Governatorato della Dalmazia

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Governatorato della Dalmazia
Governatorato della Dalmazia – Bandiera Governatorato della Dalmazia - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Motto: FERT
Governatorato della Dalmazia - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Governatorato della Dalmazia
Lingue ufficiali Italiano
Lingue parlate Italiano, serbo-croato
Inno Marcia Reale d'Ordinanza
Capitale Zara
Dipendente da Flag of Italy (1861-1946).svg Italia
Dipendenze 3 province
Politica
Forma di governo Governatorato civile
Re d'Italia Vittorio Emanuele III di Savoia
Presidente del Consiglio Benito Mussolini
Nascita 7 giugno 1941 con Giuseppe Bastianini
Causa Invasione della Jugoslavia
Fine 9 settembre 1943 con Francesco Giunta
Causa Armistizio di Cassibile
Territorio e popolazione
Bacino geografico Penisola balcanica
Territorio originale Dalmazia costiera, Pelagosa e Saseno
Massima estensione 5 242 k nel 1942
Popolazione 380 100 ab. nel 1942
Economia
Valuta Lira italiana
Produzioni Pesca, artigianato
Commerci con Asse
Religione e società
Religioni preminenti Cattolicesimo
Governatorato della Dalmazia - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of the Kingdom of Yugoslavia.svg Jugoslavia
Succeduto da Flag of Independent State of Croatia.svg Croazia

Il Governatorato della Dalmazia fu un territorio unito al Regno d'Italia nell'aprile del 1941, a seguito della conquista militare della Dalmazia jugoslava da parte del generale Vittorio Ambrosio durante la Seconda guerra mondiale.

Il Governatorato fu istituito secondo il Regio decreto-legge del 18 maggio 1941 nº 452[1] e quanto stabilito dal Regio decreto del 7 giugno 1941 nº 453[2] e fu invece soppresso con Regio decreto legge del 19 agosto 1943 nº 747.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Governatorato fu la riproposizione dell'omonimo ed effimero istituto impiantato dagli italiani in Dalmazia all'indomani della sconfitta austriaca del 4 novembre 1918, e sgomberato in seguito agli accordi italo-jugoslavi sfociati nel Trattato di Rapallo (1920). Come il suo predecessore, aveva la finalità provvisoria di traghettare il territorio verso la piena integrazione nel Regno, importandovi progressivamente la legislazione nazionale in luogo di quella previgente. Il capoluogo amministrativo era Zara.

Nell'aprile del 1941 il Regno di Jugoslavia fu occupato dalle potenze dell'Asse. Quasi tutta la parte costiera della Dalmazia settentrionale con tutti i principali centri urbani, fu annessa al Regno d'Italia il 18 maggio con un atto ufficiale[4], mentre il resto venne annesso al neocostituito Regno di Croazia, dominato dagli ustascia di Ante Pavelić. Quest'ultimo offrì il trono del giovane stato a un membro della Casa Savoia, Aimone, il quale, pur senza rifiutarlo, non ne prese mai possesso.[5]

Benito Mussolini divise il governatorato in tre province:

Provincia Comuni (numero) Superficie (km²) Popolazione (ab.)
Zara 20 3 719 211 900
Spalato 13 976 128 400
Cattaro 15 547 39 800
Totale 48 5 242 380 100
Fonte: Davide Rodogno Il nuovo ordine mediterraneo, ed. Bollati Boringhieri, Torino 2003; Enciclopedia Italiana Treccani. – II Appendice (1948)

La Dalmazia italiana si estendeva dunque su 5 242 k, pari al 35% della Dalmazia, e contava 380 000 abitanti, con la modesta densità di 61,6 ab/km². Il numero degli Italiani era valutato sui 38 000, ossia il 10% del totale.

