Guido Rossi

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Guido Rossi
Guido Rossi.jpg
Guido Rossi, Senatore nel 1987

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature X
Gruppo
parlamentare
Misto
Circoscrizione Lombardia
Collegio Milano V
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico PCI-Sinistra Indipendente
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione Giurista

Guido Rossi (Milano, 16 marzo 1931Milano, 21 agosto 2017[1]) è stato un giurista, avvocato e accademico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Si è laureato in Giurisprudenza all'Università di Pavia nel 1953, conseguendo nel giugno 1954 il Master of Laws all'Università di Harvard[2]. Già docente universitario di Diritto commerciale e di Diritto privato comparato a Trieste, Venezia, Pavia e Milano, nel 1981 viene nominato presidente della Consob[2]. Eletto senatore per la Sinistra Indipendente nella X Legislatura (dal 1987 al 1992), è stato promotore della legislazione antitrust in Italia[3]. In seguito ha guidato la Ferfin-Montedison e la Telecom Italia[2].

Per un anno ha tutelato gli interessi della banca olandese Abn Amro[2]. Nel 2003 ha difeso il presidente di Capitalia Cesare Geronzi, coinvolto negli scandali Cirio e Parmalat[2]. Nel 2006 viene nominato commissario straordinario della Figc per gestire la situazione di emergenza creatasi dopo lo scandalo di Calciopoli. Il 15 settembre 2006, dopo le dimissioni di Marco Tronchetti Provera, viene nominato nuovamente presidente di Telecom Italia[2], incarico che lascerà il 6 aprile 2007. L'anno successivo è diventato consulente della Fiat, nel tentativo di rilanciare la società in crisi di vendite.[2]

Il 4 maggio 2011 è stato nominato garante etico della Consob, carica dalla quale si è dimesso il 26 ottobre 2012.[4]

In passato è stato direttore responsabile della Rivista delle Società e direttore della rivista Banca, Borsa e Titoli di Credito, nonché editorialista del Sole 24 Ore.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Perplessità sono nate dalla possibilità che, all'epoca del commissariato in FIGC durante Calciopoli, Rossi non potesse essere una personalità super partes.[5]. Al centro di tale controversia, fu il fatto che, il 26 luglio 2006, la commissione presieduta da Rossi decise di conferire all'Inter il titolo di campione d'Italia per la stagione 2005-2006 (rimasto non assegnato in seguito al verdetto della giustizia sportiva) a causa delle penalizzazioni della Juventus e del Milan, dopo che lo studio del caso era stato delegato a un comitato di tre saggi (Gerhard Aigner, Massimo Coccia e Roberto Pardolesi). Prima di essere nominato commissario straordinario della Federazione, Rossi aveva fatto parte del CdA dell'Inter dal 1995 al 1999,[2] e Milly Moratti, moglie dell'ex-presidente dell'Inter Massimo Moratti, ha affermato che Rossi era un supporter nerazzurro.[6]

La polemica sulla presunta parzialità di Rossi è continuata quando, in un'intervista al Corriere della Sera, l'ex presidente della Figc, Franco Carraro, ha detto che il commissario, in merito all'assegnazione del titolo, era stato forse mal consigliato dai suoi esperti.[5] A queste parole ha risposto Aigner con una smentita categorica, specificando che il suo compito e quello degli altri "saggi" era quello di verificare se gli statuti e i regolamenti di Uefa, Figc e Lega davano la possibilità di creare una classifica diversa dopo la penalizzazione di alcune società.[5][7] Secondo Aigner, le norme concedevano questa possibilità e il compito degli esperti si era limitato a confermarlo al commissario, il quale, una volta acquisito il parere giuridico, decretò autonomamente l'assegnazione dello scudetto.[5][7] Rossi, dal canto suo, ha sempre negato di essere stato condizionato nelle sue scelte, sottolineando, a tale proposito, come l'esito del campionato 2006 non fosse stato determinato da lui ma dai comportamenti di Luciano Moggi.[7][8]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Il fallimento nel diritto americano, CEDAM, 1956, ISBN 88-13-10663-7;
  • Utili di bilancio, riserve e dividendo, Giuffrè, 1957;
  • L'avallo come garanzia cambiaria tipica, Giuffrè, 1962;
  • Persona giuridica, proprietà e rischio d'impresa, Giuffrè, 1967;
  • Trasparenze e vergogna. Le società e la borsa, Il saggiatore, 1982;
  • La scalata del mercato: la borsa e i valori mobiliari, Il Mulino, 1986, ISBN 88-15-01123-4;
  • Il ratto del Sabine, Adelphi, 2000, ISBN 88-459-1559-X;
  • Il conflitto epidemico, Adelphi, 2003, ISBN 88-459-1791-6;
  • Capitalismo opaco (con Federico Rampini), Laterza, 2005, ISBN 88-420-7649-X;
  • Il gioco delle regole, Adelphi, 2006, ISBN 88-459-2014-3;
  • Il mercato d'azzardo, Adelphi, 2008, ISBN 88-459-2241-3;
  • Perché filosofia, Editrice San Raffaele, 2008, ISBN 88-86270-59-3;
  • Possibilità economiche per i nostri nipoti?, Adelphi Edizioni, 2009;
  • Non rubare, Il Mulino, 2010;
  • Quei maniaci chiamati collezionisti, Archinto Editrice, 2010.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ È morto Guido Rossi. Aveva 86 anni, in la Repubblica, 21 agosto 2017. URL consultato il 21 agosto 2017.
  2. ^ a b c d e f g h Guido Rossi, Il Sole 24 Ore. URL consultato l'8 marzo 2017.
  3. ^ Rossi: "La mia verità su Telecom Tronchetti mi ha eliminato", la Repubblica, 6 aprile 2007.
  4. ^ Guido Rossi lascia la Consob Era garante del Codice Etico, la Repubblica, 26 ottobre 2012.
  5. ^ a b c d Aigner: "Scudetto 06 all'Inter? Una decisione di Guido Rossi", Libero, 8 luglio 2011.
  6. ^ http://www.ilgiornale.it/news/gol-dell-inter-baci-anche-moratti.html Il Giornale - Per un gol dell'Inter baciò anche Moratti
  7. ^ a b c Rossi: «Titolo 2006? Colpa di Moggi e Carraro», Tuttosport, 13 maggio 2010.
  8. ^ Rossi: "Lo scudetto 2006 non l'ho assegnato io", La Gazzetta dello Sport, 13 maggio 2010.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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