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Ḥalāl

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Insegna di una macelleria musulmana con certificazione ḥalāl

Ḥalāl (حلال, ḥalāl, halaal) è una parola araba che significa «lecito», e intende tutto ciò che è permesso secondo l'Islam, in contrasto a ciò che è harām, «proibito». Il concetto attiene dunque al comportamento, al modo di parlare, all'abbigliamento, alla condotta, e alle norme in materia di alimentazione; nel mondo occidentale halal è particolarmente riferita a quest'ultimo ambito, ovvero al cibo preparato secondo i dettami della legge islamica.

Disciplina degli alimenti[modifica | modifica wikitesto]

La disciplina degli alimenti nell'Islam si basa sul seguente versetto della Sura 16 del Corano:

« Mangiate delle cose lecite e buone che la provvidenza di Dio v'ha donato, e siate riconoscenti, se Lui voi adorate! Ché Iddio vi ha proibito gli animali morti, e il sangue e la carne di porco, e animali macellati invocando nome altro da Dio. Quanto a chi v'è costretto, senza desiderio e senza intenzione di peccare, ebbene, Dio è indulgente e clemente »

(Corano, 16:114 – 115)

Di tale versetto esistono interpretazioni differenti, e tra i musulmani di differenti regioni, e appartenenti a diverse comunità islamiche, non esiste consenso unanime su ciò che debba essere considerato "halāl".

Dhabīḥa Ḥalāl[modifica | modifica wikitesto]

Secondo coloro che aderiscono alla Dhabīḥa Ḥalāl , perché il cibo possa essere considerato ḥalāl esso non deve essere una sostanza proibita e la carne deve essere stata macellata secondo le linee guida tradizionali indicate nella Sunna (gli animali devono essere coscienti al momento dell'uccisione che deve essere procurata recidendo la trachea e l'esofago e sopravvenire per il dissanguamento completo dell'animale), conosciute come dhabīḥa. Questa è la più rigida definizione di ḥalāl. Questa linea di pensiero è di gran lunga la più diffusa tra i musulmani.

Ḥalāl "Bismillāh" di primo tipo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo altri, le linee guida della dhabīĥa non devono essere seguite rigidamente e invocare il nome di Dio - ossia recitare "Bismillāh al-Raĥmān al-Raĥīm" ("In nome di Dio Clemente Misericordioso") immediatamente prima di consumare i pasti renderebbe la carne permessa. Chi aderisce a questo tipo di ḥalāl generalmente non consuma sostanze proibite. Questa interpretazione resta minoritaria tra i musulmani osservanti.[senza fonte]

Ḥalāl "Bismillāh" di secondo tipo[modifica | modifica wikitesto]

Chi aderisce a questo tipo di "Bismillāh Ḥalāl" generalmente considera che qualsiasi cibo, sia esso una sostanza proibita o meno, diventa ḥalāl una volta che la formula rituale sia stata pronunciata. Generalmente questa frase viene pronunciata immediatamente prima di consumare il cibo.

Secondo molti questo metodo per far diventare il cibo ḥalāl non aderisce alle linee guida islamiche, principalmente perché contraddice i versetti coranici sulle sostanze proibite. Anche questo atteggiamento, quindi, è fermamente condannato dalla stragrande maggioranza dei musulmani.[senza fonte]

Certificazione ḥalāl[modifica | modifica wikitesto]

La certificazione ḥalāl è lo strumento che garantisce i fedeli di religione musulmana circa la conformità di un prodotto alimentare (e più in generale di un bene/servizio) ai precetti religiosi. Opera secondo un modello del tutto simile ad un'attestazione di conformità rilasciata da un soggetto terzo, al pari dunque di una comune certificazione di processo o di prodotto.

Un prodotto certificato halāl pertanto rispetta puntualmente tutti i dettami religiosi e può essere consumato dal fedele osservante senza che questi corra alcun rischio di commettere peccato. La disciplina alimentare è infatti un pilastro della religione musulmana ed è anche nel rispetto di queste regole che il fedele conferma la scelta religiosa compiuta.

La certificazione ḥalāl mette a sistema le complesse regole religiose attraverso l'applicazione di specifici standard sviluppati nel mondo. L'attestato viene rilasciato dagli organismi che hanno emanato gli standard di certificazione, previa istruttoria eseguita da apposite società di consulenza.

