Godzilla (film 1998)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Godzilla
GodzillaSnapshot.png
Godzilla a New York in una scena
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1998
Durata 140 min
Rapporto 2.40 : 1
Genere fantascienza, azione
Regia Roland Emmerich
Soggetto Ted Elliott, Terry Rossio
Sceneggiatura Dean Devlin, Roland Emmerich
Produttore Dean Devlin, Ute Emmerich, William Fay
Fotografia Ueli Steiger
Montaggio Peter Amundson, David J. Siegel
Effetti speciali Volker Engel, Patrick Tatopoulos
Musiche David Arnold
Scenografia Oliver Scholl
Trucco Grad Holder
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Godzilla è un film del 1998, diretto da Roland Emmerich, remake del film giapponese Godzilla del 1954, diretto da Ishirō Honda. Fu il ventitreesimo film della serie, e il primo film di Godzilla prodotto interamente da uno studio cinematografico americano. Il film era una co-produzione tra Centropolis Entertainment e TriStar Pictures, con TriStar occupandosi della distribuzione teatrale e Sony Pictures Entertainment della distribuzione su home media. Il film fu ulteriormente notevole perché era l'unica volta che il produttore Dean Devlin e Emmerich lavoravano su una proprietà intellettuale che non gli apparteneva. Il film è dedicato alla memoria del creatore di Godzilla Tomoyuki Tanaka, che morì durante la produzione del film.

Fu distribuito nel 20 maggio del 1998, ricevendo critiche negative da critici e i fan della serie,[1][2] sebbene fosse stato successo finanziario, guadagnando $136 milioni negli Stati Uniti e $379 milioni internazionalmente,[3] diventando il nono film più redditizio in America del 1998[4] e il terzo nei cinema stranieri.[5] Malgrado il profitto, il film fu considerato una delusione al botteghino.[6][7] Vinse due premi nei Golden Raspberry Awards del 1999 per peggior remake/sequel e per peggior attrice non protagonista, oltre ad essere nominato per peggior film, peggior regista e peggior sceneggiatura. I sequel progettati furono scartati in favore di una serie di cartoni animati intitolata Godzilla: The Series.

Nel 2004, la Toho (i proprietari della proprietà intellettuale di Godzilla) cominciarono a denominare l'incarnazione TriStar di Godzilla con il nome "Zilla".[2][8] Il personaggio da quel punto in poi ha fatto ulteriori apparizioni sotto questo nome.[9][10][11]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

I francesi effettuano dei test atomici nella Polinesia francese; nessun essere umano abita questi piccoli atolli, ma solo un piccolo gruppo di iguane, che in seguito agli esperimenti si sviluppano in una nuova specie di mostri giganteschi; uno soltanto, però, sopravvive alle radiazioni: quello che in giapponese viene chiamato Godzilla. La presenza di Godzilla viene registrata: un peschereccio giapponese, a notte fonda, manifesta dei malfunzionamenti. L'equipaggio, andando a controllare la causa dell'avaria, rileva nel sonar la presenza di una strana creatura sott'acqua. Il peschereccio viene attaccato e affondato.

Il comandante dei servizi segreti francesi Philippe Roaché si reca all'ospedale dove l'unico dei superstiti alla strage marittima riesce a comunicare solamente la parola "Gojira" (cioè "Godzilla", era infatti il titolo originale del film di Ishirō Honda). Il comandante Roaché identifica in Niko Tatopoulos un abile biologo in grado di carpire il segreto di Godzilla. Tatopoulos, che da anni si occupa di studiare i vermi esposti alle radiazioni di Černobyl', non esita due volte a seguire i servizi segreti USA, che l'hanno convocato prima di Roaché.

Quando Tatopoulos giunge sul luogo, è impressionato dalle analisi che stanno conducendo i servizi segreti: a parte il guardare il video dell'anziano pescatore, lo scienziato si ritrova ad analizzare una delle impronte del mostro, larga quanto una casa. Seguendo i banchi di pesce, il mostro riesce ad arrivare a New York. Qui, lentamente, scatena il panico in tutta la città. Il video-reporter Victor Palotti riesce a filmare il mostro, diventando una sorta di celebrità. Anche la moglie Lucy Palotti viene coinvolta dalla popolarità del marito. Niko, con l'équipe di scienziati, giunge in città; compare in un servizio televisivo, e attira così l'attenzione dell'ex-fidanzata Audrey Timmonds, che lo presenta in redazione, dove riesce a fargli raccogliere un certo seguito.

