Guerra Messico-Stati Uniti

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Guerra messicano-statunitense
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Dall'alto in basso e da sinistra a destra: Winfield Scott entra nella piazza della Costituzione dopo la presa di Città del Messico; soldati statunitensi ingaggiano le forze messicane in ritirata durante la battaglia di Resaca de la Palma; vittoria statunitense a Churubusco, fuori Città del Messico; Marine statunitensi assaltano il castello di Chapultepec; battaglia di Cerro Gordo
Data25 aprile 1846 – 2 febbraio 1848
LuogoMessico, Stati Uniti d'America
Casus belliDispute sull'annessione statunitense del Texas e sul rispetto dei confini tra Messico e Stati Uniti
EsitoVittoria statunitense, sfociata nel trattato di Guadalupe Hidalgo
Modifiche territorialiGli Stati Uniti ottengono il controllo su Texas California, Nevada, Utah, Nuovo Messico, Colorado e Wyoming
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
1846:
meno di 5 500 regolari[2]
1848:
32 000 regolari
59 000 volontari[3]

Totale:
36 000 regolari[3]
73 000 volontari[2][3]
1846:
19 000 regolari
10 500 miliziani
1 200 guardie di frontiera[4]

Totale:
70 000 regolari
12 000 miliziani[5]
Perdite
Combattimento:
1 733 morti[5]
4 152 feriti[6]

Totale:
13 000 morti[7]
Combattimento:
5 000 morti[5]
Migliaia di feriti[5]

Totale:
25 000 morti[8][5]
Voci di guerre presenti su Wikipedia

La guerra Messico-Stati Uniti, guerra messicano-statunitense o guerra messico-statunitense[9] vide contrapporsi gli Stati Uniti d'America, durante la presidenza Polk, e la Prima repubblica messicana tra il 1846 ed il 1848. Negli Stati Uniti il conflitto è conosciuto come guerra messicana o guerra di Mr. Polk; in Messico invece è nota come intervento statunitense, invasione statunitense in Messico o guerra degli Stati Uniti contro il Messico.

Il conflitto scoppiò come conseguenza degli attriti tra i due paesi in seguito all'annessione statunitense del Texas nel 1845, osteggiata dal Messico che lo considerava ancora parte della sua nazione. La repubblica del Texas era di fatto un Paese indipendente che divenne parte degli Stati Uniti, nonostante diversi politici americani fossero contrari, poiché il Texas riconosceva la schiavitù e la sua annessione avrebbe modificato l'equilibrio tra Stati del Nord antischiavisti e Stati del Sud.

Alle Elezioni presidenziali del 1844, vinse il democratico James Knox Polk con la promessa di espandere gli Stati Uniti verso ovest; da qui l'annessione del Texas l'anno seguente.[10] Polk andò oltre, inviando nella regione un'unità dell'esercito e contemporaneamente una missione diplomatica in Messico per negoziare un indennizzo. La presenza militare statunitense era pianificata per provocare il Messico e spingerlo ad attaccare, per poterlo poi biasimare e convincere il Congresso ad appoggiare il conflitto.[11] Alla fine, i messicani attraversarono il Rio Grande scontrandosi con gli statunitense nell'incidente di Thornton, dando un motivo al Congresso per dichiarare guerra.

Le forze statunitensi rapidamente occuparono la regione di Santa Fe de Nuevo México e dell'alto Rio Grande, dirigendosi inoltre verso la costa del Pacifico, nella provincia messicana della Alta California, puntando poi verso sud mentre lo Squadrone del Pacifico della US Navy bloccava i porti anche nella Baja California. Nonostante ciò, il Governo messicano rifiutò di firmare una pace, obbligando gli Stati Uniti ad invadere l'entroterra del Messico. Il generale Winfield Scott raggiunse così, e conquisto, Città del Messico. Anche se militarmente sconfitto, il Messico non aveva alcuna intenzione di negoziare, finché Nicholas Trist non riuscì a concludere con successo il Trattato di Guadalupe Hidalgo nel 1848. Esso mise fine al conflitto, con il Messico che accetta di cedere oltre al Texas anche l'Alta California e il Santa Fe de Nuevo México. Gli Stati Uniti accettarono di pagare 15 milioni di dollari come compensazione per i danni materiali e cancellare 3,25 milioni di dollari di debito che il Messico aveva con cittadini americani. Il Messico infine accetta il Rio Grande come nuovo confine tra i due paesi.

La vittoria e l'espansione territoriale ottenuta da Polk[12] ispirò un senso di patriottismo in diverse aree degli Stati Uniti, ma sia la guerra sia il trattato diedero vita a dure critiche, a causa del numero di vittime, del costo economico e dei metodi brutali usati nel conflitto.[13][14] La questione su come gestire i nuovi territori intensificò ulteriormente il dibattito sulla schiavitù negli Stati Uniti d'America. La "Condizione Wilmot", che esplicitamente proibiva l'estensione della schiavitù nei territori acquisiti, non venne infine approvata dal Congresso, nonostante il dibattito fosse già cominciato durante il conflitto. In Messico, la guerra aggravò le agitazioni politiche interne, soprattutto a causa delle perdite civili, della situazione finanziaria disastrata e dei territori persi.[15]

Il contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazione territoriale della Federazione messicana

Lo Stato messicano dopo l'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1821, il Messico vinse la guerra d'indipendenza con la Spagna, al termine di vent'anni di sanguinoso conflitto. Il nuovo Stato si ritrovò ad affrontare problemi economici, con le fondamentali miniere distrutte, e politici che lo vide passare dopo soli tre anni dalla monarchia alla repubblica. Anche i governi repubblicani però furono caratterizzato da una costante instabilità,[16] che lasciò il Paese impreparato ad un conflitto importante come quello con gli Stati Uniti. Tra l'indipendenza e il conflitto del 1848, il Messico era comunque riuscito a resistere alla riconquista spagnola negli anni '20 dell'Ottocento e all'intervento francese del 1838. Tuttavia, l'indipendenza del Texas e dello Yucatan misero in luce le debolezze dei vari governi centralisti che si susseguirono nella Repubblica. Inoltre, sia le forze armate che la Chiesa messicana, istituzioni privilegiate con visioni molto conservative, erano politicamente più forti dello Stato.

Il nord e l'ovest del Paese non erano ancora sotto il controllo saldo dello Stato, così come non lo erano stati durante il dominio spagnolo. Nei decenni che precedettero il conflitto, molti gruppi di nativi americani razziarono gli insediamenti del nord e, per contrastare questo fenomeno, il Governo accettò che cittadini statunitensi si insediassero nel Texas messicano, in modo da creare una zona cuscinetto. Proprio questi nuovi texani si ribellarono ben presto al nuovo Governo centralista, guidato da Antonio López de Santa Anna, che aveva preso il potere abolendo la Costituzione Federale degli Stati Uniti Messicani del 1824, trasformando lo Stato in un'entità centralista e abolendo l'indipendenza degli Stati che erano parte della federazione. Nel 1836, il Texas ottenne l'indipendenza sconfiggendo l'esercito di Santa Anna; tuttavia la Repubblica che scalzò il generale si rifiutò di riconoscere la Repubblica del Texas come nazione libera. A peggiorare la situazione, nel 1845, su pressione del popolo, il Texas accettò la proposta di annessione formulata dal Congresso degli Stati Uniti e, il 29 dicembre 1845, divenne il ventottesimo stato della federazione.[17] Il Messico non accettava per di lasciare il Texas in mano ad una repubblica che considerava ribelle e neppure di venderlo agli Stati Uniti d'America.

