Hanazuki

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Hanazuki
Hanazuki.jpg
Descrizione generale
Naval Ensign of Japan.svg
US flag 48 stars.svg
TipoCacciatorpediniere
ClasseAkizuki
ProprietàMarina imperiale giapponese
Ordine1941
CantiereMaizuru
Impostazione10 febbraio 1944
Varo10 ottobre 1944
Completamento26 dicembre 1944
Destino finaleCeduto agli Stati Uniti d'America nel 1947, affondato come bersaglio il 3 febbraio 1948
Caratteristiche generali
Dislocamento2 744 t
A pieno carico: 3 759 t
Lunghezza134,22 m
Larghezza11,58 m
Pescaggio4,11 m
Propulsione3 caldaie Kampon e 2 turbine a ingranaggi a vapore Kampon; 2 alberi motore con elica (52 000 shp)
Velocità33 nodi (62,7 km/h)
Autonomia8 300 miglia a 18 nodi (15 372 chilometri a 34,2 km/h)
Equipaggio290
Equipaggiamento
Sensori di bordoSonar Type 93
Radar Type 22 e Type 13
Armamento
Armamento
  • 8 cannoni Type 98 da 100 mm
  • 4 tubi lanciasiluri Type 92 da 610 mm
  • 21 cannoni Type 96 da 25 mm
  • 2 lanciabombe di profondità
Note
Dati riferiti all'entrata in servizio

Fonti citate nel corpo del testo

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L'Hanazuki (花月? lett. "Luna crescente")[1] è stato un cacciatorpediniere della Marina imperiale giapponese, undicesima unità della classe Akizuki. Fu varato nell'ottobre 1944 dal cantiere navale dell'arsenale di Maizuru ma, sotto bandiera nipponica, non partecipò ad alcuna azione di rilievo; dopo la fine della guerra passò agli Stati Uniti, che lo affondarono nel febbraio 1948.

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Classe Akizuki (cacciatorpediniere 1942).

L'Hanazuki presentava una lunghezza fuori tutto di 134,22 metri, una larghezza massima di 11,58 metri e un pescaggio di 4,11 metri; il dislocamento a pieno carico ammontava a 3 759 tonnellate. L'apparato motore era formato da tre caldaie Kampon, due turbine a ingranaggi a vapore Kampon, due alberi motore con elica: erano erogati 52 000 shp, sufficienti per una velocità massima di 33 nodi (62,7 km/h); l'autonomia massima era di 8 300 miglia nautiche alla velocità di crociera di 18 nodi (15 372 chilometri a 34,2 km/h). L'armamento era articolato su otto cannoni Type 98 da 100 mm L/65, distribuiti in quattro torrette binate (due sovrapposte a prua, due sovrapposte a poppa); quattro tubi lanciasiluri da 610 mm raggruppati in un singolo impianto Type 92 a mezzanave che usava il siluro Type 93, presente in numero di otto; ventuno cannoni contraerei Type 96 da 25 mm L/60 in sette impianti tripli e due lanciatori Type 94 per bombe di profondità, conservate in numero di cinquantaquattro. Infine era stato fornito un sonar Type 93, un radar Type 22 e due radar Type 13, quest'ultimo specifico per la ricerca aerea. All'entrata in servizio l'equipaggio era formato da 290 uomini.[2][3][4]

Impiego operativo e fato[modifica | modifica wikitesto]

Il cacciatorpediniere Hanazuki fu ordinato nell'anno fiscale edito dal governo giapponese nel 1941. La sua chiglia fu impostata nel cantiere navale dell'arsenale di Maizuru il 10 febbraio 1944 e il varo avvenne il 10 ottobre dello stesso anno; fu completato il successivo 26 dicembre.[5] Il comando fu affidato al capitano di fregata Hideo Higashi e la nave fu assegnata all'11ª Squadriglia cacciatorpediniere, dipendente dalla Flotta Combinata e demandata all'addestramento delle nuove unità in tempo di guerra.[6]

