nel 1919 ha diretto la Missione d'Inchiesta del Governo degli Stati Uniti in Polonia che generò la Relazione Morgenthau. Nel 1933, è stato il rappresentante Americano alla Conferenza di Ginevra.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

È morto nel 1946 a seguito di una emorragia cerebrale, a New York, ed è sepolto a Hawthorne, NY. Suo figlio, Henry Morgenthau Jr., è stato "Secretary of the Treasury". Sua figlia, Alma Wertheim, era la madre della storica Barbara Tuchman.

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ha pubblicato numerosi libri. La Library of Congress raccoglie circa 30,000 documenti delle sue carte personali.

  • Ambassador Morgenthau's Story (1918). Garden City, N.Y.: Doubleday.
  • The Secrets of the Bosphorus (1918) Hutchinson &ampersand; Co., London.
  • The Morgenthau Report (October 3, 1919) sul presunto maltrattamento degli ebrei da parte dei polacchi.
  • "All In a Lifetime" (Garden City, New York: Doubleday, Page & Co, 1925), 454 pages, 7 illustrations.
  • I was sent to Athens (1929) il suo lavoraro per i rifugiati greci.
  • The Murder of a Nation (1974). Prefazione di W. N. Medlicott. New York: Armenian General Benevolent Union of America.

Documenti ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

  • Ara Sarafian (ed.): United States Official Records On The Armenian Genocide. 1915-1917, Gomidas Institute, Princeton & London 2004 ISBN 1-903656-39-7

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Balakian, Peter The Burning Tigris - The Armenian Genocide and America's Response, New York: HarperCollins. pp. 219–221. ISBN 0-06-055870-9.
  2. ^ Balakian. The Burning Tigris, p. 219.
  3. ^ http://www.henrymorgenthaupreserve.com/index.php?page=henry-morgenthau
  4. ^ Oren, Michael B(2007). Power, Faith, and Fantasy: America in the Middle East 1776 to the Present. New York: W. W. Norton & Co. pp. 332–333. ISBN 0-393-33030-3.
  5. ^ Balakian. The Burning Tigris, p. 220.
  6. ^ Oren. Power, Faith, and Fantasy, p. 333.
  7. ^ Balakian. The Burning Tigris, p. 222.
  8. ^ Balakian. The Burning Tigris, p. 223.
  9. ^ Oren. Power, Faith, and Fantasy, pp. 333-336.
  10. ^ Oren. Power, Faith, and Fantasy, p. 335.
  11. ^ Oren. Power, Faith, and Fantasy, p. 336.
  12. ^ Oren. Power, Faith, and Fantasy, p. 337.
  13. ^ Morgenthau, Henry (1918). Ambassador Morgenthau's Story. Garden City, N.Y.: Doubleday.
  14. ^ Travis, Hannibal. "Native Christians Massacred: The Ottoman Genocide of the Assyrians during World War I." Genocide Studies and Prevention, Vol. 1, No. 3, December 2006, p. 327.
  15. ^ H. N. Hirsch, The Enigma of Felix Frankfurter, New York, Basic Books, 1981, p. 53, ISBN 0-465-01979-X.
  16. ^ Alfred M. Lilienthal, The Zionist Connection II: What Price Peace? (New Brunswick, New Jersey: North American, 1982), pp. 768-769. Cited in Edward C. Corrigan, Jewish Criticism of Zionism, Middle East Policy Council, Journal, Winter 1990-91, Number 35

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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