Gole dell'Infernaccio

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Fiume Tenna all'interno della gola.

Coordinate: 42°55′10″N 13°16′36″E / 42.919444°N 13.276667°E42.919444; 13.276667Le gole dell'Infernaccio sono gole naturali scavate dal fiume Tenna tra il Monte Priora e il Monte Sibilla. Comprese nel territorio comunale di Montefortino (FM), nel Parco nazionale dei Monti Sibillini, sono tra le gole più suggestive dell'Appennino umbro-marchigiano.

L'Infernaccio è meta di escursioni e passeggiate turistiche, molto gettonata per la relativa accessibilità e suggestività del luogo e dei panorami; e in particolar modo d'estate, quando il fiume offre refrigerio dalla canicola. Di grande attrattiva è inoltre l'eremo di San Leonardo al Volubrio, punto di arrivo di continui pellegrinaggi.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Bivio per l'eremo di S. Leonardo lungo il sentiero che percorre il fondo valle dell'Infernaccio all'interno della faggeta.

Pochi chilometri più a valle delle sorgenti, il fiume Tenna scava le pareti rocciose dei monti Sibilla (a sud, sponda destra) e Priora (a nord, sponda sinistra) dando vita alla gola dell'Infernaccio.

Tutto il tratto percorso dal fiume all'interno delle gole è incastonato tra gli altissimi e impervi contrafforti calcarei delle montagne, dei quali è possibile ammirare le più fantasiose conformazioni e stratificazioni. Nei tratti più aperti e accessibili delle gole, il fiume è immerso in una fitta e rigogliosa faggeta che risale ininterrottamente il fondo valle fino ai prati di quota.

Il Laghetto dell'Infernaccio[modifica | modifica wikitesto]

Vista del Fosso Le Vene, in corrispondenza della Corona della Sibilla e del laghetto a fondo valle.

All'incirca in corrispondenza della vetta del M. Sibilla, il Tenna riceve da destra le acque di un ruscello che scende da un ripido canale (segnato sulle carte come "Le Vene"). In questa zona, le pareti della gola e il fitto bosco si aprono per un breve tratto, mostrando ampi panorami. In seguito al sisma del novembre 2016, alcune rocce staccatesi dal M. Sibilla hanno modificato questo tratto del letto del fiume facendo il modo che l'acqua formasse un nuovo laghetto naturale, battezzato dai fortinesi "Laghetto dell'Infernaccio".

Valleria[modifica | modifica wikitesto]

Scendendo a valle oltre i punti più stretti delle gole, gli spazi tendono ad aprirsi, ma il fiume continua comunque a scorrere incassato dentro un'aspra vallata rocciosa fin sotto la frazione di Vetice (Montefortino). Questo tratto, ormai fuori dalle gole vere e proprie, è sovrastato a sud dalla parete rocciosa del Monte Zampa (propaggine orientale del M. Sibilla), e a nord dalle impervie rocce di Monte Pizzo (propaggine orientale del M. Priora), ed è caratterizzato da pareti di Rosso ammonitico ad di sopra delle quali sorgono gli abitati di Vetice e Rubbiano, contrapposti sulle due sponde.

Vista sulla Valleria e sull'imboccatura della Gola dell'Infernaccio da Vetice. In primo piano lo scoglio roccioso di M.Zampa (M.Sibilla), prima propaggine delle gole; in secondo piano la Corona della Sibilla. Sulla destra è visibile il poggio boschivo sul quale è sito l'eremo di S.Leonardo.

La zona ai piedi della Sibilla, compresa tra le gole e la frazione di Rubbiano prende il nome di Valleria, in quanto questo era il luogo dove pastori e fate della Sibilla tenevano i loro balli (reso "valli" nel dialetto locale che tende a trasformare la B in V in diversi casi).

La zona della Valleria è sovrastata dall'impervio dirupo di roccia che costituisce la punta settentrionale del Monte Zampa, prima propaggine delle pareti rocciose delle gole; e proprio tra le rocce di questo irto scoglio è intagliato un balcone di roccia naturale, affacciato a picco sulla vallata ad una altezza ragguardevole: questa impressionante cengia (detta "Cengia del Cinghiale") è da sempre stata utilizzata dai pastori come ricovero per il bestiame, come testimoniano anche alcune recinzioni di legno. Oggi decisamente fuori mano, questo luogo doveva essere un tempo facilmente raggiungibile dai prati sovrastanti Rubbiano.

Le Pisciarelle[modifica | modifica wikitesto]

Dalla Valleria, poco prima di addentrarsi nel punto più stretto della gola, vi è un tratto di fiume in cui l'alveo diviene più pianeggiante e si allarga dando vita ad un ampio guado: questo luogo è identificato come "le Pisciarelle" in quanto dalle sovrastanti rocce sporgenti affacciate sulla valle scende un fitto e continuo flusso di gocce e rivoli d'acqua provenienti dagli scioglimenti delle nevi o da falde affioranti.

Arco di neve ghiacciata scavata dal fiume

In prossimità del guado delle Pisciarelle c'è un canale dal quale praticamente ogni anno scende una slavina che rischia di occludere il corso del fiume e il sentiero. Recandosi qui in condizioni favorevoli si può spesso ammirare l'arco di neve ghiacciata che il fiume scava nella valanga nel tentativo di ripristinare il proprio percorso.

