Guglielmo Barbò (generale)

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Guglielmo Barbò Conte di Casalmorano
NascitaMilano, 11 agosto 1888
MorteFlossenbürg, 14 dicembre 1944
Cause della morteDeportazione
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
ArmaCavalleria
Anni di servizio1909-1944
GradoGenerale di brigata
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
CampagneCampagna italiana di Russia
Invasione della Jugoslavia
BattaglieBattaglia delle Alpi Occidentali
Comandante di3º Reggimento "Savoia Cavalleria"
1º Reggimento "Nizza Cavalleria"
Decorazionivedi qui
dati tratti da Generals[1]
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Guglielmo Barbò Conte di Casalmorano (Milano, 11 agosto 1888Flossenbürg, 14 dicembre 1944) è stato un generale italiano veterano della prima guerra mondiale. Durante la seconda guerra mondiale partecipò, come comandante del 1º Reggimento "Nizza Cavalleria", alla battaglia delle Alpi Occidentali, all'invasione della Jugoslavia, e alla campagna di Russia. Sul Fronte orientale fu comandante del Raggruppamento truppe a cavallo (RAC) del CSIR. Decorato con la Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia due Medaglie d'argento e una Croce di guerra al valor militare, una Croce al merito di guerra e la Croce di Ferro di seconda classe..

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Milano l'11 agosto 1888, figlio del marchese Gaetano Barbò di Casalmorano e di Fanny Barbiano dei Principi di Belgioiso d'Este.[2] A partire dal 26 ottobre 1905 frequentò la Scuola Militare di Roma, entrando successivamente, il 5 novembre 1907, nella Regia Accademia Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena, da cui uscì 19 settembre 1909 con il grado di sottotenente assegnato all'arma di cavalleria, iniziando subito a frequentare la Scuola di applicazione di Cavalleria di Pinerolo al fine di completare la formazione professionale.[2]

Nel novembre 1911 fu assegnato al 1º Reggimento "Nizza Cavalleria", venendo promosso tenente il 3 ottobre 1912.[2] Dopo l'entrata in guerra del Regno d'Italia, il 5 giugno 1915 partì con il suo reggimento per il fronte giulio, venendo decorato con una Medaglia d'argento al valor militare nel maggio 1916 per essersi distinto nei combattimenti di Monfalcone.[2]

Il 9 luglio 1916 fu promosso capitano, e fu trasferito in servizio presso il 30º Reggimento artiglieria da campagna, specialità bombardieri.[2] Il 16 settembre 1917 assunse il comando di uno squadrone del 3º Reggimento "Savoia Cavalleria", venendo decorato nel novembre 1918 di una Croce di guerra al valor militare nei combattimenti di Udine, successivamente tramutata in una seconda Medaglia d'argento al valor militare.[2]

Alla fine del conflitto rimase nei territori occupati, e con l'incarico di comandante del 3º Squadrone del "Savoia Cavalleria", prestò servizio prima a Trieste, poi a Terranova e successivamente a Bistena.[2] Il 1º aprile 1919 rientrò nella guarnigione di Milano, prestando servizio dal 28 gennaio al 5 agosto 1920, presso la Commissione Interalleata per il Controllo del Plebiscito per il territorio di Hallstein, nella Prussia Orientale.[2]

Il 7 aprile 1920 convolò a giuste nozze[3] a Torino con la signorina Maddalena Pia dei Marchesi Fracassi Ratti Mentone di Torre Rossano[N 1] e il 5 dicembre 1926, promosso maggiore, ritornò al 1º Reggimento "Nizza Cavalleria" in qualità di comandante di Gruppo Squadroni.[2] Il 7 aprile 1927 fu nominato Aiutante maggiore in prima, ricoprendo tale incarico fino al 15 febbraio 1929.[2]

Il 9 maggio dello stesso anno divenne tenente colonnello,[1] e il 16 ottobre 1932 fu assegnato al Comando del Corpo d'armata di Torino, passando, il 23 settembre 1934 al 12º Reggimento "Cavalleggeri di Saluzzo" come comandante di un Gruppo Squadroni.[2]

Il 10 novembre 1935 assunse l'incarico di Comandante degli Squadroni autonomi a piedi di Caltanissetta, e il 26 gennaio 1936 fu nominato Comandante di un Gruppo Squadroni del 10º Reggimento "Cavalleggeri di Vittorio Emanuele" ed il 22 settembre 1937, promosso colonnello,[1] entrò in servizio presso il Comando del Corpo d'armata di Roma.[2]

