Giusto Lipsio

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Giusto Lipsio

Giusto Lipsio (in latino: Justus Lipsius; Overijse, 18 ottobre 1547Lovanio, 23 marzo 1606) è stato un filosofo, umanista e filologo fiammingo, apprezzato e noto come filosofo del diritto.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giusto Lipsio al centro dei Quattro filosofi di Rubens (1611-1612, ritratto postumo)

Nato ad Overijse presso Bruxelles il 18 ottobre 1547, fece i primi studi nel collegio di Ath e presso i gesuiti di Colonia e manifestò anche il proposito di entrare nell'ordine, ma vi rinunciò per l'opposizione dei genitori, passando a Lovanio, dove proseguì quegli studi filosofici e letterari per i quali mostrava visibile inclinazione. Il suo primo lavoro filologico, Variarum lectionum libri quatuor (Anversa 1569) gli procura la protezione del cardinale Antoine Perrenot de Granvelle che lo porta con sé a Roma come segretario, per due anni, ponendolo a contatto con i maggiori rappresentanti del movimento culturale italiano. Frequentò i circoli umanisti cattolici, facendo la conoscenza di studiosi come Latino Latino (1513-1593, segretario e bibliotecario di numerosi cardinali), Paolo Manuzio (1512-1574, figlio del famoso stampatore e studioso e stampatore egli stesso stesso), Fulvio Orsini (1529-1600, bibliotecario vaticano e il principale archeologo del suo tempo), e l'umanista e letterato francese Marc-Antoine Muret (1526-1585), che insegnava all'università papale La Sapienza.

Muret era un'autorità su Aristotele, Cicerone, Catullo e Terenzio, e il successo dello stile ciceroniano nell'età della Controriforma è in gran parte dovuto alla sua influenza. Tuttavia Muret nutriva anche un particolare interesse per Tacito, e fu su sua ispirazione che Lipsio fece uno studio approfondito dei manoscritti tacitiani custoditi nella Biblioteca Vaticana. Il piano per la sua edizione dell'opera omnia dello storico latino risale senza dubbio a questo periodo. In seguito Muret avrebbe accusato Lipsio di aver plagiato il suo lavoro sul testo di Tacito.[1]

A Roma Lipsio frequentò assiduamente le biblioteche e perfezionò sui codici latini la sua cultura classica. Nel 1572 iniziò un viaggio in Germania e finì con l'accettare una cattedra di storia nella nuova università luterana di Jena. Breve soggiorno, amareggiato dall'ostilità dei colleghi, a cui seguì un periodo di peregrinazione da Colonia ad Anversa, e infine a Leida (1579), dove si fermò dodici anni che furono i più fecondi di lavoro e di successi. L'attività filologica del Lipsio fu rivolta esclusivamente al mondo romano, e si esplicò in edizioni di testi e in dissertazioni di critica testuale e di antiquaria. Le sue edizioni fondamentali sono quelle di Tacito (1574), Valerio Massimo (1585), le tragedie (1589) e le opere filosofiche di Seneca (1605), Velleio Patercolo (1591); importante il commentario al Panegirico di Plinio il Giovane. Tacito e Seneca furono i maestri spirituali del Lipsio, e del loro influsso sullo spirito della dottrina politica del Cinquecento attesta largamente la produzione filosofica e politica che si accompagna a quella filologica, col De Constantia (1584), i Politicorum sive civilis doctrinae libri sex (1589); e poi quella precipuamente storica, col Tractatus ad historiam romanam cognoscendam utilis (1592) e il De magnitudine romana (1598). Cattolico di nascita e d'educazione, durante il soggiorno di Jena e di Leida parve inclinare verso il protestantesimo (secondo alcuni anzi vi avrebbe fatto formale adesione); ma fu, più che altro, effetto di simpatie culturali, di suggestione di persone e d'ambienti. Per sottrarsi alle influenze calviniste lasciò Leida e nel 1592 si trasferì a Lovanio.

