Godzilla (film 1998)

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Godzilla
GodzillaSnapshot.png
Godzilla a New York in una scena del film
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1998
Durata140 min
Rapporto2.40 : 1
Generefantascienza, azione
RegiaRoland Emmerich
SoggettoTed Elliott, Terry Rossio
SceneggiaturaDean Devlin, Roland Emmerich
ProduttoreDean Devlin, Ute Emmerich, William Fay
FotografiaUeli Steiger
MontaggioPeter Amundson, David J. Siegel
Effetti specialiVolker Engel, Patrick Tatopoulos
MusicheDavid Arnold
ScenografiaOliver Scholl
TruccoGrad Holder
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Godzilla è un film del 1998, diretto da Roland Emmerich, remake del film giapponese Godzilla del 1954, diretto da Ishirō Honda. Ventitreesimo film della serie, fu il primo film su Godzilla prodotto interamente da uno studio cinematografico americano. Fu una Co-produzione tra Centropolis Entertainment e TriStar Pictures, con la TriStar responsabile della distribuzione teatrale e la Sony Pictures Entertainment, responsabile della distribuzione su home media. Il film fu più che notevole, in quanto fu l'unica volta che, sia il produttore Dean Devlin che il registra Roland Emmerich, lavoravano su una proprietà intellettuale che non gli apparteneva. Il film venne dedicato alla memoria del creatore di Godzilla, Tomoyuki Tanaka, deceduto durante la produzione del film.

La pellicola venne distribuita il 20 maggio del 1998, ma ricevette numerose critiche negative, sia dalla critica, che dai fan della serie,[1][2] nonostante abbia ottenuto un notevole successo finanziario, guadagnando $136 milioni negli Stati Uniti e $379 milioni internazionalmente,[3] il nono film più redditizio in America del 1998[4] ed il terzo nei cinema stranieri.[5] Malgrado il profitto, il film venne considerato una delusione.[6][7] Vinse due premi nei Golden Raspberry Awards del 1999 per peggior remake/sequel e per la peggior attrice non protagonista, oltre ad essere nominato per il peggior film, il peggior regista e la peggior sceneggiatura. I sequel progettati furono scartati in favore di una serie di cartoni animati intitolata Godzilla: The Series.

Nel 2004, la Toho[8] iniziarono a denominare l'incarnazione TriStar di Godzilla con il nome "Zilla".[2][9] Il personaggio da quel momento in poi fece ulteriori apparizioni proprio con questo nome.[10][11][12]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La trama prende avvio nella Polinesia Francese. Qui i francesi stanno effettuando dei test atomici. Nessun essere umano abita questi piccoli atolli, solo un piccolo gruppo di iguane, che in seguito agli esperimenti si sviluppano in una nuova specie di mostri giganteschi; uno soltanto, però, sopravvive alle radiazioni: colui che in giapponese viene chiamato Godzilla. La presenza di Godzilla viene per la prima volta registrata in una notte fonda da un peschereccio giapponese, che manifesta un'avaria. Durante i controlli l'equipaggio rileva nel sonar la presenza sott'acqua di una strana creatura. Non hanno il tempo di capire di cosa si tratta che il peschereccio viene attaccato e affondato.

Il comandante dei servizi segreti francesi, Philippe Roaché si reca all'ospedale dove l'unico dei superstiti alla strage marittima riesce a comunicare solamente la parola "Gojira".[13] Il comandante Roaché identifica in Niko Tatopoulos un abile biologo in grado di comprendere il segreto di Godzilla. Tatopoulos, che da anni si occupa di studiare i vermi esposti alle radiazioni di Černobyl', non esita due volte a seguire i servizi segreti USA, convocato prima di Roaché.

Quando Tatopoulos giunge sul luogo, è impressionato dalle analisi condotte dai servizi segreti: oltre a vedere il video dell'anziano pescatore, lo scienziato si ritrova ad analizzare e una delle impronte del mostro, ampia quanto una casa. Seguendo i banchi di pesce, il mostro riesce ad arrivare a New York. Qui, lentamente, scatena il panico in tutta la città. Il video-reporter Victor Palotti riesce a filmare il mostro, diventando una sorta di celebrità. Anche la moglie Lucy Palotti viene coinvolta dalla popolarità del marito. Niko, con un'équipe di scienziati, giunge in città; compare in un servizio televisivo, così attira l'attenzione dell'ex-fidanzata, Audrey Timmonds, che lo presenta in redazione, dove riesce a fargli raccogliere un certo seguito.