Il 1º aprile 1938 assunse il comando del 1º Reggimento "Nizza Cavalleria", subentrando al generale conte Carlo Calvi di Bergolo.[2] Nel giugno 1940, con l'inizio delle ostilità contro la Francia e la Gran Bretagna, partecipò con il reggimento alla battaglia delle Alpi Occidentali, e poi alla successiva invasione della Jugoslavia.[1] Il 1º ottobre 1941 fu trasferito in servizio presso il Comando di Corpo d'armata.[2]

A partire dal 27 novembre successivo fu assegnato al Corpo di spedizione italiano in Russia,[4] allora al comando del generale Giovanni Messe, e partì per la Russia, assumendo il comando del 3º Reggimento "Savoia Cavalleria"[N 2] il 9 dicembre dello stesso anno, partecipando all'avanzata delle truppe italiane in Ucraina.[2]

Il 15 marzo 1942 fu sostituito al comando dal colonnello conte Alessandro Bettoni Cazzago, assumendo il comando del Raggruppamento truppe a cavallo (RAC) del CSIR[N 3][1] il 15 aprile seguente fu promosso generale di brigata,[1] venendo decorato con la Croce di Ferro di seconda classe tedesca.[2] Si distinse particolarmente nell'agosto dello stesso anno, nel corso della battaglia sul Don, venendo decorato con la Croce di Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia.[2]

Il 10 novembre 1942 passò a disposizione del XXXV Corpo d'armata, rientrando in Patria il 17 dello stesso mese, assegnato il 17 dicembre dello stesso anno al Comando Difesa Territoriale di Torino.[1] Dal 1º aprile 1943 divenne comandante della Scuola di Applicazione di Cavalleria di Pinerolo.[1]

All'atto dell'armistizio dell'8 settembre 1943 avviò una trattativa con le autorità militari tedesche che si concluse il giorno 12 dello stesso mese, quando la Scuola passò sotto il comando tedesco ed egli con tutto il personale militare, fu caricato su un treno per essere internato in Germania,[3] via Brennero, in quanto aveva rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale Italiana.[3] Nella stessa notte del 12 settembre riuscì a fuggire dal treno ed entrò nella resistenza piemontese, facendo riferimento all'avvocato liberale Luciamo Elmo.[3]

Catturato il 16 agosto 1944 e trasferito nel carcere di San Vittore a Milano,[2] fu portato poi a Bolzano da dove, il 5 settembre, fu inviato, quale "detenuto politico", con il Trasporto 81 al campo di concentramento di Flossenbürg in Germania.[4] A causa delle durissime condizioni di detenzione morì il 14 dicembre dello stesso anno.[1] Una lapide lo commemora tuttora sulla facciata del Comune di Belgioioso[5] (PV).

Onorificenza[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze italiane[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine militare di Savoia
«Comandante di un Raggruppamento di truppe a cavallo rinforzate, in dieci giorni di aspri e sanguinosi combattimenti, le proprie truppe in ripetuti attacchi sul fianco e sul tergo del nemico attaccante, infliggendogli gravissime perdite. In criticissima situazione e malgrado le scarse forze disponibili, le conteneva per più giorni l'impeto e la nostra linea difensiva. Contribuiva in tal modo decisamente all'esito vittorioso della battaglia. Fronte russo, fiume Don, aprile-agosto 1942
— Regio Decreto 24 dicembre 1942[6]
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Energico ed incurante del pericolo, durante un accanito bombardamento, diretto specialmente sulle postazioni del suo reparto, di mitragliatrici è durato circa 20 ore, fu di esempio ai suoi soldati che nella sua grande energia si rinfrancavano. Nel combattimento quantunque si trovasse in critica situazione, con mirabile serenità, calma e valore concorreva efficacemente all'azione. Monfalcone, 25 maggio 1916
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«In commutazione di una Croce di Guerra al V.M. concessagli nel 1920" "Caricando, alla testa del suo squadrone, fanterie nemiche, circondato improvvisamente da fuoco di mitragliatrici, col contegno calmo e sereno riusciva di mirabile esempio ai dipendenti. Con slancio ed arditezza portava il suo reparto dal Tagliamento ad Udine, attraversando paesi occupati dal nemico ed in altra parte della città faceva prigioniero un plotone di cavalleria avversaria. Udine, 3 novembre 1918.[7]»
Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
Croce al merito guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito guerra
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
— 1939
Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
— 1940
Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918 - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa della guerra 1915-1918
Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia a ricordo dell'Unità d'Italia
Medaglia interalleata della Vittoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia interalleata della Vittoria
Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni) - nastrino per uniforme ordinaria Croce d'oro per anzianità di servizio (40 anni)
— 1927
Medaglia militare d'argento al merito di lungo comando - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia militare d'argento al merito di lungo comando
— 1936

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Croce di Ferro di II classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce di Ferro di II classe

Eventi cronologici[modifica | modifica wikitesto]

1=Nel 1946 il Generale Guglielmo Barbò è inserito tra gli 847 nomi delle vittime iscritte sulle lastre di granito del Monumento ai Caduti dei Campi di Concentramento nazisti al Famedio a Milano.