L'espansionismo statunitense[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Destino manifesto.

Negli Stati Uniti di inizio Ottocento, si andò formando un desiderio di espansione territoriale racchiuso nel concetto del Destino manifesto, il cui primo esempio si ebbe già nel 1803, quando il presidente Thomas Jefferson acquistò la Louisiana francese, che lasciò però i confini tra gli Stati Uniti e le colonie spagnole non ben definiti. Pochi anni dopo, nel 1812, gli Stati Uniti, uno stato ancora giovane e fragile, tentarono di espandersi verso nord nella guerra anglo-americana, con l'unico esito di vedere Washington occupata dai britannici e la Casa Bianca in fiamme. Nel 1818, i problemi di confine con la Spagna furono risolti con il Trattato Adams-Onís, il cui negoziatore per gli Stati Uniti fu il futuro presidente John Quincy Adams, che ottenne la Florida occidentale e stabilì una rivendicazione statunitense di tutti i territori a nord del 42º parallelo. Al Vicereame della Nuova Spagna venivano invece riconosciuti i territori del sud-ovest degli odierni Stati Uniti. A partire dal 1825, ripetutamente gli americani tentarono di comprare territori dal neonato Stato messicano, soprattutto sotto la presidenza di Andrew Jackson, ma senza successo.[18]

Il più grande vantaggio che gli Stati Uniti ebbero nel conflitto con il Messico probabilmente fu la prosperità della propria nazione,[19] la quale determinava anche una buona stabilità politica. Inoltre, possedevano risorse fondamentali per un conflitto armato, che al Messico invece mancavano. Entrambi i paesi combatterono per la loro indipendenza, ma la guerra statunitense durò relativamente meno ed ebbe luogo decenni prima coinvolgendo persino una nazione forte come la Francia al proprio fianco. Ottenuta l'indipendenza, gli Stati Uniti si espansero rapidamente verso ovest, a discapito dei nativi, creando insediamenti che continuarono a crescere negli decenni. Negli Stati del sud, la rivoluzione industriale europea portò alla nascita di una fiorente economia di coltivazione del cotone, basata su un sistema di schiavismo, che si espanse fino al Messico settentrionale avvicinando politicamente ed economicamente quei territori agli Stati del Sud. Nonostante le differenze anche sociali del Paese, la nazione americana era tenuta unita dalla sua Costituzione federale, perciò i conflitti e le spaccature presenti fino alla guerra di secessione rimasero a livello meramente politico. L'espansionismo statunitense fu quindi frutto anche della necessità di nuovi terreni da coltivare per vendere materie prime alla crescente industria tessile britannica. A questa espansione si opponevano però gli Stati del Nord, che preferivano incrementare le industrie nazionali sfruttando maggiormente le risorse già a disposizione. Alla fine, il primo schieramento l'ebbe vinta, con l'elezione di James Knox Polk nel 1844.[20] Molti texani desideravano unirsi agli Stati Uniti ma l'annessione era argomento di dibattito nella nazione nordamericana, dove Whig e abolizionisti si opponevano ampiamente, seppur nessun gruppo politico negò mai finanziamenti pubblici in vista di una possibile guerra.[21]

La politica statunitense rifletteva una spaccatura d'opinione della nazione stessa. Diversi giornali, come l'Herald di New York, il Morning News e il Journal of Commerce, oltre l'Illinois State Register e il poeta Walt Whitman, erano favorevoli alla guerra, mentre il Boston Courier e il Tribune di New York, diretto da Horace Greeley, si opponevano. Lo scrittore Henry David Thoreau, per protesta, rifiutò di pagare la tassa per il voto, passò una notte in prigione e scrisse un saggio a riguardo divenuto famoso dopo la sua morte con il titolo Disobbedienza civile. L'Associazione dei lavoratori del New England condannò la guerra, mentre alcuni immigrati irlandesi e tedeschi disertarono l'Esercito degli Stati Uniti e formarono il Battaglione San Patrizio, che poi combatté dalla parte dei messicani.[22] Ad ogni modo, il Congresso infine offrì l'annessione al Texas, il quale accettò e il 29 dicembre 1845 divenne il 28º stato degli Stati Uniti d'America.[17]

Il Texas dalla rivoluzione all'annessione[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione texana, Repubblica texana e Annessione texana.

La politica[modifica | modifica wikitesto]

Sovrapposizione tra i confini odierni e quelle della metà dell'Ottocento nell'area del Texas

Dopo l'indipendenza dalla Spagna, il Messico perse molto in termini di diplomazia e capacità militare, lasciando i territori settentrionali in balia degli attacchi di Comanche, Apache e Navajo,[23] che ne approfittarono per razziare bestiame per sé stessi e da rivendere in Texas e negli Stati Uniti.[24]

Nel 1800, la colonia spagnola del Texas era scarsamente popolata, con appena 7 000 abitanti non nativi americani.[25] La Corona spagnola aveva avviato una politica di colonizzazione del Texas che fu portata avanti dal Messico dopo l'indipendenza. Venne così permesso ad un banchiere del Missouri, Moses Austin di acquistare vasti territori del Texas, in cui insediare cittadini statunitensi. Austin però morì prima di completare la sua opera, che fu portata a termine dal figlio, Stephen Fuller Austin, il quale condusse più di trecento famiglie statunitensi in Texas.[26] L'intento dello Stato messicano era di creare una zona cuscinetto, a ovest, tra i tejanos e i Comanche; gli statunitensi però si insediarono troppo a est, vicino alla Louisiana con cui potevano facilmente commerciare e dove i terreni erano più fertili.

Nel 1829, gli abitanti del Texas a parlare spagnolo divennero minoranza, così il nuovo presidente messicano, Vicente Guerrero, decise di accrescere l'influenza del Messico nella sua regione di confine scoraggiando la migrazione dagli Stati Uniti, abolendo la schiavitù,[25][27] ristabilendo la tassa sulla proprietà e aumentando le tariffe sulle merci statunitensi. I coloni e molti uomini d'affari messicani si opposero, forzando il Governo a chiudere il Texas da ulteriori migrazioni, che però continuarono illegalmente.

Nel 1834, i conservatori messicani presero il potere e il generale Santa Anna divenne il Presidente del Messico, il cui nuovo Congresso abbandonò il sistema federale sostituendolo con un Governo centralista che tolse poteri ai vari Stati della federazione. Subito dopo, Santa Anna lasciò Città del Messico per guidare l'esercito e schiacciare i ribelli del macro-stato di Coahuila y Texas, a cui seguì la risposta di Stephen Austin che portò il Texas all'indipendenza. Dopo aver vinto la battaglia di Alamo, Santa Anna fu sconfitto a San Jacinto dall'Esercito texano, guidato da Sam Houston, e obbligato così a firmare i Trattati di Velasco, che garantivano al Texas di perorare la sua causa in seno al Governo messicano. Poiché Santa Anna era prigioniero al momento della firma, il Parlamento messicano non ratificò mai tali trattati.[28] Nonostante l'opposizione del Governo, il Texas continuò la sua strada verso la completa indipendenza, venendo riconosciuto come Stato sovrano da Francia, Stati Uniti e Regno Unito, i quali avvertirono il Messico di non tentare azioni militari; viceversa il Messico minacciò di dichiarare guerra agli Stati Uniti se questi avessero annesso la Repubblica del Texas.[29]

Il territorio[modifica | modifica wikitesto]