Per mostrarsi quale ragazza tutto-pepe ben inserita anche nel mondo del lavoro dinanzi agli occhi del suo ex-ragazzo, Audrey falsifica un tesserino da anchor-man. In questo modo riesce a entrare in luoghi strettamente riservati, e ad incontrarsi con Niko. Niko intuisce che il mostro non è altro che un'iguana geneticamente mutata, e che l'unico motivo per cui ha aggredito i pescherecci era per la ricerca di pesce. Niko ordina quindi che per farlo uscire allo scoperto, lo si deve attirare con una enorme quantità di pesce posta in un luogo strategico. Nella nottata, il mostro, attirato dall'odore di pesce, esce dalle fognature, venendo attaccato dall'esercito, che lo attendeva appostato di nascosto.

Il mostro continua a essere braccato dall'esercito con elicotteri da guerra, sottomarini e caccia F-18. Ben presto, durante numerosi raid notturni, il mostro viene colpito da dei siluri sparati dai sottomarini e viene spacciato per morto. I militari controllano il sottosuolo, scoprendo tonnellate e tonnellate di pesce nascoste. Si presume quindi che il mostro si fosse preparato per una gravidanza: a questo punto nasce un ennesimo interrogativo. Dove sono i pargoli in attesa di nascere ?

Per scoprire di che sesso sia il mostro che ancora si aggira per Manhattan, Niko Tatopoulos compra dei test di gravidanza per animali, ma in farmacia incontra casualmente Audrey. Qui i due iniziano a parlare del più e del meno e Niko, fidandosi di Audrey, la fa entrare nella tenda; la donna scopre un sensazionale video che mostra un anziano pescatore che sussurra: Gojira. Indecisa se stare con Niko o avere lo scoop che le avrebbe consentito il successo nella sua carriera, Audrey prende comunque il video. Più tardi lo fa mostrare dalla WIDF, il network per cui lavora; quando il governo scopre che il video è stato mostrato, incolpa Tatopoulos dell'accaduto e lo licenzia.

In seguito al licenziamento, Tatopoulos decide di partire da New York, lasciando in mano al governo la gestione della crisi. Ma il caso necessità di un'ulteriore indagine, così, Tatopoulos lascia ai soldati una sorta di ordine; controllare se il gigantesco mostro ha deposto delle uova. Ma il governo non accetta di portare a termine quest'incarico. Tatopoulos a questo punto prende un taxi per dirigersi all'aeroporto, ma scopre che il tassista è in realtà Roaché. Philippe lo porta al sicuro in un capannone del porto, dove i servizi segreti francesi hanno installato una piccola base ipertecnologica. Qui, si sono organizzati per combattere il mostro. Tatopoulos e Roaché decidono allora di entrare nei sotterranei di New York, dove ritengono che il Godzilla potrebbe aver deposto le uova. Velocemente i soldati, armati sino ai denti, scendono nel sottosuolo grazie a un diversivo. Ma Roaché e Niko non sono gli unici a scendere sotto la superficie di New York: anche Audrey e il suo amico Victor Palotti, contro il parere della moglie Lucy, li seguono per filmare un altro sensazionale scoop, mentre Roaché è accompagnato da quattro dei suoi uomini.

Quando i due gruppi si incrociano, scoprono entrambi una gigantesca galleria scavata dal mostro sotto il vecchio sistema della metropolitana, una galleria che serve esclusivamente come nido per le gigantesche uova, situate all'interno del Madison Square Garden. Le uova dei piccoli di Godzilla stanno iniziando a schiudersi; i francesi di Roaché fuggono con Audrey e Victor, ma tutti muoiono, uccisi dai piccoli, ma già letali rettili. Audrey, Victor, Niko e Roaché, dopo un lungo inseguimento dentro i corridoi del Madison Square Garden, riescono a trasmettere grazie alla telecamera di Victor e alla sala di trasmissione della WIDF all'interno dell'edificio quello che sta accadendo al Madison in TV.