Per mostrarsi come una ragazza tutto-pepe ben inserita anche nel mondo del lavoro dinanzi agli occhi del suo ex-ragazzo, Audrey falsifica un tesserino da anchor-man. In questa maniera riesce a entrare in luoghi strettamente riservati, e riesce a incontrarsi con Niko. Niko intuisce che il mostro non è altro che un'iguana geneticamente mutata, e che l'unico motivo per cui ha aggredito i pescherecci era per la ricerca di pesce. Niko ordina quindi che per farlo uscire allo scoperto, il mostro deve avere un buon quantitativo di pesce a disposizione. Così fa piazzare nel bel mezzo di un grande spiazzo qualche tonnellata di pesce. Nella nottata, il mostro esce dalle fognature, attirato dall'odore nell'aria, e viene attaccato dall'esercito, che lo attendeva appostato di nascosto.

Il mostro continua a essere braccato dall'esercito con elicotteri da guerra, sottomarini e caccia F-18. Ben presto, durante numerosi raid notturni, il mostro viene colpito da dei siluri sparati dai sottomarini e viene spacciato per morto. I militari controllano il sottosuolo, scoprendo tonnellate e tonnellate di pesce nascoste. Si presume quindi che il mostro si fosse preparato per una gravidanza: a questo punto nasce un ennesimo interrogativo. Dove sono i pargoli che stava facendo nascere?

Per scoprire di che sesso sia il mostro che ancora si aggira per Manhattan, Niko Tatopoulos compra dei test di gravidanza per animali, e in farmacia incontra casualmente Audrey. Qui i due iniziano a parlare del più e del meno e Niko, cominciatosi a fidare di Audrey, la fa entrare nella tenda; la donna scopre un sensazionale video che mostra un anziano pescatore che sussurra: Gojira. Indecisa se stare con Niko o avere lo scoop che le avrebbe consentito il successo nella sua carriera, Audrey prende comunque il video. Più tardi lo fa mostrare dalla WIDF, il network per cui lavora; quando il governo scopre che il video è stato mostrato, incolpa Tatopoulos dell'accaduto e lo licenzia.

In seguito al licenziamento, Tatopoulos decide di partire da New York, lasciando in mano al governo la situazione con Godzilla. Ma il caso sembra dover essere approfondito, così, Tatopoulos lascia una sorta di ordine ai soldati: controllare se il gigantesco mostro ha deposto delle uova. Il governo non accetta di portare a termine quest'incarico. Tatopoulos prende un taxi per dirigersi all'aeroporto, ma scopre che il tassista è in realtà Roaché. Philippe lo porta al sicuro in un capannone del porto, dove i servizi segreti francesi hanno installato una piccola base ipertecnologica. Qui, essi si sono organizzati per combattere il mostro. Tatopoulos e Roaché decidono allora di entrare nei sotterranei di New York, dove ritengono che il mostro potrebbe aver deposto le uova. Velocemente i soldati, armati sino ai denti, scendono nel sottosuolo grazie a un diversivo. Ma Roaché e Niko non sono gli unici a scendere sotto la superficie di New York: anche Audrey e il suo amico Victor Palotti, contro il parere della moglie Lucy, li seguono per filmare un altro sensazionale scoop, mentre Roaché è accompagnato da quattro dei suoi uomini.

Quando i due gruppi si incrociano, scoprono entrambi una gigantesca galleria scavata dal mostro sotto il vecchio sistema della metropolitana, una galleria che serve esclusivamente come nido per le gigantesche uova, situate all'interno del Madison Square Garden. Le uova dei piccoli di Godzilla cominciano a schiudersi; i francesi di Roaché fuggono con Audrey e Victor, ma tutti muoiono, uccisi dai piccoli ma già letali rettili. Audrey, Victor, Niko e Roaché - dopo un lungo inseguimento dentro i corridoi del Madison Square Garden - riescono a trasmettere grazie alla telecamera di Victor e alla sala di trasmissione della WIDF all'interno dell'edificio quello che sta accadendo al Madison in TV.