Territorio dei Comanche

Il Messico settentrionale era una zona scarsamente popolata a causa del clima e della topografia, principalmente desertico con scarse precipitazioni, tanto che lì l'agricoltura non si sviluppò mai. In aggiunta, dopo l'indipendenza, il Messico affrontò scontri intestini al limite della guerra civile e di conseguenza la questione della frontiera settentrionale non fu mai una priorità per il Governo. La fine del dominio spagnolo, coincise poi con la fine del finanziamento ai presidios, le fortificazioni di confine, e ai doni fatti ai nativi per mantenere la pace. Conseguentemente, il territorio tornò nel caos e nella violenza che causarono la morte di molti messicani, bloccarono le comunicazioni e decimarono l'allevamento, la principale forma di sostentamento. Considerato ciò, la popolazione locale messicana poté fare ben poco per resistere alle forze statunitensi.[30]

L'ostilità delle tribù indiane, aggiunta alla distanza dal cuore dello Stato, rese sempre più difficile comunicare e commerciare tra l'area centrale del Messico e le regioni dell'Alta California e del Santa Fe de Nuevo México. Queste province andarono quindi legandosi sempre più agli Stati Uniti, fino a dipendere economicamente da essi tramite il "sentiero di Santa Fe".[31]

L'influenza straniera in California[modifica | modifica wikitesto]

I confini del Messico nel 1824 con i confini spagnoli stabiliti nel Trattato Adams-Onís del 1818

Il destino manifesto statunitense si concentrò anche sull'espansione in direzione dell'Oceano Pacifico.[32] Durante il dominio spagnolo, la California era poco abitata e quando il Messico ottenne l'indipendenza ridusse la presenza militare nella regione e chiuse le missioni. Nel 1842, Waddy Thompson jr., ambasciatore statunitense in Messico, affermò che quest'ultimo avrebbe potuto valutare la vendita dell'Alta California agli Stati Uniti come pagamento dei debiti che lo Stato aveva con i cittadini americani e che comprarla avrebbe dato agli Stati Uniti influenza nel Pacifico, considerando inoltre che Francia e Regno Unito stavano osservando la regione con altrettanto interesse.[33]

Il presidente John Tyler suggerì un accordo tra Stati Uniti, Messico e Regno Unito per risolvere la disputa sul confine dell'Oregon e la cessione del porto di San Francisco dal Messico. Lord Aberdeen, l'ambasciatore britannico, fece sapere che la Gran Bretagna non avrebbe partecipato ma che non si sarebbe opposta a eventuali acquisizioni statunitensi.[34] L'ambasciatore britannico in Messico, Richard Pakenham, nel 1841 scrisse a Lord Palmerston sull'importanza di stabilire un insediamento in California, narrandone la bellezza e la ricchezza di risorse, avvisando inoltre sull'interesse degli Stati Uniti. Tuttavia, quando la lettera giunse a Londra, il Governo conservatore di sir Robert Peel rigettò la proposta considerandola costosa e potenzialmente fonte di conflitti armati.[35][36]

Diversi californio erano a favore dell'annessione agli Stati Uniti o al Regno Unito, tra essi Pío Pico, l'ultimo governatore dell'Alta California messicana, favorevole all'unione con l'Impero britannico.[37]

Gli antefatti[modifica | modifica wikitesto]

L'invio di truppe statunitensi in Texas[modifica | modifica wikitesto]

Nel luglio, 1845 il presidente James Knox Polk inviò al Messico una proposta per l'acquisto dell'Alta California e del Santa Fe de Nuevo México,[38] chiedendo che fosse il fiume Rio Grande a marcare il nuovo confine. Al rifiuto messicano, Polk accentuò la pressione inviando truppe, al comando del generale Zachary Taylor, nel territorio conteso, tra i fiumi Nueces e Rio Grande.[39] L'intento del presidente era di spingere i messicani a reagire scontrandosi con gli uomini di Taylor e dando al Congresso una motivazione per dichiarare guerra.

Dal punto di vista messicano, il confine tra Texas e Messico, definito dai Trattati di Velasco, era il fiume Nueces e non il Rio Grande, poiché fino ad allora, in Messico, il Rio Grande era chiamato Rio Bravo. Il Texas cercò di reclamare i territori a est del Rio Grande, con la Spedizione di Santa Fe del 1841, ma i componenti furono catturati e imprigionati dai messicani. Nell'atto di annessione, il Congresso omise che il confine meridionale del Texas fosse il Rio Grande per facilitarne la risoluzione dopo che al Senato non era passata. Il presidente Polk invece confermò il Rio Grande come confine e, quando in risposta i messicani inviarono truppe oltre il fiume, si creò una disputa sulla striscia di terra tra il Nueces e il Rio Grande.[40]

Le manovre del presidente Polk[modifica | modifica wikitesto]

A ottobre, il generale Taylor aveva presso il fiume Nueces 3 500 uomini pronti ad usare la forza per assicurare i terrori in disputa. Polk voleva proteggere il confine degli Stati Uniti e assicurare loro un collegamento diretto all'Oceano Pacifico. Nel contempo, inviò una lettera al console statunitense in Alta California, avvisandolo dell'interesse del Governo federale per la regione, assicurando supporto alla popolazione nel caso volesse separarsi dal Messico e avvertendo che non avrebbe accettato ingerenze francesi o britanniche.[40] Nel frattempo, per evitare che i britannici potessero approfittare della situazione nella regione dell'Oregon Country, Polk firmò il Trattato dell'Oregon che divise il territorio tra statunitensi e britannici, allarmando alcuni oppositori politici che ritenevano il presidente volesse espandere gli Stati Uniti solo verso sud.

Nell'inverno tra il 1845 e il 1846, l'esploratore con delega federale John Charles Frémont, con un gruppo di uomini armati, fece la sua apparizione in Alta California fingendo di essere in cerca di rifornimenti e di essere diretto in Oregon. Con la scusa di voler cercare una casa sul mare per la madre, esplorò l'odierna contea di Santa Cruz e la Salinas Valley.[41] Le autorità messicane gli ordinarono quindi di lasciare la California e Frémont, per tutta risposta, si fermò sul monte Gavilon Peak (oggi Fremont Peak) dove costruì un forte. Infine lasciò la regione quando l'ambasciatore statunitense Larkin avvertì che le sue azioni erano controproducenti. Frémont tornerà in California durante la guerra con il Messico per prendere il comando del Battaglione California, dopo la Bear Flag Revolt.[42]

Nel novembre 1845, Polk inviò segretamente in Messico un rappresentante del Governo, John Slidell, con un'offerta da 25 milioni di dollari per l'acquisto del Texas – con il Rio Grande come confine – e le province dell'Alta California e del Santa Fe de Nuevo México. Volendo a tutti i costi prendere il controllo di uno sbocco sull'Oceano Pacifico e contrastare le ambizioni britanniche, Polk autorizzò Slidell a offrire il condono di 3 milioni di dollari di danni dovuti a cittadini statunitensi, a causa della guerra d'indipendenza messicana, a cui si aggiungevano tra i 25 e i 30 milioni di dollari in cambio delle due regioni.[43][44]

La risposta messicana[modifica | modifica wikitesto]

All'epoca però il Messico non solo non era intenzionato a negoziare, non ne era proprio in grado e, nonostante tutta la politica fosse unita nell'opporsi alle aggressioni esterne, vi erano divisioni significative che minarono la condotta di guerra dell'esercito.[45] Centralisti e federalisti, combatterono infatti più tra loro che contro gli Stati Uniti.[46]