I generali dell'esercito, quantunque increduli, inviano i caccia F-18 ad abbattere la struttura. Entro sei minuti Audrey e gli altri devono trovarsi al di fuori dall'edificio, o morire coi piccoli Godzilla. Poco dopo essersi messi in salvo, Roaché e gli altri si trovano nuovamente a che fare con l'iguana gigante, che non era morta e che inizia a inseguirli per tutta Manhattan, dopo aver visto uno dei suoi piccoli carbonizzati ed incolpando quindi i quattro della morte dell'intera nidiata.

Per pochi minuti, Roachè e gli altri vedono la morte in faccia: d'un tratto infatti, Godzilla riesce ad intrappolare la macchina nella quale viaggiano prima in un tunnel dal quale riescono ad uscire spaventando la bestia con gli abbaglianti dell'auto, per poi finire nella bocca dell'immenso rettile sul ponte di Brooklyn in procinto di ingoiarla, ma Tatopoulos riesce ad afferrare un cavo elettrico del ponte e ad infilarlo in un dente del mostro che, ruggendo dal dolore, lascia fuggire l'automobile. Il mostro rimane incastrato nei cavi del ponte di Brooklyn, dando modo agli aerei F-18 di ritornare e di uccidere la bestia a suon di missili. Il film si chiude con l'immagine di un uovo integro, salvatosi dal bombardamento ed appena schiusosi sotto le macerie del Madison Square Garden.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Il produttore statunitense Harry G. Saperstein[14] ricevette il permesso da casa di produzione cinematografica, Toho, dopo dieci anni, per girare un film di Godzilla per il mercato americano.[15] Saperstein inizialmente contattò la Sony per girare un film su Mr. Magoo, ma il soggetto fu cambiato a causa della disponibilità dei diritti di Godzilla.[16] La Sony si interessò, e propose il progetto alla Coloumbia Pictures, ma rifiutò, ritenendo il soggetto "ridicolo".[17] I responsabili della Sony si orientarono sulla TriStar, ma furono inizialmente respinti.[16]

Disperato, il produttore della Sony, Cary Woods, si recò direttamente da Peter Guber, l'amministratore delegato di Sony.[16] Guber fu entusiasta dell'idea, e lo propose alla TriStar.[17] Il vice presidente della TriStar, Ken Lemberger, si recò a Tokyo nel 1992 per discutere l'acquisto dei diritti di Godzilla dalla Toho. L'offerta iniziale di Sony includeva da 300 000 a 400 000 $ in pagamenti anticipati e la garanzia di una percentuale dei reditti futuri.[16] In seguito, la Toho inviò alla Sony un documento specificando le caratteristiche di Godzilla, a cui i futuri produttori avrebbero dovuto rimanere fedeli.[18]

Nell'ottobre del 1992, la TriStar Pictures annunciò formalmente l'acquisto dei diritti di Godzilla dalla Toho, per produrre una trilogia di film, con la promessa di restare fedele ai lungometraggi originali giapponesi, mantenendo il tema antinucleare.[19] Dopo questo annuncio, molti produttori dei film originali diedero il loro appoggio al progetto, incluso Haruo Nakajima, che raffigurò il personaggio dal 1954 fino al 1972,[20] Koichi Kawakita, il direttore degli effetti speciali della serie Heisei,[21] Teruyoshi Nakano, il direttore degli effetti speciali degli ultimi film dell'serie Shōwa[22] e Ishirō Honda, il regista del primo film e tanti altri.[23]

Gli sceneggiatori Ted Elliott e Terry Rossio furono incaricati di scrivere il copione, e consegnarono lo script finale nel 1994.[24] Jan de Bont fu incaricato di registrare il film, che, negli intenti avrebbe dovuto essere distribuito nell'estate del 1996.[25] Il Godzilla di de Bont non avrebbe avuto una origine nucleare, invece essendo una creatura creata in Atlantide per difendere la terra dalla minaccia di un mutaformaextraterrestre di nome "Gryphon".[26] Stan Winston e il suo studio vennero incaricati di dirigere gli effetti speciali.[27][28] De Bont abbandonò il progetto quando la TriStar rifiutò di aumentare il budget previsto di $100–120 milioni.[29]

Roland Emmerich e Dean Devlin[modifica | modifica wikitesto]

