Grand Trunk Road

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In India, la GT Road coincide con le autostrade NH 19 e NH 44
Grand Trunk Road
Localizzazione
StatoIndia India
Dati
InizioChittagong
FineKabul
Lunghezza2500 km
Direzionesudest - nordovest

La Grand Trunk Road è una delle più antiche e lunghe strade principali dell'Asia.[1] Per più di due millenni essa ha collegato l'Asia meridionale con quella centrale. Essa va da Chittagong (Bangladesh)[2][3] a ovest verso Howrah, Bengala Occidentale in India, quindi attraverso l'India settentrionale per Delhi, passando da Amritsar. Di là, la strada continua verso Lahore e Peshawar in Pakistan, terminando finalmente a Kabul, in Afghanistan.[4]

La strada che si sviluppa lungo la Grand Trunk (GT) Road esisteva durante il regno di Chandragupta Maurya, estendendosi dal delta del Gange fino alla frontiera nord-ovest dell'impero.[5] Il predecessore della moderna strada fu ricostruito da Sher Shah Suri, che rinnovò ed estese l'antica strada mauriana nel XVI secolo.[6]

La strada fu considerevolmente ammodernata nel periodo britannico tra il 1833 e il 1860.[7]

Essa coincide con l'attuale N1 (Bangladesh) (da Chittagong a Dhaka), N4 (Bangladesh) & N405 (da Dhaka a Sirajganj), N5 (Bangladesh) (da Sirajganj a Natore) e N6 (Bangladesh) (da Natore a Rajshai verso Purnea in India) in Bangladesh; NH 12 (India) (da Rajshahi a Purnea), NH 27 (India) (da Purnea a Patna), NH 19 (India) (da Patna ad Agra), NH 44 (India) (da Agra a Jalandhar via New Delhi, Sonipat, Ambala e Ludhiana) e NH 3 (India) (da Jalandhar ad Attari, Amritsar verso Lahore, in Pakistan); N-5 (da Lahore, Gujranwala, Gujrat, Jhelum, Rawalpindi, Peshawar e Passo Khyber verso Jalalabad in Afghanistan) in Pakistan e AH1 (Afghanistan) (da Torkham-Jalalabad a Kabul) in Afghanistan.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Una scena dall'acquartieramento Ambala durante l'Impero anglo-indiano.

Le ricerche effettuate indicano che la Grand Trunk Road esisteva esisteva già al momento della nascita di Budda ed era chiamata Uttara Path, cioè "strada verso nord". Salman Rashid attribuisce la costruzione della strada a Chandragupta Maurya.[8] Durante l'impero Maurya, nel III secolo a.C., i commerci internazionali tra l'India e molti paesi dell'Asia occidentale e del mondo ellenistico avvenivano attraverso le città del nord-ovest, prevalentemente a Taxila (oggi in Pakistan). Taxila era ben collegata da strade con altre parti dell'impero mauriano. I mauriani avevano mantenuto questa molto antica strada principale da Taxila a Pataliputra (oggi Patna, in India). Chandragupta Maurya aveva un intero esercito che sovrintendeva alla manutenzione di questa strada, come descritto dal diplomatico greco Megastene, che visse quindici anni alla corte di Maurya. Costruita in otto stadi, si dice che la strada abbia collegato le città di Purushapura, Taxila, Hastinapur, Kannauj, Prayag, Pataliputra e Tamralipta, per una distanza di circa 2600 chilometri.[5]

Viaggiatori sulla Grand Trunk Road a cavallo di pony (ca. 1910)

Sher Shah rimane in ogni caso la sola persona citata come il costruttore del tratto completo della GT Road, cui ci si riferiva come Shah Rah e Azam (in Urdu شاہراہ اعظم o "la Grande Strada"). Durante il suo regno furono eretti caravanserragli e piantati alberi lungo l'intero tratto, da entrambi i lati della strada, per fornire ombra ai viaggiatori. Furono scavati pozzi, specialmente lungo il tratto di Taxila. I Mughul successivamente estesero la strada verso est fino a Chittagong e verso ovest fino a Kabul e chiamarono la strada come Sarak e Azam (in lingua urdu سڑک اعظم) significante "La Grande Strada".[9]

Negli anni 1830 la Compagnia britannica delle Indie orientali diede inizio a un programma di costruzione di una strada pavimentata, sia a scopi commerciali che amministrativi. La Grand Trunk Road da Calcutta a Peshawar (oggi in Pakistan), passando per Delhi, fu ricostruita al costo di 1000 sterline al miglio, e furono fondati un Dipartimento dei Lavori Pubblici e l'Indian Institute of Technology Roorkee per addestrare e impiegare ispettori locali, ingegneri e supervisori per realizzare, e in futuro manutenere, quella e altre opere stradali.[10][11].