I generali dell'esercito, quantunque increduli, inviano i caccia F-18 ad abbattere la struttura. Entro sei minuti Audrey e gli altri devono trovarsi al di fuori dall'edificio, o morire coi piccoli Godzilla. Poco dopo essersi messi in salvo, Roaché e gli altri si trovano nuovamente a che fare con l'iguana gigante, che non era morta e che inizia a inseguirli per tutta Manhattan, dopo aver visto uno dei suoi piccoli carbonizzati ed incolpando quindi i quattro della morte dell'intera nidiata.

Per pochi minuti, Roachè e gli altri vedono la morte in faccia: d'un tratto infatti, Godzilla riesce ad intrappolare la macchina nella quale viaggiano prima in un tunnel dal quale riescono ad uscire spaventando la bestia con gli abbaglianti dell'auto, per poi finire nella bocca dell'immenso rettile sul ponte di Brooklyn che è in procinto di ingoiarla, ma Tatopoulos riesce ad afferrare un cavo elettrico del ponte e ad infilarlo in un dente del mostro che, ruggendo dal dolore, lascia fuggire l'automobile. Il mostro rimane incastrato nei cavi del ponte di Brooklyn, dando modo agli aerei F-18 di ritornare e di uccidere la bestia a suon di missili.

Il film si chiude con l'immagine di un uovo integro, salvatosi dal bombardamento ed appena schiusosi sotto le macerie del Madison Square Garden.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Il produttore statunitense Harry G. Saperstein (responsabile per la distribuzione dei doppiaggi inglesi di Godzilla negli Stati Uniti) ricevette il permesso da Toho dopo dieci anni per girare un film di Godzilla per il mercato americano.[12] Saperstein inizialmente fece contatto con i produttori di Sony per girare un film su Mr. Magoo, ma il soggetto fu cambiato a causa della disponibilità dei diritti di Godzilla.[13] La Sony si interessò, e propose il progetto alla Coloumbia Pictures, ma ottenne un rifiuto, temendo che un tale film sarebbe stato ridicolo.[14] I responsabili della Sony si orientarno sulla TriStar, ma furono inizialmente respinti.[13]

Disperato, il produttore della Sony, Cary Woods, andò direttamente da Peter Guber, l'amministratore delegato di Sony.[13] Guber fu entusiasta per l'idea, e lo propose a TriStar.[14] Il vice presidente di TriStar, Ken Lemberger, si recò a Tokyo per discutere l'acquisto per i diritti di Godzilla dalla Toho nel 1992. L'offerta iniziale di Sony includeva $300,000-400,000 in pagamenti anticipati e una garanzia per una percentuale dei futuri reditti.[13] In seguito, Toho mandò a Sony un documento specificando le caratteristiche di Godzilla a cui i futuri produttori avrebbero dovuto rimanere fedeli.[15]

Nell'ottobre del 1992, TriStar Pictures annunciò formalmente l'acquisto dei diritti di Godzilla da Toho per produrre una trilogia di film, con la promessa di restare fedele ai lungometraggi originali giapponesi, mantenendo il tema antinucleare.[16] Dopo questo annuncio, molti produttori dei film originali diedero il loro appoggio al progetto, incluso Haruo Nakajima, che raffigurò il personaggio dal 1954 fino al 1972,[17] Koichi Kawakita, il direttore degli effetti speciali della serie Heisei,[18] Teruyoshi Nakano, il direttore degli effetti speciali degli ultimi film dell'serie Shōwa[19] e Ishirō Honda, il regista del primo film e tanti altri.[20]

Gli sceneggiatori Ted Elliott e Terry Rossio furono incaricati di scrivere il copione, e consegnarono lo script finale nel 1994.[21] Jan de Bont fu incaricato di registrare il film, che, negli intenti avrebbe dovuto essere distribuito nell'estate del 1996.[22] Il Godzilla di de Bont non avrebbe avuto una origine nucleare, invece essendo una creatura creata in Atlantide per difendere la terra d'un extraterrestre mutaforma di nome "Gryphon".[23] Stan Winston e il suo studio furono incaricati di dirigere gli effetti speciali.[24][25] De Bont abbandonò il progetto quando TriStar rifiutò di aumentare il budget previsto di $100–120 milioni.[26]

Roland Emmerich e Dean Devlin[modifica | modifica wikitesto]