La personalità di Lipsio riveste un interesse non comune per l'interferire dei problemi che agitano l'età moderna nel suo primo formarsi, e l'elaborazione a volte speculativa, a volte meramente empirica, di quei principi che verranno razionalmente sistemati solo nel periodo dell'illuminismo. Lipsio non partecipa alla vita politica: preferisce conservarsi estraneo ai casi contingenti; interprete di una crisi generale del pensiero, non conoscitore dei fatti politici nella loro realtà effettuale. Egli è soprattutto un filologo: lavora sui libri, accumula materiali eruditi, li analizza e li compara. Vuol farsi luce attraverso le dottrine e le osservazioni altrui: costruisce in mezzo a una soverchiante cultura che è in pari tempo la sua forza e il suo limite. Da questo sincretismo umanistico posterasmiano provengono i due motivi fondamentali del suo pensiero: l'etica stoica e la politica tacitiana. Infatti la sua coscienza politica si muove in una sfera di cosmopolitismo internazionale e la sua precettistica si vale di quell'adattamento dello storico di Tiberio ai nuovi tempi che è comune, se pur con diverse sfumature, a molti scrittori della Controriforma.

Lipsio non giunge a elaborare, né in forma giuridica né in forma filosofica, una vera teoria dello stato, ma perviene a una formulazione di precetti inerenti al governo e all'istituto monarchico, suggeriti da compromessi empirici più che da una tesi ideale. La figura del tiranno proietta la sua ombra anche sullo scrittore fiammingo: questi ritiene che i danni d'un moto rivoluzionario siano ben più gravi di quelli causati dal malgoverno di un despota. Quindi niente tirannicidio, ma sopportazione dei mali politici, cui dev'essere di conforto il pensiero che la Provvidenza saprà suscitare un ottimo principe dopo un malvagio. Anche nella polemica postmachiavellica dei rapporti tra politica e morale, egli tenta di risolvere l'antinomia con un procedimento non dialettico, ma empirico, vale a dire con l'introdurre un criterio conciliativo di giudizio: la prudenza. Vi può essere la frode nella vita politica in quanto è proprio della natura umana peccare; ma la norma suprema dev'essere la virtù, e in tal caso anche la frode, "prudentemente" mescolata con la virtù, non ne turba né corrompe l'intimo valore ideale. In materia di libertà religiosa Lipsio si afferma intollerante, ma poi nega che si debbano perseguitare e punire gli eretici quando non compromettano la stabilità dell'ordine pubblico. Di fronte ai maggiori problemi, l'intransigenza iniziale del Lipsio finisce col cedere a una visione più lata delle cose, e col riconoscere, nel momento pratico, talune esigenze dello spirito moderno negate in sede teoretica.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Gli scritti di Giusto Lipsio sono assai numerosi e non tutti facilmente reperibili. Più volte furono riuniti in raccolte organiche: la migliore è quella a cura del Moreto (Justi Lipsii opera omnia, Anversa 1637, voll. 4 in fol.), ma anch'essa incompleta. Le dissertazioni filologiche furono raccolte nel 1585 in 8 voll., e nel 1675 in 4 voll. Le opere principali vennero tradotte in molte lingue (fra i traduttori italiani sono: Antonio Numai[2], Ercole Cati[3], Filippo Pigafetta[4], Alessandro Tassoni[5][6]); ma interi capitoli furono spesso alterati od omessi per motivi politico-religiosi. Interessante per la storia della cultura, ma in parte ancora inedito e disperso, è l'epistolario: Epistolarum centuriae duae, Leyda 1591, Lettres politiques, Lipsia 1859.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Neostoicismo.

Volle portare a nuova vita lo stoicismo romano (Seneca soprattutto)[7]. Al centro delle sue speculazioni filosofiche c'è il problema della Provvidenza divina, da cui dipende l'ordine del creato. A sua volta l'ordine del creato dà vita alla necessità immutabile degli elementi che lo compongono, il fato. Accettare il fato significa possedere la costanza, virtù principale dell'uomo saggio, la quale sa resistere a tutte le vicissitudini dell'esistenza ed è alla base dell'equilibrio e della pace dello spirito.