Prima e durante la guerra, si succedettero numerosi governi della durata di mesi, settimane o addirittura giorni, a dimostrazione del caos politico presente. Nel solo 1846, la presidenza cambiò quattro volte, il ministro della guerra sei volte e quello delle finanze sedici volte.[47] La maggioranza della popolazione, e con essa ogni partito politico, riteneva che vendere i propri territori agli Stati Uniti avrebbe danneggiato gravemente l'onore della nazione[48][49] e coloro che si opponevano ad un conflitto con gli americani, incluso il presidente José Joaquín de Herrera, venivano considerati dei traditori.[50][51] De Herrera aveva accolto Slidell per risolvere pacificamente la questione del Texas e per questo fu accusato di tradimento e deposto dai militari, appoggiati dai media. Il successivo presidente, Mariano Paredes y Arrillaga, riaffermò le pretese messicane sul Texas[50] e così Slidell tornò negli Stati Uniti.[52]

Valentín Gómez Farías

Paredes dopo sei mesi lasciò la presidenza per combattere nell'esercito e fu sostituto dal suo vice, Nicolás Bravo, che restò in carica circa un anno. Nell'agosto 1846, i liberali ripresero il potere per restaurare la Costituzione federale del 1824 e, per quasi cinque mesi, José Mariano Salas fu presidente. Il generale Santa Anna vinse le successive elezioni, ma lasciò la gestione amministrativa al suo vice, il liberale Valentín Gómez Farías, in carica fino al marzo 1847. In febbraio infatti, i conservatori si ribellarono al tentativo del governo liberale di impossessarsi delle proprietà della Chiesa per pagare gli sforzi bellici. La rivolta vide la Chiesa e i conservatori pagare soldati per aizzarsi contro il Governo.[53] Santa Anna dovette quindi interrompere la sua campagna militare e tornare a Città del Messico per risolvere la situazione, riprendendo la presidenza per circa due settimane. I conservatori volevano la rimozione di Gómez Farías e la loro richiesta fu accolta abolendo l'ufficio della vicepresidenza. Santa Anna tornò quindi al fronte, cedendo la presidenza a Pedro María Anaya, il cui incarico durò circa due mesi. Santa Anna tornò alla presidenza dal 20 maggio al 15 settembre 1847, quando Anaya lasciò l'incarico per affrontare l'invasione via mare statunitense. Dopodiché Santa Anna, lasciò nuovamente la presidenza per il fronte e Manuel de la Peña y Peña prese il suo posto fino a meta novembre. Con la capitale e parte dell'entroterra messicano sotto il controllo degli Stati Uniti, de la Peña y Peña lasciò l'incarico per negoziare e Anaya tornò alla presidenza fino al gennaio 1848. Anaya rigettò ogni trattato che prevedesse la cessione di territori agli Stati Uniti, nonostante la situazione fosse ormai tragica, così de la Peña y Peña dovette riprendere la guida del paese fino a giugno 1848, durante il quale fu firmato il Trattato di Guadalupe Hidalgo.

Le forze in campo[modifica | modifica wikitesto]

I messicani[modifica | modifica wikitesto]

Il generale Antonio López de Santa Anna

All'epoca, l'esercito era un'istituzione con molti privilegi, retaggio dell'era coloniale, che gli dava giurisdizione in molti ambiti che lo riguardavano. In generale, i militari avevano posizioni conservatori, favorevoli ad un controllo centralizzato che mantenesse tali privilegi per sé e per la Chiesa cattolica. Nello specifico però, alcuni ufficiali esercitavano il controllo totale nelle aree di loro competenza, rifiutando il comando centralizzato mentre i politici più liberali, come il più volte presidente Gómez Farías, tentavano di ridurre il potere dell'esercito. Ad ostacolare i liberali ulteriormente, si verificarono una serie di eventi di cui l'esercito fu protagonista, come le rivolte in Tabasco, Yucatán e Texas, la guerra dei pasticcini e le incursioni dei nativi americani.[54]

L'Esercito messicano uscì nel 1821 dagli undici anni della guerra di indipendenza come un'entità debole e divisa, che prima del conflitto con gli Stati Uniti dovette affrontare sfide interne ed esterne. Subito dopo l'indipendenza, la Spagna occupava ancora la fortezza costiera di San Juan de Ulúa e non riconosceva la sovranità del Messico, che perciò era ancora a rischio di invasione. Nel 1829, gli spagnoli tentarono di riprendersi la loro colonia ma il generale Antonio López de Santa Anna riuscì a fermarli, divenendo un eroe nazionale.[55]

In vista della guerra con gli Stati Uniti, dei diciannove stati della nuova federazione messicana, solo sette inviarono soldati, armamenti e finanziamenti poiché la giovane nazione non aveva ancora sviluppato un senso di unità nazionale.[56] I soldati inoltre non erano in grado di dar vita a forze combattive efficaci, tanto che lo stesso Santa Anna disse che "i leader dell'esercito fecero del loro meglio per addestrare i volontari ma non riuscirono a ispirare loro il senso di patriottismo per la gloriosa nazione che stavano servendo".[57] L'ufficiale Manuel Balontín invece criticò Santa Anna per l'inadeguatezza delle truppe, dell'artiglieria, della pianificazione militare e sulla mancanza di comunicazione con gli ufficiali,[58] mentre il politico liberale Lucas Alamán affermò che "il denaro speso per armare le truppe messicane a malapena diede loro la possibilità [ai militari] di combattersi l'un l'altro e 'dare l'illusione' che il Paese avesse un esercito per la difesa".[59]

All'inizio del conflitto, le forze regolari messicane contavano dodici reggimenti di fanteria, tre brigate di artiglieria, otto reggimenti di cavalleria, più uno squadrone e una brigata autonomi di dragoni. Le unità miliziane invece contavano nove reggimenti di fanteria e sei di cavalleria. Nel Messico settentrionale, compagnie di presidio formavano l'unica difesa per gli insediamenti.[60] Anche le donne parteciparono attivamente al conflitto, seppur non combattendo, in particolare nelle battaglie di Città del Messico e di Monterey.[61]

Uno dei fattori decisi del conflitto fu l'inadeguatezza degli armamenti. I messicani infatti utilizzavano ancora moschetti britannici dell'epoca napoleonica, come il Brown Bess. Nonostante ad inizio conflitto la maggior parte dei soldati statunitensi usasse ancora moschetti a pietra focaia, come lo Springfield 1816, successivamente vennero introdotti armi a percussione, come lo Springfield 1841 e il revolver Colt, divenuto poi famoso per essere l'arma dei Texas Ranger.

La diserzione fu un altro problema serio per l'esercito messicano, soprattutto quelle antecedenti alle battaglie. Molti dei soldati infatti erano agricoltori e la loro lealtà non andava ai generali che li avevano arruolati, bensì al loro villaggio e alla loro famiglia, da cui cercavano di fare ritorno. Spesso affamati, malati, male equipaggiati, male addestrati e mai ben pagati, i soldati erano disprezzati dai propri ufficiali e avevano ben pochi motivi per combattere le forze d'invasione statunitensi.[62] A conferma di ciò, lo stesso futuro generale statunitense Ulysses S. Grant denotò la pessima situazione dell'esercito messicano, affermando inoltre che a quarant'anni di distanza – al momento della scrittura delle memorie – la situazione messicana era radicalmente cambiata e un conflitto analogo per gli Stati Uniti sarebbe stato impossibile da vincere.[63]

Gli statunitensi[modifica | modifica wikitesto]

Uniformi statunitensi nel 1840

James Knox Polk aveva promesso di espandere i confini della nazione in Oregon e Texas ma l'Esercito statunitense non era in grado di sostenere un conflitto su due fronti, perciò si accordò con i britannici sull'Oregon per poter concentrare le forze nell'espansione a sud-ovest.