Prima della distribuzione di Independence Day, il regista Roland Emmerich e il produttore Dean Devlin accettarono l'incarico di produrre Godzilla, ma a condizione di avere la libertà di girarlo come volevano, cioè con protagonista una creatura agile e realistica.[27] I due erano stati i primi produttori ad essere stati contattati dall'esecutivo di TriStar, Chris Lee, per girare i film, ma i due inizialmente rifiutarono l'incarico, considerando l'idea "tonta".[28]

Emmerich scartò il copione di Rossio, bollandolo come materiale che non avrebbe mai voluto fare. Decise di non ricreare il Godzilla originale, volendo interpretarlo a modo suo,[2] deliberatamente ignorando l'origine nucleare del mostro.[29]

Effetti speciali[modifica | modifica wikitesto]

Emmerich decise di re-inventare Godzilla, dicendo che il disegno originale giapponese "non aveva senso".[30] Scartò anche il Godzilla di de Bont per la sua fedeltà all'originale.[2][31]

Patrick Tatopoulos fu incaricato di disegnare il nuovo Godzilla, ammetttendo successivamente che l'unica richiesta da parte di Emmerich fosse che il personaggio fosse rapido nella corsa.[32] Fu così che Godzilla, originalmente un robusto rettile marino di postura eretta e plantigrada, divenne un'iguana gigante bipede con la coda tenuta parallela dal suolo e con piedi digitigradi. Il colore di Godzilla fu concepito per mimitizzarsi nell'ambiente urbano del film.[32] A un certo punto della produzione, fu proposto di raffigurare il personaggio attraverso il motion capture, ma il risultato fu quello di ottenere un "uomo in costume".[33]

Tatopoulos criticò il Godzilla scolpito dagli artisti degli Stan Winston Studios, dichiarandolo troppo simile al Godzilla originale.[2] Fra le ispirazioni di Tatopoulos fu Shere Khan nel film Disney Il libro della giungla, specificamente il suo mento.[2][34]

Tatopoulos creò quattro disegni e una scultura da presentare a Toho. Furono svelati al presidente di Toho Isao Matsuoka, il produttore Shogo Tomiyama, e il direttore degli effetti speciali Koichi Kawakita. I tre rimasero silenziosi per qualche minuto dopo la presentazione, scioccati da quanto il nuovo disegno non corrispondesse alle loro spettative. Tale nuovo disegno fu accettato solo quando Tomiyama convinse l'ormai morente creatore di Godzilla Tomoyuki Tanaka che il nuovo mostro fosse "come Carl Lewis." Il disegno di Tatopoulos fu poi approvato da Matsuoka, che dichiarò che manteneva lo "spirito" del Godzilla originale.[2]

Sceneggiatura[modifica | modifica wikitesto]

Malgrado l'appoggio della Toho, la TriStar non aveva ancora dato il via per il film. Emmerich e Devlin decisero di scartare la provenienza dalla mitica Atlantide del mostro stabilito da Elliott e Rossio a favore d'una origine provocata da test nucleari.[2] I due decisero di raffigurare il personaggio più come un animale che un mostro,[35] dandogli persino la capacità di scavare come alcune specie di lucertole.[36] Fu brevemente considerato di dargli la capacità di cambiare coloro come un camaleonte, ma l'idea fu scartata.[2]

Emmerich e Devlin decisero di abbandonare l'iconico raggio nucleare del personaggio a favore d'un "alito potenziato", che avrebbe dato a Godzilla l'abilità di spazzare via gli oggetti con il suo ruggito. Questo cambiamento fu rivelato inaspettatamente al pubblico, suscitando l'ira dei fan e costringendo a Emmerich e Devlin di fare dei cambiamenti all'ultimo momento, specificamente, inserendo la capacità dell'alito del mostro di dare fuoco agli oggetti infiammabili.[37] Per accrescere la minaccia di Godzilla, i due diedero al mostro l'abilità di riprodursi asessualmente, generando centinaia di uova.[2] Il primo abbozzo fu consegnato a Sony nel dicembre del 1996, e fu dato a Bob Levin per lanciarlo nel marketing.[2]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese cominciarono nel maggio del 1997 a New York, per poi spostarsi a Los Angeles in giugno.[38] Le scene ambientate a New York furono girate in 13 giorni, mentre le scene tropicali furono filmate alle Hawaii.[39] Lo United States Marine Corps participò nel film, con un pilota Marine di riserva, il colonnello Dwight Schmidt, che assunse il ruolo del pilota che lancia i missili a Godzilla.[40]