2=Negli anni 50 la vedova Pia Barbò Fracassi fa collocare, a fianco del forno crematorio del KZ di Flossenburg (Baviera), la lapide in bronzo che ha personalmente modellato a imperitura memoria del marito assassinato il 14 dicembre 1944.

3=Negli anni 50 il Tempio Sacrario di Voghera iscrive sulla lapide dedicata ai Cavalieri degli Ordini Militari di Savoia e d'Italia il Generale Guglielmo Barbò.

4 = Nel 1996 Belgioioso (PV) colloca sulle mura esterne del Palazzo Comunale, per parte della propria Civica Amministrazione, dell'Associazione Partigiani Cristiani, dell'ANPI e della FIDCA, la lapide in marmo a imperitura memoria del suo illustre concittadino Generale Guglielmo Barbò di Belgioioso.

5 = Nel 2012 dopo essere stata restaurata, viene collocata, nell'attuale Cappella Ecumenica del KZ di Flossenburg (Baviera) la lapide in bronzo eseguita dalla moglie Pia Barbò Fracassi negli anni 50.

6 = Nel 2012 è rinvenuto, presso l'Archivio storico del Campo di Transito della città di Bolzano, il manoscritto della "Relazione" del barbaro assassinio del Generale Guglielmo Barbò nel campo di sterminio di Flossenburg (Baviera).

7 = Nel 2013 è conferita la "Medaglia d'onore" in memoria del Generale Guglielmo Barbò presso la Prefettura di Milano.

8 = Nel 2014 è dedicata una "Sala" nel Castello di Belgioioso (PV) al Generale Guglielmo Barbò di Belgioioso, suo illustre cittadino, in occasione della Cerimonia dell'inaugurazione della parte acquisita e restaurata dal Comune.

9 = Nel 2015 in occasione del 70ºanniversario della liberazione del KZ di Flossenburg (Baviera) da parte statunitense, lo Storico del Memoriale dedica ed espone nella propria sede museale il profilo biografico del Generale Guglielmo Barbò.

10 = Nel 2015 il Museo della Storia della Cavalleria di Pinerolo allestisce , nella Galleria dedicata alla 2ª G.M., uno spazio dedicato al Generale Guglielmo Barbò, ultimo Comandante dell'allora Scuola di Cavalleria.

11 = Nel 2016 è conferito il "Paladino della Memoria" al libro curato dalla nipote Silvia Rivetti Barbò: "Il Generale di Brigata Guglielmo Barbò -ricostruzione storica dei tragici eventi 7 settembre 1943-14 dicembre 1944.

12 = Nel 2018 il Generale Guglielmo Barbò viene annoverato tra i Giusti del Mondo nel Giardino virtuale dei Giusti presso il Monte Stella a Milano.

13 = Nel 2019 è posata la Pietra d'Inciampo in onore e a ricordo del Generale Guglielmo Barbò, di fronte alla sua abitazione di Via Visconti di Modrone 20 a Milano.

Albero genealogico[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Girolamo Giuseppe Barbò, V conte di Casalmorano Barnaba Giuseppe Maria Barbò, IV conte di Casalmorano  
 
Maria Teresa Carrera  
Giulio Barbò, VI conte di Casalmorano  
Teresa Pallavicino Pio Giovanni Galeazzo Pallavicino  
 
Marianna Locatelli  
Gaetano Barbò, VII conte di Casalmorano  
 
 
 
Palmira Cadolini  
 
 
 
Guglielmo Barbò, VIII conte di Casalmorano  
Francesco Ludovico Barbiano di Belgiojoso d'Este Alberico Barbiano di Belgiojoso, II principe di Belgioioso  
 
Anna Ricciarda d'Este  
Antonio Alberico Barbiano di Belgiojoso d'Este, VI principe di Belgioioso  
Amalia Canziani  
 
 
Francesca Antonietta Matilde Maria Fanny Barbiano di Belgiojoso d'Este  
Angelo Gradi  
 
 
Matilde Gradi  
Francesca Vittadini  
 
 
 