Prima della distribuzione di Independence Day, il regista Roland Emmerich e il produttore Dean Devlin accettarono l'incarico di produrre Godzilla, ma a condizione di avere la libertà di farlo come volevano, cioè con protagonista una creatura agile e realistica.[30] I due erano stati i primi produttori ad essere stati contattati dall'esecutivo della TriStar, Chris Lee, per girare i film, ma i due inizialmente rifiutarono l'incarico, considerando l'idea "tonta".[31]

Emmerich scartò il copione di Rossio, bollandolo come materiale che non avrebbe mai voluto fare. Decise di non ricreare il Godzilla originale, volendo interpretarlo a modo suo,[2] deliberatamente ignorando l'origine nucleare del mostro.[32]

Effetti speciali[modifica | modifica wikitesto]

Emmerich decise di re-inventare Godzilla, affermando che il disegno originale giapponese "non aveva senso".[33] Scartò anche il Godzilla di de Bont per la sua troppa fedeltà all'originale.[2][34]

Per disegnare il nuovo Godzilla venne incaricato Patrick Tatopoulos, ammettendo successivamente che Emmerich, l'unica richiesta che pretendeva, era che il personaggio fosse rapido nella corsa.[35] Fu così che Godzilla, originalmente un robusto rettile marino di postura eretta e plantigrada, divenne un'iguana gigante bipede con la coda tenuta parallela dal suolo e con piedi digitigradi. Il colore di Godzilla venne concepito per mimitizzarsi nell'ambiente urbano del film.[35] A un certo punto della produzione, fu proposto di raffigurare il personaggio attraverso il motion capture, ma il risultato fu quello di ottenere un "uomo in costume".[36]

Tatopoulos criticò il Godzilla scolpito dagli artisti degli Stan Winston Studios, dichiarandolo troppo simile al Godzilla originale.[2] Fra le ispirazioni di Tatopoulos troviamo la tigre, Shere Khan del film Disney, Il libro della giungla, specificamente il suo mento.[2][37]

Tatopoulos creò quattro disegni e una scultura da presentare a Toho Isao Matsuoka, al produttore Shogo Tomiyama, e al direttore degli effetti speciali Koichi Kawakita. I tre rimasero silenziosi per qualche minuto dopo la presentazione, scioccati da quanto il nuovo disegno non corrispondesse alle loro aspettative. Tale nuovo disegno fu accettato solo quando Tomiyama convinse l'ormai morente creatore di Godzilla Tomoyuki Tanaka che il nuovo mostro fosse "come Carl Lewis." Il disegno di Tatopoulos fu poi approvato da Matsuoka, che dichiarò che comunque manteneva lo "spirito" del Godzilla originale.[2]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado l'appoggio della Toho, la TriStar non aveva ancora dato il via al film. Emmerich e Devlin decisero di scartare la provenienza dalla mitica Atlantide del mostro stabilito da Elliott e Rossio a favore d'una origine provocata da test nucleari.[2] I due decisero di raffigurare il personaggio più come un animale che un mostro,[38] dandogli persino la capacità di scavare come alcune specie di lucertole.[39] Fu brevemente considerato di dargli anche la capacità di cambiare colore come un camaleonte ma l'idea fu scartata.[2]

Emmerich e Devlin decisero di abbandonare l'iconico raggio nucleare del personaggio a favore d'un "alito potenziato", che avrebbe dato a Godzilla l'abilità di spazzare via gli oggetti con il suo ruggito. Questo cambiamento fu rivelato inaspettatamente al pubblico, suscitando l'ira dei fan e costringendo a Emmerich e Devlin di fare dei cambiamenti all'ultimo momento, specificamente, inserendo la capacità dell'alito del mostro di dare fuoco agli oggetti infiammabili.[40] Per accrescere la minaccia di Godzilla, i due diedero al mostro l'abilità di riprodursi asessualmente, generando centinaia di uova.[2] Il primo abbozzo fu consegnato a Sony nel dicembre del 1996, e fu dato a Bob Levin per lanciarlo nel marketing.[2]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese cominciarono nel maggio del 1997 a New York, per poi spostarsi a Los Angeles in giugno.[41] Le scene ambientate a New York furono girate in 13 giorni, mentre le scene tropicali furono filmate alle Hawaii.[42] Lo United States Marine Corps participò nel film, con un pilota Marine di riserva, il colonnello Dwight Schmidt, che assunse il ruolo del pilota che lancia i missili a Godzilla.[43]