Accoglienza e critiche[modifica | modifica wikitesto]

Godzilla ricevette recensioni generalmente negative dai critici.[1][2][41] Le recensioni di Rotten Tomatoes mostrano che solo 16% furono positivi, con un voto medio di quattro su dieci,[42] mentre Metacritic lo diede un voto di 32 su cento basandosi su 23 recensioni.[43] Nel 1999, il film vinse i Golden Raspberry Awards per peggior attrice per Pitillo e per peggior remake o sequel. Il film fu inoltre nominato per peggior film, peggior regista, e peggior sceneggiatura.[44] La maggior parte delle critiche furono concentrate sulla sceneggiatura, gli attori, e il regista,[45][46] mentre i fan di Godzilla criticarono la ri-interpretazione del personaggio, specialmente la sua corporatura e la mancanza di fedeltà ai film originali.[1][47][48][49][50][8]

Emmerich confessò anni dopo che rimpiangeva la produzione del film, siccome le riprese furono rafrettate per coincidere con Memorial Day e lo studio cinematografico rifiutò di presentare il film a un pubblico di prova. Difese però il film finale, dicendo che fu meglio di quanto i critici dicevano e che fu redditizio.[51] Emmerich ammise che non aveva mai preso i film originali sul serio, paragonandoli ai western all'italiana e ai film di Maciste.[52][53]

Devlin concedette d'aver "pasticciato" Godzilla, incolpando il copione che scrisse insieme a Emmerich.[54][55] Secondo Devlin, i due sbagli principali furono la mancanza di antropomorfizzazione nel personaggio, e il rivelare l'origine di Godzilla tardi nel film invece che nel prologo.[56]

Reazione di Toho[modifica | modifica wikitesto]

Haruo Nakajima e Kenpachiro Satsuma (entrambi attori che raffigurarono il Godzilla giapponese) e il regista Shūsuke Kaneko (che avrebbe poi girato Gojira Mothra King Ghidorah - Daikaijū sōkōgeki) criticarono il film e la raffigurazione del personaggio. Nakajima lo paragonò con un'iguana con gli arti di rana,[49] mentre Satsuma dichiarò che al personaggio mancava lo spirito dell'originale.[35] I fan della serie considerarono il Godzilla americano così divergente che lo nominarono GINO (Godzilla In Name Only).[57] Kaneko osservò come il Godzilla statunitense fuggiva dalle forze militari invece di affrontarli, teorizzando che gli americani abbiano una difficoltà nell'accettare l'esistenza d'una creatura capace di resistere alle loro armi.[58] Nel 2004, Toho comincio a marchiare le future incarnazioni del Godzilla di TriStar sotto il nome di "Zilla", una decisione presa dal produttore Shogo Tomiyama e il regista di Gojira - Final Wars Ryūhei Kitamura, siccome sentirono che TriStar avevano tolto il "God" da Godzilla nel raffigurarlo come un animale.[8]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Sequel[modifica | modifica wikitesto]

La TriStar aveva avuto intenzione di produrre una trilogia di film dopo l'acquisto dei diritti per Godzilla nel 1992. Emmerich e Devlin infatti avevano incaricato Ted Murphy di scrivere il copione del primo sequel, che avrebbe narrato dell'ultimo rimasto figlio di Godzilla lottare contro un insetto gigante a Sydney.[59] Lo studio abbandonò il progetto, a causa della mancanza d'entusiasmo da parte del pubblico e dei fan,[60] e Emmerich e Devlin si ritirarono dopo dispute riguardo al budget.[61]

Serie animata[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Godzilla: The Series.

