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Gongyō

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Gongyō è la pronuncia giapponese dei caratteri cinesi 勤行 (qínxíng in cinese) e rende in quella lingua alcuni termini buddhisti sanscriti, come prayoga, indicando le "attività religiose" o "devozionali".

Nella scuola buddhista giapponese Nichiren Gongyō corrisponde ad una liturgia consistente nella recitazione di alcuni brani di due capitoli del Sutra del Loto, segnatamente il II capitolo e il XVI capitolo rispettivamente denominati hōben-hon (方便品?) e juryō-hon (壽量品?) unitamente alla recitazione del daimoku il tutto di fronte ad un gohonzon.

La pratica del gongyō nella Nichiren Shōshū[modifica | modifica wikitesto]

Nella Nichiren Shōshū, la recitazione del gongyō si compone di una vera e propria liturgia, svolta in audizione privata con il Buddha originale (本佛hon butsu?), che questa scuola indica nella figura di Nichiren, rappresentato all'interno del gohonzon.

Il gohonzon è un mandala dipinto direttamente dal fondatore Nichiren e il gohonzon della pratica del gongyō è considerato una copia autenticata (in un angolo del gohonzon è apposta l'indicazione in lingua giapponese: "copiato da quello") del Dai-gohonzon dell'"Alto santuario degli insegnamenti essenziali", custodito nel tempio principale di questa scuola, il Taiseki-ji (大石寺), dove riceve, prima di essere affidato ad un fedele, la sua consacrazione attraverso la cosiddetta "Cerimonia dell'apertura degli occhi".

In questa scuola, il Gongyō si compone di una pratica fondamentale (giapponese: Shōdai), che corrisponde alla recitazione della invocazione Nam Myōhō Renge Kyō, fino a fondere il soggetto con l'oggetto (giapponese: Kyō-chi-Myō-go), cioè facendo raggiungere immediatamente alla persona che pratica, nella sua forma attuale, lo stato di illuminazione. Inoltre, come pratica secondaria o di sostegno, si esegue una cerimonia di ringraziamento, preghiera e invocazione, leggendo due brani più ampi degli stessi capitoli Hōben e Juryō del Sutra del Loto, all'interno dei quali sono contenuti gli insegnamenti espedienti ed essenziali del Vero Buddha.

Al mattino questi brani sono letti cinque volte (la prima, rivolta simbolicamente verso il sorgere del sole, in riverenza a tutte le divinità protettive e alle funzioni dell'Universo; la seconda, in riverenza al Dai-Gohonzon degli Insegnamenti Essenziali; la terza, in riverenza dei Tre Tesori del Buddhismo, Buddha, Dharma e Sangha; la quarta, in riverenza dei desideri di diffusione del Vero Buddhismo e di soddisfazione delle proprie esigenze personali; la quinta, in riverenza di tutti i defunti, e per la diffusione nei tre periodi di passato, presente e futuro del corretto insegnamento) e la sera tre volte (effettuando la seconda, terza e quinta preghiera silenziosa al termine della recitazione del Sutra del Loto).

La fede di ciascun praticante e la sua pratica sono due dei quattro poteri della Legge Mistica; il Gohonzon, contenendo la Legge e il Buddha (giapponese: Nin-Po-Ikka), ne manifesta gli altri due. Dalla fusione di questi quattro poteri, e solo da questa, si raggiunge l'illuminazione.

La pratica di Gongyo nella Soka Gakkai[modifica | modifica wikitesto]

Questa lettura di due capitoli del Sutra del Loto, detta comunemente Gongyo, viene fatta dai seguaci del Soka Gakkai una volta al mattino ed una alla sera davanti al Gohonzon che è custodito nella propria abitazione, all'interno di un mobile, fatto a gusto del fedele, detto butsudan (giapponese: casa del Buddha).

Ad esse si affianca la formulazione di tre preghiere silenziose, sia al mattino che alla sera al termine della lettura del testo.

La prima preghiera è dedicata a: -Tre Leggi fondamentali donate al mondo intero iscritte nel Gohonzon vessillo di Kosen-rufu. (interpretabile non come rifugio nell'oggetto in sé ma come nella consapevolezza della propria buddhità) -a Nichiren Daishonin il budda originale; -a Nikko Shonin profeta di Kosen-rufu.

La seconda preghiera è dedicata al ringraziamento dei primi tre presidenti della Soka Gakka: Maghikugi Tsanasaburo, JoseiToda e Daisaku Ikeda.

La terza preghiera è dedicata a: -alla realizzazione del grande desiderio di kosen-rufu ed all'eterna propagazione della Soka; -alla realizzazione degli obiettivi personali del fedele (visti dalla Soka Gakkai come strumenti per far emergere la natura di Buddha dalle persone), -al ricordo dei propri defunti (buddisti o meno); -alla pace nel mondo ed alla felicità di tutti gli esseri viventi.

La pratica di Gongyo nella Nichiren-shu[modifica | modifica wikitesto]

A differenza della Nichiren-shoshu e della Soka Gakkai, la Nichiren-shu indica in Sakyamuni la figura del buddha; Nichiren è invece la reincarnazione di Jogyo, uno dei quattro bodhisattva della terra. Il Gongyo, che questa scuola chiama anche col nome di Otsutome, viene fatto al mattino e alla sera davanti al Gohonzon, alla statua del Buddha e alle statue dei quattro bodhisttva della terra e consiste in:

  • lettura del Dojo-kan, la percezione del dojo.
  • lettura della preghiera "Presa di rifugio nei tre tesori" (Buddha, Dharma e Sangha, rispettivamente Buddha Sakyamuni, Il Sutra del Loto e Nichiren).
  • lettura dell'Invocazione (Invito ai Tre Tesori del Buddha, Dharma e Sangha di essere presenti all'offerta di Otsutome).
  • recitazione del Kaikyo-ge, ovvero i versi per l'apertura del sutra.
  • recitazione di alcuni capitoli del Sutra del Loto: di solito vengono recitati l'Hoben-pon e il Jiga-ge, ma è possibile recitare anche i capitoli Daibadatta-hon (capitolo XII), l'intero Juryo-hon, il Jinriki-hon (capitolo XXI, di questo capitolo si può scegliere se recitare solo la sezione Gatha dalla frase "Sho bukku sesha" oppure recitarlo per intero) e il Kannon-gyo (capitolo XXV).
  • lettura di un brano dagli scritti di Nichiren.
  • recitazione del daimoku, cioè ripetizione del mantra "namu myoho renge kyo".
  • recitazione dell'Hoto-ge (cioè l'ultima parte dell'XI capitolo che descrive la difficoltà di custodire il Sutra del Loto).
  • lettura della "Dedica per la diffusione dei meriti".
  • lettura dei "Quattro Grandi Voti del Bodhisattva".

La lettura dei capitoli del Sutra del Loto può essere fatta sia in sino-giapponese[non chiaro] che nella propria lingua.