Accoglienza e critiche[modifica | modifica wikitesto]

Godzilla ricevette dalla critica recensioni generalmente negative.[1][2][44] Solo 16% di recensioni positive per Rotten Tomatoes, con un voto medio di quattro su dieci,[45] mentre Metacritic diede un voto del 32% basandosi su 23 recensioni.[46] Nel 1999, il film vinse i Golden Raspberry Awards per peggior attrice per Pitillo e per peggior remake o sequel. Il film fu inoltre nominato quale peggior film, peggior regista, e peggior sceneggiatura.[47] La maggior parte delle critiche furono concentrate sulla sceneggiatura, gli attori, e il regista,[48][49] mentre i fan di Godzilla criticarono la ri-interpretazione del personaggio, specialmente la sua corporatura e la mancanza di fedeltà ai film originali.[1][50][51][52][53][9]

Emmerich confessò anni dopo che rimpiangeva la produzione del film. Siccome le riprese vennero accellerate per coincidere con il Memorial Day e lo studio cinematografico rifiutò di presentare il film a un pubblico di prova. Difese però il film finale, affermando che fu meglio di quanto i critici affermavano e che fu comunque redditizio.[54] Emmerich ammise che non aveva mai preso i film originali sul serio, paragonandoli ai western all'italiana o ai film di Maciste.[55][56]

Devlin concedette d'aver "pasticciato" Godzilla, incolpando il copione scritto insieme a Emmerich.[57][58] Secondo Devlin, i due errori principali furono la mancanza di antropomorfizzazione nel personaggio, e il rivelare troppo tardi l'origine di Godzilla invece che nel prologo.[59]

Reazione di Toho[modifica | modifica wikitesto]

Haruo Nakajima e Kenpachiro Satsuma[60] ed il regista Shūsuke Kaneko,[61] criticarono il film e la raffigurazione del personaggio. Nakajima lo paragonò con un'iguana con gli arti di rana,[52] mentre Satsuma dichiarò che al personaggio mancava lo spirito dell'originale.[38] I fan della serie considerarono il Godzilla americano così divergente che lo nominarono "GINO" (Godzilla In Name Only).[62] Kaneko osservò come il Godzilla statunitense fuggiva dalle forze militari invece di affrontarli, teorizzando che gli americani abbiano una difficoltà nell'accettare l'esistenza d'una creatura capace di resistere alle loro armi.[63] Nel 2004, Toho iniziò a marchiare le future incarnazioni del Godzilla della TriStar sotto il nome di "Zilla", una decisione presa dal produttore Shogo Tomiyama e il regista di Gojira - Final Wars Ryūhei Kitamura, siccome sentirono che la TriStar avevano tolto il "God" da Godzilla nel raffigurarlo come un animale.[9]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Sequel[modifica | modifica wikitesto]

La TriStar, nel 1992, ebbe intenzione di produrre una trilogia di film, dopo l'acquisto dei diritti per Godzilla. Emmerich e Devlin infatti avevano incaricato Ted Murphy di scrivere il copione del primo sequel: avrebbe narrato le vicende dell'ultimo figlio di Godzilla, lottare contro un insetto gigante nella città di Sydney.[64] Lo studio abbandonò il progetto, a causa della mancanza d'entusiasmo da parte del pubblico e dei fan,[65] e sia Emmerich che Devlin si ritirarono dopo dispute sul budget.[66]

Serie animata[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Godzilla: The Series.

