Hans Scholl (filosofo)

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Francobollo del 1961 ritraente Hans e Sophie Scholl

Hans Scholl (Crailsheim, 22 settembre 1918Monaco di Baviera, 22 febbraio 1943) è stato un filosofo e antifascista tedesco, attivista e fondatore del gruppo della "Rosa Bianca" ed emblema della ribellione non violenta al Terzo Reich.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Crailsheim il 22 settembre 1918, Hans fu il secondo di sei figli e fratello maggiore della famosa Sophie Scholl. Suo padre, un convinto liberale, fu sindaco di Forchtenberg am Kocher. Sua sorella maggiore Inge lo ricorda come un giovane molto onesto, capace di portare gli altri all'entusiasmo per qualsiasi cosa. Aveva un'intelligenza duttile. Il lavoro (sia a casa che nel laboratorio) gli risultava molto facile. Era interessato a tutto: all'arte, alla letteratura, allo sport, a tutte quelle cose in fondo che possono entusiasmare un giovane. Era pieno di idee, ed amava la vita malgrado il periodo oscuro nel quale viveva. Era stato educato, sin dall'infanzia, all'amore per la patria.[1]

Contro la volontà del padre Hans, come d'altronde la sorella minore, prese parte a 15 anni, nel 1933, nei ranghi della Gioventù Hitleriana, che addestrava migliaia di giovani perché obbedissero anche agli ordini più disumani, ricoprendo presto cariche di dirigenza grazie al suo talento comunicativo e alla sua intelligenza. Divenne il leader del locale gruppo di Ulm nel quale inserì oltre a una bandiera diversa rispetto agli altri gruppi, anche canzoni popolari provenienti da diversi paesi (per es. la Russia). Presto si scontrò con la vera natura del movimento e quindi ne uscì per entrare nell'allora illegale Movimento giovanile tedesco. Oltre a ricevere diversi provvedimenti disciplinari dalle autorità naziste nel 1937 fu arrestato e imprigionato per tre mesi.

Un colloquio con il padre fu decisivo per Hans. Era una bella domenica di primavera, e Robert andò a passeggiare con i suoi figli. I problemi che tormentavano il mondo li hanno costantemente interessati in ogni tempo, e i suoi figli gli chiesero un giudizio sincero sul Nazismo e su Hitler. Disse loro:

« Si, Hitler ha certamente eliminato la disoccupazione, ha costruito le autostrade, ma l'uomo ha altre mete oltre quelle di una bestia che si soddisfa soltanto col mangiare e col bere! L'uomo ha uno spirito, e i più alti ideali, e Hitler calpesta sotto i piedi gli ideali degli uomini! »

I suoi figli gli chiesero poi cosa fosse un campo di concentramento. Rispose loro:

« Campo di concentramento significa guerra, guerra al posto della pace, compressione dell'uomo e dei diritti dell'uomo! »

I suoi figli furono allora molto impressionati dal modo in cui considerava quel periodo.[1]

Nel 1942, fu chiamato alle armi e inviato sul fronte russo a combattere una guerra che sentiva ingiusta e sbagliata. Delle giornate di guerra, egli conserverà un ricordo angoscioso. Non sarà la paura della morte sempre in agguato a turbare il suo cuore, ma il disprezzo, letto ogni giorno sul volto delle popolazioni asservite, gli inutili massacri, le donne polacche con la stele ebraica sul petto costrette a lavori pesanti in una stazione ferroviaria, sofferenze incontrate ad ogni passo sul fronte dell'est, case distrutte, famiglie distrutte, per la guerra di Hitler. Ritornato in patria nel tardo autunno dello stesso anno, trovò un paese fortemente provato dalla guerra: case bombardate, lutti quasi in ogni famiglia. Gli entusiasmi delle prime vittorie si erano spenti.[1]

Educato al luteranesimo, nel corso della sua vita si avvicinò al cattolicesimo, senza però entrarne a fare parte ufficialmente. Il ruolo della religione cristiana fu molto importante nella sua vita, in particolar modo quando nel 1942, assieme alla sorella Sophie Scholl e ad altri, fondò il gruppo anti-nazista della Rosa Bianca. Dopo il diploma fu costretto ad entrare nel Reichsarbeitsdienst, il corpo ausiliario tedesco alla Wehrmacht. Quindi si iscrisse al corso di laurea in medicina alla Università Ludwig Maximilian di Monaco. Diceva agli amici dell'università:[1]

« Ma non è assurdo continuare a studiare, aspettando che un giorno la guerra finisca e che tutti i popoli ci additino dicendo che abbiamo sopportato un simile governo senza opporre resistenza! »

A Monaco iniziò i contatti con intellettuali, artisti e letterati come il suo professore Kurt Huber, fortemente critico al governo nazista di Adolf Hitler. Nella prima estate del 1942, assieme alla sorella Sophie Scholl e agli amici Willi Graf, studente di teologia, Kurt Huber, Christoph Probst, che studiava botanica e mineralogia, e Alexander Schmorell fondarono il gruppo della Rosa Bianca. Nel gruppo si occupò della stesura dei volantini, invitando i cittadini tedeschi alla Resistenza passiva contro la dittatura. I volantini furono inizialmente mandati per posta ad intellettuali, studenti e persone che il gruppo credeva maggiormente inclini a recepire il loro messaggio. Nell'ultima fase dello stesso furono distribuiti in diverse università come quella di Monaco di Baviera.