Proprio in questa zona si trova l'ingresso di un tunnel che attraversa le gole, normalmente chiuso ai turisti.

Casco di Rio[modifica | modifica wikitesto]

Dal versante sinistro del Tenna, tra il poggio roccioso su cui sorge l'eremo di San Leonardo e le asperità del Monte Pizzo (M. Priora), scende un piccolo corso d'acqua chiamato semplicemente "Rio", il quale è alimentato dai nevai accumulati nei vari canali che scendono dall'anfiteatro naturale del Monte Priora ("la Rota"). Il ruscello, dopo aver scavato un profondo canale che separa la propaggine di Monte Pizzo dai pascoli della Priora, si getta nel Tenna da un'altissima cascata conosciuta come "Casco di Rio", visibile dalla strada della Valleria.

Dall'eremo di San Leonardo è possibile raggiungere invece un'altra più piccola cascatella formata dal corso d'acqua, che i turisti identificano spesso come "la cascata nascosta", ma che gli anziani della zona chiamano "Pisciarelle" (da non confondere però con il toponimo identico di cui si parla nella sezione precedente).

Sorgenti del Tenna (o Capotenna)[modifica | modifica wikitesto]

Risalendo verso le sorgenti del Tenna, le strette pareti si aprono cedendo man mano il passo ad un'ampia vallata glaciale (Valle Orteccia) che sale fino a Passo Cattivo: un impervio valico che fa da spartiacque tra la vallata del Tenna e quella del Nera (ormai nel territorio comunale di Castelsantangelo sul Nera). La conca glaciale è sovrastata a sud dalla cima Cannafusto e a nord dal Pizzo Berro e dalla Cima Sud del Monte Bove. In questa vallata ne confluiscono da sud altre due:

Nella parte inferiore della vallata glaciale si estendono i prati di Sant'Antonio, così chiamati in quanto anticamente vi sorgeva un eremo dedicato al Santo[1], dal quale passò anche Il Guerrin Meschino durante la sua salita alla Grotta della Sibilla. È in questi prati che le varie vene d'acqua provenienti dall'anfiteatro dei monti circostanti confluiscono nelle sorgenti del fiume Tenna.

Qui il consorzio idrico Tennacola ha predisposto una captazione delle sorgenti per alimentare l'acquedotto che rifornisce diversi comuni delle province di Macerata e Fermo[2]. La galleria che attraversa la gola dell'Infernaccio è stata scavata proprio per facilitare il transito dei mezzi adibiti ai lavori sull'acquedotto.

Tempio della Sibilla[modifica | modifica wikitesto]

In cima ad uno dei contrafforti rocciosi che dalla Priora si gettano nel fondovalle si trova un piccolo arco di pietra naturale identificato come Tempio della Sibilla, che per la sua particolare conformazione attira l'attenzione di molti amanti della montagna. Inoltre poco distante dal tempio si trova una cengia tra le cui stratificazioni rocciose è facile osservare dei fossili di ammonite.

Il pilastro di roccia del contrafforte in cima al quale sorge il Tempio della Sibilla presenta un particolare foro che attraversa la parete di roccia da una parte all'altra. L'occhio di roccia è ben visibile dal basso, da alcuni tratti del sentiero che conduce a Capotenna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Eremo di San Leonardo al Volubrio.
Vista delle Gole dell'Infernaccio dal M.Sibilla. Da destra a sinistra sono riconoscibili le vette del M.Priora, P.Berro, M.Bove Sud e Cima Cannafusto.

Il toponimo originale che indicava l'area dell'Infernaccio è Volubrio (o Golubro, inteso come "gola scivolosa" dal latino "lubricus"[3]).

Di quello che fu anticamente il centro di aggregazione sociale del Volubrio, oggi resta solo la chiesa di San Leonardo, la quale originariamente doveva essere parte di un eremo o di un monastero. La struttura, che oggi risulta completamente isolata dalla società, sorge in realtà lungo un'antica via di montagna che collegava l'Adriatico a Roma[4]. La vecchia strada doveva risalire da Vetice (frazione di Montefortino), attraverso le asperità di M. Pizzo, fino a San Leonardo, per poi scendere lungo il fiume e costeggiarlo fino a Capotenna, e infine valicare l'Appennino all'altezza di Passo Cattivo.

Un toponimo della zona tramandato dai montefortinesi è "Arcufù" ("arco fu"), come a dire "vi fu l'arco". Il luogo così chiamato è un tratto di gola che secondo la tradizione orale era un tempo occluso da una fortificazione con un arco di ingresso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ G. Nepi, Cenni storici di Montefortino, Fermo, 1960.
  2. ^ Tennacola spa - Servizio Idrico Integrato - Chi Siamo, su www.tennacola.it. URL consultato il 13 settembre 2017.
  3. ^ Armando (Padre Pietro) Lavini, Lassù sui Monti..., Editrice Truentum, Ascoli Piceno, 1998.
  4. ^ Armando (Padre Pietro) Lavini, Lassù sui Monti..., Editrice Truentum, Ascoli Piceno, 1998.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Armando (Padre Pietro) Lavini, Lassù sui Monti..., Editrice Truentum, Ascoli Piceno, 1998
  • G. Nepi. Cenni storici di Montefortino. Fermo, 1960.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]