Hans Scholl (filosofo)

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Hans Scholl (Crailsheim, 22 settembre 1918Monaco di Baviera, 22 febbraio 1943) è stato un filosofo e antinazista tedesco, attivista e fondatore del gruppo della Rosa Bianca ed emblema della ribellione non violenta al Terzo Reich.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Crailsheim il 22 settembre 1918, Hans fu il secondo di sei figli e fratello maggiore della famosa Sophie Scholl. Suo padre, un convinto liberale, fu sindaco di Forchtenberg am Kocher.

Contro la volontà del padre, Hans, come d'altronde la sorella minore, prese parte a 15 anni, nel 1933, nei ranghi della Gioventù Hitleriana, che addestrava migliaia di giovani perché obbedissero anche agli ordini più disumani, ricoprendo presto cariche di dirigenza grazie al suo talento comunicativo e alla sua intelligenza. Divenne il leader del locale gruppo di Ulm nel quale inserì oltre a una bandiera diversa rispetto agli altri gruppi, anche canzoni popolari provenienti da diversi paesi (per es. la Russia). Presto si scontrò con la vera natura del movimento e quindi ne uscì per entrare nell'allora illegale Movimento giovanile tedesco. Oltre a ricevere diversi provvedimenti disciplinari dalle autorità naziste nel 1937 fu arrestato e imprigionato per tre mesi.

La guerra[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1942, fu chiamato a combattere sul fronte russo.

Educato al luteranesimo, nel corso della sua vita si avvicinò al cattolicesimo, senza però entrarne a fare parte ufficialmente, essendo stato ucciso prima della conversione. Il ruolo della religione cristiana fu comunque molto importante nella sua vita, in particolar modo quando nel 1942, assieme alla sorella Sophie Scholl e ad altri, fondò il gruppo anti-nazista della Rosa Bianca. Dopo il diploma fu costretto ad entrare nel Reichsarbeitsdienst, il corpo ausiliario tedesco alla Wehrmacht. Quindi si iscrisse al corso di laurea in medicina alla Università Ludwig Maximilian di Monaco.

La Rosa Bianca[modifica | modifica wikitesto]

A Monaco iniziò i contatti con intellettuali, artisti e letterati come il suo professore Kurt Huber, fortemente critico al governo nazista di Adolf Hitler. Nella prima estate del 1942, assieme alla sorella minore Sophie Scholl, che studiava biologia, e agli amici Willi Graf, Christoph Probst e Alexander Schmorell, studenti di medicina, fondarono il gruppo della Rosa Bianca. Nel gruppo si occupò della stesura dei volantini, invitando i cittadini tedeschi alla Resistenza passiva contro la dittatura. I volantini furono inizialmente mandati per posta ad intellettuali, studenti e persone che il gruppo credeva maggiormente inclini a recepire il loro messaggio. Nell'ultima fase dello stesso furono distribuiti in diverse università come quella di Monaco di Baviera.

Il 18 febbraio 1943, Hans e la sorella Sophie distribuirono copie del loro ultimo volantino all'Università Ludwig Maximilian di Monaco. Però Jakob Schmid, il custode della struttura, li scoprì e chiamò subito la Gestapo. Assieme a Probst furono arrestati e, dopo un breve processo, furono condannati a morte per alto tradimento il 22 febbraio dal "Tribunale del Popolo" presieduto dal giudice Roland Freisler. Non fecero nomi di loro compagni e si addossarono ogni responsabilità. Non accettarono di firmare nessuna ritrattazione, perché affermavano di aver agito secondo coscienza e per il vero bene del popolo tedesco.

I suoi genitori arrivarono a Monaco esattamente nel momento in cui veniva pronunziata la sentenza di morte. Furono subito dopo condotti nell'edificio dove avvenivano le esecuzioni capitali, alla Prigione Stadelheim, ed i loro genitori chiesero di vederli per l'ultima volta. Fu loro concesso, come per un miracolo, perché una cosa simile non era mai accaduta durante il Terzo Reich.

Le tombe dei fratelli Scholl e del loro amico Christoph Probst.

Furono ghigliottinati dal boia Johann Reichhart lo stesso giorno, nel cortile della Prigione Stadelheim di Monaco. L'esecuzione venne supervisionata dal dottor Walter Roemer, il capo di polizia della corte distrettuale di Monaco. Hans fu condotto per ultimo, e prima che la sua testa cadesse a terra, gridò in modo che risuonò per tutta la prigione:

(DE)

«Es lebe die Freiheit!»

(IT)

«Viva la libertà!»

In un angolo del cimitero di Monaco, a Stadelheim, riposano i due fratelli. Le tombe sono due croci di legno scuro, unite da un solo braccio trasversale.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Il Geschwister-Scholl-Institut di Scienze politiche dell'Università Ludwig Maximilian di Monaco è chiamato così in suo onore e della sorella Sophie.

Molte scuole pubbliche tedesche, così come molte strade e piazze, sono state chiamate con il suo nome e con quello della sorella.

Nel 2003 i telespettatori tedeschi sono stati invitati a partecipare a un sondaggio della televisione pubblica ZDF chiamato Unsere Beste ("I nostri migliori"), una competizione nazionale per scegliere le migliori dieci personalità tedesche di tutti i tempi. I telespettatori votanti sotto i 40 anni hanno aiutato a far classificare Hans e Sophie Scholl nella quarta posizione, sopra figure notevoli come Bach, Goethe, Gutenberg, Bismarck, Willy Brandt e Albert Einstein. Se fossero stati presi in considerazione soltanto i due si sarebbero posizionati primi.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel febbraio 2005 fu immesso nel circuito cinematografico il film La Rosa Bianca - Sophie Scholl, di produzione tedesca, che ha visto la partecipazione dell'attrice Julia Jentsch nel ruolo di Sophie. Basato su interviste e resoconti di sopravvissuti rimasti nascosti nella DDR fino agli anni 1990, il film fu nominato per l'Oscar al miglior film straniero nel gennaio 2006. Il film vinse inoltre il premio per la migliore attrice agli European Film Awards, al Deutscher Filmpreis così come l'orso d'argento al Festival internazionale del cinema di Berlino.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Sulla vita di Hans e Sophie Scholl e il loro impegno nella Rosa Bianca è stata messa in scena anche l'opera teatrale dell'americano Lillian Garrett-Groag intitolata The White Rose ("La rosa bianca"). L'opera racconta gli ultimi giorni di Sophie e del fratello Hans.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • B. Palmiro Boschesi - Il chi è della seconda guerra mondiale - vol. II - Mondadori (1975) - pag. 166;
  • Paolo Ghezzi, La Rosa Bianca non vi darà pace, Abbecedario della giovane resistenza.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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