Gustavo Bianchi

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Gustavo Bianchi

Gustavo Bianchi (Ferrara, 21 agosto 1845Dancalia, 7 ottobre 1884) è stato un esploratore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1863 entrò all'Accademia militare di Modena, uscendone con il grado di sottotenente.

Nel 1868, a causa di un grave problema agli occhi, dovette tuttavia lasciare l'esercito. Nel luglio del 1878 decise di partire per l'Etiopia assieme alla spedizione di Pellegrino Matteucci. Tornò in Africa anche l'anno successivo: il 20 maggio 1879 venne ricevuto dall'imperatore d'Etiopia Giovanni IV.

Nel frattempo, essendo stato informato della prigionia di Giovanni Chiarini cercò, invano, di mettere in atto tentativi di liberazione, giungendo fino a Lit Marefià, dove ebbe modo d'incontrare Orazio Antinori. Il succo di questa spedizione, che riscosse particolari apprezzamenti in patria e diede anche lo spunto per la composizione di una mazurca[1], è stato condensato dallo stesso Bianchi nel volume Alla terra dei Galla, la cui pubblicazione sarebbe però slittata a poco prima della sua morte[2].

Nel 1884 tentò un'altra spedizione, questa volta diretta in Dancalia, assieme a Cesare Diana e Gherardo Monari, con l'intento di trovare una via commerciale che da Assab potesse portare fino all'interno dell'Etiopia, anche per evitare i luoghi in cui era stata trucidata, quattro anni prima, la spedizione di Giuseppe Maria Giulietti. Il tentativo, tuttavia, non diede gli esiti sperati: nella notte tra il 6 e il 7 ottobre 1884 Bianchi, Diana e Monari vennero uccisi dai Dancali presso la pozza di Tio, come scoprì 44 anni dopo l'esploratore italiano Ludovico M. Nesbitt.[3].

La notizia della tragica fine della "spedizione Bianchi", che si diffuse dopo circa tre mesi dai fatti, ebbe larga risonanza nell'opinione pubblica. Alla Camera, nella seduta del 15 gennaio 1885, il ministro degli Affari esteri, Pasquale Stanislao Mancini, in risposta ad un'interrogazione presentata da Attilio Brunialti, nel confermare l'eccidio, affermò che il Governo aveva sconsigliato all'esploratore ferrarese di seguire quella strada, in quanto pericolosa, ma che tuttavia, ricevuta la notizia della morte di Bianchi e dei suoi colleghi, aveva interpellato il re d'Abissinia e il sultano d'Aussa affinché gli autori fossero individuati e puniti, soggiungendo di aver comunque «provveduto alla spedizione di un presidio militare in Assab»[4]. I diari, le relazioni e le lettere di quest'ultima spedizione vennero pubblicati da Carlo Zaghi[5].

Bianchi fu anche socio corrispondente della Società geografica italiana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Menozzi, In Riva al Benaco. Mazurca elegante per pianoforte, Vismara, Milano 1878.
  2. ^ G. Bianchi, Alla terra dei Galla. Narrazione della spedizione Bianchi in Africa nel 1879-1880, Fratelli Treves, Milano 1884.
  3. ^ L.M. Nesbitt, La Dancalia esplorata, Boopen, Pozzuoli (Napoli) 2011, p. 323.
  4. ^ P.S. Mancini, Dichiarazioni del Ministro degli Affari esteri in risposta all'interrogazione del deputato Brunialti intorno all'eccidio del viaggiatore Gustavo Bianchi ed all'invio di un presidio militare in Assab. Tornata del 15 gennaio 1885, Tip. Camera dei Deputati, Roma 1885.
  5. ^ L'ultima spedizione africana di Gustavo Bianchi. Diari, relazioni, lettere e documenti editi ed inediti, a cura di C. Zaghi, 2 voll., Alpes, Milano 1930.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Bianchi, Esplorazioni in Africa, a cura di Dino Pesci, Vallardi, Milano 1887.
  • A. Fabietti, Gustavo Bianchi nella terra dei Galla e nella Dancalia infuocata, Paravia & C., Torino 1940.
  • T. Padovani, Gustavo Bianchi, Tip. Pedroni & Uggeri, Cremona 1936.
  • C. Zaghi (a cura di), L'ultima spedizione africana di Gustavo Bianchi. Diari, relazioni, lettere e documenti editi ed inediti, 2 voll., Alpes, Milano 1930.
  • S. Veratti, a cura di M. Peccenini, "L'Africa di Gustavo Bianchi tra esplorazione scientifica e letteratura esotica. (Alla terra dei Galla)", Badiglione Editore, Ferrara 2009
  • L.M. Nesbitt, La Dancalia esplorata, Boopen, Pozzuoli (Napoli) 2011

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