Gli statunitensi misero in campo reggimenti di soldati regolari e svariati reggimenti, battaglioni e compagnie di volontari, anche messicani che di vivevano in Alta California e nel Santa Fe de Nuevo México. Sulla costa occidentale, la Marina statunitense aveva a disposizione un battaglione di marinai quando fu necessario ricatturare Los Angeles.[64] Nonostante Esercito e Marina avevano dimensioni ridotte allo scoppio del conflitto, gli ufficiali erano ben addestrati e il numero di arruolati era sufficientemente grande in confronto alla controparte. Gli Stati Uniti possedevano otto reggimenti di fanteria, quattro d'artiglieria e tre di cavalleria, a cui se ne aggiunsero dieci di nuovi – nove di fanteria, uno di cavalleria – creati con un atto del Congresso per la durata di un anno, l'11 febbraio 1847.[65]

Nonostante Polk sperasse in una guerra breve, il conflitto mise alla prova le risorse dell'Esercito, il quale ebbe bisogno di reclutare volontari con un arruolamento di durata variabile da tre mesi fino ad un anno[66] e, in quest'ultimo caso, il congedo arrivò proprio quando il generale Winfield Scott stava per catturare Città del Messico. Molti decisero di non continuare, rischiando malattie, ferite o la morte, attirando così su di sé dubbi relativi al patriottismo, seppur ufficialmente non erano disertori.[67] Per di più, i volontari erano molto meno disciplinati dei regolari e commisero diversi attacchi alla popolazione civile, a volte sotto spinte anticattoliche o antimessicane,[68] come è spesso rintracciabile nei diari di soldati e ufficiali.[69] Lo stesso coniatore del termine destino manifesto, John L. O'Sullivan, riporta casi di crimini e abusi, tanto da arrivare al punto che il generale Taylor dovette rispedire a casa un gruppo di volontari della Louisiana.[70] Il generale Grant invece esaltò i regolari per la loro professionalità e disciplina, tanto da essere in grado di vincere le prime battaglie anche in inferiorità numerica, aggiungendo che i volontari diventarono buoni soldati grazie ai loro ottimi ufficiali, che provenivano dall'esercito regolare.[71]

Lo scoppio della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Le prime schermaglie[modifica | modifica wikitesto]

Il generale Taylor eseguì l'ordine di portare le sue forze a sud, fino al Rio Grande, ignorando le richieste messicane di ritirarsi a nord del fiume Nueces. Fece costruire invece un forte, Fort Texas, sulla sponda del Rio Grande, proprio di fronte alla città messicana di Matamoros.[72] I messicani risposero con immediatezza e, il 25 aprile 1846, 2 000 uomini di cavalleria agli ordini del generale Mariano Arista attaccarono 70 soldati statunitensi in pattuglia al comando del capitano Seth Thornton. In quello che fu noto come l'incidente di Thornton, la cavalleria messicana spinse alla ritirata gli statunitensi, uccidendo 11 uomini.[73] Polk definì l'accaduto un attacco e un'invasione del territorio degli Stati Uniti chiedendo al Congresso di dichiarare guerra. In seguito, l'allora giovane deputato del partito Whig Abraham Lincoln contestò le affermazioni del presidente Polk definendo le sue parole "un'audace falsificazione della storia".[74][75] Pure l'allora tenente Ulysses S. Grant, nelle memorie che scrisse decenni dopo confermò che le manovre statunitensi avevano l'intento di far sì che il primo attacco venisse dai messicani, in modo da delegittimare gli avversari politici che si opponevano al conflitto.[71]

I primi scontri in Texas[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 maggio, il generale Arista mise sotto assediò Fort Texas. L'artiglieria messicana a Matamoros aprì il fuoco e quella statunitense a Fort Texas rispose. Lo scambio di colpi continuò per centosessanta ore[76] attenuandosi man mano che le forze assedianti circondavano il forte. Complessivamente, tredici soldati americani rimasero feriti e due furono uccisi;[76] il forte venne più tardi rinominato Fort Brown, dal nome di una delle due vittime, Jacob Brown.[77]

Cavalleria statunitense assalta l'artiglieria messicana nella battaglia di Reseca de la Palma

L'8 maggio giunse in soccorso il generale Taylor con 2 400 uomini.[78] Arista però non si fece sorprendere e si diresse a nord con mille soldati in più, intercettandolo vicino l'odierna Brownsville dove i due schieramenti si scontrarono nella battaglia di Palo Alto. Durante lo scontro fu evidente la differenza di mezzi che i due eserciti erano in grado di mettere in campo, con gli statunitensi che utilizzarono con effetti devastanti la loro artiglieria a cavallo, mentre i cannoni messicani sparavano così lentamente che i loro colpi potevano essere evitati.[79] Probabilmente demoralizzati dall'artiglieria statunitense, nella notte i messicani si ritirarono cercando un terreno a loro più favorevole. Lo trovarono in una resaca, una lanca tipica di quell'area del Texas.[76]

Nella battaglia di Resaca de la Palma, il giorno seguente, i soldati si incrociarono in scontri corpo a corpo, finché la cavalleria statunitense non catturò l'artiglieria messicana, obbligando gli uomini di Arista ad una ritirata che divenne ben presto una rotta.[76] L'incidente di Thornton, l'assedio di Fort Brown e queste due battaglie ebbero tutti luogo prima dell'instaurazione dello stato di guerra da parte di entrambe le nazioni.

Le dichiarazioni di guerra[modifica | modifica wikitesto]

Panoramica delle manovre militari durante la guerra

     Territorio conteso

     Stati Uniti fino al 1848

     Messico dopo il 1848

     Territorio ceduto con il Trattato di Guadalupe Hidalgo

Già il 23 aprile 1846, il presidente messicano emanò un proclama dichiarando che, se necessario, il Messico avrebbe intrapreso una "guerra difensiva" contro gli Stati Uniti.[80] L'effetto complessivo dell'incidente di Thornton con il rifiuto messicano alle proposte di Slidell costituì, secondo Polk, un casus belli.[81] Nel suo messaggio al Congresso dell'11 maggio, il presidente affermò che "il Messico aveva oltrepassato il confine degli Stati Uniti, invaso il nostro territorio e versato sangue americano su suolo americano".[82][83]

Il Congresso degli Stati Uniti dichiarò guerra al Messico il 13 maggio 1846, dopo un dibattimento durato poche ore con i democratici molto favorevoli al conflitto. Sessantasette whig votarono contro la guerra relativamente ad un emendamento sulla schiavitù,[84] tuttavia nell'ultimo passaggio solo quattordici confermarono il voto,[84] incluso John Quincy Adams.