La continuità del film venne proseguita con una serie di cartoni fatti dal 1998-2000. Nella serie, il dottor Tatopoulos scopre l'uovo sopravvissuto, che si schiude e considera l'umano come padre adottivo. Negli episodi seguenti, Tatopoulos forma una squadra per assistere Godzilla nella lotta contro varie minacce globali.[62]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Tom Breihan, Worst Godzilla Ever: Why Japan Hated (And Murked) The '98 U.S. Remake, su Concourse, 12 maggio 2014.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l Aiken, Keith, "GODZILLA Unmade: The History of Jan De Bont's Unproduced TriStar Film – Part 4 of 4". Scifi Japan, (31 maggio, 2015)
  3. ^ Godzilla (1998), su Box Office Mojo. URL consultato il 1º novembre 2011.
  4. ^ 1998 Domestic Grosses, su Box Office Mojo. URL consultato il 29 marzo 2016.
  5. ^ 1998 Worldwide Grosses, su Box Office Mojo. URL consultato il 29 marzo 2016.
  6. ^ James Sterngold, 'Godzilla' Roars In But Fails To Devour, su New York Times, 26 maggio 1998. URL consultato il 7 agosto 2016.
  7. ^ Rose DeWolf, It's Big, All Right - A Big Flop `Godzilla' Takes A Stomping At The Box Office And In The Stores, su Philly, 12 giugno 1998. URL consultato il 7 agosto 2016.
  8. ^ a b c Mark Schaefer, Godzilla Stomps into Los Angeles, su Penny Blood, November 2004. (archiviato dall'url originale il 3 febbraio 2005).
  9. ^ Gojira - Final Wars (2004). Regia di Ryūhei Kitamura. Toho
  10. ^ Godzilla: Rulers of Earth 2013 IDW Publishing
  11. ^ Godzilla: Kaiju Collection 2015 Mobile Game
  12. ^ Galbraith IV, Stuart (1994). Godzilla's American Cousin. Filmfax #45, p. 63
  13. ^ a b c d Keith Aiken, Godzilla Unmade: The History of Jan De Bont’s Unproduced TriStar Film – Part 1 of 4, su Scifi Japan, 10 maggio 2015. URL consultato il 29 marzo 2016.
  14. ^ a b Nashawaty, Chris (1998). Stomp the World, I Want to Get Off. Entertainment Weekly #433, p. 26
  15. ^ Bob Strauss, New-Look Godzilla Unleashed in Remake, su Daily News, 17 maggio 1998. URL consultato il 19 settembre 2016.
  16. ^ TriStar lands monster of deal with ‘Godzilla’, in Variety, 29 ottobre 1992.
  17. ^ David Milner, Haruo Nakajima Interview, su Cult Movies #17, 1996.
  18. ^ David Milner, Koichi Kawakita Interview, su Cult Movies #14, 1994.
  19. ^ David Milner, Teruyoshi Nakano Interview, su Cult Movies #12, 1994.
  20. ^ David Milner, Ishiro Honda Interview, su Cult Movies #9, 1993.
  21. ^ Ted Elliott e Terry Rossio, Godzilla (TXT), scifiscripts.com. URL consultato il 22 gennaio 2014.
  22. ^ GODZILLA 2 RUMORS UNFOUNDED « SciFi Japan, Scifijapan.com. URL consultato il 22 gennaio 2014.
  23. ^ Gonzalez, Francisco (June 8, 2011). The Three American Godzilla Films, The Film Connoisseur.
  24. ^ Winston's Godzilla
  25. ^ Winston's Gryphon
  26. ^ GODZILLA-The Films That Never Were, The Global Cafe. URL consultato il 22 gennaio 2014.
  27. ^ Martin, Kevin H. (1998). The Sound and the Fury. Cinefex #74, p. 85
  28. ^ Bart, Peter (2000). The Gross: The Hits, The Flops: The Summer That Ate Hollywood. St. Martin's Press, p. 107
  29. ^ Aberly, Rachel (1998). The Making of Godzilla. HarperPrism. p. 25
  30. ^ Mike Ryan, Roland Emmerich, ‘White House Down’ Director, Explains Who And What We’ll See In ‘Independence Day 2’ (Not Boomer), su Huffington Post, 26 giugno 2013. URL consultato il 22 marzo 2016.
  31. ^ Dawson, Jeff (1998). We’re Off to See the Lizard. Empire #110. p. 118
