Gruppo Ferretti

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Ferretti Group
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione1968 a Bologna
Fondata daAlessandro e Norberto Ferretti
Sede principaleForlì
Persone chiave
SettoreCantieristica
ProdottiYacht
Fatturato562,7 milioni di [1] (2016)
Utile netto14,1 milioni di (2016)
Dipendenti900 (2016)
Slogan«passion, innovation, excellence»
Sito web
Uno Yacht Ferretti

Il Gruppo Ferretti è una holding industriale italiana attiva nel settore della cantieristica navale, proprietaria di 7 marchi commerciali attivi nella progettazione, produzione e commercializzazione di panfili dai 10 agli 85 metri di lunghezza.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1968 i fratelli Alessandro e Norberto Ferretti, figli di un commerciante di combustibili proprietario a Bologna anche di una concessionaria di automobili, decidono di allargare l'attività anche al settore della nautica dopo aver ottenuto la rappresentanza per l'Italia di un marchio statunitense di imbarcazioni a motore, la Chris Craft. Aprono così nel centro della città un negozio a più vetrine, la Ferretti Nautica.[2]

La prima imbarcazione costruita in proprio vede la luce invece nel 1971 in un cantiere di Cattolica utilizzando lo scafo di un peschereccio da 11 metri. Quella barca viene presentata al Salone della nautica di Genova come Ferretti Craft. E arrivano i primi ordini.[3] Quattro anni più tardi, nel 1975, Alessandro (classe 1937) e Norberto (1946) inaugurano il cantiere di San Giovanni in Marignano e nel 1987, quando ormai vendono un centinaio di barche all'anno, il cantiere di Forlì che da allora diventa anche la sede principale del gruppo.

Costruiscono solo imbarcazioni a motore, ricorrendo ad una serie di innovazioni, dai serbatoi di mille litri alla "doccia rotonda". Facendosi anche un nome nello sport: Norberto gareggia con una delle prime barche in fibre di carbonio nella Classe 1, la più prestigiosa dell'offshore, laureandosi nel 1994 campione del mondo. Nel 1997 la sua squadra vince un secondo titolo mondiale. Nel 1996 Alessandro scompare[4] a 54 anni in un tragico incidente mentre taglia l'erba nella sua villa sulle colline bolognesi.[5] In quel momento l'azienda ha un giro d'affari attorno ai 110 miliardi delle vecchie lire realizzati per più del 75% con l'export, così Norberto decide di accelerare nello sviluppo investendo in nuovi cantieri e marchi.

L'espansione[modifica | modifica wikitesto]

Dalla seconda metà degli anni novanta, grazie anche all'intervento nel capitale sociale di alcuni fondi d'investimento, la Ferretti Yachts, specializzata in imbarcazioni da 14 a 27 metri di tipo flybridge, inizia l'espansione con l'acquisizione di altre aziende già operanti nel settore, da Pershing Yacht a Riva. Nel complesso 15 cantieri (tutti in Italia a eccezione di uno a Miami) in grado di abbracciare un'ampia gamma di barche, dai 7 metri dei gozzi ai 65 metri degli yachts.[6]

Per due anni e mezzo, dal giugno 2000 al gennaio 2003, l'azienda si è quotata alla Borsa di Milano, segmento Star.

Nel 2008 l'assetto societario risultava così diviso: 50,2% Fondi Candover, 10,7% Fondi Permira, 39,1% ripartito tra Norberto Ferretti e la dirigenza del gruppo. Nell'ottobre di quell'anno nei cantieri del gruppo Ferretti è varato un panfilo di 23 metri in grado di navigare sia con motori a combustione interna sia con motori elettrici, per due ore senza emissioni.[7]

Nuova proprietà[modifica | modifica wikitesto]

Ma l'indebitamento è alto e nel gennaio 2012 Shandong Heavy Industry Group-Weichai Group, società produttrice di scavatrici e trattori, controllata dallo Stato cinese, rileva il 58% di Ferretti Group per 374 milioni di euro. Al momento dell'operazione la Ferretti contava un debito di 600 milioni di euro. La dirigenza è stata riconfermata dai nuovi azionisti[8].

Nel settembre 2013 viene presentata la nuova architettura del marchio Ferretti composto da tre linee di prodotto: Ferretti Yachts, Ferretti Custom Line e Ferretti Navetta.[9]

Il gruppo è proprietario dei marchi Ferretti Yachts, Riva, Pershing, Itama, Mochi Craft, CRN e Custom Line. Fino al 2010 deteneva anche il marchio Apreamare di Sorrento (gozzi) che è stato poi riacquisito dai proprietari originari[10]. Nel 2015 la Bertram Marine Group, operativa nella distribuzione e fornitura di servizi negli Stati Uniti, è ceduta alla Argo Finanziaria, holding del gruppo Gavio.[11]

Nel 2016 Piero Ferrari, figlio di Enzo Ferrari, entra a far parte del gruppo Ferretti acquistando il 13,2% del capitale attraverso la holding di famiglia F Investments.[12] Risultando così l'unico azionista oltre ai cinesi del gruppo Weichai Power, detentori della maggioranza con l'86,8%. Tornato in utile dopo due anni, nel 2017 il Gruppo Ferretti ha presentato a Monaco il mega yacth "Cloud 9" lungo 74 metri.[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ferretti torna all'utile e pensa al piano di crescita, su repubblica.it. URL consultato il 27 novembre 2017.
  2. ^ Alberto Mazzuca, I numeri uno del made in Italy, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2005, p. 121.
  3. ^ Alberto Mazzuca, op.cit. pp.121-122.
  4. ^ Alessandro Ferretti, su nautipedia.it. URL consultato il 25 novembre 2017.
  5. ^ Alberto Mazzuca, op.cit.,p.123
  6. ^ Alberto Mazzuca, op.cit., pp 123-124.
  7. ^ Il Mochi Craft ibrido, su powerandmotoryacht.com.
  8. ^ Yacht Builder to the Stars Ferretti Bought by China Bulldozer Manufacturer - Bloomberg
  9. ^ Presentata a Cannes la nuova architettura del brand Ferretti, su economiaitaliana.it. URL consultato il 18 febbraio 2014.
  10. ^ Comunicazione sul sito Apreamare, su apreamare.it.
  11. ^ Nautica: Gavio compra da Ferretti Bertram Yachts in Usa, su ansa.it. URL consultato il 25 novembre 2017.
  12. ^ Piero Ferrari azionista di Ferretti Group, su ansa.it. URL consultato il 25 novembre 2017.
  13. ^ Galassi: "Con i cinesi ho riportato la Ferretti all'utile", su lastampa.it. URL consultato il 25 novembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Mazzuca, Norberto Ferretti in I numeri uno del made in Italy, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2005. ISBN 88-8490-796-9

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]