Glyceria maxima

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Gramignone maggiore
Glyceria maxima54 habit4 (8684112543).jpg
Glyceria maxima
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Liliopsida
Sottoclasse Commelinidae
Ordine Cyperales
Famiglia Poaceae
Sottofamiglia Pooideae
Tribù Meliceae
Genere Glyceria
Specie G. maxima
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Monocotiledoni
(clade) Commelinidae
Ordine Poales
Famiglia Poaceae
Sottofamiglia Pooideae
Tribù Meliceae
Genere Glyceria
Nomenclatura binomiale
Glyceria maxima
(Hartm.) Holmb., 1919
Nomi comuni

Gliceria maggiore

Il gramignone maggiore (Glyceria maxima, Hartm. et Holmb., 1919) è una specie di pianta spermatofita monocotiledone appartenente alla famiglia Poaceae (sottofamiglia Pooideae).[1]

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome generico (Glyceria) deriva da una parola greca (glykeros o glukeroj) il cui significato è dolce e si riferisce alla dolcezza del grano della specie Glyceria fluitans.[2][3] Il nome specifico (maxima) significa più grande (= superlativo di magnus).[4][5]

Il nome scientifico è stato definito inizialmente dal fisico e botanico svedese Carl Johan Hartman (1790–1849) e perfezionato successivamente dal botanico svedese Otto Rudolf Holmberg (1874–1930) nella pubblicazione "Botaniska Notiser" (Bot. Not. 1919: 97.) del 1919.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento
Le foglie
Infiorescenza
Spighetta
Ligule e guaine del culmo
Spighetta generica con tre fiori diversi

Queste piante arrivano ad una altezza di 1 - 3 metri. La forma biologica prevalente è idrofita radicante (I rad), sono piante acquatiche perenni le cui gemme si trovano sommerse o natanti e con un apparato radicale che le ancora al fondale. In queste piante è presente anche la forma biologica geofita rizomatosa (G rhiz), ossia piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea; durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei come bulbi, tuberi e rizomi, fusti sotterranei dai quali, ogni anno, si dipartono radici e fusti aerei. In queste piante non sono presenti i micropeli.[6][7][8][9][10][11][12][13]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da rizomi stoloniferi. I rizomi sono allungati e normalmente immersi nell'acqua.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

I culmi, eretti, sono cavi a sezione più o meno rotonda. Alla base sono robusti e ingrossati (1 cm di diametro). Sono fogliosi fin quasi all'apice. Sono radicanti ai nodi.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie lungo il culmo sono disposte in modo alterno, sono distiche e si originano dai vari nodi. Sono composte da una guaina, una ligula e una lamina. Le venature sono parallelinervie e trasversali (appena visibili). Non sono presenti i pseudopiccioli e, nell'epidermide delle foglia, le papille.

  • Guaina: la guaina è abbracciante il fusto (tubolare per gran parte della lunghezza, interamente chiusa) ed è priva di auricole; è carenata con setti trasversali; la superficie è liscia o scabra verso la lamina.
  • Ligula: la ligula è membranosa (raramente cigliata); è tronca ed è lunga 2 – 4 mm.
  • Lamina: la forma è piana e lineare con apice acuto e margini scabrosi; la superficie è glabra (liscia sulla faccia superiore, scabra su quella inferiore) e colorata di verde chiaro. Dimensioni della lamina: larghezza: 8 – 16 mm; lunghezza 25 – 50 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza principale (sinfiorescenza o semplicemente spiga): le infiorescenze, ramificate, ascellari e terminali, formate da diverse spighette, hanno la forma di una pannocchia ampia e lassa dalla forma lanceolata (o oblunga o ovata). La fillotassi dell'inflorescenza inizialmente è a due livelli, anche se le successive ramificazioni la fa apparire a spirale. I rami sono eretto-patenti. Il peduncolo è liscio o scabroso. Lunghezza della pannocchia: 2 - 4 dm.

Spighette[modifica | modifica wikitesto]

Infiorescenza secondaria (o spighetta): le spighette, pedicellate, compresse lateralmente con forme da lanceolate o oblunghe, sottese da due brattee distiche e strettamente sovrapposte chiamate glume (inferiore e superiore), sono formate da 5 - 7 fiori e sono screziate di bruno. I fiori sono colorati di verde-giallastro o viola sfumato. Possono essere presenti dei fiori sterili; in questo caso sono in posizione distale rispetto a quelli fertili. Alla base di ogni fiore sono presenti due brattee: la palea (un profillo) e il lemma. La disarticolazione avviene con la rottura a maturità della rachilla tra i fiori o sopra i glumi. Dimensione delle spighette: larghezza 2 mm; lunghezza 7 – 8 mm.

