Hayat Sindi

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Hayat Sindi nel 2012

Hayat Bint Sulaiman bin Hassan Sindi (in arabo: حياة سندي‎; La Mecca, 6 novembre 1967) è un medico e ricercatrice araba.

È stata tra i primi membri femminili dell'Assemblea consultiva dell'Arabia Saudita[1] ed è nota per il significativo contributo ai test al point-of-care e alle biotecnologie mediche.[2][3] Classificata da Arabian Business come la 19esima araba più influente al mondo e la nona donna araba più influente.[4][5] Nel 2018, è stata annoverata tra le cento BBC's 100 Women.[6]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Hayat Sindi è nata alla Mecca, in Arabia Saudita. Nel 1991, ha convinto la sua famiglia a permetterle di viaggiare da sola nel Regno Unito per proseguire gli studi superiori.[7] Dopo un anno trascorso a studiare inglese e studiare per i suoi Advanced Level, è stata ammessa al King's College di Londra,[8] dove si è laureata in Farmacologia nel 1995. Mentre frequentava il King's College, ha ricevuto il premio Princess Anne per la sua tesi di laurea sulle allergie.

Sindi, che indossa il tradizionale velo musulmano, ha subito pressioni per abbandonare le sue credenze religiose e culturali mentre era all'università; ha perseverato, sostenendo che la religione, il colore o il genere di una persona non incidono sui contributi scientifici.[9] Sindi ha continuato e ha conseguito un dottorato di ricerca in Biotecnologie al Newnham College di Cambridge nel 2001; è stata la prima donna saudita ad essere accettata all'Università di Cambridge nel campo della biotecnologia,[10][11] e la prima donna di uno qualsiasi degli Stati arabi del Golfo Persico a conseguire un dottorato in questo campo.[3][8]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Sindi è una visiting scholar presso la Harvard University;[12][13] come tale, viaggia spesso tra Jeddah, Boston e Cambridge (Massachusetts).[3] Il suo lavoro nei laboratori di Harvard le è valso un posto con altri quattro scienziati in un film documentario supportato dall'Ufficio esecutivo del Presidente degli Stati Uniti al fine di promuovere l'educazione scientifica tra i giovani.[14] Insieme alle sue attività scientifiche, Sindi ha partecipato a numerosi eventi volti a sensibilizzare le donne al mondo della scienza, in particolare in Arabia Saudita e nel mondo musulmano in generale. È anche interessata al problema della fuga di cervelli,[8] ed è stata invitata come relatrice al Jeddah Economic Forum del 2005.

Nel 2010, Sindi è stata la vincitrice del premio Mekkah Al Mukaramah per l'innovazione scientifica, conferito dal Principe HR Khalid bin Faisal Al Saud. È stata anche nominata Emerging Explorer del 2011 dalla National Geographic Society.[11]

Il 1º ottobre 2012, Sindi è stato nominata dal capo dell'UNESCO Irina Bokova come Goodwill Ambassador per il suo impegno nel promuovere l'educazione scientifica in Medio Oriente, soprattutto per le ragazze.[2][8][15][16][17][18] Era anche nella lista di 150 donne di Newsweek che hanno sconvolto il mondo in quell'anno.[10]

Nel gennaio 2013, Sindi ha aperto ancora una nuova strada diventando parte del primo gruppo di donne a servire nel Consiglio consultivo dell'Arabia Saudita.[13][19][20]

Nell'incontro annuale della Clinton Global Initiative, tenutosi il 21-24 settembre 2014, la dott.ssa Sindi ha ricevuto il premio "Leadership in Civil Society".

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Irfan Muhammad and Afshan Aziz, Hayat Sindi to women: Opt for a career in science. Arab News, Thursday, January 17, 2013.
  2. ^ a b UNESCO Media Services, Saudi Arabian woman researcher Hayat Sindi to be appointed UNESCO Goodwill Ambassador. UNESCOPRESS, October 1st, 2012.
  3. ^ a b c Laura Bashraheel, Hayat Sindi – The Saudi global icon Archiviato il 18 aprile 2013 in Archive.is.. Saudi Gazette, Monday, December 24, 2012.
  4. ^ Arabian Business, 19: Hayat Sindi Archiviato il 17 giugno 2012 in Internet Archive.. The World's Most Influential Arabs, 2012.
  5. ^ Arabian Business, 9: Hayat Sindi, Revealed: 100 Most Powerful Arab Women 2012.
  6. ^ (EN) BBC 100 Women 2018: Who is on the list?, in BBC News, 19 novembre 2018. URL consultato il 22 novembre 2018.
  7. ^ Women in the world: Saudi innovator Hayat Sindi's science breakthrough at The Daily Beast.
  8. ^ a b c d UNESCO, Inspiring youth: Hayat Sindi.
  9. ^ Elizabeth Broomhall, Hayat Sindi interview: A passion for science. Arabian Business, Sunday, April 15, 2012.
  10. ^ a b Hayat Sindi to women: Opt for a career in science Archiviato il 10 febbraio 2013 in Internet Archive.. Coastaldigest.com, Thursday, January 17th, 2013.
  11. ^ a b Hayat Sindi at National Geographic.
  12. ^ Alaa Al-Twaireb, Hayat Sindi to narrate her experiences today Archiviato il 5 giugno 2011 in Internet Archive.. Saudi Gazette, Wednesday, June 16, 2010.
  13. ^ a b Hamida Ghafour, Saudi women join king’s advisory council for first time. Toronto Star, Friday, January 11th, 2013.
  14. ^ Ahmad Al-Kinani, White House chooses Hayat Sindi for ‘Million Minds’ Archiviato il 18 aprile 2013 in Archive.is.. Saudi Gazette, Wednesday, March 24, 2010.
  15. ^ United Nations official site, Saudi Arabian female researcher Hayat Sindi to be appointed UNESCO advocate. October 1st, 2012.
  16. ^ Editor's Choice, Here's to you Mrs. Sindi! Saudi researcher is UN 'Goodwill Ambassador', albawaba.com. October 3rd, 2012.
  17. ^ UNESCO's official site, Dr Hayat Sindi, Saudi medical researcher, to be named a UNESCO Goodwill Ambassador.
  18. ^ Saudi woman researcher chosen UNESCO Goodwill Ambassador. Arab News, Wednesday, October 3, 2012.
  19. ^ David Ignatius, Newfound status for Saudi women. The Washington Post, January 18, 2013.
  20. ^ David Ignatius, Reforms may be too slow to save Saudi king from revolt. The Australian, January 23, 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

National Geographic Education Staff, Biotechnologist and Entrepreneur: Dr. Hayat Sindi, su nationalgeographic.org, September 10, 2011.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN240588712 · ISNI (EN0000 0003 6986 0765 · LCCN (ENn2012027742 · WorldCat Identities (ENn2012-027742