Mappa del "Governatorato della Dalmazia", dove i puntini arancio ne individuano i confini, i punti blu e verdi mostrano i limiti della zona d'occupazione italiana in Jugoslavia tra il 1941 e il 1943

Bastianini diede subito via a una massiccia e violenta italianizzazione delle provincie annesse: vennero inviate ad amministrarle i segretari politici del fascio, del dopolavoro, dei consorzi agrari e medici, maestri, impiegati comunali, levatrici subito odiati da coloro ai quali tolsero gli impieghi.[6] L'italiano venne imposto come lingua obbligatoria per i funzionari e gli insegnanti, anche se il serbo-croato fu tollerato per le comunicazioni all'interno dell'amministrazione civile.[7] Diverse insegne scritte in croato vennero sostituite da scritte in italiano, proibiti vessilli croati, giornali e manifesti salvo quelli – generalmente bilingui – pubblicati dalle autorità civili e militari italiane; sciolte le società culturali e sportive, imposto il saluto romano, ripristinati i cognomi italiani con lo stesso decreto emanato durante l'impresa fiumana.[8] Si procedette pure, come già nella Venezia Giulia e nel Sudtirolo, all'italianizzazione dei nomi geografici, delle vie e delle piazze.[7] Uno speciale ufficio per le terre adriatiche offriva prestiti e provvidenze a quanti erano disposti a snazionalizzarsi, e intanto acquistava terreni da redistribuire agli ex combattenti italiani.[9] Vennero istituite borse di studio per i dalmati che volessero continuare gli studi in Italia e ne fecero uso 52 italiani dalmati e 211 croati e serbi.[10]

Alla fine di luglio vennero istituiti i tribunali speciali e militari che colpirono la resistenza con le prime sentenze di morte: 8 a Bencovazzo il 6 agosto, 6 a Sebenico il 13 ottobre, 19 a Spalato il 14 ottobre, 12 a Vodizze il 26 ottobre.[11]

Nel settembre 1941 Benito Mussolini propose di annettere al Governatorato di Dalmazia la "Zona II" di occupazione italiana nella Croazia costiera, creando anche la Provincia di Ragusa di Dalmazia, ma l'opposizione di Ante Pavelić bloccò il progetto. [12]

Nel finire del 1941 fu attuato un tentativo di "normalizzazione" della vita civile: a Spalato, per esempio, fu promossa la creazione di attività sportive legate ai campionati italiani. A tale scopo nel 1942 fu ristabilita la squadra Calcio Spalato con il nome Associazione Calcio Spalato, secondo direttiva della Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC) che riconosceva l’ AC Spalato come nuova società affiliata alla Federcalcio.[13] Comunque, a causa degli eventi bellici lo Spalato non disputò alcun campionato.

Già dalla fine del 1941, nella Dalmazia italiana e croata si innescò una spaventosa e crudele guerra civile, che raggiunse livelli di massacro dopo l'estate 1942. Contro le atrocità commesse dal regime ustascia, tanto contro i serbi e gli ebrei che contro gli oppositori (o presunti oppositori) croati, si sollevò sia la resistenza partigiana a guida di Tito, plurietnica e comunista, sia varie fazioni nazionalistiche e monarchiche serbe (i cetnici).[14]

A loro volta i Titini ed i cetnici perpetrarono crimini contro la popolazione civile croata che appoggiava i fascisti croati di Ante Pavelic. Numerosi crimini di guerra furono commessi da tutte le parti in causa, dai tedeschi ai partigiani comunisti.[15]

A causa dell'annessione della Dalmazia costiera al Regno d'Italia, cominciarono a crescere le tensioni tra il regime ustascia e le forze d'occupazione italiane. Venne perciò a formarsi, a partire dal 1942, un'alleanza tattica tra le forze italiane e diversi gruppi cetnici. Gli italiani incorporarono i cetnici nella Milizia Volontaria Anti Comunista (MVAC) per combattere la resistenza titoista, provocando fortissime tensioni con il regime ustascia.