La continuità del film venne proseguita con una serie di cartoni realizzati dal 1998-2000. Nella serie, il dottor Tatopoulos scopre l'uovo sopravvissuto, che si schiude e il piccolo considera l'umano come padre adottivo. Negli episodi seguenti, Tatopoulos forma una squadra per assistere Godzilla nella lotta contro varie minacce globali.[67]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Tom Breihan, Worst Godzilla Ever: Why Japan Hated (And Murked) The '98 U.S. Remake, su Concourse, 12 maggio 2014.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l Aiken, Keith, "GODZILLA Unmade: The History of Jan De Bont's Unproduced TriStar Film – Part 4 of 4". Scifi Japan, (31 maggio, 2015)
  3. ^ Godzilla (1998), su Box Office Mojo. URL consultato il 1º novembre 2011.
  4. ^ 1998 Domestic Grosses, su Box Office Mojo. URL consultato il 29 marzo 2016.
  5. ^ 1998 Worldwide Grosses, su Box Office Mojo. URL consultato il 29 marzo 2016.
  6. ^ James Sterngold, 'Godzilla' Roars In But Fails To Devour, su New York Times, 26 maggio 1998. URL consultato il 7 agosto 2016.
  7. ^ Rose DeWolf, It's Big, All Right - A Big Flop `Godzilla' Takes A Stomping At The Box Office And In The Stores, su Philly, 12 giugno 1998. URL consultato il 7 agosto 2016.
  8. ^ I proprietari della proprietà intellettuale di Godzilla.
  9. ^ a b c Mark Schaefer, Godzilla Stomps into Los Angeles, su Penny Blood, November 2004. (archiviato dall'url originale il 3 febbraio 2005).
  10. ^ Gojira - Final Wars (2004). Regia di Ryūhei Kitamura. Toho
  11. ^ Godzilla: Rulers of Earth 2013 IDW Publishing
  12. ^ Godzilla: Kaiju Collection 2015 Mobile Game
  13. ^ Ossia, "Godzilla", era infatti il titolo originale del film di Ishirō Honda.
  14. ^ Responsabile per la distribuzione dei doppiaggi inglesi di Godzilla negli Stati Uniti.
  15. ^ Galbraith IV, Stuart (1994). Godzilla's American Cousin. Filmfax #45, p. 63
  16. ^ a b c d Keith Aiken, Godzilla Unmade: The History of Jan De Bont’s Unproduced TriStar Film – Part 1 of 4, su Scifi Japan, 10 maggio 2015. URL consultato il 29 marzo 2016.
  17. ^ a b Nashawaty, Chris (1998). Stomp the World, I Want to Get Off. Entertainment Weekly #433, p. 26
  18. ^ Bob Strauss, New-Look Godzilla Unleashed in Remake, su Daily News, 17 maggio 1998. URL consultato il 19 settembre 2016.
  19. ^ TriStar lands monster of deal with ‘Godzilla’, in Variety, 29 ottobre 1992.
  20. ^ David Milner, Haruo Nakajima Interview, su Cult Movies #17, 1996.
  21. ^ David Milner, Koichi Kawakita Interview, su Cult Movies #14, 1994.
  22. ^ David Milner, Teruyoshi Nakano Interview, su Cult Movies #12, 1994.
  23. ^ David Milner, Ishiro Honda Interview, su Cult Movies #9, 1993.
  24. ^ Ted Elliott e Terry Rossio, Godzilla (TXT), scifiscripts.com. URL consultato il 22 gennaio 2014.
  25. ^ GODZILLA 2 RUMORS UNFOUNDED « SciFi Japan, Scifijapan.com. URL consultato il 22 gennaio 2014.
  26. ^ Gonzalez, Francisco (June 8, 2011). The Three American Godzilla Films, The Film Connoisseur.
  27. ^ Winston's Godzilla
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  30. ^ Martin, Kevin H. (1998). The Sound and the Fury. Cinefex #74, p. 85
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  59. ^ 1998’s Godzilla producer admits mistakes, Nerd Reacter, 8 dicembre 2014. URL consultato il 18 novembre 2015.
  60. ^ Entrambi attori che raffigurarono il Godzilla giapponese
  61. ^ che avrebbero girato poi, Gojira Mothra King Ghidorah - Daikaijū sōkōgeki
  62. ^ Staff & Contributors « SciFi Japan, Scifijapan.com, 18 maggio 1998. URL consultato il 22 gennaio 2014.
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  65. ^ Keith Aiken, Godzilla 2 Rumors Unfounded, su Sci Fi Japan, 10 gennaio 2007. URL consultato il 19 dicembre 2013.
  66. ^ Claudia Eller, Sony Relying on a Compact Import for Next 'Godzilla', su Los Angeles Times, 13 giugno 2000. URL consultato il 25 marzo 2016.
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