Nel corso dei secoli la strada fu una delle maggiori rotte commerciali nella regione e facilitò sia i viaggi che le comunicazioni postali. Fin dai tempi di

La Grand Trunk Road è ancor oggi in uso per I trasporti su strada in India, parti della strada sono state allargate e incluse nel sistema autostradale nazionale, mantenendo il vecchio nome.[12]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

La Grand Trunk Road è citata in numerose opere letterarie tra cui quelle di Rudyard Kipling. Kipling ha descritto la strada come:

(EN)

«Look! Look again! and chumars, bankers and tinkers, barbers and bunnias, pilgrims – and potters – all the world going and coming. It is to me as a river from which I am withdrawn like a log after a flood. And truly the Grand Trunk Road is a wonderful spectacle. It runs straight, bearing without crowding India's traffic for fifteen hundred miles – such a river of life as nowhere else exists in the world.»

(IT)

«Guarda!Guarda ancora! Intoccabili, banchieri e stagnini ambulanti, barbieri e baniani, pellegrini – e vasai – tutto il mondo va e viene. Per me è un fiume dal quale sono stato estratto come un tronco galleggiante dopo un'inondazione. E veramente la Grand Trunk Road è un meraviglioso spettacolo. Essa corre diritta, sopportando senza congestionarsi il traffico dell'India per quindicimila miglia – un tale fiume di vita che non esiste in alcun'altra parte del mondo.»

(Descrizione della strada da parte di Kipling, trovata nelle sue lettere (vedi: the novel Kim.))

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Shirin Bhandari, Dinner on the Grand Trunk Road, Roads & Kingdoms, 5 gennaio 2016. URL consultato il 19 luglio 2016.
  2. ^ (EN) Tim Steel, A road to empires, Dhaka Tribune, 1º gennaio 2015. URL consultato il 19 luglio 2016.
  3. ^ (EN) Jhimli Mukherjee Pandey, Cuisine along G T Road, Calcutta, Times of India, 15 settembre 2015. URL consultato il 19 luglio 2016.
  4. ^ (EN) Parag Khanna, How to Redraw the World Map, in The New York Times, ISSN 0362-4331 (WC · ACNP). URL consultato il 19 luglio 2016.
  5. ^ a b (EN) K. M. Sarkar, The Grand Trunk Road in the Punjab: 1849-1886, Atlantic Editores & Distri, 1927, pp. 2–, GGKEY:GQWKH1K79D6.
  6. ^ (EN) Chaudhry, Amrita, Cracks on a historical highway, in The Indian Express, 27 maggio 2012 (archiviato il 22 maggio 2013).
  7. ^ (EN) David Arnold, Science, technology, and medicine in colonial India (New Cambr hist India v.III.5), Cambridge University Press, 2000, 234 pagine p. 106
  8. ^ (EN) Paul Salopek, On Foot in Pakistan, Dodging a World on the Move, National Geographic Society, 4 aprile 2018.
  9. ^ [1]
  10. ^ Ian St. John, The Making of the Raj: India under the East India Company, ABC-CLIO, 2011, pp. 83-84, ISBN 978-0-313-09736-2. URL consultato il 15 maggio 2018.
  11. ^ (EN) Das Gupta, Science and Modern India: An Institutional History, c.1784-1947: Project of History of Science, Philosophy and Culture in Indian Civilization, Volume XV, Part 4, Pearson Education India, 2011, pp. 454-456, ISBN 978-81-317-5375-0.
  12. ^ (EN) Raghubir Singh, The Grand Trunk Road: A Passage Through India, I, Aperture Books, 1995.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

(in lingua inglese salvo diverso avviso)

  • Farooque, Abdul Khair Muhammad (1977), Roads and Communications in Mughal India. Delhi: Idarah-i Adabiyat-i Delli.
  • Weller, Anthony (1997), Days and Nights on the Grand Trunk Road: Calcutta to Khyber. Marlowe & Company.
  • Rudyard Kipling (1901), Kim. Considered one of Kipling's finest works, it is set mostly along the Grand Trunk Road. Free e-texts are available, for instance here.
  • Harvey Arden, Along the Grand Trunk Road, in National Geographic, vol. 177, nº 5, pp. 118–38.
  • Md Muktadir Arif Mozammel, Grand Trunk Road, in Islam Sirajul, Ahmed A. Jamal (a cura di), Banglapedia: National Encyclopedia of Bangladesh, Second, Asiatic Society of Bangladesh, 2012.
  • Jeffrey Tayler, India's Grand Trunk Road, in The Atlantic Monthly, vol. 284, nº 5, novembre 1999, pp. 42–48.

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