Per primo unì la dottrina machiavelliana con l'antimachiavellismo ufficiale del tempo (17° sec) grazie al cosiddetto "tacitismo". Fino al 1572, quando Lipsio presentò il suo pensiero, Tacito non aveva giocato per Machiavelli alcun ruolo particolare. Lipsio lo prese in considerazione come pensatore politico e, a partire dagli anni 70 (del secolo), francesi e italiani seguirono il suo esempio.

Fu autore anche di un De militia romana (1595), trattato sull'arte della guerra romana che pretendeva di recuperare le tattiche e le strategie di guerra adottate nell'antica Roma dalle legioni, per reimpiegarle al suo tempo nella lotta contro gli spagnoli. Il suo trattato fu particolarmente apprezzato[8], sebbene con scarsi esiti, dai conti di Nassau Maurizio e Guglielmo Luigi.

In De cruce, Lipsio espose la terminologica distinzione da lui inventata[9] tra crux simplex (palo o trave in posizione verticale per giustiziare un condannato o affiggendolo ad esso o impalandolo) e crux compacta (congiunzione di due pali o due travi) e, nell'ambito della crux compacta, tra crux decussata (a forma di X), crux commissa (a forma di T) e crux immissa (a forma di ). Nelle esecuzioni, era usato in due maniere distinte il palo da lui chiamato crux simplex, privo cioè di traversa. Nell'una il condannato veniva affisso al palo,[10], nell'altra maniera la vittima veniva, come dice Lipsio, "infissa" (impalata) col palo.[11]

Oltre alle maniere di impiegare la crux simplex, lo studio di Lipsio include altri 14 immagini di esecuzioni con diversi tipi di crux compacta. Sull'esecuzione di Gesù, Lipsio si pronuncia[12] per l'opinione che si usò la tradizionale crux immissa e non condanna, pur senza adottarla, l'opinione che si usò la croce a Tau (crux commissa).