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La coppia ebbe una figlia, Francesca Maria, che successivamente sposò Stefano Rivetti dei Conti di Val Cervo.
  2. ^ In sostituzione del colonnello Weiss Poccetti.
  3. ^ Costituito dai reggimenti "Savoia", "Novara" e 3º Reggimento Artiglieria a Cavallo.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i Generals.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Associazione Angioletto.
  3. ^ a b c d Pietre d'inciampo.
  4. ^ a b Gariwo.
  5. ^ Vincenzo Rizzo Zambonini dei Ritii, Barbiano di Belgiojoso. Genealogia di una famiglia - Vol. 2. Principali dimore sul territorio, Milano 2020 - pagina 20.
  6. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  7. ^ http://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/# arma=esercito cognome=barbò. Consultato il 19/11/2020

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Elena Aga Rossi e Maria Teresa Giusti, Una guerra a parte. I militari nei Balcani 1940-1945, Bologna, Società editrice il Mulino, 2011, ISBN 978-88-15-15070-7.
  • Giannantonio Agosti, Nei lager vinse la bontà, Milano, Artemia editrice, 1987.
  • Alexitch Vladimiro, Generale di Brigata Guglielmo Barbò di Casalmorano in Piero Pastoretto:Le Divisioni Celeri e le ultime cariche dei Reggimenti di Cavalleria italiani a Jagodnij, Isbuschenskij e Poloj; Quaderni di Società di Cultura e Storia militare, www.arsmilitaris.org, 2015.
  • Luigia Ambrogi Botti,Rosa Comendulli,Eugenio Piacentini,Giovanni Vezzoli, La memoria al futuro, Comune di Torre Pallavicina, 2001.
  • Maria Antonietta Arrigoni e Marco Savini, In treno con Teresio-i deportati del Trasporto Bolzano-Flossenburg(5-7 settembre 1944., Milano, Unicopli, 2019.
  • Gian Vittorio Avondo, Pinerolo tra fascismo e resistenza, Pinerolo, Anzani, 2004.
  • Gian Vittorio Avondo, Trent'anni...il fascismo pinerolese dalle incerte origini al drammatico tramonto, Torino, Neos-Storia, 2017.
  • Gian Vittorio Avondo e Claudio Rolando, Schiene dritte, storie di deportazione e di Shoah tra torinese e cuneese, Perosa Argentina (TO), LAR editore, 2018.
  • Pia Barbò Fracassi, Gen.Brig.Guglielmo Barbò:ricostruzione storica dei tragici eventi 7 settembre 1943-14 dicembre 1944, a cura di Silvia Maria Rivetti Barbò, Milano, ABEditore, 2013.
  • Gianfranco Bianchi, Dalla Resistenza-Uomini,eventi,idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano., Milano, Amministrazione provinciale di Milano, 1969.
  • M. Badino Rossi, Pinerolo, l'arte equestre, Pinerolo, Tipografie Giuseppini, 1982.
  • Riccardo Balzarotti Kammlein, Alessandro Bettoni Cazzago, Portovenere, contributo di servizimuseali.com, 2019.
  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 1, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Luigi Cadorna, La guerra alla fronte italiana. Vol. 2, Milano, Fratelli Treves editori, 1921.
  • Gaetano Cantaluppi, Flossenburg-ricordi di un Generale deportato, Milano, Mursia, 1995.
  • Alfio Caruso, Tutti vivi all'assalto-L'epopea degli alpini dal Don a Nikolajewka, Milano, Mondadori Printing S.p.a. per conto della TEA, 2012.
  • Alberto Cavaciocchi, Gli italiani in guerra, Milano, Ugo Mursia Editore s.r.l., 2014.
  • Giovanni De Luna, La resistenza perfetta, Milano, Feltrinelli-Storie, 2015.
  • Salvatore Giangreco, Generale Francesco Giangreco . I costi umani di un armistizio senza direttive, Milano, ABEditore, 2016.
  • Massimo Iacopi, Il Reggimento di Artiglieria a Cavallo ed il 2º Reggimento Artiglierie Celeri attraverso le vicende storiche del 2º gruppo a cavallo.Vol.2, Assisi, Grifo Consulting, 2002.
  • Lucio Lami, Isbuscenskij:l'ultima carica. Il Savoia Cavalleria nella Campagna di Russia 1941-1942., Milano, Mursia, 2014.
  • Brunello Mantelli e Nicola Tranfaglia, Il libro dei deportati(promosso da ANED)Vol.1, Milano, Mursia, 2009.
  • Luciano Mela, Pietro Crespi e Anna Lisa Carlotti (a cura di), Dosvidania: Savoia Cavalleria dal fronte russo alla Resistenza : due diari inediti, Milano, Vita e pensiero, 1995.
  • Giovanni Messe, La guerra sul fronte russo., Milano, Mursia, 2008.
  • Virginia Minoletti, Via privata Siracusa.Diario., Milano, Due Torri, 1945.
  • Vittorio Morero, Facta Fascismo Resistenza-la società pinerolese in cinquant'anni di storia(1900-1950)., Pinerolo, Scuola tipografica dei Padri giuseppini, 1964.
  • Mario Nebbiolo, Memorie di questo travagliato secolo ventesimo., Pinerolo, Ed. Pinerolo, 1992.
  • Giovanna Pesapane, Un uomo del novecento: Ubaldo Pesapane., Milano, ABEditore, 2015.
  • Giorgio Pugliaro, I Lancieri di Novara-Storia di un Reggimento di Cavalleria dal Risorgimento al Dopoguerra., Milano, Mursia, 2007.
  • Rodolfo Puletti, La Scuola di Cavalleria., Ed.Scuola di Cavalleria, 2005.
  • Rodolfo Puletti e Emilio Grimaldi, Nicea Fidelis:trecento anni di storia di Nizza Cavalleria., Roma, 1ºGruppo Squadroni Corazzato Nizza Cavalleria Atena, 1990.
  • Rodolfo Puletti e Franco Dell'Uomo, Savoia Cavalleria 1692-1992., Reggimento Savoia Cavalleria, 1992.
  • Rodolfo Puletti e Mario Falciani, Caricat! Cinque secoli di storia dell'Arma di Cavalleria., Ed.Rivista di Cavalleria, 2011.
  • (EN) Philip S. Jowett e Stephen Andrew, The Italian Army Vol.1, Botley, Osprey Publishing Company., 2000, ISBN 1-78159-181-4.
  • (EN) Charles D. Pettibone, The Organization and Order of Battle of Militaries in World War II Volume VI Italy and France Including the Neutral Countries of San Marino, Vatican City (Holy See), Andorra, and Monaco, Trafford Publishing, 2010, ISBN 1-4269-4633-3.
  • (DE) Gerhard Schreiber, Die italienischen Militärinternierten im deutschen Machtbereich 1943 bis 1945, München, R. Ondenbourg Verlag, 2009.
  • Edgardo Sogno, La Franchi. Storia di una organizzazione partigiana., Bologna, Il Mulino, 1996.
  • Giorgio Vitali, Sciabole nella steppa.La Cavalleria italiana in Russia., Milano, Mursia, 1976.
  • Giorgio Vitali, Trotto,Galoppo...Caricat!-Storia del Raggruppamento Truppe a Cavallo.Russia 1942-1943., Milano, Mursia, 1985.
  • Giorgio Vitali, Savoia ha caricato Signor Generale.Raccontare la storia. La Campagna di Russia dell'estate 1942., Firenze, Ed.MEF.L'autore libri, 2004.

