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Haut commissariat à l'amazighité

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L'Haut commissariat à l'amazighité detto HCA (in italiano Alto Commissariato all’Amazighità; in cabilo ⴰⵙⵇⴰⵎⵓ ⵓⵏⵏⵉⴳ ⵏ ⵜⵉⵎⵓⵣⵖⴰ, Asqamu unnig n timmuzɣa, in arabo المحافظة السامية للأمازيغية?) è un'istituzione governativa algerina creata per promuovere e preservare la lingua e la cultura amazigh in Algeria. Fondata il 27 maggio 1995 tramite un decreto emanato dal presidente Liamine Zeroual, l'HCA svolge un ruolo centrale nel valorizzare il patrimonio linguistico e culturale delle popolazioni amazigh, che costituiscono una parte significativa dell'identità nazionale algerina. Si tratta della prima istituzione ufficiale del Nord Africa dedicata esclusivamente alla promozione e alla diffusione della cultura berbera, oltre che alla regolamentazione della lingua tamazight. La sua sede si trova ad Algeri.[1]

Negli anni '90 si registrò una crescente mobilitazione dei movimenti identitari berberi, che rivendicavano un ruolo politico attivo e il riconoscimento del tamazight, la forma standardizzata dei dialetti berberi, come lingua ufficiale in Algeria. Tra il 1994 e il 1995, la regione della Cabilia fu teatro del cosiddetto "anno bianco", un boicottaggio scolastico di massa promosso dalle famiglie berbere, che rifiutarono di mandare i propri figli a scuola in segno di protesta. Questa mobilitazione spinse il presidente Liamine Zeroual, nel 1995, a istituire l'Alto Commissariato per l'Amazighità (HCA), con il compito di favorire l'integrazione della lingua berbera nel sistema educativo di alcune regioni e nelle comunicazioni ufficiali.[2][1]

Un primo riconoscimento formale dell'identità amazigh giunse con l'adozione della nuova Costituzione nel 1996, che nel preambolo definì «l’Islam, l’arabicità e l’amazighità» come componenti fondamentali dell'identità algerina. Tuttavia, la lingua berbera rimase esclusa dalle istituzioni, senza ottenere lo status di lingua ufficiale.

La svolta arrivò nel 2002, dopo i disordini della Primavera Nera, quando il tamazight fu riconosciuto come lingua nazionale. Questo progresso venne consolidato nel 2016, con la sua proclamazione a lingua ufficiale del paese. Infine, il 27 dicembre 2017, fu istituita l'Accademia Algerina della Lingua Amazigh per promuovere ulteriormente lo studio e l'uso della lingua.

L'HCA svolge un ruolo cruciale nella valorizzazione dell'identità amazigh (berbera), occupandosi di attività come lo studio delle tradizioni culturali berbere, la promozione dell'insegnamento del tamazight nelle scuole e la pubblicazione di opere dedicate alla cultura amazigh. Grazie al suo impegno, sono stati raggiunti significativi traguardi nella tutela e promozione della lingua e della cultura berbera in Algeria, tra cui:[3]

  • L'integrazione del tamazight nel sistema educativo primario, medio e secondario in diverse regioni dell'Algeria.
  • La formazione di centinaia di docenti universitari.
  • Lancio dei telegiornali in lingua berbera sui canali televisivi pubblici.
  • La creazione di un canale televisivo pubblico di lingua berbera: Channel 4.
  • L'uso delle lingue berbere nel parlamento algerino.
  • L'ufficializzazione del tamazight in Algeria.
  • La creazione di una laurea in lingue berbere.
  • La creazione dell'Accademia algerina della lingua amazigh.

Nel 2023, l'Alto Commissariato per l'Amazighità ha proposto di estendere l'insegnamento obbligatorio della lingua amazigh a tutte le scuole algerine.[4]

Presidenti del HCA

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  1. 1 2 (FR) Decrets (PDF), in Journal officiel de la republique algerienne, vol. 7, 28 gennaio 1996.
  2. (FR) Algérie : «Yennayer», journée chômée et payée, su www.aa.com.tr. URL consultato il 15 novembre 2024.
  3. (AR) المحافظة السامية للأمازيغية [Alta conservazione dell'Amazigh], su الجزيرة نت, 18 febbraio 2016. URL consultato il 4 novembre 2024 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2018).
  4. (FR) Nouvelle dynamique pour la généralisation de l'enseignement de tamazight, in Algeria Press Service.
  5. (FR) Son introduction connaît des progrès dans les écoles : Tamazight, l’enjeu de la recherche – Algeria-Watch, su algeria-watch.org. URL consultato il 15 novembre 2024.

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