  • Glume: le glume, persistenti, sono lunghe 2,5 mm (più corte del lemma) e sono troncate; hanno una sola venatura; le forme sono da oblunghe a ovate.
  • Palea: la superficie della palea si presenta con due venature ed è cigliata.
  • Lemma: la superficie del lemma ha 7 - 11 nervature longitudinali prominenti non convergenti all'apice; la forma è troncata; a volte è pubescente; il lemma è lungo 2,5 – 3 mm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori fertili sono attinomorfi formati da 3 verticilli: perianzio ridotto, androceo e gineceo.

  • Formula fiorale. Per la famiglia di queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:[7]
  • , P 2, A (1-)3(-6), G (2–3) supero, cariosside.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono del tipo cariosside, ossia sono dei piccoli chicchi indeiscenti, con forme ellissoidali, nei quali il pericarpo è formato da una sottile parete che circonda il singolo seme. In particolare il pericarpo è fuso al seme ed è aderente. L'endocarpo non è indurito e l'ilo è lungo e lineare. L'embrione è piccolo e provvisto di epiblasto ha un solo cotiledone altamente modificato (scutello senza fessura) in posizione laterale. I margini embrionali della foglia non si sovrappongono. Lunghezza del frutto: 1,5 – 2 mm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: in generale le erbe delle Poaceae sono impollinate in modo anemogamo. Gli stigmi più o meno piumosi sono una caratteristica importante per catturare meglio il polline aereo.
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo (dopo aver eventualmente percorso alcuni metri a causa del vento – dispersione anemocora) a terra sono dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[14] – Distribuzione alpina[15])

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Areale alpino[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico alpino la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[15]

  • Formazione: delle comunità delle megaforbie acquatiche.
  • Classe: Phragmito-Magnocaricetea Klika, 1941
  • Ordine: Phragmitetalia communis Kock, 1926
  • Alleanza: Phragmition communis Kock, 1926

Areale italiano[modifica | modifica wikitesto]

Per l'areale completo italiano la specie di questa voce appartiene tra le altre alla seguente comunità vegetale:[17]

  • Macrotipologia: vegetazione anfibia di fiumi, sorgenti e paludi.
  • Classe: Phragmito australis-Magnocaricetea elatae Klika in Klika & Novák, 1941
  • Ordine: Phragmitetalia australis Koch, 1926
  • Alleanza: Phragmition communis Koch, 1926
  • Suballeanza: Phragmitenion communis Rivas-Martínez in Rivas-Martínez, Costa, Castroviejo & E. Valdés, 1980

Descrizione: la suballeanza Phragmitenion communis è relativa a vegetazione costituita da graminacee alte, sensibili ai periodi di emersione e comprende tutte le associazioni che sono strettamente legate ad ambienti di acqua dolce, distinguendosi quindi da altre suballeanza come Scirpenion maritimi relative a comunità di ambienti salmastri. Questa associazione è potenzialmente distribuita su tutto il territorio italiano. Inoltre è caratterizzata da una certa ricchezza floristica, ma sono presenti anche popolamenti monospecifici, caratterizzati da individui che si riproducono per via vegetativa. Le cenosi del Phragmiteni communis colonizzano le aree marginali dei sistemi di acqua dolce italiani; sono quindi tipici delle zone prossime alla costa dei laghi, alle rive dei fiumi e delle aree umide ad essi limitrofi.[18]

Specie presenti nell'associazione: Mentha spicata, Mentha aquatica, Lythrum salicaria, Lycopus europaeus, Calystegia sepium, Agrostis stolonifera, Bidens frondosa, Bidens tripartita, Schoenoplectus lacustris, Alisma plantago-aquatica, Veronica anagallis-aquatica, Sparganium erectum, Typha latifolia, Phalaris arundinacea.