Archivi[modifica | modifica wikitesto]

Archivio ANED Fondazione

1 = Documentazione dal matricolario delle S.S. di San Vittore. 2 = elenchi della deportazione nazista; documentazione varia.

Archivio ANEI 1 = Memoriale Generale Francesco Giangreco


Archivio di Bad Arolsen

1 = 3 documenti relativi al prigioniero Generale Guglielmo Barbò detenuto nel KL di Flossenburg.

Archivio: Gedenkstaette Flossenbuerg -Bayern De- 1 = Haftlingskarte. 2 = Profilo biografico.

Archivio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito (S.M.E.)

1 = Stato di Servizio del Generale Guglielmo Barbò.

2 = Relazione sull'assassinio del Generale Guglielmo Barbò nel campo di sterminio di Flossenburg in Baviera, il 14 dicembre 1944.

Archivio storico del Campo di Transito della Città di Bolzano

1 = Manoscritto della relazione dell'assassinio del Generale Guglielmo Barbò nel campo di sterminio di Flossenburg (Baviera) il 14 dicembre 1944.

Archivio Storico Ferruccio Parri di Milano

1 = Virginia Minoletti: Diario: Via Privata Siracusa.

Archivio Storico (Istoreto) di Torino

1 = Paolo Greco: Cronaca del Comitato Piemontese di liberazione.

Archivio privato di Silvia Rivetti Barbò

1 = Cronaca essenziale e documentata del periodo che va dalla 1ª deportazione del Generale Guglielmo Barbò ad opera dei nazisti, dalla Scuola di Cavalleria di Pinerolo della quale era Comandante, verso la Germania via Mantova, il 12 settembre 1943,fino alla 2ª deportazione dal Carcere di S.Vittore (Milano) il 17 agosto del 1944, via Gries (Bolzano) a Flossenburg (Baviera) dove troverà la morte il 14 dicembre del 1944.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]