Giuseppe de Felice Giuffrida

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Giuseppe de Felice Giuffrida
Giuseppe de Felice Giuffrida.jpg

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV
Gruppo
parlamentare
Centro-Sinistra
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico Fasci siciliani
Tendenza politica Socialismo
Riformismo
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione giornalista, pubblicista

Giuseppe de Felice Giuffrida (Catania, 11 aprile 1859Catania, 19 luglio 1920) è stato un politico italiano, d'ispirazione socialista. Promotore dei Fasci siciliani, fu eletto deputato dalla XVIII alla XXV Legistraura, presidente del consiglio provinciale e sindaco del capoluogo etneo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

D'ispirazione socialista si mantenne inizialmente indipendente dal partito ufficiale, fu sindacalista e direttore del giornale democratico «L'Unione». Laureatosi in giurisprudenza all'Università di Catania[1], venne eletto deputato nel 1892, e fu uno dei principali organizzatori dei Fasci dei lavoratori in Sicilia. Subì la repressione del governo Crispi, arrestato venne condannato a 18 anni di carcere dal tribunale militare di Palermo. Trascorse in carcere due anni, ed usufruendo dell'amnistia tornò libero ed alla fine aderì al Partito Socialista Italiano.

In seguito sostenne i socialriformisti di Ivanoe Bonomi e Leonida Bissolati. Nel giugno 1902 fu eletto prosindaco di Catania e guidò la prima amministrazione di sinistra della città, venendo ricordato per aver istituito i forni municipali nel tentativo di sostenere i bisogni essenziali delle classi popolari. Eletto Presidente del Consiglio Provinciale il 10 agosto 1914, vi rimase sino alla morte. Negli anni della prima guerra mondiale, si mostrò interventista, al contrario del resto del PSI, da cui uscì per aderire al movimento socialista riformista. Fu tumulato al cimitero di Catania.

Il profilo della sua persona è alquanto complesso: alcuni lo considerarono un maestro, tanto che la sua corrente politica chiamata per l'appunto defeliciana ottenne il governo della città di Catania e della provincia, incidendo a fondo nella vita politica d'inizio Novecento; da altri verrà considerato populista e persino demagogo.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • La voce d'uno scamiciato: versi, Catania, Tipografia di F. Martinez, 1882.
  • Popolazione e Socialismo, Palermo, Biondo, 1896.
  • Evoluzione storica della Proprietà e il Socialismo in Sicilia (sequestrato dalle autorità)
  • Maffia e delinquenza in Sicilia. Milano, Società editrice lombarda, 1900.
  • Le riforme del Regolamento ed il paese, in «Il Secolo», 26-27 maggio 1900.
  • La questione sociale in Sicilia. Roma, 1901.
  • Le aberrazioni dei separatisti, in "Corriere di Catania", 25 settembre 1902.
  • Intervento alla Camera dei Deputati durante la discussione del disegno di legge sui manicomi e sugli alienati, in Atti Parlamentari, Legislatura XXI. Seconda sessione. Discussioni, tornata del 10 febbraio 1904, p. 10584.
  • Le conclusioni dell'inchiesta dell'"Avanti!" sulla strage di Grammichele (Per espresso dal nostro inviato speciale on. G. De Felice Giuffrida), in «Avanti!», 24 agosto 1905.
  • La strage di Grammichele. Il fattore economico (Dal nostro inviato speciale on. G. De Felice Giuffrida), in «Avanti!», 25 agosto 1905.
  • Il problema dell'ordinamento fondiario ottomano, in «Il Messaggero», 22 gennaio 1912.
  • Municipalizzazione del pane a Catania, Milano, 1913.
  • (ristampa anastatica) Maffia e delinquenza in Sicilia: (Milano, 1900): politica, criminalita e magistratura tra il delitto Notarbartolo ed il processo Codronchi-De Felice, a cura e con un saggio storico introduttivo di Alessandro De Felice, Catania, Boemi, 1999.

Decorazioni[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro ai benemeriti della salute pubblica - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della salute pubblica
«quale presidente dell'Associazione delle squadre democratiche e per i servizi da essa resi alle città e nelle province di Messina e Catania [durante l'epidemia di colera del 1887]»
— 23 novembre 1889[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Informazione biografica sul sito del Comune di Catania.
  2. ^ Relazione e Regio decreto del 23 novembre 1889 che concede ricompense ai benemeriti della salute pubblica nell'epidemia colerica dell'anno 1887, pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 291 del 9 dicembre 1889, pp. da 4194 a 4339.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Maria Biscione, DE FELICE GIUFFRIDA, Giuseppe, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 33, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1987. URL consultato l'11 luglio 2014.
  • Commenti e note di Giuseppe De-Felice Giuffrida alla sentenza di condanna pronunziata dal Tribunale militare di Palermo nel 30 maggio 1894 contro De-Felice Giuffrida..., Firenze, Tip. bonducciana, 1894.
  • Giovan Battista Impallomeni, Cenni sul ricorso in cassazione dell'on. Giuseppe De Felice Giuffrida & C., contro la sentenza del tribunale militare di guerra di Palermo del 30 maggio 1894, Palermo, tip. M. Amenta, 1894.
  • Giovanni De Gennaro, La municipalizzazione delle acque: relazione al pro-sindaco Giuseppe De Felice Giuffrida, Catania, Galàtola, 1903.
  • Francesco Fichera, Il problema edilizio di Catania: Lettera aperta all'on. G. De Felice Giuffrida, Catania, Tip. Galatola, 1913.
  • Guglielmo Policastro, Giuseppe de Felice Giuffrida, 1919.
  • Francesco Renda, Giuseppe De Felice Giuffrida capo del movimento popolare catanese, in «Movimento operaio», Milano, a. IV, 1954, 893-950.
  • Lucio D'Angelo, La situazione economica e sociale della sicilia dopo la repressione dei fasci in una lettera inedita dal carcere di Giuseppe De Felice Giuffrida, S.l., Giuffrè, 1980.
  • Umberto Chiaramonte, Luigi Sturzo e il governo locale, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2001, ISBN 88-498-0099-1.
  • Arrigo Petacco, Joe Petrosino, Milano, Mondadori, 2010 [1972, 2002], ISBN 88-04-50117-0.
  • Giovanni Fasanella e Antonella Grippo, Intrighi d'Italia, Milano, Sperling & Kupfer, 2012, ISBN 978-88-200-5296-6.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN234160388 · ISNI (EN0000 0003 8557 0143 · SBN IT\ICCU\RAVV\084807 · LCCN (ENn00095694 · BNF (FRcb13605331x (data)