Giuseppe venduto dai fratelli (Lotto)

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«FRATUM QUOQUE GRATIA RARA EST»

(Ovidio Le Metamorfosi)
Giuseppe venduto dai fratelli
70.2 fratrum quoque gratia rara est.jpg
Giuseppe venduto dai fratelli
AutoriLorenzo Lotto e Giovan Francesco Capoferri
Data1524
Materialelegno
Dimensioni41,8×43,6 cm
UbicazioneBasilica di Santa Maria Maggiore (Bergamo), Bergamo

La tarsia Giuseppe venduto dai fratelli fa parte delle tarsie del coro della basilica di santa Maria Maggiore, ed è la quinta della parte del coro dedicato ai laici[1]. Il coperto che la protegge raffigura il ritratto dei due autori, Lorenzo Lotto che ne aveva realizzato il disegno, e Giovan Francesco Capoferri che lo aveva convertito nell'intaglio. La scelta di raffigurare la loro unione identificandoli nei due personaggi biblici Giusppe e Ruben è un messaggio di fiducia che l'artista veneziano indica a conferma non solo al giovane Capoferri ma alla congregazione della Misericordia Maggiore[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La congregazione della Misericordia Maggiore, che amministrava la basilica mariana, e che aveva deciso di completare il presbiterio con il coro, il 12 marzo 1524 affidò a Lorenzo Lotto la realizzazione dei disegni per le tarsie[3], che ebbero un percorso lungo e complesso[4].
Il progetto architetonico fu affidato a Bernardo Zenale e l'intarsio al giovane Giovan Francesco Capoferri che aveva lavorato alle tarsie del coro della chiesa di santo Stefano realizzate con Fra Damiano Zambelli[5], ora conservate nella Chiesa dei Santi Bartolomeo e Stefano. Il Capoferri fu coadiuvato dal falegname Giovanni Belli di Ponteranica.
Le tarsie erano correlate da un coperto che doveva proteggerle, ma che con i disegni del Lotto divennero un elaborato e profondo messaggio da comprendere[6]. Le tarsie, furono realizzate con la tecnica mista, che richiedeva l'uso di tasselli di legni differenti. Venivano successivamente dipinte e profilate per esaltarne il colore[7]. La tarsia fu profilata da Ludovico da Mantova[8][9]. Il Lotto il segno di affermata fiducia realizza una tarsia dedicata al suo giovane intarsiatore.

«i presidenti del Consortio de la Misericordia da Bergamo [...] per una parte, et m.ro Lorenzo Lotto da Venetia pentore per l'altra»

(Francesca Cortesi Bosco)

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe venduto dai fratelli

La tarsia[modifica | modifica wikitesto]

La tarsia racconta i tre momenti differenti della storia di Giuseppe venduto ai mercanti dai fratelli, tratto dal Libro della Genesi, 37,50[2]
Giuseppe, che era il figlio prediletto di Giacobbe, incontra i fratelli, che gelosi dell'affetto paterno, avevano progettato di ucciderlo. A sinistra, più avanzata, l'immagine di Giuseppe legato. La profilatura conduce l'osservatore a fissare lo sguardo sul fratello Ruben, il fratello buono, che non condivide la volontà dei fratelli e chiede che, anziché ucciso, venisse posto in una cisterna vuota per poter essere venduto e averne quindi in cambio anche un guadagno. La terza scena è la vendita di Giuseppe ai mercanti.
I personaggi raffigurati in ricchi abiti Cinquecenteschi, resero la tarsi attuale ai suoi tempi, i cavalli da soma, i cappelli a larghe falde, e gli stivali ripiegati sotto il ginocchio, erano l'abbigliamento da viaggio dei marcanti veneziani. Lotto voleva indicare la vicinanza di una storia biblica a vicende che coinvolgevano le famiglie bergamasche.