In Messico, nonostante la dichiarazione d'intento del 23 aprile e la successiva emanazione di un manifesto da parte del presidente Paredes del 23 maggio, entrambi considerati di fatto dichiarazioni di guerra, il Congresso messicano ufficializzò lo stato di guerra solo il 7 luglio 1846.[85]

Il ritorno del generale Santa Anna[modifica | modifica wikitesto]

Il Governo liberale messicano aveva esiliato Santa Anna nella colonia spagnola di Cuba. Allo scoppio della guerra, il generale fece sapere al Governo che non voleva tornare alla presidenza, tuttavia sarebbe tornato per mettere in campo la sua esperienza militare e riprendere il Texas. Disperato, il presidente Gómez Farías accettò. All'insaputa del presidente, Santa Anna aveva segretamente negoziato con l'inviato di Polk, Alexander Slidell, la vendita del territorio conteso, alla condizione che gli fosse prima concesso di tornare in Messico attraverso il blocco navale statunitense. La segretezza impedì di avere un qualunque documento scritto riguardo le trattative, l'unica prova di questo possibile accordo è la richiesta fatta da Polk al Congresso per due milioni di dollari da usare per negoziare un trattato con il Messico. Alla fine, come da accordi, gli Stati Uniti permisero a Santa Anna di fare ritorno in patria, dove il generale però negò ogni cosa, persino l'aver ricevuto denaro. Lo sgomento americano è esternato dal generale Scott: "Santa Anna gongolò sull'ingenuità dei suoi nemici [dicendo]: 'Gli Stati Uniti sono stati ingannati dal credere che sarei stato in grado di tradire la mia madre patria'".[86]

A questo punto, Santa Anna evitò di farsi coinvolgere nella politica concentrandosi sulla difesa del Messico. Mentre i politici tentavano di ridurre le fratture della nuova Repubblica federale, il generale raggiunse il fronte per recuperare i territori settentrionali perduti. Nonostante non volesse prendere parte alle iniziative politiche, venne comunque eletto presidente nel 1846 ma lasciò il compito di governare al suo vice, mentre lui si apprestava ad affrontare le forze del generale Zachary Taylor. Tuttavia, proprio a causa della nuova Costituzione federale, alcuni Stati messicani che Santa Anna stesso aveva sottomesso un decennio prima si rifiutarono di supportare la sua campagna militare. Santa Anna allora fece pressione su Gómez Farías affinché agisse in modo dittatoriale facendogli avere uomini e materiale per condurre la guerra. Il vice presidente, quindi, obbligò la Chiesa cattolica a prestare denaro allo Stato per sovvenzionare l'esercito di Santa Anna, che tuttavia non fu pronto in tempo per affrontare gli uomini di Taylor.[87]

Le reazioni negli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Gli oppositori al conflitto[modifica | modifica wikitesto]

Negli Stati Uniti l'opinione pubblica si spaccò in due relativamente alla guerra, in schieramenti che divennero un elemento fondamentale per le origini della guerra di secessione americana. I whig, sia nel Nord che nel Sud, si opponevano[88] mentre tutti i democratici erano a favore.[89] I democratici nel Sud, in particolare, vedevano nel destino manifesto l'opportunità di estendere i territori statunitensi in favore della schiavitù, per non essere schiacciati dalla crescente forza del Nord. Riguardo ciò John L. O'Sullivan, editore del Democratic Review, disse che era il loro "destino manifesto [quello] di popolare il continente, assegnatoci dalla Provvidenza, per il libero sviluppo di milioni [di individui] che si moltiplicano annualmente".[90]

Uno dei più strenui oppositori al conflitto invece fu l'ex presidente John Quincy Adams. In precedenza si era già detto contrario all'annessione del Texas, all'indomani della sua indipendenza, cosa che ribadì nel 1846 stavolta relativamente alla guerra con i messicani. Le sue motivazioni risiedevano nel non voler permettere che il fronte schiavista della nazione si espandesse ulteriormente, tanto che fu uno dei pochi whig a confermare il voto contro la dichiarazione di guerra. Nonostante l'opposizione, successivamente votò a favore degli stanziamenti economici per la guerra.[91]

Frederick Douglass in una dagherrotipia realizzata da Samuel J. Miller, 1847-1852

Anche l'ex schiavo Frederick Douglass si oppose alla guerra, costernato dalla debolezza del movimento contrario al conflitto, tanto da affermare: "La determinazione del nostro presidente possessore di schiavi e la sua probabilità di successo nello strappare alla gente uomini e soldi per portarla avanti, è resa evidente dall'opposizione gracile schierata contro di lui. Nessuno sembra disposto a prendere posizione in favore della pace a qualunque costo".[92]

Polk era solitamente in grado di spostare i whig in favore delle sovvenzioni di guerra, ma solo dopo aver avviato le procedure burocratiche e adducendo false azioni militari da parte dei messicani.[93] Tuttavia, Joshua Giddings guidò un gruppo di irriducibili contro "una guerra ingiusta, blasfema e di aggressione" contro il Messico, votando contro il rifornimento di uomini e armi. Giddings affermò: "Nell'omicidio di messicani sul loro suolo, o nel privarli dei loro territori, io non posso prendervi parte né ora né mai. La colpa di questi crimini deve cadere su altri. Io non parteciperò a tutto ciò".[94]

Abraham Lincoln, dagherrotipia di Nicholas Shepherd del 1846

Abraham Lincoln oltre a contestare la frase di Polk sul sangue americano versato su territorio americano, sottoscrisse otto risoluzioni, chiedendo a Polk di dire al Congresso quale fosse l'esatta posizione dell'attacco agli uomini di Thornton, del sangue statunitense versato e di chiarire se tale posizione fosse realmente territorio americano, o fosse reclamato da Spagna e Messico. Lincoln fu poi uno di quelli che non si oppose ai finanziamenti di guerra.[91] Altri importanti esponenti dei whig, come Thomas Corwin e Robert Toombs, si opposero con fermezza ritenendo ingiusta la guerra.[95]

Henry David Thoreau

Anche artisti e scrittori esternarono la loro opposizione. Gli scrittori trascendentali Henry David Thoreau e Ralph Waldo Emerson attaccarono apertamente la guerra, il primo scrivendo Disobbedienza civile, il secondo affermando profeticamente che "gli Stati Uniti conquisteranno il Messico, ma sarà come un uomo che ingoia l'arsenico che, a sua volta, lo abbatterà. Il Messico ci avvelenerà". L'espansione dei territori schiavisti infatti avrebbe alimentato le fiamme della guerra civile.[96]

Per stemperare la tensione, il deputato democratico David Wilmot propose il divieto di estendere la schiavitù ai territori che sarebbero stati acquisiti dal Messico. La sua proposta fu destinata a passare alla Camera dei Rappresentanti ma non al Senato.[97][98]

I favorevoli[modifica | modifica wikitesto]

Oltre a sostenere che le azioni delle forze militari messicane nei territori contesi costituivano un attacco agli Stati Uniti, i favorevoli al conflitto consideravano il Santa Fe de Nuevo México e l'Alta California parte del Messico solo nominalmente e con flebili legami con lo Stato e l'economia messicani. Consideravano inoltre quei territori come inabitati, non governati e con frontiere indifese, la cui popolazione non nativa, dove ve ne era, presentavano una sostanziale componente statunitense. Infine, temevano un'imminente occupazione da parte dell'Impero britannico.

Il presidente Polk riprese questi argomenti nel suo terzo messaggio annuale al Congresso il 7 dicembre 1847.[99] In esso specificò dettagliatamente anche la posizione della sua amministrazione sulle cause del conflitto, le misure adottate per evitare le ostilità e la motivazione per cui è stata dichiarata guerra. Aggiunse inoltre che l'insolvenza del Messico nel ripagare i cittadini statunitensi dei danni causati dalla guerra d'indipendenza messicana può essere compensata realisticamente con ampie cessioni di territori. Tali motivazione strinsero i democratici eletti al Congresso dalla sua parte, assicurando il passaggio di misure per il supporto della guerra.