Sebbene in Europa il tema della certificazione ḥalāl sia principalmente legato al cibo, nella religione musulmana ogni bene e/o servizio è suscettibile di essere valutato come conforme o meno alla religione e, pertanto, esistono standard di certificazione anche per i prodotti cosmetici, farmaceutici, di abbigliamento e perfino per i servizi turistici, finanziari, assicurativi e bancari.

Critiche alla macellazione ḥalāl[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Shechitah.

La macellazione rituale, sia islamica (Dhabīḥa) che ebraica (Shechitah)[1], viene pesantemente criticata da partiti politici, organizzazioni non governative, associazioni laiche, umaniste, veterinarie e animaliste che difendono i diritti degli animali e la tutela del loro benessere;[2][3][4][5][6][7][8][9] motivo di contrasto sono le ulteriori ed inutili sofferenze causate agli animali, costretti a rimanere coscienti durante il proprio dissanguamento senza venire preventivamente storditi, oppure vengono storditi con metodi altrettanto cruenti. Viene inoltre criticata, soprattutto da associazioni laico-umaniste favorevoli alla secolarizzazione della società, la concessione in uno Stato laico di deroghe per ragioni religiose alle norme legislative/sanitarie in vigore che regolano la macellazione. In linea generale, il contrasto fra i precetti religiosi che prevedono la macellazione rituale degli animali e la sofferenza causata a questi ultimi rientra nel campo della bioetica, e più specificamente nel dibattito morale tra il vegetarianismo e l'alimentazione carnivora.

Regolamentazione nell'Unione Europea[modifica | modifica wikitesto]

Nella legislazione europea, la macellazione rituale si configura quale deroga al Reg. (CE) n. 1099/2009 (Regolamento (CE) n. 1099/2009 del Consiglio, del 24 settembre 2009, relativo alla protezione degli animali durante l’abbattimento), entrato in vigore il 1º gennaio 2013[10]. Il Regolamento, che impone una maggiore attenzione al benessere degli animali, conferma il diritto degli Stati Membri di consentire una deroga all'obbligo dello stordimento preventivo l'abbattimento. La libera scelta riconosciuta a ciascun Paese Membro ha portato a un quadro europeo estremamente eterogeneo, in cui convivono Paesi dove la macellazione rituale è proibita (Polonia, Danimarca, Norvegia, Svezia, Islanda, Lituania, Belgio e Svizzera), Paesi che prevedono lo stordimento all'atto della soppressione (Finlandia, Austria, Slovacchia) e Paesi che la consentono solo in locali autorizzati, previo stordimento dell'animale (Francia, Germania, Italia).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Itzchak Siegelmann, Shechità - La macellazione rituale, in Morashà.
  2. ^ (EN) Blackstock, Colin, Halal killing may be banned, in The Guardian, 15 maggio 2003. URL consultato il 22 dicembre 2017.
  3. ^ (EN) Halal and Kosher slaughter must end, in BBC News, 10 giugno 2003. URL consultato il 22 dicembre 2017.
  4. ^ Francesca Barca, Gli animalisti francesi contro la macellazione rituale, in Il Post, 7 gennaio 2011. URL consultato il 22 dicembre 2017.
  5. ^ Margherita D'Amico, "Non fate soffrire gli animali uccisi secondo le regole halal e kosher", in La Repubblica, 1º luglio 2015. URL consultato il 22 dicembre 2017.
  6. ^ Giuseppe Pietrobelli, Macellazione rituale, parte dal Friuli la battaglia per vietare la “halal” islamica, in Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2017. URL consultato il 22 dicembre 2017.
  7. ^ Redazione, Animali, Novelli (Fi): «Vietare la macellazione rituale musulmana», in Trieste Prima, 18 settembre 2017.
  8. ^ Redazione, M5S e ong contro macellazione rituale per festività islamica, in ANSA, 31 agosto 2017.
  9. ^ Alessandro Ricciuti, La macellazione rituale diventa illegale nelle Fiandre, in www.dirittianimali.eu, 1º aprile 2017.
  10. ^ (EN) Commissione Europea, Slaughter & Stunning, ec.europa.eu

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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