Godescalco dei Vendi

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San Godescalco
Schwerin Propsteikirche St. Anna Glasfenster 2014-05-23 2-2.jpg
 

Re degli Obodriti

 
Nascitaverso il 1000
Morte7 giugno 1066
Venerato daChiesa cattolica
Ricorrenza7 giugno

Godescalco dei Vendi, in lingua tedesca Gottschalk der Wende (verso il 1000Lenzen, 7 giugno 1066), è stato un re obodrita appartenente alla stirpe nobiliare dei naconidi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Prigionia ed esilio[modifica | modifica wikitesto]

Figlio del principe obodrita Udo e di una principessa danese, fu educato nel convento di San Michele a Luneburgo. Nel 1028 il padre venne ucciso e Godescalco lasciò il convento. Non è chiaro se egli abbia effettivamente condotto una campagna militare per vendicare la morte del padre, come sostiene il cronista Helmold di Bosau. Nel 1030 fu preso prigioniero da Bernardo II di Sassonia e bandito dalla Sassonia. Si recò quindi in Inghilterra, dove divenne seguace di Canuto il Grande, re di Danimarca ed Inghilterra. Dopo la morte di quest'ultimo, avvenuta nel 1035, egli divenne seguace del futuro (1047) re di Danimarca, Sweyn II, sposandone la figlia Sigrid.

Nel 1043 il principe polabo Ratibor, che si era conquistato la posizione di capo dei clan delle popolazioni di stirpe obodrita e che minacciava la Danimarca, fu sconfitto da Magnus I di Norvegia. Perciò Godescalco lasciò Sweyn, accordandosi con Magnus per rientrare in patria.

Rientro in patria[modifica | modifica wikitesto]

Godescalco poté così divenire signore degli obodriti. Per imporsi sui nobili, in prevalenza pagani, egli si appoggiò sia ai suoi predecessori naconidi che al duca di Sassonia Bernardo II ed all'arcivescovo di Brema Adalberto, sostenendo gli sforzi missionari nel territorio slavo. Così nelle sue terre nacquero le diocesi di Oldenburg per i wagri, quella di Ratzeburg per i polabi e quella del Meclemburgo per gli obodriti in senso stretto.

Il decesso[modifica | modifica wikitesto]

Dopo che nel 1066 l'arcivescovo Adalberto fu spodestato, scoppiò una rivolta dei nobili pagani, nel corso della quale Godescalco rimase ucciso. La sua vedova Sigfrid fuggì con il figlio, il futuro principe Enrico, in Danimarca presso il padre, il re Sweyn II. Il secondo figlio di Godescalco, Budivoj, fuggì presso il duca di Sassonia, ma cadde infine in una trappola tesagli dal capo dei nobili pagani, Kruto, e venne ucciso.

Il figlio Enricò cercò ancora una volta di concretizzare infine la visione di Godescalco di uno stato cristiano degli slavi dell'Elba organizzato secondo il modello polacco, sconfiggendo il pagano Kruto.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Niccolò Del Re, Godescalco, in Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense (a cura di), Bibliotheca Sanctorum, vol. VII, Roma, Città Nuova Editrice, 1966, pp. 77-78. Trascrizione - ma senza bibliografia - sul sito www.santiebeati.it
  • (DE) Ekkart Sauser, Gottschalk, in Biographisch-Bibliographisches Kirchenlexikon (BBKL), vol. 16, Herzberg 1999, pp. 610–611 ISBN 3-88309-079-4
  • (DE) Ernst Steindorff, Gottschalk in Allgemeine Deutsche Biographie (ADB), vol. 9, Duncker & Humblot, Leipzig 1879, pp. 489–493

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN90999165 · GND (DE138743495 · CERL cnp01179605