Il 18 febbraio 1943, Hans e la sorella Sophie distribuirono copie del loro ultimo volantino all'Università Ludwig Maximilian di Monaco. Però Jakob Schmid, il custode della struttura, li scoprì e chiamò subito la Gestapo. Assieme a Probst furono arrestati e, dopo un breve processo, furono condannati a morte per alto tradimento il 22 febbraio dal "Tribunale del Popolo" presieduto dal crudele e spietato giudice Roland Freisler. Non fecero nomi di loro compagni e si addossarono ogni responsabilità. Non accettarono di firmare nessuna ritrattazione, perché affermavano di aver agito secondo coscienza e per il vero bene del popolo tedesco.

I suoi genitori arrivarono a Monaco esattamente nel momento in cui veniva pronunziata la sentenza di morte. Suo fratello più giovane Werner, che era arrivato proprio allora dal fronte russo, si spinse in avanti verso Hans e volle stringergli la mano. Gli spuntarono le lacrime agli occhi, ma Hans gli disse:[1]

« Non piangere! »

Furono subito dopo condotti nell'edificio dove avvenivano le esecuzioni capitali, alla Prigione Stadelheim, ed i loro genitori chiesero di vederli per l'ultima volta. Fu loro concesso, come per un miracolo, perché una cosa simile non era mai accaduta durante il Terzo Reich. Per primo fu condotto Hans. Vestiva l'abito a righe del condannato ed aveva il volto pallido e incavato, ma un sorriso di trionfo apparve sul suo viso quando disse:

« Abbiamo preso tutto sulle nostre spalle, senza tradire gli amici! Tutto resta fra di noi! »

Dopo si congedò, mandò ancora i saluti agli amici e se ne andò come se effettivamente trionfasse.[1]

Furono ghigliottinati dal boia Johann Reichhart lo stesso giorno, nel cortile della Prigione Stadelheim di Monaco. L'esecuzione venne supervisionata dal dottor Walter Roemer, il capo di polizia della corte distrettuale di Monaco. Hans fu condotto per ultimo, e prima che la sua testa cadesse a terra, gridò in modo che risuonò per tutta la prigione:

(DE)

« Es lebe die Freiheit! »

(IT)

« Viva la libertà! »

In un angolo del cimitero di Monaco, a Stadelheim, riposano i due fratelli. Due croci di legno scuro, unite da un solo braccio trasversale: Hans Scholl - Sophie Scholl.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il Geschwister-Scholl-Institut di Scienze politiche dell'Università Ludwig Maximilian di Monaco è chiamato così in suo onore e della sorella Sophie.

Molte scuole pubbliche tedesche, così come molte strade e piazze, sono state chiamate con il suo nome e con quello della sorella.

Nel 2003 i telespettatori tedeschi sono stati invitati a partecipare a un sondaggio della televisione pubblica ZDF chiamato Unsere Beste ("I nostri migliori"), una competizione nazionale per scegliere le migliori dieci personalità tedesche di tutti i tempi. I telespettatori votanti sotto i 40 anni hanno aiutato a far classificare Hans e Sophie Scholl nella quarta posizione, sopra figure notevoli come Bach, Goethe, Gutenberg, Bismarck, Willy Brandt e Albert Einstein. Se fossero stati presi in considerazione soltanto i due si sarebbero posizionati primi.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo dedicato a Sophie e Hans dalle poste della Germania Est (1961).

Nel febbraio 2005 fu immesso nel circuito cinematografico il film La Rosa Bianca - Sophie Scholl, di produzione tedesca, che ha visto la partecipazione dell'attrice Julia Jentsch nel ruolo di Sophie. Basato su interviste e resoconti di sopravvissuti rimasti nascosti nella DDR fino agli anni 1990, il film fu nominato per l'Oscar al miglior film straniero nel gennaio 2006. Il film vinse inoltre il premio per la migliore attrice agli European Film Awards, al Deutscher Filmpreis così come l'orso d'argento al Festival internazionale del cinema di Berlino.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Sulla vita di Hans e Sophie Scholl e il loro impegno nella Rosa Bianca è stata messa in scena anche l'opera teatrale dell'americano Lillian Garrett-Groag intitolata The white rose ("La rosa bianca"). L'opera racconta gli ultimi giorni di Sophie e del fratello Hans.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • B. Palmiro Boschesi - Il chi è della seconda guerra mondiale - vol. II - Mondadori (1975) - pag.166

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f La Croce, la Rosa e la Svastica, di Paolo Borella, edizione Sergio Fratini su Raiuno, da Pagine della Resistenza Europea, di Emanuele Milano e Gianni Salmi del 25 aprile 1962.

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