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Grande balzo in avanti (antropologia)

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Il grande balzo avanti o modernità comportamentale è un termine usato in antropologia, archeologia e sociologia che si riferisce alla serie di trasformazioni che, all'inizio del Paleolitico superiore, hanno portato gli esseri umani moderni ad essere ciò che sono, distinguendosi dai loro antenati e da altre linee estinte di ominidi. Lo storico Yuval Noah Harari definisce quest'insieme di trasformazioni "rivoluzione cognitiva"[1]. Precedentemente, anche lo storico Richard Klein ha affermato che il cambiamento che hanno vissuto gli esseri umani nel Paleolitico superiore "...segna la trasformazione più fondamentale del comportamento umano che le testimonianze archeologiche potranno mai rivelare".[2]

Con il grande balzo in avanti, Homo sapiens comincia a mostrare la presenza di un pensiero simbolico e a esprimere una creatività culturale. Si pensa che questo passaggio sia associato con l'origine del linguaggio.[3] il pensiero astratto, la pianificazione approfondita, l'arte figurativa, la musica e la danza[4].

Esistono molte teorie sull'evoluzione della modernità comportamentale. Questi approcci tendono a dividersi in due campi: cognitivo e gradualista. Il concetto di grande balzo in avanti ha avuto una certa diffusione, ma nondimeno è stato oggetto di critiche da parte di chi segue il gradualismo[5], ossia da chi ritiene che il comportamento umano attuale sia il risultato di modifiche graduali e che non sia possibile identificare un periodo cruciale di cambiamento.

Il grande balzo in avanti comprende vari momenti di crescita e di discontinuità rispetto al passato, ovvero:

  • pensiero simbolico, vale a dire la forte tendenza all'elaborazione di concetti astratti;
  • spiccate capacità relazionali;
  • esplosione della produzione di rappresentazioni artistiche;
  • ritualizzazione di pratiche di sepoltura;
  • comparsa dei primi interessi per la comprensione dei fenomeni naturali.

Tutto questo avverrà in contemporanea con "la prima espansione certa dell'uomo oltre i confini dell'Eurasia e dell'Africa; furono infatti occupate l'Australia e la Nuova Guinea, allora unite a formare un unico continente." [6]

Sempre secondo le moderne teorie dell'evoluzione umana si può immaginare la nascita da un ramoscello laterale dell'evoluzione della prima specie biologica autocosciente in grado di porsi domande sul proprio destino e, dopo qualche millennio, sulla propria evoluzione.[7]

Principali teorie

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Esistono due principali teorie sull'origine del linguaggio umano moderno.[8]

  • Una di esse sostiene che il grande balzo avanti sarebbe avvenuto come un fatto improvviso circa 50.000 anni fa, probabile risultato di una importante mutazione genetica o la risultante di una riorganizzazione del cervello umano che guida l'emergere dei linguaggi naturali umani moderni.[9] Chi propone questa teoria si riferisce a questi eventi col nome di grande balzo in avanti[10], o rivoluzione del Paleolitico superiore.
  • La seconda teoria sostiene che non vi fu nessuna singola rivoluzione cognitiva o tecnologica. I sostenitori di questa ipotesi propongono l'idea che il linguaggio (e in genere il comportamento umano attuale) sia il risultato di un graduale accumulo di conoscenze, capacità e cultura, occorso nel giro di centinaia di migliaia di anni di evoluzione.[11] I proponenti di questa visione sono Stephen Oppenheimer nel suo libro Out of Eden, e John Skoyles e Dorion Sagan nel testo Il drago nello specchio. L'evoluzione dell'intelligenza umana dal Big bang al terzo millennio[12].
  1. Sapiens. Da animali a dèi: Breve storia dell'umanità. Nuova edizione riveduta, Bompiani, 21 maggio 2014. URL consultato il 24 marzo 2018.
    • Adam Kuper, Società primitive, su treccani.it, 1998.
    • (EN) Richard G. Klein, The human career - Human Biological and Cultural Origins., Chicago, University of Chicago Press, 1989.
  2. (EN) Sally McBrearty, Allison Brooks, The revolution that wasn't: a new interpretation of the origin of modern human behavior, in Journal of Human Evolution, vol. 39, n. 5, 2000, pp. 453–563.
    «Proponents of the model known as the 'human revolution' claim that modern human behaviors arose suddenly, and nearly simultaneously, throughout the Old World ca. 40–50 ka. [...] In fact, many of the components of the 'human revolution' claimed to appear at 40–50 ka are found in the African Middle Stone Age tens of thousands of years earlier. These features include blade and microlithic technology, bone tools, increased geographic range, specialized hunting, the use of aquatic resources, long distance trade, systematic processing and use of pigment, and art and decoration.»
    • (EN) Christopher Henshilwood, Curtis Marean, The Origin of Modern Human Behavior: Critique of the Models and Their Test Implications, in Current Anthropology, vol. 44, n. 5, 2003, pp. 627–651.
  3. I primi esseri umani non erano molto diversi da noi, secondo le ricerche, su coscienza.org.
  4. Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie, 1997, pag 25
  5. Lettera Internazionale n. 80 - Telmo Pievani, Quella volta che siamo diventati umani, su letterainternazionale.it.
  6. Hillary Mayell, When Did "Modern" Behavior Emerge in Humans?, 2003.
  7. Paul R. Ehrlich, Human Natures: Genes, Cultures, and the Human Prospect, Island Press, 2002, pp. 159–160, ISBN 978-1-55963-779-4.
  8. Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni, Einaudi, 2006, ISBN 9788806183547.
  9. Mcbrearty, The revolution that wasn’t: a new interpretation of the origin of modern human behavior (PDF), 2000.
  10. John R. Skoyles, Dorion Sagan, Il drago nello specchio. L'evoluzione dell'intelligenza umana dal big bang al terzo millennio, Alpha Test, 2003. ISBN 9788851800239.