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Horemheb

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Haremhab. Museo di Luxor

Horemheb (... – 1292/1291 a.C.) è stato un faraone egizio della XVIII dinastia egizia.

Liste Reali[modifica | modifica wikitesto]

Nome Horo Lista di Abydos Lista di Saqqara Giuseppe Flavio anni di regno Sesto Africano anni di regno Eusebio di Cesarea anni di regno
Ka-nekhet seped-kheru (nº74)
Hiero Ca1.svg
N5
D45
L1
Z2
U21
n
N5
Hiero Ca2.svg
dsr ḫpr w rˁ stp n rˁ
Djeserkheperura Setepenra
(nº55)
Hiero Ca1.svg
N5
D45
L1
Z2
N5 U21
N35
Hiero Ca2.svg
dsr ḫpr w rˁ stp n rˁ
Djeserkheperura Setepenra
Harmais 4 Armeris 5 Armais 5


Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Originario probabilmente di Herakleopolis Magna, sulla riva occidentale del Nilo, Horemheb fu l'ultimo sovrano della XVIII dinastia, anche se alcuni storici vorrebbero porlo al di fuori di essa: non proveniva, così come il suo predecessore Ay, dalla famiglia reale, la cui linea di discendenza maschile si spense con Tutankhamon, ma si ritiene fosse figlio di uno sconosciuto funzionario di provincia. Membro del consiglio di reggenza durante il decennale regno di Tutankhamon, sotto il quale aveva ricoperto altissimi incarichi militari, giunse al potere dopo il breve regno del vecchio Ay, probabilmente grazie all'appoggio del clero tebano di Amon e al matrimonio con Mutnodjmet, sorella della regina Nefertiti e figlia di Ay (Ay stesso aveva in precedenza intrapreso questa via per legittimarsi al trono, sposando Ankhesenamon, la vedova di Tutankhamon e terzogenita di Akhenaton.) Mutnodjmet fu la seconda Grande Sposa Reale di Horemheb: infatti in precedenza egli si era giù unito alla nobildonna Amenia, morta sotto Ay o Tutankhamon; della coppia è conservata una magnifica doppia-statua al British Museum.

Statua di Horemheb con la prima moglie Amenia. Londra, British Museum.

Secondo alcuni studiosi potrebbe essere identificato con Horemheb un certo generale Paatonenhab (Festosa presenza di Aton) la cui tomba è stata rinvenuta nella necropoli dei nobili ad Akhetaton (l'attuale Tell el-Amarna), ma tale identificazione non è supportata da prove oggettive. Comunque sia, è nota l'attività di Horemheb, in qualità di scriba delle reclute, nell'area siro-palestinese.

La questione della durata del suo regno è assai dibattuta, e divide gli egittologi in due correnti: chi gli attribuisce poco meno di quindici anni di regno e chi una trentina d'anni. Tradizionalmente si crede sia durato circa trentatré anni, mentre alcune datazioni arrivano ad attribuirgli cinquantanove anni di governo. La datazione più alta scientificamente riscontrabile deriva dalle etichette di ben 168 giare di vino esaminate dall'archeologo Geoffrey T. Martin nella tomba KV57 fra il 2006 e il 2007: otto datano al 14° anno di regno di Horemheb, e nessuna menziona una data più alta. Inoltre, ogni singolo anno dal 1° al 13° dall'ascesa al trono è ben documentato, mentre i riferimenti a un 27°, un 33°, finanche a un 59° sono piuttosto enigmatici. Di fatto, eseguendo una damnatio memoriae assai veemente dei suoi predecessori (Akhenaton, Ankhtkheperura, Smenkhkhara, Tutankhamon, Ay), Horemheb si attribuì tutti i loro anni di regno, oltre alle iscrizioni e alle statue, così da far apparire che la sua accessione al trono seguisse direttamente il regno di Amenhotep III (considerato l'ultimo sovrano non ancora in lotta aperta con il clero amoniano), morto circa ventotto anni prima, intorno al 1348 a.C. Propendendo per la durata di tredici o quattordici anni, la datazione cronologica del suo regno dal 1319 a.C. al 1291 a.C. dovrebbe essere modificata ponendo tale regno dal 1319 a.C al 1307 a.C circa.