In seguito alla firma del Trattato di Guadalupe Hidalgo nel 1848, Polk sperava di poter inviare truppe nello Stato messicano dello Yucatan, dov'era in corso un conflitto tra secessionisti e lealisti, ma il Congresso rigettò la sua richiesta. La guerra con il Messico si pensava sarebbe stata breve e quasi indolore invece non fu né l'una né l'altra cosa e il Congresso non era più disposto a supportare ulteriori ostilità.[100]

I media[modifica | modifica wikitesto]

War News from Mexico (Notizie di guerra dal Messico), opera del 1848 di Richard Caton Woodville

Il conflitto fu molto seguito negli Stati Uniti dalla stampa popolare, i penny press, e fu la prima guerra in terra straniera seguita dai mass media americani, nonché la prima in cui vi erano corrispondenti statunitensi.[101] In tutto il Paese, la maggior parte della stampa si espresse in supporto al conflitto portando ampio interesse tra il pubblico. In Messico, i giornalisti locali e quelli statunitense subirono una censura, prima dal Governo messicano e poi dall'esercito americano.

Walt Whitman si espresse a favore della guerra e del destino manifesto già nel 1846. Disdegnato dalle attitudini dei messicani scrisse: "Cosa il miserabile, inefficiente Messico – con la sua superstizione, la sua caricatura della libertà, la sua reale tirannia dei pochi sui molti – cosa se ne deve fare della grande missione di popolare il nuovo mondo con una nobile razza? Che sia nostro, per compiere quella missione!"[102]

L'interesse della stampa per la guerra fu uno sviluppo importante per il giornalismo statunitense, a cui si aggiunse la pubblicazione delle lettere scritte dai soldati, dando agli Stati Uniti "la loro prima copertura mediatica indipendente di una guerra, in patria o all'estero".[103] D'aiuto fu la recente invenzione del telegrafo che permise ai reporter di tenere informata la popolazione americana costantemente. Uno dei più importanti giornalisti al fronte fu George Kendall, che lavorò per il New Orleans Picayune e la cui opera Dispatches from the Mexican War costituisce un'importante fonte primaria del conflitto.[104] Con poco più di un decennio di esperienza nel raccontare solitamente crimini urbani, gli editori dei penny press realizzarono quanto fosse grande l'interesse del pubblico per le guerre e furono in grado di sfamare questo interesse solo grazie ai cambiamenti nella stampa avvenuti negli anni precedenti il conflitto.[105] Fu anche la prima volta nella storia degli Stati Uniti che le opinioni del pubblico venivano condizionate di più dai resoconti dei giornalisti che non dai discorsi dei politici. Inoltre, assieme alle testimonianze scritte, la popolazione aveva a disposizione le opere di artisti, come Carl Nebel, che diedero una dimensione visiva alla guerra all'epoca dei fatti e nel periodo successivo.[106]

Grazie ai resoconti dal fronte, gli americani iniziarono a provare un sentimento di unione e di appartenenza ad una comunità, che generavano uno straordinario eccitamento al sopraggiungere delle notizie. Un esempio si ebbe nella primavera del 1846 quando, alla vittoria del generale Taylor nella battaglia di Palo Alto, una folla numerosa si radunò nella cittadina di Lowell, in Massachusetts. Un altro esempio si ebbe a Chicago nell'aprile 1847, con i cittadini che si radunarono per festeggiare la vittoria a Buena Vista.[107] A New York si festeggiò la doppia vittoria a Veracruz e Buena Vista nel maggio 1847, persino con fuochi d'artificio. I generali Taylor e Scott divennero eroi e, in seguito, entrambi candidati alla presidenza. Alla fine Polk assistette, come atto finale della sua presidenza, all'inaugurazione di Taylor come suo successore e 12º Presidente degli Stati Uniti.[108]

Campagna[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la dichiarazione di guerra, le forze statunitensi invasero il territorio messicano su più fronti. Il 14 giugno 1846 coloni inglesi a Sonoma arrestarono e imprigionarono il locale governatore, dichiarando una repubblica indipendente della California. Sul Pacifico, la marina statunitense inviò John D. Sloat ad occupare la California e la dichiarò appartenente agli Stati Uniti in base alla considerazione che i britannici avrebbero anche potuto tentare di occupare l'area. Sloat assunse il comando di Sonoma e Monterey nel luglio di quell'anno (cfr. battaglia di Monterey).

Nel frattempo l'esercito statunitense di quello che viene solitamente chiamato Army of the West (Esercito d'Occidente), sotto Stephen W. Kearny, occupava Santa Fe, nel Nuovo Messico. Kearny inviò un piccolo contingente in California dove, dopo qualche iniziale rovescio, riuscì a unirsi ai rinforzi della Marina al comando di Robert F. Stockton e a occupare San Diego e Los Angeles. Un importante dissenso scoppiò fra Kearny e Stockton sul controllo della stessa California, e Stockton nominò John C. Frémont governatore della California, mentre Kearny si autonominò per quell'incarico. La disputa fu inizialmente causata dalle contrastanti direttive provenienti da Washington. Kearny infine prevalse e Frémont fu arrestato e inviato davanti alla Corte Marziale per la sua lealtà nei confronti di Stockton in quella disputa.

Occupazione statunitense di Città del Messico

La forza principale guidata da Taylor continuò ad agire lungo il Rio Grande, vincendo la battaglia di Monterrey nel settembre 1846, dopo lunghe settimane di battaglia. Nel frattempo lo stato dello Yucatan si era dichiarato nuovamente indipendente e questo produsse un sollevamento a Città del Messico, che portò il governo di Mariano Paredes a chiedere il ritorno di Antonio López de Santa Anna dal suo esilio cubano. Santa Anna eluse il blocco navale statunitense e nel dicembre del 1846 formò un nuovo governo con Valentín Gómez Farías come vicepresidente.

Battaglia di Churubusco

Antonio López de Santa Anna marciò personalmente verso nord per combattere Taylor, ma fu sconfitto nella battaglia di Buena Vista il 22 febbraio 1847. Santa Anna lasciò Farias come presidente ad interim, inoltre promulgò una legge che permetteva al governo federale di appropriarsi dei beni della Chiesa cattolica per un valore di 15 milioni di pesos. Ma, di fronte a questo affronto, il popolo di Città del Messico si sollevò in armi e assediò il presidente nel Palazzo Nazionale, così Santa Anna si vide costretto a trasformare il decreto in una donazione volontaria del clero di 100.000 pesos.

Nel frattempo, invece di rafforzare l'esercito di Taylor per consentirgli di progredire nell'avanzata, il presidente Polk inviò un secondo esercito sotto il Generale Winfield Scott in marzo, trasportato nel porto di Veracruz per via mare, per avviare un'invasione del cuore stesso del Messico. Scott si affermò nell'assedio di Veracruz e prese Puebla senza sparare un solo colpo, grazie anche all'intervento della Chiesa cattolica che convinse i propri fedeli ad accogliere l'esercito invasore come un esercito liberatore.

Successivamente Scott marciò alla volta di Città del Messico con l'aiuto della Mexican Spy Company (un gruppo di ladri e banditi che combatterono con gli statunitensi). Le spie furono le guide che aiutarono a vincere la Battaglia di Cerro Gordo prima e la Battaglia di Chapultepec poi, grazie anche all'incompetenza di Santa Anna, che ordinò di non fortificare i monti intorno, il che diede agli statunitensi l'opportunità di avanzare.

Dopo le importanti battaglie di Padierna, Churubusco e Molino del Rey, Chapultepec cadde, non senza prima aver combattuto valorosamente. I giovani cadetti dell'accademia militare morirono valorosamente, e sono infatti ricordati come niños héroes (ragazzi eroici). La caduta di Chapultepec ebbe due conseguenze immediate: l'occupazione da parte degli statunitensi di Città del Messico e la nuova rinuncia di Santa Anna alla presidenza.

