Guanto di paraffina

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Con guanto di paraffina si definisce una tecnica di scienza forense, che veniva utilizzata dai corpi di polizia in sede di indagine scientifica per scoprire se un indiziato avesse utilizzato un'arma da fuoco di recente.

Il metodo d'indagine, nato nel 1914, è stata gradualmente superata da altri strumenti nella seconda metà del XX secolo.

Basi scientifiche[modifica | modifica wikitesto]

La tecnica si basava sul rilevamento di diverse componenti dell'innesco e delle polveri di lancio dei proiettili di arma da fuoco (solfuro di antimonio, nitrato di bario, stifnato di piombo, nitrocellulosa, ecc.) che si vaporizzano all'atto dello sparo, risolidificano rapidamente e si depositano sulle mani (specie sulle prime due dita della mano che impugna l'arma), sul viso e sugli abiti della persona che ha sparato, sotto forma di particelle microscopiche. Queste possono essere rilevate chimicamente anche dopo alcuni giorni.

Modalità operative[modifica | modifica wikitesto]

Versata sulle mani del sospettato, la paraffina forma un sottile strato che cattura le tracce chimiche dell'esplosione; una volta raffreddata e solidificata, viene rimossa proprio come un guanto e si possono effettuare sulla sua superficie le analisi chimiche e colorimetriche delle eventuali tracce residuali di combustione da scoppio, messe in risalto da una caratteristica colorazione blu di intensità variabile.

Le soluzioni chimiche (difenilammina solforica o la soluzione di Griess) che reagiscono con i residui di combustione da sparo sono corrosive e non possono essere utilizzate direttamente sulla pelle, perciò si adoperava la paraffina liquefatta, a bassa temperatura di fusione.

Tecniche alternative[modifica | modifica wikitesto]

L'inconveniente principale, che ha portato gradualmente all'abbandono di tale tecnica, risiede nel fatto che i reagenti utilizzati nella prova si comportano allo stesso modo con una molteplicità di altre sostanze (fertilizzanti, saponi, solventi, ecc etc...), offrendo un troppo elevato rischio di rilevare un "falso positivo", e quindi, in pratica, di portare all'incriminazione per delitti gravissimi anche persone che fossero venute in contatto con una di queste sostanze per ragioni diverse da quelle delittuose.

A causa di tali inconvenienti, questo metodo è stato soppiantato da una tecnica più specifica per la raccolta dei residui, denominata stub (tampone) che consiste in un particolare tampone (o in alternativa delle strisce adesive fissate a un supporto metallico) che viene passato sulle mani e sugli abiti del sospettato. Le particelle sensibili sopra descritte ed eventualmente raccolte in questo modo vengono poi individuate in laboratori specializzati con l'ausilio di microscopi elettronici (associati a microspettrofotometri), o mediante attivazione neutronica ed altre metodiche.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]