In effetti con Horemheb si completa la totale restaurazione del potere del clero tebano di Amon dopo il periodo dell'eresia amarniana, è durante il suo regno che furono cancellati a colpi di scalpello i nomi e le effigi dei sovrani precedenti e vennero smantellati gli edifici di culto eretti in onore di Aton. Principali fonti su questo Faraone sono la Stele dell'incoronazione, conservata al Museo Egizio di Torino, dove egli è rappresentato insieme alla Grande Sposa Reale Mutnodjemet (sorella di Nefertiti) e, forse più importante dal punto di vista storico, l'Editto dove vengono enumerati i provvedimenti presi per riordinare la politica interna dell'Egitto. Una stele particolarmente importante, la cosiddetta Stele della restaurazione , in cui si dà conto di quanto praticato per la restaurazione, appunto, degli antichi déi dopo il periodo dell'eresia amarniana, fu, di fatto, usurpata al suo legittimo titolare, il giovane Tutankhamon.

Horemheb di fronte al dio Atum. Museo di Luxor

A questo sovrano è attribuibile una rilevante attività edilizia che ebbe il suo centro a Karnak, dove, forse, venne iniziata la costruzione della Grande sala ipostila ma che riguardò anche altre località dove vennero restaurati ed ampliati i templi di varie divinità. Nel complesso templare di Karnak, edificò il IX ed il X pilone utilizzando, quale riempimento, talatat ricavate dallo smantellamento della città di Akhet-aton (l'attuale Tell el-Amarna) voluta da Akhenaton. Poco si conosce della politica estera di questo periodo; nell'area siro-palestinese il limite dell'influenza egiziana dovrebbe essere rimasto alla frontiera del Libano mentre si hanno accenni ad interventi in Nubia per sedare rivolte locali. Haremhab non ebbe figli, anche se si crede che provò senza successo a lasciare una discendenza: la mummia della seconda moglie è stata rinvenuta con un feto al suo interno. Prima di morire associò al trono il vecchio generale Pramesse, il futuro Ramesse I, che già godeva di una discendenza, fra cui il futuro faraone Seti I; per questo motivo, oltre che ultimo Faraone della XVIII dinastia, Horemheb è visto anche come iniziatore e origine delle fortune della XIX dinastia. L'equilibrio interno e il potere raggiunti durante il regno di Horemheb spianarono la strada all'ambizione e alla grandezza di Seti I e Ramesse II.

Di questo sovrano si conoscono due tombe: quella di Saqqara realizzata prima dell'ascesa al trono e mai utilizzata e quella, imponente e rimasta incompiuta, nella Valle dei Re (KV57) importante in quanto, per la prima volta, vi appare dipinto il Libro delle Porte, importante testo funerario.

Titolatura[modifica | modifica wikitesto]

Titolo Traslitterazione Significato Nome Traslitterazione Lettura (italiano) Significato
G5
ḥr Horo
E1
D44
O24 s Aa1
r
Y1
Z2
Srxtail.jpg
k3 nḫt spd ḫrw Ka-nekhet seped kheru
Toro possente, che si eleva in altezza
G16
nbty (nebti) Le due Signore
G36
r
U16
t Z2
m i p
t
Q1 Q1 Q1
wr bj3wt m ipt swt
Grande di bellezza in Karnak
G8
ḥr nbw Horo d'oro
O4
r
Y1
D2 Z1
C10 s L1 N17
N17
hrw hr m3՚t sḫpr t3wy Heru hor maat sheper tawy
Sotto di lui la Maat è contenta e le Due Terre rinascono
M23
X1
L2
X1
nsw bjty Colui che regna
sul giunco
e sull'ape
Hiero Ca1.svg
N5
D45
L1
Z2
N5 U21
N35
Hiero Ca2.svg
dsr ḫprw r՚ stp n r՚ Djeserkheperura Setepenra Divine sono le manifestazioni di Ra, prescelto da Ra.
G39 N5
s3 Rˁ Figlio di Ra
Hiero Ca1.svg
M17 Y5
N35
U7
G5 S3 Aa13
W3
[1]
Hiero Ca2.svg
ḥr-m-ḥb mr-imn Horemheb meriamon Horo è in festa, amato da Amon.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ KV T57 di Horemheb,Parete Est

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Federico Arborio Mella, L'Egitto dei faraoni, Milano, Mursia, 1976 ISBN 88-425-3328-9
  • Franco Cimmino, Dizionario delle dinastie faraoniche, Bologna, Bompiani, 2003 ISBN 88-452-5531-X
  • Alan Gardiner, La civiltà egizia, Torino, Einaudi, 1997 ISBN 88-06-13913-4
  • Alfred Heuss et al., I Propilei. I, Verona, Mondadori, 1980
  • Università di Cambridge, Storia Antica. II, 3. Il Medio Oriente e l'area Egea 1380-1000 a.C., Milano, Il Saggiatore, 1975
  • Elio Moschetti, "Horemheb.Talento,fortuna e saggezza di un re" Torino, Ananke, 2001 ISBN 88-86626-86-X

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Signore dell'Alto e del Basso Egitto Successore Double crown.svg
Ay 13191291 a.C. Ramses I
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