Soffitto di cristallo

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Il soffitto di cristallo (dall'espressione inglese glass ceiling) è una metafora che indica una situazione in cui l'avanzamento di carriera di una persona in una qualsiasi organizzazione lavorativa o sociale, o il raggiungimenti della parità di diritti, viene impedito per discriminazioni, prevalentemente di carattere razziale o sessuale che si frappongono come barriere insormontabili anche se apparentemente invisibili[1]. Nel tempo il termine si è usato anche per indicare ostacoli all'avanzamento imposti a categorie sociali come disabili, anziani e minoranze razziali o sessuali.

La metafora è stata coniata dal movimento femminista in riferimento alle barriere al raggiungimento delle carriere di alto livello per le donne[2][3].

La Commissione Federale Statunitense sul soffitto di cristallo (United States Federal Glass Ceiling Commission)[4] lo definisce "l'invisibile ma invalicabile barriera che impedisce alle minoranze e alle donne di salire ai gradini superiori della scala aziendale, indipendentemente dalle loro qualifiche o dai loro risultati"[5].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'espressione fu usato nel marzo 1984 da Gay Bryant, ex direttrice della rivista Working Woman in procinto di diventare direttrice di Family Circle, in un'intervista nella quale dichiarava "Le donne hanno raggiunto un certo punto - io lo chiamo il soffitto di cristallo. Sono nella parte superiore del middle management, si sono fermate e rimangono bloccate. Non c'è abbastanza spazio per tutte quelle donne ai vertici. Alcune si stanno orientando verso il lavoro autonomo. Altre stano uscendo e mettono su famiglia."[6].

In un articolo ampiamente citato del Wall Street Journal del marzo 1986 l'espressione è stata utilizzato nel titolo dell'articolo: "The Glass Ceiling: Why Women Can't Seem to Break The Invisible Barrier That Blocks Them From the Top Jobs" (Il soffitto di cristallo: perché le donne sembrano non rompere la barriera invisibile che impedisce loro di raggiungere le cariche più alte). Nell'articolo, scritto da Carol Hymowitz e Timothy D. Schellhardt, il soffitto di cristallo è descritto come "qualcosa che non avrebbe potuto essere trovato in qualsiasi manuale aziendale o addirittura discusso in una riunione di lavoro, ma che era stato originariamente introdotto come un fenomeno invisibile, segreto, non detto, e che esisteva per mantenere le posizioni di leadership di livello esecutivo nelle mani dei maschi caucasici"[7].

Con la diffusione della nuova espressione emersero differenti opinioni ed idee al riguardo. Alcuni sostenevano che il soffitto di cristallo fosse più un mito che una realtà, perché le donne avevano scelto di rimanere a casa e avevano mostrato meno dedizione per l'avanzamento di carriera[7]. In uno studio del 1991 condotto dal Dipartimento del Lavoro statunitense per indagare sul basso numero di donne e delle minoranze in posizioni dirigenziali, il soffitto di cristallo fu definito come "quelle barriere artificiali a base di pregiudizi attitudinale o organizzativi che impediscono a persone qualificate di avanzare verso l'alto nella loro organizzazione in posizioni di livello manageriale"[6].

Nello stesso anno il Congresso degli Stati Uniti d'America istituì una Commissione sul Glass Ceiling per studiare le "barriere al progresso delle minoranze e delle donne all'interno delle gerarchie aziendali" che condusse ampie ricerche tra cui indagini, audizioni pubbliche e interviste, e pubblicò i suoi risultati in un rapporto del 1995 intitolato "Good for Business"[2]. Il rapporto fornisce 12 raccomandazioni su come migliorare l'ambiente di lavoro, aumentando la diversità nell'organizzazione e riducendo la discriminazione attraverso le politiche[8].

Secondo la lista Fortune 500, nel periodo 2012-2014 è cresciuto il numero delle donne amministratrici delegate[9], ma ironicamente il tasso di partecipazione alla forza lavoro delle donne è diminuita dal 52,4% al 49,6% tra il 1995 e il 2015 a livello globale. Sebbene alcuni paesi come l'Australia abbiano aumentato la partecipazione alla forza lavoro delle donne di oltre il 27% dal 1978, tuttavia nel 2014, solo il 19,2% dei posti dell'indice S&P 500 erano ricoperti dalle donne, di cui oltre l'80% da donne bianche[10].

Il Glass-Ceiling Index[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013, in occasione dell'8 marzo, il settimanale The Economist ha creato il Glass-Ceiling Index, un indicatore del soffitto di cristallo in 29 paesi, aggiornato annualmente elaborando dati provenienti da organizzazioni quali la Commissione europea, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e l'Organizzazione internazionale del lavoro[11] in materia di istruzione superiore, partecipazione alla forza lavoro, retribuzioni, costi per l'accudimento dei bambini, diritti di maternità e paternità e presenza in posti di lavoro di alto livello. Secondo l'indice del 2016 i paesi con la disuguaglianza minore sono stati, in ordine di maggior uguaglianza, Islanda, Norvegia, Svezia, Finlandia e Ungheria. Gli studi dimostrano che nei paesi in cui i neo-padri usufruiscono del congedo parentale, le madri tendono a reinserirsi nel mercato del lavoro, l'occupazione femminile è più alta e c'è un minore divario di reddito tra uomini e donne[12].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ soffitto di cristallo, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 9 novembre 2016.
  2. ^ a b Federal Glass Ceiling Commission. Good for Business: Making Full Use of the Nation's Human Capital. Washington, D.C.: U.S. Department of Labor, marzo 1995.
  3. ^ John Wiley, The Blackwell Encyclopedia of Gender and Sexuality Studies. Vol. 5., John Wiley and Sons, 2012.
  4. ^ The Environmental Scan: A Fact-Finding Report of the Federal Glass Ceiling Commission Washington, D.C., su United States Departemen of Labor. URL consultato l'11 novembre 2016.
  5. ^ *Davies-Netzley, Sally A. (1998). Women above the Glass Ceiling: Perceptions on Corporate Mobility and Strategies for Success Gender and Society, Vol. 12, N. 3, p. 340, DOI10.1177/0891243298012003006.
  6. ^ a b Lee Bollinger e Carole O'Neill, Women in Media Careers: Success Despite the Odds, University Press of America, 2008, pp. 9–10, ISBN 978-0-7618-4133-3.
  7. ^ a b Eleanor Wilson, Diversity, Culture and the Glass Ceiling, in Journal of Cultural Diversity, 4 settembre 2014.
  8. ^ Federal Glass Ceiling Commission. Solid Investments: Making Full Use of the Nation's Human Capital. Washington, D.C.: U.S. Department of Labor, November 1995, p. 13-15.
  9. ^ jcombopiano, Fortune 500 CEO Positions Held By Women, su Catalyst, 27-11-2012. URL consultato il 15 novembre 2016.
  10. ^ acostigan, Statistical Overview of Women in the Workforce, su Catalyst, 17-10-2012. URL consultato il 15 novembre 2016.
  11. ^ The Glass Ceiling Index, su Data in the News. URL consultato il 16 novembre 2016.
  12. ^ Daily chart: The best—and worst—places to be a working woman, su The Economist, 3 marzo 2016. URL consultato il 16 novembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Graziella Fornengo e Marila Guadagnini, Un soffitto di cristallo?,le donne nelle posizioni decisionali in Europa, Roma, Fondazione Adriano Olivetti, 1999.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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