Graham Vick

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Graham Vick

Sir Graham Vick (Birkenhead, 30 dicembre 1953Londra, 17 luglio 2021) è stato un regista teatrale inglese, conosciuto per le sue regie sperimentali e anticonformiste delle opere tradizionali e moderne.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dopo gli studi al Royal Northern College of Music, all'età di ventiquattro anni esordì alla regia di Savitri di Gustav Holst per la Scottish Opera, di cui diventò direttore di produzione nel 1984. Nel 1987 fondò la Birmingham Opera Company, di cui fu direttore artistico fino alla morte. Dal 1994 al 2000, Vick fu direttore delle produzione al Glyndebourne Opera. Inoltre, lavorò di frequente al Teatro alla Scala, dove inaugurò la stagione 1997/1998 con un allestimento di Macbeth diretto da Riccardo Muti e curò la regia di Otello con Placido Domingo nel 2001, l'Eugenio Onegin di Čajkovskij nel 2005 e Die tote Stadt nel 2019.[1]

Vick è morto per una grave forma di COVID-19 il 17 luglio 2021.[2]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze britanniche[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dell'Impero Britannico
«Per i servizi all'opera.»
— 13 giugno 2009[3]
Knight Bachelor - nastrino per uniforme ordinaria Knight Bachelor
«Per i servizi alla musica e alle regioni.»
— 31 dicembre 2020[4]

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Ufficiale dell'Ordine delle Arti e delle Lettere (Francia) - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine delle Arti e delle Lettere (Francia)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vick: il Teatro alla Scala ricorda il regista scomparso | Metro News, su metronews.it. URL consultato il 17 luglio 2021.
  2. ^ Giuseppina Manin, Morto il regista lirico Graham Vick, fu autore alla Scala del «Macbeth» al cubo, su Corriere della Sera, 17 luglio 2021. URL consultato il 17 luglio 2021.
  3. ^ (EN) The London Gazette, n. 59090, 13 giugno 2009, p. 8. URL consultato il 17 gennaio 2022.
  4. ^ (EN) The London Gazette, n. 63218, 31 dicembre 2020, p. N2. URL consultato il 17 gennaio 2022.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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