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Giusto Lipsio, ‎Politica: Six Books of Politics or Political Instruction, a cura di Jan H. Waszink, Assen, Royal Van Gorcum BV, 2004, p. 19, ISBN 90-232-4038-3.
    «Still in 1568, Lipsius left Louvain without a law degree, and for the next two years he stayed in Rome. Probably on Plantin’s recommendation, he served for some time as the secretary to the Cardinal Granvelle, and again moved in Catholic humanist circles, making the acquaintance of scholars such as Latinus Latinius (1513—1593, secretary and librarian of several cardinals), Paulus Manutius (1512—1574, son of the famous printer, and a scholar and printer himself), Fulvius Orsinus (Orsini, 1529—1600, Vatican librarian and the foremost archaeologist of his time), and the French humanist and man of letters Marcus Antonius Muretus (Muret, 1526—1585), who then taught at the papal university La Sapienza. Muretus was an authority on Aristotle, Cicero, Catullus and Terence, and the success of the Ciceronian style in the Counter-reformation is considered to depend on his influence. However, he also had a special interest in Tacitus, and inspired by him Lipsius made an extensive study of the Tacitus-manuscripts in the Vatican Library. The plan for his own edition of the text no doubt dates from this period. Muretus would later accuse him of having plagiarised his work on the text.».
  2. ^ Giusto Lipsio, Della politica ouero Dottrina ciuile di Giusto Lipsio libri sei, traduzione di Antonio Numai, Roma, appresso a Giouanni Martinelli, 1604. URL consultato il 1º giugno 2019.
  3. ^ Giusto Lipsio, Della politica, ouero del gouerno di stato libri sei, traduzione di Ercole Cati, Venezia, presso Angelo Righettini, 1618. URL consultato l'11 marzo 2020.
  4. ^ Giusto Lipsio, Della grandezza di Roma et del suo imperio libri IV, traduzione di Filippo Pigafetta, Roma, appresso Stefano Paolini, 1600.
  5. ^ Opere di Alessandro Tassoni, a cura di Pietro Puliatti, Modena, Panini, 1990, voll. 4. La traduzione è contenuta nel terzo volume: Alessandro Tassoni, Annali e scritti politici, a cura di Pietro Puliatti, I, Modena, Panini, 1990, pp. 335-515.
  6. ^ Alberto Clerici, Sulla fortuna dei Politicorum libri sex di Giusto Lipsio in Italia. La traduzione di Alessandro Tassoni, in Studi in ricordo di Armando Saitta, Milano, FrancoAngeli, 2002, pp. 139-154.
  7. ^ Nicola Abbagnano, Storia della Filosofia, vol. II, Il Pensiero medievale e rinascimentale dal Misticismo a Bacone, Novara, edizione speciale per Gruppo Editoriale l'Espresso realizzata da Istituto Geografico De Agostini, 2006 p. 465 (i contenuti di questa opera sono tratti da Nicola Abbagnano, Storia della filosofia, vol. I-III 4ª edizione, Torino, Utet, 1993, 1994 e 1998)
  8. ^ Botti, Ilaria, Strumenti/ La fortuna di Giusto Lipsio in Italia tra Sei e Ottocento Cheiron : materiali e strumenti di aggiornamento storiografico. A.11, 1994 (Brescia : [poi] Roma : Centro di Ricerca F. Odorici ; Bulzoni, 1994).
  9. ^ Gunnar Samuelsson, Crucifixion in Antiquity (Mohr Siebeck, prima edizione 2011, seconda edizione 2012), pp. 3-4 e 295.
  10. ^ Ad oggi gli unici sostenitori di questa teoria sulla forma dello strumento dell'esecuzione di Gesù sono i Testimoni di Geova; cfr. Appendice, "palo di tortura", in Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture, large, New York, Torre di Guardia, 1987, p. 1579.
  11. ^ De cruce, libro I, cap. VI (pp. 22–26 dell'edizione Leida 1695)
  12. ^ "Habes omnes Crucium species. In quâ earum ille mortuus, qui morte suâ nobis vita? [...] ego arbitror & pronuncio, in hac postremâ, in illâ inquam, quae quatuor finibus universum orbem complexa est, non sine mysterio, quod toti orbi mortuus, Salvator noster pependit. [...} Tamen sunt qui de Commissâ sive de Tau forma contendunt, nec damno, etsi diffideo: quia et illi, si Titulum supernè addis, efficere et imaginari possis quaternos istos fines" (De cruce, libro I, cap. X).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni e traduzioni moderne[modifica | modifica wikitesto]

  • Justus Lipsius. Politica: Six Books on Politics or Political Instruction, edited and translated by Jan Waszink, Assen, Royal Van Gorcum, 2004, ISBN 90-232-4038-3.
  • La politica, in Giusto Lipsio, Opere politiche vol. I (tomi 1-2), introduzione, traduzione e note a cura di Tiziana Provvidera, Torino, Nino Aragno Editore, 2012, ISBN 978-88-8419-520-3.
  • De Bibliothecis Syntagma di Justus Lipsius: l'apice di una tradizione, l'inizio di una disciplina, traduzione e commento di Diego Baldi, Roma, CNR - ISMA, 2017, ISBN 978-88-8080-235-8

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • Aubert Miraeus, Vita Justi Lipsii, Anversa 1609;
  • Frédéric Auguste Ferdinand Thomas de Reiffenberg, De Justi Lipsii vita et scriptis commentarius, Bruxelles 1823;
  • Charles Nisard, Le triumvirat littéraire du XVIe siècle, Parigi 1852; F. Van Der Haeghen, Bibliotheca Belgica, Gand 1880 seg. (ottima bibliografia);
  • Emile Amiel, Les publicistes du XVIe siècle, Parigi 1880;
  • Fortunat Strowski, Pascal et son temps, Parigi 1922;
  • Vittorio Beonio Brocchieri, L'individuo, il diritto e lo stato nella filosofia politica di Giusto Lipsio, nel vol. Saggi critici di storia della filosofia politica, Bologna 1931;
  • Jacqueline Lagrée, Juste Lipse et la restauration du stoïcisme : étude et traduction des traités stoïciens De la constance, Manuel de philosophie stoïcienne, Physique des stoïciens (extraits), Parigi, Vrin, 1994.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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