Lo stesso Mussolini propose di annettere al Regno d'Italia nell'estate 1942 la zona italiana della Croazia che si trovava tra il "Governatorato di Dalmazia" e la zona tedesca della Croazia, allo scopo di allontanare gli Ustascia dalle aree italiane e calmare anche i feroci scontri e massacri tra croati, serbi e mussulmani. [16]

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Caduto Mussolini, il governo Badoglio decise di sciogliere il Governatorato della Dalmazia con un decreto del 19 agosto 1943 che statuiva che i suoi poteri venissero assunti, per le rispettive aree di competenza, dai tre prefetti provinciali. La consapevolezza dell'imminente firma dell'Armistizio di Cassibile, porta a dubitare che le finalità del governo fosse quello di normalizzare il territorio riconducendolo alla normale amministrazione locale: piuttosto, nel provvedimento si può intravedere la consapevolezza dell'inevitabile perdita della Dalmazia di lì a poche settimane.

In effetti nello stesso giorno della pubblicazione del decreto in Gazzetta ufficiale, il 9 settembre, la parte italiana della Dalmazia – ad esclusione di Zara – venne occupata dall'esercito tedesco ed annessa allo Stato Indipendente di Croazia, che dichiarò nullo il Trattato di Roma del 1941. La zona di Cattaro divenne invece un governatorato militare tedesco per la sua posizione strategica.

Governatori della Dalmazia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ R.D.L. 18 maggio 1941, nº 452
  2. ^ R.D. 7 giugno 1941, nº 453
  3. ^ Testo del RDL, dal sito Infoleges.
  4. ^ Giorgio Bocca, Storia d'Italia nella guerra fascista 1940-1943, Mondadori; pagina 404
  5. ^ Davide Rodogno Il nuovo ordine mediterraneo. capitolo secondo
  6. ^ G. Zanussi, Guerra e catastrofe d'Italia,volume I, pagina 233
  7. ^ a b Marina Cattaruzza, L'Italia e il confine orientale, 1866-2006, Bologna, Il Mulino, 2007, pagina 213
  8. ^ Giorgio Bocca, Storia d'Italia nella guerra fascista 1940-1943, Mondadori; pag. 404
  9. ^ Giorgio Bocca, Storia d'Italia nella guerra fascista 1940-1943, Mondadori; pagg. 404-405
  10. ^ Burgwy, Empire on the Adriatic, pag. 116
  11. ^ E. Collotti, L'occupazione nazista in Europa, Roma, Editori Riuniti, 1964, pagina 209
  12. ^ Mappa dello smembramento della Jugoslavia nel 1941, con indicata la "Zona II" (puntini tratteggiati)
  13. ^ Calcio Spalato ricreato nel 1942
  14. ^ L’Italia in guerra e il Governatorato di Dalmazia, Centro Di Documentazione Della Cultura Giuliana Istriana Fiumana Dalmata, 2007. URL consultato il 10 novembre 2009.
  15. ^ Diari di guerra: Il diario di Renzo Pagliani, bersagliere nel battaglione "Zara", digilander.libero.it. URL consultato il 10 novembre 2009.
  16. ^ I bersaglieri dello "Zara", digilander.libero.it. URL consultato il 10 novembre 2009.
  17. ^ R.D. 7 giugno 1941, nº453
  18. ^ Regio Decreto del 11 febbraio 1943, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia nº 67 del 23 marzo 1943

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • De Castro, Diego. Appunti sul problema della Dalmazia. Roma, 1945
  • C. Galli. La politica serba per un accordo coll'Italia, in Mondo Europeo, Roma, 1946
  • A. Mori. La Dalmazia, Roma, 1942
  • Notiziario dell'Esercito, Roma, n. 11 del 14 marzo 1946
  • Praga, Giuseppe. Storia di Dalmazia. Dall'Oglio editore. Varese, 1981
  • Rodogno, Davide. Il nuovo ordine mediterraneo. Ed. Bollati Boringhieri. Torino, 2003
  • A. R. Toniolo, U. Giusti, G. Morandini. La Dalmazia, Bologna, 1943
  • C. Umiltà. Jugoslavia e Albania, Milano, 1947
  • G. Zanussi. Guerra e catastrofe d'Italia, voll. 2, Roma, 1945-46

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]