Fine della guerra[modifica | modifica wikitesto]

Il trattato di Cahuenga, firmato il 13 gennaio 1847, mise fine ai combattimenti in California. Il trattato di Guadalupe Hidalgo, sottoscritto il 2 febbraio 1848, concluse la guerra e dette agli Stati Uniti il controllo assoluto del Texas, come pure della California, del Nevada, dello Utah, e di parti del Colorado, Arizona, Nuovo Messico e Wyoming. In cambio il Messico ricevette 18.250.000 dollari, l'equivalente dei 627.500.000 dollari (valore di metà anno 2000) dei costi della guerra.

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della guerra morirono circa 13.000 statunitensi. Di questi, solo 1.700 circa caddero in azione di combattimento; le altre perdite furono provocate dai disagi e dalle condizioni sanitarie assolutamente precarie. Le perdite messicane rimangono un mistero, ma sono stimate a 25.000.

Combattenti[modifica | modifica wikitesto]

Durante la guerra furono combattute molte battaglie importanti, incluse la battaglia di Churubusco e quella di Padernia. Il comandante messicano dell'epoca era Pedro María Anaya, che difese il convento di Santa María Churubusco e che pronunciò quella che più tardi sarebbe stata considerata la più famosa frase della guerra, riferita allorché il generale Twiggs entrò nel convento: «Se avessimo munizioni, voi non sareste qui».

Il Battaglione San Patricios fu un gruppo di varie centinaia di soldati irlandesi immigrati, che disertarono dalle file statunitensi per raggiungere l'esercito messicano. Molti furono uccisi nella Battaglia di Churubusco, mentre circa 100 furono catturati e impiccati come disertori.

L'ultimo veterano statunitense del conflitto, Owen Thomas Edgar, morì il 3 settembre 1929 all'età di 98 anni.

Conseguenze politiche del conflitto[modifica | modifica wikitesto]

Riduzione del territorio messicano a fine guerra.

In Messico[modifica | modifica wikitesto]

Il Messico perse il 55% dei suoi territori nella guerra, che seppur ben risarciti (con l'equivalente di 550.450.600 euro moderni[109]) vennero annessi con durevole rancore agli Stati Uniti. Tuttavia la guerra accentuò il sentimento di unità nazionale in Messico, perso da quando il movimento indipendentistico messicano s'era dissolto nel 1821. Il conflitto provocò inoltre una drastica perdita di autorevolezza da parte del generale Santa Anna, che dal 1833 esercitava poteri assoluti sul Paese.

Una nuova generazione di politici infatti riuscirà a strappare il Messico dal suo controllo e successivamente a proclamare uno stato liberale e democratico nel 1857. Uno dei primi atti del governo repubblicano liberale fu l'adozione di numerose leggi che facilitarono e stimolarono la colonizzazione di vasti territori spopolati degli Stati settentrionali del Messico. Dietro le leggi che agevolavano tale colonizzazione vi era precisamente l'idea di evitare ulteriori amputazioni territoriali.

D'altro canto i territori annessi dagli Stati Uniti ospitavano migliaia di famiglie messicane. Alcune optarono per tornare in Messico, mentre altre scelsero di rimanere sotto gli Stati Uniti, visto che il trattato di Guadalupe Hidalgo conteneva garanzie di concessione della cittadinanza a costoro e di lotta alla povertà. Gli Stati Uniti e il Messico nel 1889 costituirono una Commissione delegata a risolvere i casi riguardanti le comuni frontiere e il controllo delle acque.

Negli Stati Uniti[modifica | modifica wikitesto]

Negli Stati Uniti, d'altro canto, la vittoria provocò una crescita del sentimento patriottico, al pari di quanto stava avvenendo con l'acquisizione dei territori del West. Il Paese stava infatti acquisendo la metà meridionale dell'Oregon, dando la sensazione che la fede dei cittadini nel loro Paese si stesse accrescendo (riaffermando il concetto di Destino manifesto). Mentre Ralph Waldo Emerson respingeva la guerra "come strumento per realizzare il destino dell'America", egli riconobbe nondimeno che "molti dei grandi risultati della storia erano stati conseguiti con mezzi indegni". La guerra rese un eroe nazionale Zachary Taylor, che fu eletto alle elezioni presidenziali del 1848[110].

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Zachary Taylor.

Tuttavia questo periodo di euforia nazionale e nazionalistica non sarebbe durato a lungo. Il peso del conflitto era stato ampiamente sostenuto dagli Stati del Sud e largamente osteggiato dagli Stati del Nord. Questa divisione amplificò notevolmente il problema della schiavitù degli Stati Uniti, che venne esacerbato anche dal fatto che il Texas riconobbe l'istituzione della schiavitù, mentre il Messico non la accettava. Numerosi abolizionisti nordisti videro la guerra come un tentativo dei proprietari di schiavi di espandere la schiavitù ed assicurarsi un'influenza continua nel governo federale.

Henry David Thoreau scrisse il suo saggio Civil Disobedience e rifiutò di pagare le tasse a causa di questa guerra. Nel 1846 il congressista David Wilmot introdusse la Wilmot Proviso per proibire la schiavitù in ogni nuovo territorio strappato al Messico. La proposta di Wilmot non passò ma questa fu una scintilla che appiccò il fuoco più tardi fra le opposte correnti di pensiero.

Ulysses S. Grant, che servì nella guerra sotto il comando di Scott, avrebbe più tardi descritto il conflitto come una guerra di conquista per l'espansione della schiavitù, preludio pertanto della guerra di secessione: «La ribellione dei Sudisti fu largamente il frutto della guerra col Messico. Le nazioni, come le persone, sono punite per le loro trasgressioni. Noi abbiamo avuto la nostra punizione con la più sanguinosa e costosa guerra dei tempi moderni».[111]

Al pari di Grant, molti dei generali che si distinsero nella guerra di secessione parteciparono a questa guerra: George McClellan, Ambrose Burnside, "Stonewall" Jackson, James Longstreet, George G. Meade e Robert Edward Lee, così come il futuro Presidente confederato, Jefferson Davis. La maggior parte della storiografia moderna descrive tuttavia la giovane nazione statunitense come costantemente mossa da volontà di espansione e di influenza, sia prima che dopo la guerra di secessione, guerra che diede alla futura potenza, in anticipo rispetto agli stati europei, una grande lezione sull'uso strategico di grandi masse e nuove armi.

Battaglie[modifica | modifica wikitesto]

Battaglia di Chapultepec

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Solo per il 1846, dopo divenne parte degli Stati Uniti.
  2. ^ a b (EN) The American Army in the Mexican War: An Overview, PBS, 14 marzo 2006. URL consultato il 13 maggio 2012 (archiviato dall'url originale il 4 maggio 2007).
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    «The Mexican War of 1846-1848, largely forgotten today, was the second costliest war in American history in terms of the percentage of soldiers who died. Of the 78,718 American soldiers who served, 13,283 died, constituting a casualty rate of 16.87 percent. By comparison, the casualty rate was 2.5 percent in World War I and World War II, 0.1 percent in Korea and Vietnam, and 21 percent for the Civil War. Of the casualties, 11,562 died of illness, disease, and accidents.».
  8. ^ (EN) Encyclopedia of War and American Society, 2005, p. 508.
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    «Indian raids multiplied Mexico's problems, in the generation before her war with the United States, to a degree not generally realized today. They upset her agricultural, commercial, mineral, and ranch life over hundreds of thousands of square miles. Consequently, the country's capacity for defense declined at a time when centralism, clericalism, militarism, and American imperialism were debilitating the nation. The chief offending mountain tribes were Apache, Navajo, and Ute; and the most troublesome plains Indians were Comanche and Kiowa.».
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altre fonti[modifica | modifica wikitesto]

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