Il coperto[modifica | modifica wikitesto]

Il coperto che aveva la funzione di proteggere la tarsia, ha anche un messaggio riflessivo. Nella parte superiore sinistra il ritratto dei due esecutori, Lorenzo Lotto che si volge verso il giovane Capoferri raffigurato di profilo. La raffigurazione ha parti simili con i due personaggi rappresenati nella tarsi, potrebbe essere questa un doppio autoritratto. È questa però la sola immagine che abbiamo dell'intarsiatore e il Lotto ce lo raffigura nella finezza dei lineamenti e nella serietà della sua persona. Il Lotto curò particolarmente questo legame che voleva mantenere forte dando al racconto biblioco un riflessione particolarmente reale, legata forse alla sua storia personale[2].


A fianco la mano di un mercante che versa l'obolo della vendita rappresentato da un solo denaro. La parte centrale ha undici mani unite, pronte a ricevere il denaro, rappresenta l'unione dei fratelli nel non comprendere il male che stavano compiendo, uomini uniti e nell'unione confortati, contro il bene. Un filo unisce le loro mani all'agnello posto sulla parte inferiore del coperto, Lotto unisce l'immagine di Giuseppe a quella di Cristo, e al suo sacrificio per la salvezza del suo popolo[10]. La scitta FRATUM QUOQUE GRATIA RARA EST riprende un passo di Ovidio nelle Le Metamorfosi a testimonianza di quanto si difficile l'amore reciproco tra gli uomini pur fratelli. Questa frase fu scelta da Battista Suardi, come risulta da una lettera del 2 settembre 1524, anno in cui il pittore veneziano stava affrescando la Cappella Suardi dietro sua committenza[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Itinerario 6 il secolo di Lorenzo Lotto (PDF), comune di Bergamo. URL consultato il 15 maggio 2018 (archiviato dall'url originale il 28 agosto 2016).
  2. ^ a b c Loiri Locatelli, p 26.
  3. ^ Francesca Cortesi Bosco, Registri biografici - Patti, mercati, bollettini, polizze, mandati e ricevute, II, 1987.
  4. ^ Lorenzo Lotto e Giovanni Francesco Capoferri, Un do net. URL consultato il 10 maggio 2018.
  5. ^ Francesco Capoferri traduttore in legno di Lorenzo Lotto, LabB. URL consultato il 10 maggio 2018 (archiviato dall'url originale l'11 maggio 2018).
  6. ^ Loiri Locatelli, p 15.
  7. ^ Le tarsie del coro di santa Maria Maggiore, craftyform. URL consultato il 10 maggio 2018 (archiviato dall'url originale l'11 maggio 2018).
  8. ^ Giuseppe venduto dai fratelli, Lombardia Beni culturali. URL consultato l'11 maggio 2018.
  9. ^ Loiri Locatelli, p 23.
  10. ^ Loiri Locatelli, p 27.
  11. ^ Loiri Locatelli, p 28.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesca Cortesi Bosco, Il coro intarsiato di Lotto e Capoferri per Santa Maria Maggiore in Bergamo, Milano, Amilcare Pizzi per il Credito Bergamasco, 1987.
  • Mauro Zanchi, Lorenzo Lotto e l'immaginario alchemico, Clusone, Ferrari Editrice, 1997, ISBN 88-8-64757-80.
  • Mauro Zanchi, In principio sarà il Sole. Il coro simbolico di Lorenzo Lotto, -Milano, Giunti, 2016, ISBN 978-88-09-83057-8.
  • Andreina Franco Loiri Locatelli, la Basilica di Santa Maria Maggiore, 12-13, La Rivista di Bergamo, Giugno 1998.
  • Carlo Pirovano, Lotto, Milano, Electa, 2002, ISBN 88-435-7550-3.
  • Roberta D'Adda, Lotto, Milano, Skira, 2004.
  • Mauro Zanchi, La Bibbia secondo Lorenzo Lotto. Il coro ligneo della Basilica di Bergamo intarsiato da Capoferri, Bergamo, 2003-2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]