Spostatosi il 26 gennaio 1945 a Kure, continuò e completò la preparazione dell'equipaggio nel Mare interno di Seto; il 15 marzo fu selezionato come nave ammiraglia della 31ª Squadriglia di scorta, alle dipendenze della 2ª Flotta. In quanto tale, il 6 aprile si occupò di accompagnare la formazione, capitanata dalla nave da battaglia Yamato, all'inizio della disperata operazione Ten-Go: con i più piccoli cacciatorpediniere Kaya e Maki seguì la squadra da Tokuyama fino al canale di Bungo, ma non prese parte alla missione.[6] In questa prima metà dell'anno lo Hanazuki era stato rapidamente dotato di altre venti bocche da fuoco da 25 mm, tutte su affusti singoli sul ponte di coperta, e quasi sicuramente aveva incrementato il carico utile di bombe di profondità a settantadue.[7] Il 20 aprile successivo transitò con il resto della squadriglia ai diretti ordini della Flotta Combinata e, per il resto delle ostilità, operò tra i porti del Mare interno; fu più volte coinvolto nelle incursioni aeronavali statunitensi, ma mai danneggiato. Dopo la capitolazione dell'Impero giapponese si arrese alle autorità d'occupazione statunitensi che provvidero a rimuovere ogni arma e attrezzatura militare; il 5 ottobre successivo fu depennato dai ruoli della Marina imperiale.[6]

Nessuna delle fonti consultate menziona il coinvolgimento dell'Hanazuki nella grande opera di rimpatrio del personale militare e civile giapponese dagli ex territori occupati. Le potenze vincitrici decisero il destino del cacciatorpediniere e dell'altro naviglio leggero giapponese catturato nel corso di quattro incontri, tenutisi al quartier generale dello SCAP: durante la terza riunione, del 15 agosto 1947, l'Hanazuki fu assegnato agli Stati Uniti in conto di riparazione di guerra e la cessione divenne effettiva il 29 agosto seguente. In ogni caso, Washington non ritenne opportuno o utile trasferire nei porti nazionali le navi ottenute e, piuttosto, decise di lasciare i vascelli ex nipponici proprio in Giappone e di farne uso fino al completo logorio o perdita; alla nave fu assegnato solo il codice alfanumerico DD-934, fu ispezionata e collaudata in alcune prove di velocità prima che arrivasse l'ordine di affondarla. Il 3 febbraio 1948 l'ex Hanazuki fu colato a picco nel Mar Giallo tra Tsingtao e Gwangju in Corea del Sud (35°30′N 122°49′E / 35.5°N 122.816667°E35.5; 122.816667) durante un'esercitazione della United States Navy.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Japanese Ships Name, su combinedfleet.com. URL consultato il 20 ottobre 2020.
  2. ^ (EN) Materials of IJN (Vessels - Akizuki class Destroyers), su admiral31.world.coocan.jp. URL consultato il 20 ottobre 2020.
  3. ^ (EN) Akizuki destroyers (1942-1945), su navypedia.org. URL consultato il 20 ottobre 2020.
  4. ^ Stille 2013, Vol. 2, pp. 30, 32-34, 38.
  5. ^ Stille 2013, Vol. 2, p. 32.
  6. ^ a b c (EN) IJN Tabular Record of Movement: Hanazuki, su combinedfleet.com. URL consultato il 20 ottobre 2020.
  7. ^ Stille 2013, Vol. 2, pp. 33-34.
  8. ^ Aidan Dodson, Serena Cant, Spoils of War. The Fate of Enemy Fleets after the Two World Wars, Barnsley, Seaforth Publishing Ltd. (Pen & Sword Books Ltd.), 2020, pp. 201, 218, 297, ISBN 978-1-5267-4198-1.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mark E. Stille, Imperial Japanese Navy Destroyers 1919-1945, Vol. 2, Oxford, Osprey, 2013, ISBN 978-1-84908-987-6.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]