Gneo Cornelio Lentulo Clodiano

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Gneo Cornelio Lentulo Clodiano
Nome originale Cneus Cornelius Lentulus Clodianus
Gens Cornelia
Padre Gneo Cornelio Lentulo
Consolato 72 a.C.
Una moneta di Lentulo Clodiano
Cornelia50.jpg
Marte. Vittoria su biga, CN.LENTVL in esergo.
AR, denario, 88 a.C.

Gneo Cornelio Lentulo Clodiano (in latino: Gneus Cornelius Lentulus Clodianus; ... – ...) è stato un politico romano del I secolo a.C..

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era nato come Clodio e fu adottato nella gens Cornelia, probabilmente da Gneo Cornelio Lentulo, che fu console nel 97 a.C. I Lentuli erano un ramo della gens Cornelia; il nome deriva da lens, lenticchia.

Fu eletto console nel 72 a.C. assieme a Lucio Gellio Publicola. Emanarono alcune leggi importanti: una che confermava la cittadinanza romana che Pompeo aveva concesso a Gneo Cornelio Balbo e a due suoi parenti che avevano combattuto per Roma durante la guerra contro Sertorio) (Cic. pro Balb. 8, 14); un'altra legge, secondo la quale una persona assente da Roma perché in viaggio nelle province non poteva essere accusata di delitti capitali, fu emessa per proteggere Stenio di Thermae dalle macchinazioni di Verre, ma venne frustrata dall'influenza dello stesso Verre (Cic. in Verr. II, 34, 39, etc.)

Lentulo fece anche approvare una legge per esigere pagamenti da coloro cui era stata donata del terreno pubblico da Lucio Cornelio Silla. (Sall. ap. Gell. xviii. 4.)

Nella terza guerra servile contro Spartaco, essendo già proconsoli, sia lui che il suo collega furono sconfitti. (Tito Livio, Epitome, xc; Plutarco, Crasso, ix e segg.)

In un primo tempo avevano sconfitto un generale di Spartaco, un celta di nome Crixo, in Apulia nella battaglia del Gargano.

In seguito Lentulo Clodiano accampò il suo esercito sull'appennino tosco emiliano per fermare il gladiatore Spartaco in fuga verso le Alpi di concerto con l'altro console Lucio Gellio Publicola, ma venne sconfitto[1]

Fu eletto censore nel 70 a.C., di nuovo assieme a Gellio Publicola, dopo circa 15 anni che la carica non era stata eletta. Durante la loro permanenza nella carica espulsero dal Senato 64 membri per indegnità, tra cui Lentulo Sura e Gaio Antonio che fu in seguito collega di Cicerone nel consolato. Tuttavia la maggior parte fu assolta e ripristinata nella carica. (Cic. pro Cluent. 42, in Verr. V, 7; pro Flacc. 19; Gel. V, 6; Val. Max. V 9, 1)

Tennero un lustrum, con cui il numero dei cittadini fu ridotto a 450.000 (Liv. Epit. 98; Ascon. ad Verr. Act. I, 18; comp. Plut. Pomp. 22.).

Entrambi furono legati di Pompeo contro i pirati del Mar Mediterraneo. Lentulo fu comandante della flotta romana del mare Adriatico nella primavera estate del 67 a.C., Gellio di quella nel mar Tirreno.

Al senato Lentulo appoggiò la legge Manilia che affidava a Pompeo il comando delle legioni contro Mitridate. (Appiano Mithr. 95; Cic. pro Leg. Manil. 23.)

Come oratore, aveva un gran talento ed una buona voce. (Cic. Brut. 66.)

Il figlio, con lo stesso nome, fu inviato con Metello Cretico e L. Flacco nel territorio degli Elvezi. (Cic. ad Att. I 19, 20.)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sallustio, Historiae, IV, 337-340 (Charles Durosoir, Oeuvres complètes de Salluste, Paris 1865, p.405, con testo on-line (PDF)).
Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Gaio Cassio Longino
e
Marco Terenzio Varrone Lucullo
(72 a.C.)
con Lucio Gellio Publicola
Publio Cornelio Lentulo Sura
e
Gneo Aufidio Oreste