  32. ^ a b Richard Rickitt, Designing Movie Creatures and Characters: Behind the Scenes With the Movie Masters, Focal Press, 2006, pp. 74–76, ISBN 0-240-80846-0.
  33. ^ Richard Rickitt, Special Effects: The History and Technique, Billboard Books, 2000, p. 174, ISBN 0-8230-7733-0.
  34. ^ Aberly, Rachel (1998). The Making of Godzilla. HarperPrism. p. 27
  35. ^ a b Ryfle, Steve (1998). Japan’s Favorite Mon-Star: The Unauthorized Biography of the Big G. ECW Press. p. 334. ISBN 1550223488.
  36. ^ Sean Mitchell, The Return of Godzilla, su Los Angeles Times, 17 maggio 1998.
  37. ^ Martin, Kevin H. (1998). The Sound and the Fury. Cinefex #74. p. 101
  38. ^ Rob Allstetter, Look Out, it's Godzilla!, in Wizard, nº 72, August 1997, pp. 119–120.
  39. ^ Story Notes for Godzilla, AMC. URL consultato il 22 gennaio 2014.
  40. ^ Marines unceremoniously ousted from newest version of Godzilla, in Marine Corps Times, 10 maggio 2014.
  41. ^ Scott Mendelson, 15 Years Ago, 'Godzilla' Was A Flop. By Today's Standards, It Would Be A Hit, su Forbes, 20 maggio 2013. URL consultato l'8 marzo 2016.
  42. ^ Godzilla (1998). Rotten Tomatoes. IGN Entertainment. Retrieved November 6, 2011.
  43. ^ Godzilla. Metacritic. CNET Networks. Retrieved November 6, 2011.
  44. ^ John Wilson, 1998 Archive, Golden Raspberry Award, 23 agosto 2000. URL consultato il 6 novembre 2011.
  45. ^ Felix Vasquez Jr., Godzilla (1998), su Cinema Craze, 14 marzo 2013.
  46. ^ Josh Larsen, Godzilla (1998), su Larsen On Film, 6 maggio 2014.
  47. ^ Chip Forge, Godzilla (1998), su Audiences Everywhere, 23 febbraio 2014.
  48. ^ Ken Newquist, Cloverfield: The monster movie Godzilla should have been, su Nuketown, 31 luglio 2010.
  49. ^ a b An Online Interview With Satsuma and Nakajima, Historyvortex.org, 1º giugno 2002. URL consultato il 22 gennaio 2014.
  50. ^ Japan's Favorite Mon-star: The Unauthorized Biography of "The Big G” – Steve Ryfle, p. 344
  51. ^ The Day After Tomorrow: An Interview with Roland Emmerich. blackfilm.com. Retrieved November 6, 2011.
  52. ^ Keith Aiken, GODZILLA Unmade: The History of Jan De Bont’s Unproduced TriStar Film – Part 1 of 4, su Scifi Japan, 10 maggio 2015. URL consultato il 10 maggio 2015.
  53. ^ Bob Strauss, NEW-LOOK `GODZILLA' UNLEASHED IN REMAKE, su Daily News, 17 maggio 1998. URL consultato il 10 maggio 2015.
  54. ^ Adam B. Vary, Dean Devlin on the recently announced 'Godzilla' reboot: 'I know I screwed up my Godzilla', su Entertainment Weekly, 27 luglio 2012.
  55. ^ Chris Eggertsen, Dean Devlin Talks About the Failure of His ‘Godzilla’ 1998 Script, su Bloody Disgusting, 24 giugno 2011.
  56. ^ 1998’s Godzilla producer admits mistakes, Nerd Reacter, 8 dicembre 2014. URL consultato il 18 novembre 2015.
  57. ^ Staff & Contributors « SciFi Japan, Scifijapan.com, 18 maggio 1998. URL consultato il 22 gennaio 2014.
  58. ^ The US version, Expressindia.indianexpress.com, 11 luglio 1998. URL consultato il 22 gennaio 2014.
  59. ^ Tab Murphy, Godzilla 2 Story Treatment, su Scifi Japan, 19 ottobre 1999.
  60. ^ Keith Aiken, Godzilla 2 Rumors Unfounded, su Sci Fi Japan, 10 gennaio 2007. URL consultato il 19 dicembre 2013.
  61. ^ Claudia Eller, Sony Relying on a Compact Import for Next 'Godzilla', su Los Angeles Times, 13 giugno 2000. URL consultato il 25 marzo 2016.
  62. ^ Godzilla: The Series FOX. TV.com. Retrieved November 6, 2011.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]