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza di questa specie (Poaceae) comprende circa 650 generi e 9.700 specie (secondo altri Autori 670 generi e 9.500[10]). Con una distribuzione cosmopolita è una delle famiglie più numerose e più importanti del gruppo delle monocotiledoni e di grande interesse economico: tre quarti delle terre coltivate del mondo produce cereali (più del 50% delle calorie umane proviene dalle graminacee). La famiglia è suddivisa in 11 sottofamiglie, il genere Glyceria è descritto all'interno della sottofamiglia Pooideae (tribù Meliceae) e raccoglie 48 specie distribuite nelle zone umide in regioni temperate in tutto il mondo.[6][7]

Il basionimo per questa specie è: Molinia maxima Hartm., 1820.[1][15]

Filogenesi[modifica | modifica wikitesto]

Il genere di questa specie (Glyceria) è descritto all'interno della supertribù Melicodae Soreng, 2017 (tribù Meliceae Link ex Endl., 1830).[6] La supertribù Melicodae, dal punto di vista filogenetico, è la seconda supertribù, dopo la supertribù Nardodae Soreng, 2017, ad essersi evoluta nell'ambito della sottofamiglia Pooideae.[19]

All'interno del genere Glyceria la specie di questa voce è descritta della sezione Hydropoa o Hydrochloa.[20]

Per il genere di questa voce sono descritte le seguenti sinapomorfie: (1) le venature dei lemmi sono prominenti e non convergono all'apice; (2) gli stami sono due o tre.

Il numero cromosomico di G. maxima è: 2n = 28, 56 e 60.[12][21]

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Per questa specie è segnalata la seguente sottospecie:[16]

  • Glyceria maxima subsp. micrantha H. Scholz, 2002 - Distribuzione: Germania

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

L'entità di questa voce ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[22]

  • Catabrosa hydrophila Link
  • Exydra aquatica (L.) Endl.
  • Festuca aquatica (L.) Mutel
  • Glyceria altissima Garcke
  • Glyceria aquatica var. scabra Peterm.
  • Glyceria maxima f. acuta (Peterm.) Soó
  • Glyceria maxima f. scabra (Peterm.) Soó
  • Glyceria spectabilis Mert. & W.D.J.Koch
  • Glyceria spectabilis f. acuta Peterm.
  • Heleochloa aquatica (L.) Drejer
  • Heleochloa aquatica (L.) Fr.
  • Hydrochloa aquatica (L.) Hartm.
  • Hydropoa spectabilis (Mert. & W.D.J.Koch) Dumort.
  • Melica aquatica (L.) Weber ex P.Beauv.
  • Molinia maxima Hartm.
  • Panicularia aquatica (L.) Kuntze
  • Poa aquatica L.

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

La gliceria maggiore in altre lingue è chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Großes Südßgras, Wasser-Schwaden
  • (FR) Grande glycérie
  • (EN) Reed Sweer-grass

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 26 febbraio 2019.
  2. ^ Etymo Grasses, pag. 123.
  3. ^ David Gledhill 2008, pag. 180.
  4. ^ David Gledhill 2008, pag. 252.
  5. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 26 febbraio 2019.
  6. ^ a b c Kellogg 2015, pag. 219.
  7. ^ a b c Judd et al 2007, pag. 311.
  8. ^ Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 413.
  9. ^ Motta 1960, Vol. 2 - pag. 334.
  10. ^ a b Strasburger 2007, pag. 814.
  11. ^ Pasqua et al 2015, pag. 467.
  12. ^ a b c eFloras - Flora of China, su efloras.org. URL consultato il 26 febbraio 2019.
  13. ^ lsid: ipni.org: names:404141-1 Kew - GrassBase - The Online World Grass Flora [collegamento interrotto], su powo.science.kew.org. URL consultato il 26 febbraio 2019.
  14. ^ Conti et al. 2005, pag. 102.
  15. ^ a b c d e Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 908.
  16. ^ a b EURO MED - PlantBase, su ww2.bgbm.org. URL consultato il 28 febbraio 2019.
  17. ^ Prodromo della vegetazione italiana, su prodromo-vegetazione-italia.org. URL consultato il 28 febbraio 2019.
  18. ^ Prodromo della vegetazione italiana, su prodromo-vegetazione-italia.org, p. 16.1.1.1 SUBALL. PHRAGMITENION COMMUNIS RIVAS-MARTÍNEZ IN RIVAS-MARTÍNEZ, COSTA, CASTROVIEJO & E. VALDÉS 1980. URL consultato il 28 febbraio 2019.
  19. ^ PeerJ 2018, pag. 13.
  20. ^ Whipple et al. 2007, pag. 553.
  21. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato il 27 febbraio 2019.
  22. ^ The Plant List, http://www.theplantlist.org/tpl1.1/record/kew-417855. URL consultato il 28 febbraio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]